CARMINA PARMA / L’INATTESO DEJA VU DELLA MEDIOCRITA’

image(Luca Savarese) – Mediocrità = mediocrità s. f. [dal lat. mediocrĭtasatis]. – 
1. ant. "Condizione media; stato di ciò che è o si tiene ugualmente distante dai due limiti estremi: la virtù è nella m. (T. Tasso). Questo significato è anche nell’espressione  aurea m., la quale però non è di solito intesa nel senso positivo originario (cioè quello dell’espressione latina aurea mediocritas [v.], con la quale Orazio fa consistere la felicità nel tenersi saggiamente lontano da ogni estremo), ma è più spesso riferita, con allusione al significato seguente, a chi si ritiene presuntuosamente pago della propria mediocrità morale e spirituale. 
2. a. L’esser mediocre; qualità di persona o di cosa che rivela capacità, attitudini, doti d’ingegno, e sim., molto scarse: m. di un artista, di uno scrittore, di un professionista, di un uomo politico; opera, lavoro teatrale, romanzo, articolo,componimento di una scoraggiante m.; emergere dalla m.; non superare la m.;vivere nella più supina m.; stomacato e scoraggiato dalla m. che n’assedia e n’affoga (Leopardi); una dose discreta di m. è dote preziosa, come la volgarità in un seduttore (Giuseppe Pontiggia). 
b. In senso concreto, persona d’ingegno e di capacità mediocri, soprattutto con riferimento a chi si dedichi ad attività che per sé stesse richiederebbero doti non comuni d’ingegno e d’intelligenza: essere una mediocrità".  Questo secondo www.treccani.it

