IL COLUMNIST / I 5 MALI DEL MILAN SECONDO LA ROSEA E I 5 BENI DEL PARMA SECONDO ME

Luca Russo (www.ilcolumnist.net) – Secondo i milanologi (e non) della Gazzetta dello Sport, sono cinque le ragioni alla base della lunghissima e ormai quasi irreversibile crisi del (povero) Diavolo. Cinque motivi che ieri sono stati sparati, urlati sulla prima pagina del ben noto quotidiano milanese. Il primo capo d’accusa è per il presidente Silvio Berlusconi: “Per ragioni di bilancio ha deciso di vendere i grandi senza programmare il futuro”. Il secondo ha come destinatario la misteriosa, ma risoluta Lady Barbara: “Con il suo strappo ha portato il caos in società, ma dopo la pace è stata alla finestra…”. Il terzo è diretto all’amministratore delegato Galliani e alle sue mosse in sede di mercato: “Non ci sono più i soldi di un tempo e le sue scelte di mercato sono state un flop. E ora Alex?”. Il quarto coinvolge Clarence Seedorf: “Ha perso 6 volte nelle prime 11 partite: e se fosse piuttosto un gran dirigente?”. Il quinto e ultimo non poteva essere dedicato che alla presunta o potenziale star dei rossoneri, Mario Balotelli: “Nello spogliatoio c’è chi non lo sopporta e anche i tifosi si stanno stufando”. Questi ragionamenti filano, hanno una loro logica e non fanno una grinza. La crisi dei rossoneri è molto più complessa ed articolata di quanto ci dica il terreno di gioco. Allegri ha pagato per tutti e dovuto rispondere perfino di responsabilità che non gli appartenevano. Il suo esonero avrebbe dovuto mettere a nuovo, o quantomeno rigenerare, il motore del Milan, intossicato dalle scorie di un avvio di stagione col freno a mano tirato. Non è andata così. Con Seedorf, di là dei belli ed eleganti teoremi sulla filosofia del sorriso e al netto delle intenzioni di calcio propositivo, i rossoneri non sono (ancora) riusciti ad innestare marce più alte di quelle ingranate col tecnico livornese al volante. Qualcosa vorrà pur dire. Se hai una Fiat Panda, con rispetto parlando, non puoi chiederle prestazioni tipiche di una Ferrari. E se hai una Ferrari non puoi pensare di limitarla ai 100/120 all’ora come faresti se fossi alla guida di una Panda. Se Seedorf ha osato e sta osando un po’ troppo (considerando il materiale umano e tecnico a sua disposizione), Allegri di coraggio ne ha avuto addirittura troppo poco. Il velleitario 4-2-4 fantasia dell’olandese fa a cazzotti col timido 4-3-2-1 e speriamo in Balotelli del coach livornese. Nel calcio, e specialmente nel calcio moderno, tolto Guardiola che riesce ad imporsi solo se ha il controllo assoluto dell’attrezzo e dell’avversario, vincono gli equilibristi, mica gli integralisti del gioco con le bollicine. Guardate Roberto Donadoni: da quando ha smesso di prestarsi ad esperimenti tattici perlomeno azzardati; da quando ha accantonato l’idea del calcio propositivo ad ogni costo; insomma, da quando ha capito che si può attaccare senza scoprirsi eccessivamente e che ci si può difendere anche senza rinunciare alla possibilità di andare a stanare il nemico nella sua metà campo, il motore dei Crociati gira che è una meraviglia. In medio stat virtus, dicevano i latini. E non lo dicevano a caso. Comunque, se sono cinque le ragioni per cui il Milan è in panne, sono altrettanti i motivi per cui il Parma infila un giro veloce dopo l’altro. E altrettanti i personaggi, che lavorano per conto del club o che gravitano nella sua orbita, a cui va riconosciuto il merito di aver saputo creare il clima giusto attorno alla squadra, mettendola finalmente in condizione di potersi accomodare sulle poltroncine con vista sull’Eurozona. Il parallelo coi rossoneri è interessante. Il primo applauso va rivolto a Tommaso Ghirardi: se Berlusconi ha chiuso i rubinetti e il portafogli nel tentativo di rimettere in sesto ed in piedi il bilancio del club, senza preoccuparsi troppo (almeno in apparenza) delle conseguenze che una tale politica poteva sortire sul terreno di gioco, il bresciano ha investito, e nemmeno poco, col chiaro intento di coniugare risultati economici e sportivi. Fin qui il compito gli è riuscito alla grande. Il secondo bravo (che in realtà è un brava!) dobbiamo recapitarlo a Carolina Marcialis: mentre le sparate di Lady B hanno scompaginato gli equilibri societari del club rossonero, i non sempre teneri cinguettii di Lady C hanno evitato che Cassano restasse impallinato dal fuoco dei suoi supposti detrattori. Il terzo pollice all’insù lo dobbiamo allo Zar Leonardi, una sorta di massaia prestata al mondo del pallone: fare le nozze con le risorse, non solo materiali, ma anche di immagine, che può movimentare Galliani, è un conto; farle coi fichi secchi di cui dispone il Plenipotenziario Crociato, è tutta un’altra storia. Quest’anno Leonardi non ha sbagliato un colpo che sia uno. E nel mercato di gennaio, durante il quale di norma non si fanno grossissimi affari, è riuscito ad accaparrarsi, tra gli altri, Molinaro e Schelotto, ossia gente che ha impiegato pochissime giornate per lasciare un segno tangibile nella nostra classifica. Il tutto senza spendere un solo euro. Al contrario, riuscendo addirittura a guadagnarne. Una casalinga non avrebbe saputo far meglio e ricavare così tanto, spendendo così poco. Un ‘mi piace’ se lo merita anche Donadoni: Clarence Seedorf è giunto al Milan senza curriculum né lettera di presentazione; l’allenatore di Cisano Bergamasco è approdato in Emilia solo dopo averne sopportate di cotte e di crude tra Lecco, Livorno, Genoa, Nazionale, Napoli e Cagliari. Clarence Seedorf ha perso 6 delle sue prime 11 partite; Donadoni ha vinto o pareggiato le sue ultime 15. Serve altro? L’ultimo elogio lo indirizziamo ad Antonio Cassano: questa doveva essere la stagione della definitiva esplosione di Mario Balotelli, e invece ha discrete possibilità di trasformarsi nell’annata che rilancia le quotazioni del Discolo di Bari vecchia; dal mondiale di SuperMario rischiamo di passare al mondiale di FantAntonio. Con Pepito Rossi fermo per infortunio e un reparto d’attacco ridotto all’osso, Prandelli come minimo un pensierino ce lo farà. Esclusa quella che ha preceduto la gara contro la Sampdoria (sua vecchia e indimenticata fiamma), di cassanate non ne abbiamo registrate (le balotellate, invece, non sono affatto mancate). Le incomprensioni e le scenate di gelosia di gennaio ce le siamo messe alle spalle. Chissà che non si ripropongano in estate. Non ce lo auguriamo. Intanto, godiamoci questo Parma che si diverte a fare il Milan. Beninteso: il Milan degli anni d’oro, mica quello degli Zapata e dei Constant. Luca Russo (www.ilcolumnist.net)

One thought on “IL COLUMNIST / I 5 MALI DEL MILAN SECONDO LA ROSEA E I 5 BENI DEL PARMA SECONDO ME

  • 14 Marzo 2014 in 13:27
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    Bravo Luca. Vedo che stai attento a quel che scrivo. Ripetita juvant. Che i gobbi non ci entrano

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