L’OPINIONE DI MAJO DOPO LAZIO-PARMA 3-2: “NON SI VANIFICHI LA MARCIA TRIONFALE”

(gmajo) – Intanto un’avvertenza: se oggi stadiotardini.it ha dato risalto alle dichiarazioni di Antonio Conte di ieri sera a Radio Rai – in cui bronzeo sosteneva che un rigore inesistente per il Parma lo si è fatto passare per esistente (e il riferimento era a quello di Bonucci su Parolo…) – non era per cercare di distogliere l’attenzione da quelli che possono essere i problemi dei crociati (i quali, negli ultimi tre turni ha raccolto la miseria di un punto, piombando di fatto in una “crisi di risultati”) quanto perché non potevano certo passare inosservate per loro impudenza. In uno dei suoi lucidi interventi di iersera il nostro lettore Filippo 1968 sosteneva che  il dagli al Banti di mercoledì sera, così come la precedente ubriacatura collettiva per la serie positiva quella infausta sera terminata, avesse un po’ nascosto qualche limite, o qualche errore di troppo dei nostri portacolori. Nella mia precedente Opinione, appunto quella post-Juve, avevo cercato di limitare al massimo il fattore arbitro – pur dedicando la parte più nobile dell’articolessa, alias l’incipit, ai suoi decisivi errori – per rimarcare, piuttosto, come il buon Donadoni fosse andato a cercarsi del freddo per il letto con le sue scelte iniziali di formazione, in evidente ottica di turn over. Turnazione, purtroppo, mal riuscita, come palesato anche ieri all’Olimpico, dove, per la prima volta in stagione, siamo incappati anche in una prova negativa di Alessandro Lucarelli, cui certo non si può gettare la croce addosso dopo un campionato monstre, direi da Nazionale (al quale era stata risparmiata la parte finale della gara con la Juventus, con in campo Gabriel Paletta, che adesso si viene a scoprire che quella sera già accusava qualche linea di febbre. Insomma: ’sto improvviso stato febbrile del neo-nazionale ’me puzza, anche alla luce dei rumors che lo danno per non recuperabile in vista del recupero con la Roma di mercoledì. Di solito noi umani in pochi giorni guariamo dall’influenza, figurarsi degli atleti così ben assistiti… E poi: strano che Donadoni non avesse parlato del problema Paletta nella conferenza stampa di vigilia, problema – non piccolo – poi liquidato con un semplice annunzio nella news con l’elenco dei convocati, come se niente fosse. Ma a questa pretattica siamo ormai ben collaudati: ad inizio stagione, infatti, proprio per non offrire vantaggi agli avversari e per non dispensare preoccupazioni ai tifosi, la reale portata dell’infortunio di Paletta, fuori in pratica per un intero girone, non era certo stata comunicata). Ale Lucarelli, forzatamente, dovrà riposare con il Napoli, essendo incappato nella terza squalifica stagionale: ieri, infatti, è stato ammonito ed era in diffida e le pandette, come ricordato ieri in radiocronaca diretta da Emanuele Dotto in Tutto il Calcio Minuto per Minuto, prevedono che debba scontare il suo debito con la giustizia sportiva nella prossima gara in calendario, appunto quella con il Napoli, giacché Roma-Parma era iniziata due mesi fa, anche se solo posdomani potrà trovare la conclusione. E così all’Olimpico non potremo rivedere l’idolo del Gallo di Casione, Felipe Dal Belo, che appunto il 2 febbraio aveva iniziato a scontare la squalifica, che terminerà mercoledì sera, allorquando in campo potrà esserci Amauri, che quando era iniziato il primo Roma-Parma non era ancora incorso nei fulmini del Giudice Sportivo, che torneranno ad avere effetto (salvo accoglimento del ricorso) una volta superato questo surplus. Sarà anche interessante vedere se Roberto Donadoni, come paventato sabato, darà fiducia ai sostituti di Amauri, giacché questi è recidivo nel metterlo in difficoltà con le sue squalifiche. Penso che per la ragion di stato queste punizioni accessorie possano passare in secondo piano. Anche perché, se diamo retta ad Andrea Schianchi, nelle prossime gare potremmo vedere l’italo brasiliano nel suo vero ruolo, quello di stopper, e non di centravanti, vista