L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-CATANIA 0-0: “L’INGRESSO DI MOLINARO PER GOBBI ERA PER FAR TRIBUTARE LA STANDING OVATION AL SALVATORE?”

(gmajo) – Parte dell’Omelia post Parma-Catania era stata anticipata a iersera, in sede di commento alle parole di Roberto Donadoni, il quale, in conferenza stampa, aveva tirato le orecchie, anziché al neo-cinquantenne che lo stava interpellando, ai poveri, a mio modo di vedere, incolpevoli giardinieri dell’Ennio (magari poteva prendersela anche con il Governo, che nella Penisola è sempre un classico, quando piove…) e anche al pubblico del Tardini, per via di quella sonora manifestazione di dissenso al deludente spettacolo offerto, espresso con i fischi finali. Non sono un amante delle bordate, ma quando queste avvengono a partita conclusa rientrano pienamente tra i diritti dei paganti: ma le sue parole mi avevano offerto l’assist per esprimere un giudizio sulla qualità del tifo espresso, direi alquanto scarso, quanto la prestazione sul terreno di gioco dei nostri portacolori. Ma se per questi ultimi, per certi versi, ce lo si poteva un po’ aspettare, dopo il segnale d’allarme lanciato alla vigilia dal coach che aveva riscontrato un clima da precampionato dopo la non interamente disputata gara con la Roma, è diverso il discorso per la Curva Nord dopo che alla vigilia avevamo letto i proclami sulla Fanzine dei Boys, del tipo “Vogliamo vedere una curva imagestratosferica, vogliamo rivedere settori ospiti pieni, vogliamo che la gente si riconosca in questo Parma, nella grinta del suo capitano Lucarelli”, oppure “Da oggi la Nord vuole e deve cambiare in meglio per il bene della sua squadra, onorando i nostri colori, mostrandoli orgogliosi”, oppure “Contro il Catania, comincia questo nuovo corso, una Curva di grande spessore, fatta di calore e passione, tutti uniti verso l’obbiettivo comune, orgogliosi dei nostri imagecolori e di portarli ovunque”. Alla prova sul campo non mi pare certo che la curva sia stata stratosferica, di grande spessore, calore e passione. Sarà lecito chiedersi il perché? Oppure si va a peccare di lesa maestà con le spiacevoli conseguenze del caso? Nella prima parte del campionato mi era capitato spesso di pensare – e dunque di esprimere – che l’allenatore del Parma fosse un po’ il punto debole stagionale, soprattutto per via della sua involuzione nella capacità di leggere le partite, e dunque cambiarne lo spartito allorquando necessario. I cambi tardivi, poi, erano un ulteriore corollario di questo teorema. La partita di ieri mi ha fatto venire (tornare) in mente i medesimi pensieri: se alla vigilia aveva fiutato lo straccio, perché ha puntati inizialmente sui soliti e non ha proposto qualche novità, dando un avviso concreto ai  naviganti? Mercoledì sera, a Calcio & Calcio Più, l’amministratore delegato Pietro Leonardi aveva sostenuto che tra i punti di forza del Parma c’è la competitività e il fatto che i titolari non abbiano la certezza del posto fisso in campo. Sarò eretico, ma non mi pare che le cose siano andate proprio così: perché ha ragione il Plenipotenziario nell’affermare che imagequalche esclusione eccellente c’è stata, (tipo quelle di Amauri e Cassano, tanto per citarne qualcuna), ma i minutaggi sono tutti lì a dimostrare come il tecnico si affidi sostanzialmente sempre agli stessi. Ragione per cui se da un lato avevo capito, in sede di mercato, l’epurazione degli scontenti, accontentati mandandoli da un’altra parte, dall’altro lato mi interrogavo sul perché dell’arrivo di