IL COLUMNIST / GIAPPONESI D’ITALIA, DA NAKATA AD HONDA

Luca Russo (www.ilcolumnist.net) L’elenco è abbastanza lungo. Le ragioni che lo hanno alimentato, e che senza alcun dubbio lo alimenteranno anche in futuro, sono sempre le stesse: i samurai del pallone si portano dietro un sacco di denaro e il loro talento, quando è autentico, garantisce perfino qualche successo. Quello tra i giocatori giapponesi e il calcio italiano è un feeling nato all’inizio degli anni novanta e che, per ovvi ed evidenti motivi commerciali e di marketing, sembra destinato non solo a non esaurirsi, ma addirittura a trasformarsi in tendenza. Il primo ad aprirsi al nostro calcio, ormai venti anni fa, è stato Kazuyoshi Miura. Preso dal Genoa nel 1994, in rossoblù l’attaccante – fisico da utilitaria e prestazioni da auto elettrica (almeno qui in Italia) – colleziona 21 presenze e realizza la miseria di una rete. Pochino per uno giunto in Liguria tra uno squillo di tromba e l’altro; se non fosse che quel gol Kazu lo mette a segno nientemeno che nel derby del 4 dicembre 1994. Il Genoa lo perde per 3-2, al termine di una gara emozionantissima e rimasta in bilico fino alla fine, ma l’ex centravanti del Verdy Kawasaki, grazie a quel guizzo, lascia il segno. Nel tabellino dei marcatori, certo. Ma anche nella memoria dei più accaniti e fedeli tifosi del Grifone.

Ben più positiva fu la campagna italiana di Hidetoshi Nakata. Scoperto nel 1998 dal Perugia del vulcanico e talvolta incontenibile Luciano Gaucci (ve la ricordate quella furibonda lite col democristiano Antonio Matarrese, allora ancora al timone del Bari?), Hide resta in Umbria per 2 anni, durante i quali scende in campo per ben 47 volte e firma 12 reti. Poi si trasferisce nella Capitale, alle dipendenze di Don Fabio Capello. Il tempo di infilzare la Juve (in un 2-2 tanto epico quanto decisivo per le sorti del campionato 2000/2001) e vincere lo Scudetto (il terzo per la Roma). Poi, durante l’estate di quell’anno, giunge alla corte di Ulivieri, al Parma. Nelle due stagioni e mezza trascorse in Emilia, vince una Coppa Italia. A metà del terzo mandato in gialloblù, con una inversione a U degna dei peggiori neopatentati, si trasferisce al Bologna (17 presenze e 2 reti). Chiude la carriera tra Firenze e Bolton: esperienze piuttosto infelici che lo convinceranno a dire stop al calcio giocato.

Da dimenticare le apparizioni in A di Hiroshi Nanami (al Venezia, nel 1999/2000), Atsushi Yanagisawa (Sampdoria e Messina) e Takayuki Morimoto (al Catania dal 2006 al 2013, con una parentesi di un anno al Novara). Di contenuto decisamente più pregevole il soggiorno italiano di Yuto Nagatomo. E’ esploso a Cesena, tre anni e mezzo or sono. L’Inter se ne è innamorata rapidamente e così nel gennaio del 2011 (ad appena 6 mesi dal suo sbarco in Italia) gli assicura un armadietto ad Appiano Gentile.

imageE veniamo all’attualità. Che risponde al nome di Keisuke Honda. L’ex gioiellino del CSKA Mosca, a lungo corteggiato dal Milan (e non solo dai rossoneri, ma anche da Manchester City, Barcellona ed Everton), è stato esibito ieri a San Siro. Per l’asiatico l’accoglienza è stata di quelle che si riservano solo alle star: un numero imprecisato di giornalisti (diversi quelli provenienti dal Giappone); cinquemila magliette col suo nome vendute da quando ne è stato ufficializzato l’ingaggio (circa venti giorni fa); diretta televisiva nel prime time giapponese; un video di presentazione girato all’interno dello stadio sulle note del brano ‘Il mondo’ di Jimmy Fontana (pezzo e cantante decisamente noti nel paese del Sol Levante); il logo personalizzato dedicatogli dalla divisione Progetti Speciali (area marketing e comunicazione del Milan) amministrata da Barbara Berlusconi; e, infine, la maglia numero 10, che da quelle parti è stata indossata da gente del calibro di Rivera, Gullit, Savicevic, Boban, Rui Costa e Seedorf. Per chi non l’avesse ancora capito, l’inizio di Keisuke in rossonero è stato col botto. Ora, però, un bel po’ di fuochi d’artificio dovrà farli brillare pure in campo. E’ per questo che Galliani lo ha voluto con sé. I soldi degli sponsor e il clamore mediatico, da soli non bastano per giustificare un’operazione del genere. Honda ne è consapevole. E’ al Milan per vincere; per fare il Nakata di parmigiana memoria, e non il Miura delle 21 presenze e una sola misera (e addirittura inutile) rete. Luca Russo (www.ilcolumnist.net)

One thought on “IL COLUMNIST / GIAPPONESI D’ITALIA, DA NAKATA AD HONDA

  • 9 Gennaio 2014 in 17:56
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    Manca all’appello Nakamura (ex Reggina).
    Secondo me i giapponesi portano soldi e sponsor solo quando sono delle celebrità (come Nakata e Honda), non credo che Messina e Venezia abbiano beneficiato di questi vantaggi

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