ECCO POZZI, L’UMILE NUMERO 10 CHE VUOL ESSER DETERMINANTE ANCHE PARTENDO DALLA PANCHINA, E MOLINARO, IL NUMERO 3 CHE VOLEVA TORNARE IN ITALIA – Il video e le foto della presentazione

image(gmajo) – Aprendo la conferenza stampa di presentazione dei nuovi arrivi Cristian Molinaro e Nicola Pozzi, l’amministratore delegato Pietro Leonardi, sempre attento al mondo del web dove qualcuno (una volta tanto non noi di stadiotardini.it…) aveva ironizzato sul numero di maglia scelto da Nicola Pozzi – niente popò di meno che il mitico 10 – ci ha tenuto a precisare che in realtà a consigliare al nuovo attaccante quella divina cifra era stato proprio lui, perché gli dispiaceva che il “10” rimanesse vacante in una squadra come il Parma, dopo la partenza di Valdés: “Voglio precisare una cosa, per chiarimento, ho dovuto spingere molto Nicola a prendersi il numero 10 che se no rimaneva libero. Lui, con molta umiltà, mi ha poi detto: no, questo numero qua che non è io sia adatto per averlo, quindi non è assolutamente un’opera di presunzione, ma una forzatura, da parte mia, di prendersi quel numero, se no sarebbe stato brutto che una società come la nostra non avesse il numero 10 indossato. Perciò, partendo da questo presupposto che è chiaramente una battuta, però l’ho voluto dire proprio per dare un messaggio di umiltà di Nicola. Perciò è solo questo il motivo.” Di numeri, in conferenza, si sarebbe parlato poi un po’ più avanti, allorché stadiotardini.it ha domandato a Cristian Molinaro se quel tre se lo fosse scelto da solo o pure quello fosse stato caldeggiato dal Plenipotenziario. L’Ad, a propria volta, scherzandoci su, ha riferito che più influente è stato Carmine, il cugino e manager dell’ex difensore dello Stoccarda, che non avrebbe disdegnato il numero 21, con il quale aveva giocato in Germania, ma che poi ha scelto il 3, che era libero, “giustamente perché mi identifica in quello che è proprio il mio ruolo come giocatore”. Subito dopo ha chiesto la parola Nicola Pozzi, che a propria volta ha spiegato il  perché di quel pesante numero 10: “Sicuramente non ho nessuna qualità del numero 10: ho sempre giocato con il numero 9 in tutta la carriera, e qualche altro numero che poteva piacermi, diciamo che non era disponibile, e visto che c’era il 10 libero e che la mia prima figlia è nata nel 2010, visto che il direttore mi aveva detto che era libero mi son detto prendiamolo, è sempre un numero, un numero sicuramente importante, però sicuramente non mi appartiene, però lo abbiamo scelto soprattutto per questa cosa che mia figlia era nata nel 2010 e allora abbiamo scelto questo”. Un Nicola Pozzi umile, ma intelligente, perché in precedenza aveva anche spiegato che non pretende il posto da titolare, ma che si prefigge lo scopo di essere determinate pur partendo dalla panchina. Parole inusuali, nel mondo del calcio, specie se pronunciate da… un numero 10… “Sì, sì, cosa che non sono, ma adesso di fatto lo sono e quindi bisogna cercare di dare un contributo… Comunque per me è sempre stato così in carriera, probabilmente dall’esperienza con la Sampdoria: un calciatore deve essere anche consapevole di chi è e di chi ha davanti. Tutti vogliamo migliorarci, tutti vogliamo sempre giocare, però, alle volte, devi avere anche l’umiltà di capire chi hai davanti, come al mio arrivo alla Sampdoria dove c’erano Pazzini e Antonio (Cassano, nda). Quindi è normale e giusto che uno debba entrare in punta di piedi e farsi apprezzare dando un piccolo contributo o quando questi giocatori non ci sono dando un contributo più grande. L’importante, però, è sentirsi sempre importanti da parte della società e dell’allenatore. E’ lui che ti tiene vivo, e tu fai bene il tuo lavoro, quindi è questa la chiave”. Insomma, Pozzi non è certo un candidato “scontento” di quelli che temevo potessero arrivare in sostituzione degli scontenti “partiti”, e con questo spirito non potrà che fare bene a se stesso e al Parma. Benvenuto e complimenti. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “ECCO POZZI, L’UMILE NUMERO 10 CHE VUOL ESSER DETERMINANTE ANCHE PARTENDO DALLA PANCHINA, E MOLINARO, IL NUMERO 3 CHE VOLEVA TORNARE IN ITALIA – Il video e le foto della presentazione

