PARMA-TORINO 3-1, DOVEVA ESSERE LA GIORNATA DI CASSANO, INVECE E’ DIVENTATA QUELLA DI AMAURI – La cronaca di Orazio Vasta

(Orazio Vasta) – Doveva essere la giornata di Cassano, invece è diventata quella di Amauri. FantAntonio, dopo la conferenza stampa dei giorni scorsi e la dichiarazione d’amore (a metà) alla formazione crociata, deve accontentarsi di un posto in panchina. Donadoni decide di non puntare sul talento barese per la prima del 2014, ma dare un’occasione al centravanti italo-brasiliano. Amauri sì, dunque, Cassano no. Chissà perché… che il mal di pancia del numero 99 non sia del tutto passato?

Senza il suo giocatore principe la formazione ducale sembra faticare a trovare spazi e fantasia. L’avvio è contratto e solo il gol del Torino, di Ciro Immobile, scuote la formazione di casa e alza i ritmi di un match, che fino a quel momento faticava a decollare.

Difesa in bambola sul gol dell’attaccante granata, con Felipe che si fa bruciare da Darmian, Lucarelli che non riesce a chiudere sul traversone basso dell’esterno avversario e Immobile che arriva prima di Mendes sul pallone, e realizza il gol dell’1-0. Grossa amnesia difensiva che si ripete qualche istante dopo, quando cioè Cerci con un filtrante di alta precisione manda quasi a tu per tu con Mirante l’autore del gol del vantaggio, che però prova a calciare di prima e manda in Nord.

Il Parma per fortuna reagisce e prova a costruire qualcosa di importante. Dei tre d’attacco il più ispirato sembra proprio Amauri, che come tante altre volte si sbatte in ogni zona del campo, ed è spesso alla ricerca del gol che manca da troppe giornate. Biabiany funziona a corrente alterna, Sansone dopo l’Inter si è eclissato, ma resta comunque uno dei più attivi e vogliosi.

La scelta di non puntare su Mesbah sulla fascia di sinistra (Gobbi squalificato) frena un po’ il Parma su quella zona di campo, e l’unico a spingere dalla difesa è Cassani. Il terzino destro mette una serie di cross in area, alcuni di buona fattura, altri da dimenticare. Proprio da uno dei suoi suggerimenti arriva il pari dei padroni di casa, e a realizzarlo è certamente uno dei migliori (se non il migliore in campo!), Marchetto Marchionni. Il regista crociato dopo un avvio col freno a mano tirato, e qualche errore di misura di troppo, sale sugli scudi e si ritaglia uno spazio importante. Segna il gol del pari con un destro al volo dal limite dell’area, e comincia a dettare i tempi di gioco con precisione, e si trova spesso lui stesso nel vivo dell’azione, andando vicino al gol in più di un’occasione.

La voglia della formazione di casa di spingersi oltre il pari si vede subito, e il Toro è costretto a rintanarsi nella propria metà campo e cercare di partire in contropiede. Il gol del vantaggio non poteva non arrivare dall’uomo simbolo di questa squadra, da colui che tante volte ha acciuffato il risultato e regalato punti importanti ai ducali. Su azione d’angolo uno dei migliori difensori del nostro campionato, il capitano col vizietto del gol, disegna una parabola da fuoriclasse, da grande del nostro calcio, mandando sotto l’incrocio dei pali con un sontuoso colpo di tacco.

Nella stessa porta “stregata” allo stesso modo da Roberto Mancini quattordici anni fa.

Neanche il tempo di festeggiare e squadre negli spogliatoi.

Nella ripresa il Toro inizia più sfrontato, e con due punte nuove di zecca. L’inizio dei padroni di casa fa presagire il peggio; situazioni già vissute e viste nel 2013, ma il calo dei padroni di casa dura solo qualche istante. Il tempo di riprendere il ritmo partita e tornare nuovamente a dettare gioco e ritmi.

Donadoni pesca dalla panchina, ma non Cassano, che resta seduto e viene preferito a Palladino, che entra al posto di Sansone.

La seconda metà di gioco è una sfida tutta personale tra Amauri e il Torino, che ha sempre portato bene all’attaccante crociato. Ama gioca al solito suo, da vero combattente. Recupera palloni in mezzo al campo e sulla trequarti difensiva. Lotta al limite dell’area e cerca di fare suoi tutti i palloni arei. La sfortuna gli nega la gioia del gol nella prima parte di gioco: la sua conclusione sbatte sulla traversa.

