domenica, Luglio 21, 2024
Carmina ParmaNews

CARMINA PARMA / SE BANTI FA RIDERE COME BANFI…

image(Luca Savarese) – Il punteggio dell’ultima volta è come quello della prima volta, esattamente 24 anni fa, 9 settembre 1990, la prima volta contro i Gobbi  in serie A, finì 1 a 2 per loro perché si giocava a Parma. Oggi finisce 2 a 1 per loro perché si è giocato nel loro tempio sacro, lo Stadium, vera arena latina e romana non solo nella desinenza finale, ma anche nella tempra passionale, che ricorda quella degli antichi teatri romani dove facevano i ludi. Ora però niente toni da Qoelhet dimentichi del Cantico dei Cantici di poche settimane fa. Nella vita quando una cosa finisce percepisci subito esteriormente la valenza di ciò che ha significato dentro per tanto tempo, e ne scopri tutta la bellezza: quando l’agone con i bianconeri si è appena concluso, si assapora seppur tristemente, da pochi istanti interrotto, il potere di quei numeri: però, diciassette risultati utili consecutivi non son mica pizza e fichi, un intero lunghissimo girone vissuto a non perdere, ma a perdersi, col coltello tra i denti, nei meandri pieni di adrenalina, di un nuovo coraggio, quello che ti fa giocare contro tutti alla stessa maniera, non da vinti in partenza. Un quadro è bello quando lo appendi e ti fermi a guardarlo, perché mentre lo dipingi, non riesci più di tanto a metterlo a fuoco, distratto dai pennelli, tutto teso ad incastonare numeri e geometrie. E’ bella questa striscia, è tosta questa striscia, è pulita questa striscia, è di lotta e di governo questa striscia. Si fermò al sette quella delle vittorie, al primo anno del Don, si ferma a diciassette questa dei risultati favorevoli, al terzo anno dell’allenatore bergamasco: i puntini del disegno si stanno unendo, e ne è uscita una sagoma interessante, mica uno scarabocchio, che si definisce di partita in partita. Che cosa è successo allo Stadium? Di tutto e di più, uno zibaldone di situazioni, una collana di perle montate al contrario. Quell’andamento lento vistosi contro il Genoa nel lunch match di domenica, è continuato per buona parte della prima frazione, dove si qualche sortita offensiva è stata creata, ma il timore di prendere il gol ad un certo punto è stato superiore al desiderio di farlo e la Juve non è il Genoa, e Tevez non è Konatè ed in pochi minuti ce ne ha fatti due, uno più maligno dell’altro. Tra i leoni con la  lettera M della serata torinese, da citare Molinaro che ricorda un pochino il Fabio Grosso delle prime edizioni perugine e palermitane, Marchionni a detta dell’amico Patruno (appartenente alla piccola combriccola di Crociati Incantati allargata con la quale ho seguito la gara) il nostro Ryan Giggs. Invece oggi paletta (non il giocatore, un tantino sottotono, ma l’arnese) in giù per Mirante, forse con la testa ai suoi trascorsi giovanili bianconeri e come imbambolato, lento e poco convinto a leggere due palle non irresistibili. Nell’intervallo il benzinaio Donadoni avrà fatto un bel pieno di voglia e la macchina dall’utilitaria annaspante del primo tempo è ritornata ad essere quella da Rally delle precedenti apparizioni, tenendo botta anche dopo che le hanno ingiustamente tolto una gomma, alias una punta, Amauri. Molte compagini, si sarebbero sfilacciate e l’avrebbero fatta nelle brache, incassando gol come veloci palline da tennis, questo Parma no, ha tenuto duro ed ha saputo mettere in difficoltà gli iradiddio bianconeri, che dopo l’euro sinistro di Molinaro, hanno pensato ad antiche avvisaglie turche in salsa Galatasaray… Abbiamo provato a cantare ed abbiamo portato la croce, riuscendo a segnare nella ripresa un gol e non subendone alcuno, impresa rara su questo campo contro questi