altri candidati scontenti, imagecioè di giocatori che con l’attuale allenatore, piuttosto conservatore, difficilmente si caveranno delle soddisfazioni. Penso, ad esempio, a Schelotto, venuto via dal Sassuolo, che sarà anche il sostituto di Rosi, come ha spiegato  il Plenipotenziario Calcio & Calcio Più mercoledì scorso, ma che con la conferma di Biabiany è destinato a trovare ben poco spazio. Nella medesima occasione il Sommo Dirigente – del quale avevo apprezzato l’educata performance, scevra della tracotanza di altre occasioni – aveva spiegato come la cessione di Nicola Sansone, imagedal punto di vista tecnico – lasciamo perdere l’occasione economica offerta dai quattrini di Squinzi – fosse figlia della fiducia riposta in Cassano e nel ritrovato Amauri: la prova di ieri contro il Catania, però, come ha lucidamente osservato nello spazio commenti il nostro lettore Alfredo Zappavigna, è tutta lì a dimostrare che ieri si è registrato il “primo vero e fallimentare 4-3-3; Babiany non è mai rientrato e da Cassano (peraltro in giornata infausta) non si può chiedere tanto”, ed il imagerammarico, come scritto da Gannicus  (Marco Cresci) è che Donadoni non aveva più nel suo mazzo la carta migliore da giocare in una situazione come questa: “L’unico da non vendere era Sansone, ieri sarebbe stato utilissimo per provare a sbloccare la partita”. Il Parma migliore stagionale, per come l’ho visto io, era quello del tridente con il falso nueve (alias Cassano) o al imagelimite quello con il nueve vero (senza Cassano, ma con Amauri), ma non il tridente anomalo, comunque lo si giri, con Cassano non al centro della manovra offensiva (di partenza, ora, dovrebbe star a sinistra, e io non sono così convinto, come il mio mister, quello di stadiotardini.it, che ieri fosse il vertice basso, con alti Amauri e Biabiany). A suo tempo, non a caso, parlavo di possibile dualismo Amauri-Cassano, ma è stato risolto alla radice mandando via Sansone. Il fatto è che, a questo punto, forse sarebbe meglio lasciar perdere le prove tecniche di tridente e puntare su un più razionale 3 5 2, nel quale Amauri e Cassano sono parsi più a loro agio. Ieri, però, la componente tattica credo possa aver influito sino lì sull’andamento del match, che i nostri eroi hanno più fallito dal punto di vista mentale. Il nocchiero, però, non ha fatto nulla per cercare di migliorare la mala parata. Ma sì, ci ha provato mettendo Acquah per Gargano, ma la differenza sostanzialmente è stata la medesima che c’è tra la tessera del tifoso e la tanto agognata away, alias zuppa e pan bagnato. Non ho mai visto riscaldarsi Pozzi, che – via Sansone (il quale, mi sbaglierò, ma dopo l’arrivo di Floccari al Sassuolo, scalderà spesso la panchina anche là) – era forse l’unico (lasciamo stare l’impalpabile Palladino di ieri, che ieri era sullo stesso standard di Cassano, e non è un complimento) che avrebbe potuto modificare le cose. Ma, evidentemente, l’umile numero 10 non era ancora considerato da Donadoni in grado di poter scendere in campo (alla vigilia aveva parlato di qualche suo problemino, peraltro superato) o non lo riteneva la mossa vincente. In compenso, sempre quando le lancette dell’orologio erano prossime al 90’, ha inserito Molinaro per Gobbi. Ma era per far tributare la standing ovation al sostituito, che, salvando un gol fatto, era come se l’avesse segnato? Quando ero più giovane, cioè quando di anni ne avevo nemmeno una trentina e non una cinquantina suonata come adesso, si diceva che Melli fosse genuino. Così, almeno, venivano