  • 5 Febbraio 2014 in 23:51
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    Ciao Gabriele, io credo che Pozzi sia un buon giocatore nonostante in passato non abbia fatto grandi cose e sia spesso vittima di infortuni. In ogni caso meglio l’ex blucerchiato che Okaka. io credo che prima della fine del campionato ruberà il posto ad Amauri, anche se quest’ultimo sta attraversando un ottimo periodo di forma e da sempre il massimo. Tu cosa ne pensi di Pozzi?

    • 6 Febbraio 2014 in 00:23
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      Ciao Geremia,

      come ho scritto in sede di commento al mercato del Parma, (http://www.stadiotardini.it/2014/02/lopinione-di-majo-dopo-il-mercato-squadra-non-indebolita-ma-neanche-rafforzata-pozzi-a-parte-che-deve-puntare-alleuropa-non-centrato-lobiettivo-di-fare-cassa.html) reputo Pozzi l’unico elemento migliorativo rispetto a prima. Per il resto mi pare che il valore della squadra sia rimasto invariato nel computo di arrivi/partenze. Io, da conservatore, più che rivoluzionare il parco riserve, avrei cercato di valorizzarli di più coinvolgendoli nel progetto tecnico. Leonardi sostiene che il punto di forza del Parma sia stata l’imprevedibilità della formazione di Donadoni, il quale faceva anche esclusioni eccellenti. E’ vero. Però se confrontiamo i minutaggi di coloro che sono partiti (Sansone a parte) si nota come sia una costante del tecnico puntare su una ossatura base. Allora perché dare via degli scontenti che comunque conoscevano il progetto tecnico di Donadoni per prenderne dei candidati altri (di scontenti) che di spazio ne troveranno ben poco?
      Di Pozzi, poi, come ho rimarcato nell’articolo, ho particolarmente apprezzato l’umiltà nella sua dichiarazione odierna che ci si può essere importanti anche partendo dalla panchina, con l’obiettivo di fare la differenza quando si subentra, con la consapevolezza del valore di chi sta davanti. Parole inusuali, nel mondo del calcio, che fanno onore a chi le ha pronunziate.
      Durante Calcio & Calcio lo stesso Leonardi si è trovato d’accordo con questa mia lode al giocatore, rimarcando come, di solito, frasi del genere siano pronunziare dai nuovi acquisti delle squadre grandi. Segno, appunto, che il Parma è considerata una grande. Per Leonardi, dunque, un motivo di orgoglio.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 6 Febbraio 2014 in 10:14
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    Mi era sfuggito il tuo articolo sul mercato del Parma. Sono pienamente d’accordo con ciò che hai scritto qui sopra anche se credo che le operazioni fatte dal Parma siano state fatte basandosi sul 3-5-2 infatti la cessione di Sansone e la mancata partenza di Biabiany, a mio modesto parere, mostrano come il Parma si “volesse liberare” dei due attaccanti esterni che fino a poche giornate fa erano i protagonisti del 4-3-3. Gli arrivi di Molinaro, definito da Leonardi più difensore di Mesbah, e di Schelotto(per me più adatto al 3-5-2 che al 4-3-3) consentono a Donadoni di avere più scelta a centrocampo e Pozzi è l’alternativa ad Amauri e il giocatore giusto da affiancare a Cassano.

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