Ebbene si, il Parma che sembrava così lanciato solo tre giornate fa, quando si stavano cantando i peana per aver battuto i rossoneri nel loro feudo, ora dopo l’avvisaglia di un malanno, con la tosse nella gara interna contro il Genoa di domenica scorsa, dopo le due lineette di febbre al cospetto della Juve con conseguente mal di stomaco provocato dagli episodi contrari, ieri ha fatto registrare un aumento della febbre, ma i fattori per così dire, non sono più esogeni, niente Banti tra i denti, ma endogeni, provengono dal di dentro, sono sintomi già conosciuti, che si avvertono per malesseri arci noti e di dura cervice. Effetto gambero, paura di vincere, corsa all’indietro, brusco dietro front, chiamatelo come volete, è chiaro e sotto questo sole primaverile, che il Parma è di nuovo malato di questa mediocrità, nelle suddette accezioni esclusivamente negative. Quando si stavano gettando le basi per una casa con un bell’attico vista Europa, ecco che si finisce precipitosamente nello scantinato più buio, dove, nello scoramento, si fa molta fatica a vedere le motivazioni che avevano portato a  premere il pedale sull’acceleratore e dove quasi non ci si ricorda più di aver viaggiato per tanti turni verso i piani alti, in ascensore. C’è modo e modo per scendere da un ascensore, il Parma, ha scelto, o meglio non ha scelto, ma si è trovata addosso il modo più duro e più precipitoso che ci potesse essere: finire non al piano terra, dove c’è luce e si può vedere fuori, ma in quello spazio nero di muro tra il piano terra ed il meno uno, dove non si vede nulla e si teme tutto. Spiace che la conclamata personalità espressa nelle ultime gare, si sia trasformata in un pomeriggio romano, primo round della doppia sfida lazialromanista, in mediocrità bella e buona, di una compagine che invece che mettere dei grimaldelli al sogno, lo fa precipitare, speriamo per un attimo solo, in uno stagno di idee e di giocate. Dalle stelle di grandi prestazioni alle stalle, repentine, già troppe volte viste nella storia crociata. Parma già troppo vacanziero, come se in Europa ci fosse già, come se ormai fosse l’ultima inutile partita stagionale, come se tanto quello che c’era da dare è stato già dato. La fortuna, dopo che non le era particolarmente stata vicina a Torino nello Stadium, ieri le ha fornito gli ausili più concreti: svarione laziale e gol di Biabiany, autogol da copertina di Mai dire gol; due salvagenti nel naufragio della mediocrità, che i ducali hanno si accolto, salvo poi farne presto a meno ed affogare sull’asse velocissima Keità (che palla al piede andava dove voleva senza trovare nessuna vera opposizione dei nostri)-Candreva, a pochissimi giri di orologio dal termine. E a dir la verità, la segnaletica che si incontrava agli incroci della sfida, portava dritta a questo insipido ostello della mediocrità: passaggi svogliati, tocchi imprecisi sia in fase d’impostazione che nel servire la prima linea, quasi che anche le palle col contagiri della sicurezza di poche settimane fa, fossero un lontano miraggio. Il simbolo supremo, il dipinto di questa mediocrità, da esporre in qualche museo capitolino perché le squadre che vogliono far bene, abbiamo nel vederlo a non fare così, è il Palladino rampante, che quasi riesce a saltare la difesa laziale, ma poi quasi per un eccesso di intraprendenza, sciupa la palla del possibile gol del nostro 3 a 2. Sul fronte opposto Candreva non perde per niente al mondo l’invito a nozze di Keità (che metterci in difficoltà sa, tra andata e ritorno) e sposa la vittoria dell’aquila laziale che si è così sbarazzata di un Parma formato sparviero stanco. Ora mancano otto partite, che poi significano 720 minuti di lotta e di sudore, perché chi pensa che ormai da qui alla fine saranno solo scontate passerelle, stia pure a casa, chi crede di stare in piedi guardi di non cadere, ammoniva San Paolo e ci permettiamo di ammonire anche noi. Dietro corrono, l’Atalanta ha deciso, ormai senza scherzare più, di battere ogni suo record di punti quest’anno, svegliandosi dopo quella batosta subita proprio contro di noi a Bergamo. Che ci sia d’esempio che dopo un kappao ci si può sempre svegliare e ripartire alla grandissima. Anche dopo due kappao ravvicinati. La Lazio e il Milan solo ora forse si ricordano di essere la Lazio ed il Milan, cioè due condomini fissi, mica ospiti casuali, della parte nobile della graduatoria, l’Inter a Livorno stasera non starà a guardare, il Verona e il Toro risbocciano a Primavera, ed intanto il successo del Napoli contro la Juve, metterà ancora più fame alla Roma mercoledì sera, che vorrà farsi una bella parmigiana come aperitivo per sperare fino all’ultimo, nel menù scudetto. Ragione di più per la quale, il malanno della mediocrità con poderosi antibiotici, come lo Stimax 2 ( dosaggi due volte al giorno, alla mattina ed alla sera, piccole pastigliette che aiutano a farci sentire ancora una signora squadra) e l’ Adrenalinix 3 (ogni tre giorni lontano dai pasti, che ha l’effetto di farci essere ancora leoni, perché il campionato non è finito, e vogliamo ancora dimostrare la signora squadra che siamo diventati), può  andarsene, prima di diffondersi epidemicamente su tutta la consapevolezza del gruppo. Personalità, che sei sì bella e forte, torna presto. Luca Savarese

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

8 pensieri riguardo “CARMINA PARMA / L’INATTESO DEJA VU DELLA MEDIOCRITA’

  • 31 Marzo 2014 in 10:59
    Permalink

    Buongiorno, possiamo dedurre dall’articolo che fino a Parma – Genoa il Parma ha viaggiato a ritmi più alti rispetto al suo potenziale. Siamo una squadra mediocre, non credo sia una grossa novità, abbiamo perso a Torino (hanno perso tutti per ora) e a Roma con la Lazio che mediocre fino a che si vuole è comunque più forte di noi, visto che ci ha eliminati dalla coppa italia, e ieri giocando come in allenamento si è sbarazzata di noi senza alcun problema…….
    Voglio essere realista, se anche non saremo mediocri, ma leoni come auspicato dall’articolo, sulla carta perderemo sia mercoledi a roma che in casa con il napoli, in quanto sono due squadre che sono di altra dimensione. E non mi si dica che contro le grandi abbiamo sempre fatto bene…..(abbiamo solo vinto a napoli), perchè le grandi sono solo tre in questo campionato, dalla fiorentita inizia il campionato dei mediocri. Ecco speriamo di essere meno mediocri di altri a partire da Bologna e tiriamo poi le somme, perchè pensando all’europa si rischia di arrivare anche dodicesimi e quindi peggio della scorsa stagione. Evviva la mediocrità…..