giustificate alcune sue interviste “fuori dai denti”, che a noi cronisti fruttavano qualche insperato titolone sul giornale e contestualmente a lui qualche multa. Ma se una ventina d’anni sono passati per me, dovrebbero esser passati anche per lui: qualcuno ha apprezzato questa sua ventata di genuinità nei confronti del comunemente antipatico Mazzarri, ma quando si rappresenta una società di serie A di cui si è dirigenti bisognerebbe non dimenticare che i social network rappresentano un enorme megafono attraverso il quale non è consigliabile dare dei coglioni agli altri. Anche se lo si pensa. Poi c’è sempre qualcuno, in questa epoca di decadenza, che applaude dicendo che ha solo detto quello che pensano in molti: io non mi trovo d’accordo e bene ha fatto la società ad intervenire. Magari, però, un po’ di prevenzione non sarebbe male. Io sono contro al calcio incellophanato in cui chi parla non dice niente, ma neanche si può andare a briglia sciolta come se si fosse al bar con un amico. E il problema più grave è che Melli, quale team manager, dovrebbe esser quello che predica attenzione ai calciatori sull’utilizzo dei social network, ma se cade in fallo lui… Della sua infelice performance su Facebook – e delle doverose scuse – c’è traccia, oggi, anche sul Corriere della Sera, nei imageMakaroni di Luca Bottura. Sui quotidiani sarebbe meglio finire per le prestazioni del campo, così come era stato la scorsa settimana dopo l’ottimo avvio di 2014. Febbraio non è iniziato nel migliore dei modi: speriamo solo che ieri ci sia andato di traverso il solito ostico Catania. L’imperativo Europa League (leggi: concorrere in fino in fondo per raggiungerla), infatti, non può essere accantonato: il Verona ha stupito rimontando e stoppando la Juve (gran punto, per loro), il Toro ha stupito in negativo facendosi regolare in casa dal nuovo Bologna senza Diamanti ma con Cristaldo, mentre l’Inter allenato dall’amico di Melli non ha stupito, faticando col Sassuolo, ma ha portato a casa tre punti preziosi. Risultati che sottolineano come quella di ieri sia stata un’occasione persa dal Parma, malgrado il singolo punto raccolto lo premi già abbastanza. Non concordo con Paolo Grossi della Gazzetta di Parma, il quale, nel suo pezzo di imageoggi sostiene che forse si è parlato troppo e troppo presto di Europa. Se non si vuole cadere precipitevolissimevolmente come esattamente di questi tempi un anno fa, serve un obiettivo, e quello coniato da Leonardi “Andiamoli a prendere” (riferito a chi sta davanti) non è uno slogan arrogante, ma una motivazione adeguata, consapevoli dei notevoli investimenti profusi dalla società nel parco giocatori, affinché la squadra possa essere competitiva fino in fondo per un prestigioso traguardo. Per salvarsi e basta si poteva spendere decisamente meno d’estate per prendere dei top player, e fare sacrifici in inverno per non darli via (al di là o meno che ci fossero offerte allettanti). Poi sul fatto che “ieri in campo si sia notata la differenza tra chi ha tanta fame e chi invece è incerto se prendere il dolce oppure no”, possiamo anche esser d’accordo. E pure sul concetto che “per puntare all’Europa bisogna mantenere almeno un grande appetito”, ma se per primi tiriamo via il tovagliolo, facendo vedere che siamo sazi e con la pancia piena dopo quattro partite vinte, diamo un pessimo esempio a nostra volta ai giocatori. Insomma, per me, non si è parlato troppo o troppo presto d’Europa, ma si è parlato il giusto: non troviamo falsi problemi o alibi. Gabriele Majo