avversari che pare ogni volta si facciano più forti, più cinici, più devastanti. Tra i tre pellegrinaggi fatti finora allo Stadium dai ducali da quando esiste, questo è stato il viaggio meno amaro, dopo la scoppola del settembre 2011, nella prima partita ufficiale di madama nella sua nuova casa al cospetto del Parma di Colomba; primissima prova di forza della neonata squadra dei Conte, che creò le basi per la sua anima leonina, in quel giorno. Dopo quella vittoria di punizione firmata da Lichtsteiner e Pirlo di sabato sera 25 agosto 2012. Se non altro ieri sera abbiamo provato a giocare a pallone, certo non per tutta la durata dell’evento e non con quel moto armonico a cui avevamo fatto la bocca ultimamente, ma sul pezzo abbiamo mostrato di saperci stare nonostante le condizioni si siano, pian piano, rivelate avverse. Sintomo questo di una comprovata forza mentale, di un telaio psicologico che risponde presente. Se vai a fare un esame già di per sé arduo, e poi ti tolgono la penna per scrivere e ti levano anche qualsiasi tipo di bonus, diventa più dura del lavoro di Sisifo, portare a casa qualcosa. E qui entra in gioco il direttore di gara, il signor Banti di Livorno. Subito a scanso di equivoci premetto una cosa, la partita non abbiamo avuto il coraggio di lasciarci andare e provare a vincerla noi per primi, con leggerezze e disattenzioni evitabili, ma la zampina ce l’ha messa anche lui, Banti, togliendo anzi tempo Amauri (forse solo in Champions si danno i rossi per falli del genere) e non concedendo un rigore ai crociati per intervento di Bonucci su Parolo, senza il tocco del difensore viterbese non si capisce fisicamente come faccia a cadere così il centrocampista di Gallarate. I primi della classe, si vede che sono tutelati con una cura particolarissima, non concessa purtroppo a tutti gli altri studenti della classe del campionato. Luca Banti deve anche essersi confuso con il suo quasi omonimo ed attore Lino Banfi e come quest’ultimo, ha fatto ridere. Noi però preferiamo sperare piuttosto che ridere o piangere sul latte e sugli episodi versati. Sperare che il Parma che ha finito il match non sia l’ultima cartuccia rimasta, ma così lo possa iniziare con la Lazio, sperare che la striscia è finita fuori, ma continua dentro. Più compatti che mai, andiamo a Roma, con la giusta dose di rabbia dopo questo kappao, ben calibrata con la fierezza per essere ancora lì, perché non è cambiato nulla, anzi, ci siamo solo temprati ed allenati alla sofferenza… Luca Savarese

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

2 pensieri riguardo “CARMINA PARMA / SE BANTI FA RIDERE COME BANFI…

  • Buongiorno,
    io penso che adesso che siamo nel pieno del sogno Europa League, sia giusto interpretare le situazioni in maniera diversa. Io penso che il Parma abbia dimostrato a chi ancora non ci credeva che è diventato un squadra VERA, non parlo di tecnica o bellezza nel gioco, ma solamente di forza mentale che è quella che ti fa fare il salto di qualità. E’ vero che alcuni episodi sono stati dubbi, ma le grandi squadre non si attaccano agli episodi, e magari pensano già a come vincere la partita successiva. Adesso molte squadre si sono fatte sotto, ATALANTA LAZIO E MILAN non sono molto distanti, ma abbiamo la possibilità già domenica di prenderci quello che secondo me in questo momento meritiamo alla grande. Quindi a Roma senza paura, poi se sarà sconfitta, affronteremo la Roma per portare a casa quiei punti che ci serviranno per completare questa impresa.
    FORZA PARMA e FORZA CROCIATI.

  • Complimenti per l’articolo..adesso pensiamo alla Lazio e a riiniziare una nuova striscia positiva!! Avanti Parma!!

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