IL COLUMNIST / PAGATO A CARO PREZZO L’AZZARDO DI TENERE FUORI MIRANTE E AMURI: L’UNDICI IN CAMPO ERA SI’ BUONO, MA NON IL MIGLIORE

ROMA – nostro servizio – Luca Russo – Un tempo in trincea. E l’altro affrontato a volto scoperto. Il primo l’han ‘vinto’ loro. Il secondo, volendo, noi. Al lume di cotanto equilibrio, sarebbe stato più giusto attraversare i supplementari e poi, eventualmente, giocarsela ai rigori. Non è andata così. Con un gol realizzato quasi allo scadere, la Lazio ci sbatte fuori dalla Coppa Italia e, per adesso, anche dall’Europa League del prossimo anno. A questo punto, se si ha ancora voglia di impreziosire la stagione del Centenario col ritorno nelle Coppe, non ci resta che puntare tutto sul Campionato: checché ne dica il nostro allenatore, abbiamo i mezzi e al momento anche gli uomini per imageandare a riprendere e staccare Inter e Verona, due squadre discrete, ma in niente e per niente superiori ai Crociati. I biancazzurri di Reja devono la qualificazione ad un‘insolita doppietta dell’improbabile Perea. Ma anche alla serata non esattamente eccezionale di Bajza. Sul primo gol respinge la palla di quel tanto che basta per metterla sui piedi del giovane attaccante colombiano invece che sul fondo o fuori area. Sul secondo ha qualche responsabilità in meno, però… insomma… uscire in quel modo non è l’ideale per opporsi ad una conclusione così ravvicinata. Ci sta che a fine gara Donadoni l’abbia difeso dicendoci che ‘è un giovane interessante, un portiere sul quale crediamo e puntiamo fortemente’. Ma con Mirante tra i pali un gol di sicuro lo avremmo evitato. Tenere lui in naftalina e lanciare nella mischia un giovanotto alle primissime armi, è stato un azzardo che ci è costato la qualificazione. Non l’unico della serata, per la verità. L’altro ha la faccia di Amauri. Uno come il brasiliano non avrebbe mai sprecato, specie adesso che è tornato ad essere baciato da Eupalla, quel pallone assai invitante capitato sugli scarpini di Sansone. E non perché abbia maggiore fiuto del gol rispetto all’italiano di Germania, quanto per il fatto che da un paio di partite a questa parte riesce a metter dentro conclusioni che fino a qualche tempo fa mandava fuori o tra le braccia dei portieri avversari. Insomma, è un momento in cui forma e fortuna non gli mancano. Come per Mirante, mi chiedo: perché spedirlo in panchina in una gara così delicata di un torneo al quale, parole del tecnico, ‘tenevamo in modo particolare’? La sensazione è che si sia affrontato l’ottavo di Coppa Italia con un undici titolare sì buono, ma che non era il migliore tra quelli a disposizione di Roberto Donadoni. Luca Russo (www.ilcolumnist.net)

5 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / PAGATO A CARO PREZZO L’AZZARDO DI TENERE FUORI MIRANTE E AMURI: L’UNDICI IN CAMPO ERA SI’ BUONO, MA NON IL MIGLIORE

  • 15 Gennaio 2014 in 13:34
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    E’ vero che Bajza ha sbagliato ma e’ altrettanto vero che giocatori iperlodatitipo Sansone hanno fatto anche peggio. Ha ragione Donadoni: se non fai goal quando puoi e devi allora perdi.
    Poi potremmo fare dei distinguo sui cambi che probabilmente non sono il pezzo forte del Mister ma sinceramente per quanto visto in TV il Parma ieri sera proprio non meritava di perdere

    • 15 Gennaio 2014 in 15:07
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      Non meritava di perdere. Ma nemmeno di vincere, come ci ha detto Sandro Piovani a fine partita. Lazio-Parma è stata la classica partita in cui nessuna delle due merita il bottino pieno, ma entrambe ci possono arrivare per effetto di uno scivolone dell’avversario. E così è stato. Certo, i gialloblu han combinato qualcosina in più rispetto ai padroni di casa. Però non scordiamoci che nel primo tempo hanno subito almeno quattro ripartenze in campo aperto, malamente sciupate dalla Lazio che in tutte e quattro le circostanze ci ha graziati e ha sofferto dell’assenza di un cecchino dell’area di rigore del rango di Klose. A proposito di quanto sprecato dai biancazzurri nel primo tempo: nell’intervallo, sulla sponda laziale della tribuna stampa, in tanti sostenevano che se ci fosse stato Cassano dalla parte di Reja e uno qualsiasi degli attaccanti capitolini da quella di Donadoni, la Lazio sarebbe andata al riposo con un vantaggio di almeno due reti. Poi nella ripresa la parte degli spreconi è toccata a noi. Avremmo potuto vincerla: peccato che al Parma manchi un bomber di razza…un Hubner, per intenderci: che era anche brutto col pallone tra i piedi, ma che sapeva farsi trovare pronto quando c’era da spedirlo alle spalle del portiere: 77 reti in cinque anni col Cesena; e 75 nei quattro trascorsi a Brescia. Quanto ci servirebbe un attaccante di questo genere? Tanto, mi sa…

    • 15 Gennaio 2014 in 23:57
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      Mah: per me, Alfredo, il Parma ha meritato di uscire come punizione per aver esposto tutto il proprio campionario di nefandezze stagionali. Concordo che i cambi non siano il pezzo forte del mister…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 15 Gennaio 2014 in 13:46
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    Amauri doveva entrare al posto di Cassano

    • 15 Gennaio 2014 in 23:53
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      Anche secondo me, Filippo. E, una volta tanto, non doveva uscire Biabiany…

      Cordialmente

      Gmajo

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