ARTICOLI E CONTRIBUTI MULTIMEDIALI CORRELATI

LA TIRATINA D’ORECCHIE DI DONADONI A GIARDINIERI E PUBBLICO E LA CHIOSA DI GABRIELE MAJO

DONADONI: “SETTIMANA NON NORMALE: C’ERA UN CLIMA DA PRECAMPIONATO. LA SERENITA’ NON DEVE ESSERE UN PUNTO DEBOLE, MA DI FORZA” – Il video della prima parte della conferenza stampa

NO ALLE INTIMIDAZIONI DEI BOYS – Editoriale di Gabriele Majo, direttore di www.stadiotardini.it

IL MISTER / CON AMAURI E CASSANO E’ DIFFICILE CAMBIARE IL RITMO NEGLI ULTIMI 20 METRI…

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

24 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-CATANIA 0-0: “L’INGRESSO DI MOLINARO PER GOBBI ERA PER FAR TRIBUTARE LA STANDING OVATION AL SALVATORE?”

  • 10 Febbraio 2014 in 15:55
    Permalink

    Rispetto ai precedenti commenti sulla partita, sul mister e su Melli, aggiungo solo che non mi pare il match giusto per bocciare uomini o schemi.
    Palladino ha fatto quello che probabilmente avrebbe fatto anche Sansone negli stessi 10 minuti e in una giornata collettivamente storta. Dalla metà campo in su (e anche Cassani) erano tutti irriconoscibili, sarebbe saltato qualsiasi modulo.
    Ciò che non comprendo è proprio come si possa fare, in un contesto simile, a non cambiare nessuno fino a 10 minuti dalla fine, Cassano, Amauri, Marchionni potevano uscire ben prima,il cambio non è una fucilazione ne un gesto di irriconoscenza, 3-4 cambi veri li abbiamo ancora.

  • 10 Febbraio 2014 in 16:50
    Permalink

    Siamo sempre lì. Cambi del genere solo Donadoni li può pensare.
    Anche se dopo il mercato la panchina ormai è diventata davvero modesta, questo da dire a sua discolpa

    • 10 Febbraio 2014 in 16:55
      Permalink

      Panchina modesta? Pozzi, forse, e’ anche meglio di sansone, se di schelotto non c’era fiducia perche’ prenderlo per avere uno scontento in piu al posto degli epurati che avevano sempre fatto il proprio dovere…

      • 10 Febbraio 2014 in 17:32
        Permalink

        La panchina non e’ poi cosi modesta, anzi. Il problema e’ che il Don cou cambi non c’azzecca granche’ e mai ha decisi cambi di steategia in corso d’oper. Ieri, oltre a magagne varie, era evidente che se si voleva tentare di vincere la partota nell’ultimo quartod’ora bisognava inserire un atleta capace con una giocata di saltare l’uomo e aprireladifesa avversaria. E allora perche’ non Schelotto per Gobbi?
        Ma la paura fa 90 e le invenzioni stanno a 0

      • 11 Febbraio 2014 in 13:30
        Permalink

        Mi scusi Majo ma perché’ voi giornalisti non avete chiesto a Donadoni il motivo del mancato cambiamento iniziale nella formazione dopo il suo “allarme “dato alla stampa in maniera così’ esplicita?

        • 11 Febbraio 2014 in 13:48
          Permalink

          Io posso rispondere solo per me stesso, perché, pur essendo membro del direttivo del Gruppo Emiliano Romagnolo Giornalisti Sportivi, non credo di avere la rappresentatività per entrare nella testa dei colleghi. Personalmente, dunque, lì per lì non ci avevo pensato, preferendo puntare sull’unica domanda che gli ho fatto, a seguito della quale, però, sono scaturite alcune dichiarazioni di Donadoni (giardinieri e pubblico) che hanno alimentato il dibattito post gara. Avendomi risposto in maniera esaustiva e a lungo (direi circa 3/4 minuti), e avendo tirato fuori argomenti interessanti, ne avevo a sufficienza, per cui ho lasciato la linea agli altri colleghi.

          Ciò non significa che la domanda da lei suggerita non fosse pertinente, anzi, la era proprio, al punto che io stesso, nella analisi di cui sopra, l’ho inserita tra le mie considerazioni.
          Comunque abbiamo ormai capito che Donadoni è molto “conservatore”, e punta su un ristretto numero di calciatori che godono della sua totale fiducia. Situazione che ha comportato nell’ultimo calcio mercato quel fenomeno di “pulizia etnica” (definizione mutuata dal Saltimbanco Boni, che è sempre molto colorito, ma rende bene l’idea diquel che vuol dire) degli scontenti, peraltro surrogati da altri “candidati scontenti”.