Nella seconda ci prova in tutti i modi: testa, piede, da dentro l’area e da fuori. Arriva come può su ogni pallone, e quando la palla sembra doversi spegnere docile docile tra le mani del portiere, o sul fondo eccolo allungarsi e riuscire a colpire lo stesso.

Cassano intanto intensifica il riscaldamento, sarà lui a prendere il posto dell’attaccante italo-brasiliano. Ma Ama non vuole uscire senza essere entrato nel tabellino, la sua voglia di sbloccarsi, di tornare al gol lo premia con un gol di forza, alla Amauri: lotta in mezzo ai difensori granata al limite dell’area di rigore, si ritaglia lo spazio per calciare e fa partire un diagonale chirurgico che si spegne alle spalle di Padelli.

Esultanza rabbiosa per lui, forse prematuramente accantonato e voluto dai più lontano dal Parma. Lui il cuore l’ha messo, proprio come il simbolo di questa squadra. Lui come Lucarelli è l’anima di questa squadra.

E’ vero, tante volte le cose non vanno, le critiche possono anche non aiutare un calciatore che però, quando è stato utilizzato, ha sempre dimostrato grande voglia di fare. La ricerca del gol lo ha portato a volte a strafare… ma lo si può capire.

L’esultare, l’esplodere in un urlo di gioia, proprio come fatto oggi, gli mancava da troppo tempo. L’ossessione del gol non aiuta a giocare tranquillo, così come le invettive dei tifosi. Amauri deve essere messo in condizione di poter finalizzare il gioco. Deve poter sfruttare al meglio i palloni che arrivano in area. Se la squadra non lo assiste, la colpa non può mai essere solo del singolo.

Oggi lui ha fatto quello che è: il centravanti. Il gol, quello dei fantasmi scacciati, della rabbia esplosa, dell’esultanza col pugno sul cuore dimostrano il carattere di un professionista che non si è mai abbattuto, che ha sempre lottato e, seppur soffrendo, oggi è tornato protagonista.

Per lui niente riflettori, niente conferenze stampa, nessun messaggio d’amore a metà. Amauri ama Parma e resterebbe qui fino alla fine. Il mercato lo vorrebbe altrove, lontano dal Ducato, ma nel suo gol, nella sua esultanza, nel suo esplodere di gioia è contenuto un messaggio verso una squadra, una città e i tifosi che non è difficile da decifrare.

Nel giorno di Cassano, il Parma ha trovato un altro grande protagonista. E poco importa se c’è chi strizza l’occhio alla Samp, ma continua a restare perché trattato da Re, in campo c’è chi da tutto e porta il Parma alla vittoria. La prima del 2014 è firmata dai “vecchietti terribili”, leggasi in ordine: Marchionni, Lucarelli e Amauri. Orazio Vasta

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 pensieri riguardo “PARMA-TORINO 3-1, DOVEVA ESSERE LA GIORNATA DI CASSANO, INVECE E’ DIVENTATA QUELLA DI AMAURI – La cronaca di Orazio Vasta

  • 6 Gennaio 2014 in 20:13
    Permalink

    Complimenti, questo pezzo é scritto veramente bene, è un articolo celebrativo che fa onore ad un professionista che prima di tutto è un grande uomo che non si è mai contraddetto.
    Buona serata

  • 7 Gennaio 2014 in 19:23
    Permalink

    Grazie Marika, troppo gentile con il commento. Il mio voleva essere solo un riconoscimento a chi è stato tanto criticato nel tempo, ma lavorando in maniera seria e professionale, senza ritagliarsi pagine e copertine, sta facendo una grande stagione. Parlo di Lucarelli, ma lo stesso discorso va fatto a chi ha permesso che ieri la squadra sembrasse viva, unita… Marchionni, il migliore in campo ed Amauri su cui tanto è stato detto, ha sempre fatto il lavoro sporco e tutti vorrebbero lontano da Parma. Nessun “problema” con Cassano, ma meglio prendere gli esempi “positivi”, coloro che sudano la maglia e si battano per la crociata. Non discuto la classe di Cassano, il suo genio è pari alla sua stravaganza, ma nella giornata di ieri la “prima donna” Cassano ha un po’ stonato. Speriamo di poter scrivere ancora tanto e bene su di lui in futuro.

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