  • 31 Marzo 2014 in 12:08
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    A me Savarese piace per come scrive, ma però dimentica che le nostre imprese venivano sopra tutto da un ermetica difesa. Mirante ha fatto il record di imbattibilità, farci gol era na cosa difficilissima. In realtà siam ripiombati nel periodo pre Paletta con l’aggravante che non abbbiamo più Mendes e neppure nessun altra possibile variante sulla fascia destra. Se i nostri ultratrentenni hanno dei cedimenti di forma atletica non abbiamo sostituti validi ne in attacco ne in centrocampo. Sembra quasi che la squadra si voglia levar di dosso ogni responsabilità Europea prima di far giocare i Primavera, che di certo non son maturi per il campionato dei grandi ma che costituiscono un valore aggiunto per il futuro. Ora io dico, specie dopo la partita di ieri, lasciamoli sbagliare, che almeno energia ed entusiasmo in campo ne avremo tanta, perchè dopo gli obrobri visti ieri compiuti da alcuni giocatori “d’esperienza” e quindi senza i possibili miglioramenti di un 17enne, possiamo e dobbiamo proiettare le nostre speranze sulla crescita dei nostri cuccioli, anche perchè pensando al futuro chi ci ha dato tanto quest’anno non potrà continuare a farlo per sempre.

  • 31 Marzo 2014 in 13:45
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    Buongiorno China65. Concordo pienamente. Più spazio ai nostri cuccioli. Un caro saluto

    • 31 Marzo 2014 in 14:05
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      Io concordo, invece, fino a mezzogiorno. E adesso sono le due… Il “largo ai giovani”, che io stesso ho più volte paventato, non vorrei che venisse interpretato come un segnale di chiusura alle possibili ambizioni europee. Detto questo: pur non essendo un detrattore di Palladino – cosa che non mi ha impedito di prender le distanze dalla sua cinguettata fotografica con Big Lucky – ieri anch’io gli avrei preferito un Cerri, anche se, negli schemi del Mister, è più congeniale di lui Raffaele. Semmai Cerri, come suggerito dal Gallo alla vigilia, avrebbe potuto rilevare Cassano, ove fosse stato con la lingua penzolante. Ma, pur avendo la lingua penzolante, magari sospinto dalla voglia di nazionale o da derby indiretto con la Lazio, ieri è stato indubbiamente tra i migliori e se Donadoni lo avesse tolto prima del 90′ sarebbe stato… da internare, pur con tutte le attenuanti delle tante partite ravvicinate, che un po’, secondo me, gli hanno fatto perdere il senso dell’orientamento…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 31 Marzo 2014 in 14:53
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    Sì, la squadra in campo ieri é stata un pò mona, come si dice dalle mie parti, se il mister legge…capisce. L’assenza di Amauri e Paletta hanno tolto mordente e chiusura in testa-coda. A proposito di Banti che ieri aveva un’aria contrita molto eloquente, stasera c’é Nicchi e forse anche Braschi ad un convegno nella mia città, quasi quasi vado a tirargli un ovetto…pasquale 🙂

    • 31 Marzo 2014 in 15:03
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      Buona idea. Oppure intervistalo per noi e chiedigli chiarimenti. Ti pubblicherò il pezzo. E fagli anche una foto…

      In che città?

      Ciao grazie

      Gmajo

  • 31 Marzo 2014 in 15:14
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    Ci sono Abete e Nicchi e vari altri, il convegno si intitola “Lo sport come via di fuga” e la città é Conegliano, l’incontro si tiene in un teatro storico: l’Accademia. Causa lavoro vediamo se riesco ad esserci…grazie comunque per l’opportunità, mi ha piacevolmente sorpreso!

    • 31 Marzo 2014 in 15:15
      Permalink

      Dai cerca di farcela, ci conto 🙂

      Speriamo, poi, che non prendano “la via di fuga” dopo le tue domande…

      A presto e grazie

      Gmajo

I commenti sono chiusi.

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