          Cordialmente

          gmajo

    • 10 Febbraio 2014 in 16:57
      Permalink

      Comunque il cambio gobbi-molinaro, al di la’ della sarcastica ironia del titolo, proprio non l’ho capito

  • 10 Febbraio 2014 in 17:07
    Permalink

    Ritengo che il cambio Molinaro – Gobbi a pochissimi minuti dal termine sia stato inutile. Dal mercato (sponda Samp) è arrivato un attaccante esperto come Nicola Pozzi che se è stato portato in panchina ieri doveva essere inserito al posto di Amauri, autore di una prova generosa senza dubbio. Era la carta che Donadoni avrebbe dovuto utilizzare anche per lanciare un segnale che si voleva cercare di dare una svolta ad un match giocato male dai crociati, tentando di “rubare” la vittoria ad una squadra che si era dimostrata superiore per palleggio e corsa alla nostra. Forse Pozzi non è ancora al top della forma, ma se è stato portato in panchina, almeno 7-8 minuti di autonomia li avrebbe dovuti avere.

  • 10 Febbraio 2014 in 17:17
    Permalink

    gobbi molinaro di ieri fà il paio con il cambio mendes felipe in parma juve,,

  • 10 Febbraio 2014 in 17:23
    Permalink

    conoscevo uno che nel primo tempo ne cambiava tre ,poi si beccava i fischi lo stesso ,ma ogni tanto zuffolare allenta la tensione da spalto egizio

  • 10 Febbraio 2014 in 20:21
    Permalink

    ma i cambi gli sbaglia solo se perde o pareggia o anche quando vince?

  • 10 Febbraio 2014 in 20:34
    Permalink

    te lo sparei dire se li facesse,quando li fara’ “gli sbagliera’ ” quanto la tua grammatica

    • 11 Febbraio 2014 in 15:50
      Permalink

      O la tua digitazione tipo sparei e non saprei.
      Touche’

  • 10 Febbraio 2014 in 23:13
    Permalink

    la mia grammatica è perfetta forse dovresti rivedere la tua

    • 11 Febbraio 2014 in 00:23
      Permalink

      Beh, Davide, quel “ma i cambi gli sbaglia…” non è molto corretto grammaticalmente. minimo c’è una “g” in più. E comunque Don Daverio le avrebbe dato 2 lo stesso, anche se avesse scritto “mai i cambi li sbaglia”, poiché metterebbe due complementi oggetti (i cambi e li) e dunque 1+1=2. La frase formulata correttamente sarebbe: “Ma Donadoni sbaglia i cambi solo quando perdere o pareggia o anche quando vince?”.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 11 Febbraio 2014 in 00:18
    Permalink

    Quando vince forse non ci è bisogno di far cambi. È quando ci son problemi in campo che bisognaria far qualche cosa. Anche prima del 80esimo.

  • 11 Febbraio 2014 in 09:52
    Permalink

    io parlo anche di cambi di posizione in campo ,specialmente quando vedi gia’ dai primi minuti che sei preso in mezzo come un giovedi’.
    Per quanto riguarda le invenzioni ad occhio e croce mi sa che marchionni fara’ la fine di valdes

  • 11 Febbraio 2014 in 13:19
    Permalink

    Caro majo secondo lei se 3/4 dello stadio non incita durante la partita è colpa dei boys? Io non sono uno di loro,ma da almeno 15 anni seguo il Parma in nord e nessuno mi ha mai obbligato a cantare o a battere le mani; ognuno segue con la partecipazione che crede la partita. Secondo me la pancia piena l’abbiamo anche noi tifosi che siamo stati abituati troppo bene e ci comportiamo sempre da fighini… Per un pareggio dopo 4 vittorie in stecca i fischi e certe polemiche non le capisco proprio…

    Sempre forza Parma!!

    Francesco

    • 11 Febbraio 2014 in 14:18
      Permalink

      Salve Francesco,

      come già ha osservato Assioma, “scusa ve ma dove c’e’ scritto che e’ colpa dei boys ?”

      Meglio precisarlo, dal momento che loro hanno la mania di credere che io ce l’abbia con loro, quando, invece, riserbo loro lo stesso identico trattamento di tutti coloro dei quali professionalmente mi occupo. Né credo abbia senso il loro perentorio invito a non occuparmi di loro, giacché di loro continuerò ad occuparmi, del resto come di ogni altro argomento che ritengo pertinente.

      Loro, dunque, non hanno alcun tipo di responsabilità se 3/4 del Tardini non ha un atteggiamento propositivo di sostegno alla squadra, e tifa passivamente, o non tifa. Mi rendo perfettamente conto che l’indole della nostra tifoseria sia un po’ diversa rispetto a quella di altre piazze che si fanno sentire di più, ma se me ne rendo conto io che non sono mai stato in Curva (a parte in occasione di Parma-Bari sospesa da Pezzella…), meglio di me dovrebbero rendersene conto loro, i Boys, che non solo sono lì ogni domenica, ma che pretenderebbero anche di “avere il controllo” di tutti e 5.000 i frequentatori di quella porzione di stadio che loro hanno voluto intitolare a Matteo Bagnaresi (quando sarebbe stato più consono intitolargli solo il Gruppo Boys). Ché l’equazione Boys=Curva Nord non mi pare possa esser fatta. O se viene fatta, allora, qualche responsabilità sul mancato tifo di 3/4 di stadio ce l’avranno. O no?

      Dunque, se i Boys conoscono a menadito l’indole della tifoseria di Parma, come possono uscire con dei proclami (tipo quelli contenuti nella anteprima alla Fanzine di Parma-Catania) che, riletti dopo quella partita fanno ampiamente sorridere, data la scarsa qualità del tifo profuso, che faceva il paio con lo spettacolo offerto in campo? Vorrei ricordare, di nuovo, qualcuno di questi proclami: “Vogliamo vedere una curva stratosferica, vogliamo rivedere settori ospiti pieni, vogliamo che la gente si riconosca in questo Parma, nella grinta del suo capitano Lucarelli”. Oppure: “Chi ama il Parma non può esimersi, non può nascondersi dietro un dito, perché il Parma ora più che mai va sostenuto e amato. Da oggi la Nord vuole e deve cambiare in meglio per il bene della sua squadra, onorando i nostri colori, mostrandoli orgogliosi perché non ci sono più scuse per stare lontano o mostrare indifferenza verso chi ci sta dando soddisfazioni insperate”. Oppure: Contro il Catania, comincia questo nuovo corso, una Curva di grande spessore, fatta di calore e passione, tutti uniti verso l’obbiettivo comune, orgogliosi dei nostri colori e di portarli ovunque!” . Queste cose le hanno scritte loro, mica io. Loro avevano promesso la Curva stratosferica. Mica io. E io la Curva stratosferica mica l’ho vista. E se me va di scriverlo, lo scrivo. E se mi va di dirlo in televisione lo dico.

      A parte che ci sono altri passaggi di quella fanzine che mi sembrano un po’ fuori luogo, tipo questo: “Ora però c’è bisogno dei tifosi, della gente, quella componente fondamentale che francamente sinora è mancato, perché anche in questi anni in cui andavamo in trasferta in pochi, la gente non ci seguiva. Ci sono almeno dodicimila tesserati ma ad ogni trasferta i settori sono vuoti, malinconici, tristi, che, con tutto il rispetto per chi è sempre andato in trasferta, servono veramente a poco. Ora che i Boys possono tornare in trasferta ci aspettiamo una svolta, vogliamo che la gente si schiodi, o con noi o per i cazzi propri, senza più scuse, perché ora si può e il Parma lo merita”. Io, sarò eretico, ma a me non pare proprio che se la gente non è andata in trasferta in questi anni è perché mancavano loro, o per opposizione alla tessera (appunto i tesserati sono 12.000). Di tessere away ne hanno sottoscritte poco più di cento: bene che vada, in trasferta, si aggiungeranno 100 persone, che non è poco, per carità, pensando che il CCPC che conta su una base associativa ben più ampia della loro (diciamo circa 5.000 contro 200, a voler esagerare), fa fatica, do solito, a riempire solo un pullman. Ma non credo proprio che possa esserci il miracolo di migliaia di tifosi in trasferta solo perché adesso, dopo tre anni, i Boys prima obiettori della tessera, hanno deciso di uniformarsi al programma maroniano sottoscrivendo la tessera bis. Poi se a Bergamo ci saranno migliaia di persone non potrò che congratularmi con loro.

      Cordialmente

      Gmajo

      • 11 Febbraio 2014 in 16:40
        Permalink

        Dopo qualche anno i Boys DECIDONO di tornare in trasferta (decidono, perchè avrebbero sempre POTUTO, se invece di farsi fare la tessera blu avessero fatto la gialla come tutti noi) e sono subito pronti a dare lezioni a tutti. ADESSO (dopo qualche anno) chi non va in trasferta diventa un CATTIVO TIFOSO. Se questo è vero loro allora sono stati CATTIVI TIFOSI x anni, da quando hanno fatto la battaglia a non si sa cosa, per non so cosa, per poi rompere le palle al Parma per una tessera del tifoso solo x loro a metà stagione.
        Un pò come il lamentarsi. Se lo fanno LORO, definendo la società MOSTRI MARINI (che dopo l’away mi sa che nn siano + tali), o come cn il Frosinone anni fa, va bene. Quando lo fanno gli altri tifosi a fine partita, dopo una partita di merda, TI DANNO ADDOSSO. Come Donadoni cazzo. Loro devono sempre farti la morale, devono sempre insegnarti a stare al mondo. Eeeee già…. loro sono tipo dei guru… degli esempi viventi da seguire….
        Nessuno ti ha mai costretto a cantare? Mi sembra giusto, uno canta se ne ha voglia. Non è che tutti devono vivere lo stadio allo stesso modo. Poi be si potrebbe anche ricordare qualche personaggio (che Majo ha visto da vicino in autogrill) quando prese a pugni un ragazzo solo xchè non cantava… ma sono passati anni. Adesso evidentemente ha fatto “carriera” e se la prende con i giornalisti… (eccoli qui i GURU…).
        I Boys sono un gruppo ultrà perso in 100.000 storie e comportamenti che il resto della tifoseria al 99% non CONSIDERA quando nn DISAPPROVA. I numeri della away e dei vaucher parlano chiaro: sono un centinaio. Possono rappresentare solo se stessi, nn solo perchè sono pochi e diversi, ma perchè sappiamo chi sono (DAI CAZZO!!!).
        Poi invece di menarla a chi fischia a fine partita, pensino LORO a venire allo stadio non FUORI come dei balconi, che magari il tifo ne guadagna.
        Cioè rendiamoci conto che a dirigere il tifo (cori) è quella gente qua…
        ALL’ALBA DI UN’IDEA si pensava che un modo di tifare diverso forse possibile.

    • 11 Febbraio 2014 in 15:41
      Permalink

      Caro Francesco,
      di do del tu perchè siamo quasi coetanei.
      Ciò che dici tu nella prima parte del tuo commento è sacrosanto, ma non si tratta di dare la colpa a qualcuno.
      Mi pare tuttavia altrettanto sacrosanto evidenziare che storicamente il pubbico del Tardini – che di suo è certamente più freddo di quello di altre piazze – ha sempre seguito i cori della curva.
      Inutile negare che da qualche anno a questa parte, vuoi per l’impossibilità di utilizzare megafoni etc vuoi per altri motivi, cantano in pochi e pochissimi altri li seguono. Questa è la realtà dei fatti in termini oggettivi.
      Io non ho mai fatto parte dei boys ma fino al 2008 sono andato in curva per cantare e sostenere la squadra. Poi mi sono rotto le scatole e ho cambiato settore perchè ritengo che il tifo in curva sia ridicolo. Francamente a me interessava e interessa ancora sostenere la squadra, di cantare “no alla tessera” “diffidati con noi” e “curva nord mateo bagnaresi” (non mi pare di sentirne molti altri) non me ne frega niente.
      Visti i risultati forse qualcun altro la pensa come me.
      I più scalmanati ci sono sempre stati e non hanno mai dato fastidio. C’era gente che a fine partita al megafono diceva di stare attenti ai bresciani che erano anche in scooter.
      Oggi mi pare che ci sia gente molto diversa ad animare la curva, e che sia poco sintonizzata con il resto del mondo.
      io poi, come ho già detto a più riprese e non intendo tornarci più su, ritengo che la questione della tessera abbia indotto qualcuno a gettare la maschera: a mio parere un vero tifoso per seguire la propria squadra è disposto a farne anche due di tessere se si è obbligati.
      Concludo sul discorso dei fischi, anche perchè sono uno di quelli che hanno fischiato. Non si fischia il pareggio, il risultato, la classifica, l’errore tecnico o la giornata storta, si fischia l’atteggiamento di chi ha dato l’impressione di essersi appena alzato da letto e/o di non aver voglia di giocare, film già visto diverse volte lo scorso anno

  • 11 Febbraio 2014 in 13:31
    Permalink

    Sansone avrebbe fatto comodo, ma forse non ha avuto la giusta umiltà per capire che è meglio fare 40′ minuti piuttosto che al Sssuolo, dove non ha il posto assicurato. il Catania ha giocato una buonissima gara, quindi possiamo dire che sia andata bene anche grazie a quella solidità difensiva migliorata con il passare delle domeniche. Il cambio con Molinaro può essere letto come l’inserimento di un elemento fresco in una corsia dove il Catania ha fatto il bello eil cattivo tempo.

    • 11 Febbraio 2014 in 13:56
      Permalink

      Ciao Daniele.

      Rimango dell’idea, tuttavia, che i cambi potessero esser meglio gestiti nel tentativo di dare una diversa impronta alla partita. Mettere uno più fresco (peraltro all’esordio assoluto nella nuova squadra di appartenenza) a 3′ dalla fine sulla corsia di sinistra, poteva anche esser rischioso, considerato quanto Massimo Gobbi sia un “equilibratore” di questa squadra e che comunque, fino a quel momento, pur avendo a che fare con avversari diretti indiavolati, si era ben disimpegnato, neutralizzando ogni loro iniziativa e salvando un gol fatto.

      La “presunzione” di Sansone anche a me dava fastidio: e penso che la lezioncina Sassuolo non potrà che fargli bene. Ciò non toglie che, a mio modesto avviso, avrebbe potuto esser proprio lui la pedina giusta per cambiare la partita. Questo non significa, come un telespettatore di Calcio & Calcio erroneamente ha capito, che io rimpiangessi il tedesco. Doveroso, però, da parte mia ribadire la motivazione “tecnica” (lasciamo perdere quella economica) della rinunzia a Sansone: e cioè la fiducia di dirigenza ed allenatore nel tandem Amauri-Cassano. Questo è quanto aveva spiegato mercoledì scorso Leonardi a Calcio & Calcio. A me puntare tutto su Amauri e Cassano pare un azzardo (specie sul primo), e la partita col Catania mi pare lo abbia dimostrato. Speriamo in Pozzi.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 11 Febbraio 2014 in 13:40
    Permalink

    scusa ve ma dove c’e’ scritto che e’ colpa dey boys ?

    secondo me ho piu’ responsabilita’ io che ero nella fossa dei dane’ 🙂

I commenti sono chiusi.