l’emergenza dietro. Ma torniamo al turn over: visti contro i biancocelesti gli esterni, Cassani e Gobbi, sembra che soffrano nel giocare a singhiozzo. Pare che il numero 2 stia convivendo, da qualche tempo, con qualche problemino fisico, e il fatto è che, dopo il mercato invernale – in cui Leonardi, come al solito, ha dovuto fare dei versi da gatto per cercare di far quagliare le esigenze tecniche, con quelle economiche, accontentando gli scontenti – non c’è più una vera alternativa nel ruolo; viceversa sull’opposto versante più o meno Molinaro e Gobbi sono equipollenti, ma forse la continua alternanza (certo, inevitabile con tutte queste gare così ravvicinate) mina un po’ il rendimento di entrambi. Anche l’iniziale rinunzia, mercoledì scorso, di Schelotto mi aveva fatto un po’ storcere il nasone: ieri, però, il Levriero ha peccato assai in precisione. Ma aveva senso risparmiare chi, fino a questo punto topico della stagione, aveva giocato così poco? Ricorderete tutte le perplessità sul fatto che a Sassuolo non rientrasse nei piani di Di Francesco: insomma, non sarà certo stanco El Galgo, che è giovane, del resto come Acquah, inizialmente risparmiato allo Stadium subalpino, e anche ieri tolto anzitempo dalla contesa per l’innesto di Morandi-Munari. Come ho scritto poco fa al nostro lettore Gabriele, rispondendogli nello spazio commenti, io, al netto di infortuni o squalifiche, non avrei fatto il turn over in queste due gare, schierando sempre i migliori. Questa gestione ha un po’ guastato l’alchimia: e indubbiamente nelle due partite dell’anno non abbiamo mai avuto in campo i migliori possibili. Non mi trovo d’accordo, poi, con chi, come Marchetto, sostiene che il Parma non abbia un organico adeguato e definisce mezzi giocatori gli Obi, o i Munari o i Palladino o i Felipe della situazione. A parte che sono stati scelti dallo stesso celebrato dirigente – portato su un palmo di mano per la sua abilità, da quasi tutti i tifosi crociati – che ha indovinato altri acquisti più felici, però diventa difficile fare la differenza giocando relativamente poco, specie se si è tartassati da problemi di carattere fisico. Poi bisognerebbe avere l’accortezza di saper meglio gestire la propria immagine senza scivolare su bucce di banana. Caro Palladino, questo è il primo anno in cui, finalmente – dopo esser stato per tre stagioni il secondo più pagato della rosa, ma sempre ai box per infortuni, di cui certo sarebbe sbagliato addossarti la colpa – qualche volta ti abbiamo potuto vedere in campo, lasciando, qualche volta, anche una impronta decisiva, ma era proprio necessario cinguettare la tua foto con Moggi. Figliolo mio, lo so anch’io che la riconoscenza è un bel sentimento, ma, per lo meno, sei intervenuto fuori tempo, visto anche cosa è capitato con la Juve. E se poi lo stesso l’allenatore ti manda in campo all’Olimpico, incurante di chi ti aveva promesso fischi ed improperi (ma tanto da Parma non erano scese più di 200 persone), e tu ti mangi quell’occasione… Qualcuno, tra cui il nostro lettore China 65 o anche il nostro Gallo di Castione, avrebbe preferito vedere in campo Cerri, i cui errori sarebbero stati perdonati: a loro rispondo che anche a me sarebbe piaciuto vedere il Golden Boy (che esattamente un anno prima, in Parma-Pescara, aveva esordito in A), però tatticamente il Don preferiva uno schieramento con Cassano finto nueve, e quindi si adattava più alla bisogna Palladino, subentrato a Schelotto (ma anche in questo caso, come negli altri discussi in precedenza, non ravvisavo gli estremi per farlo riposare); se poi il Don avesse tolto Cassano – autore di una partita maiuscola – beh… sarebbe stato da internare… Insomma, forse non era il giorno giusto. O forse sì, se il tecnico avesse voluto rivoluzionare lo spartito: ma tutte le sostituzioni mi sono parse “conservative”, cioè ruolo per ruolo, senza particolare vena creativa o poetica…  Da Sacerdote di Eupalla, se gli scienziati mi consentono la digressione, non posso che dire che certi suoi capricci ce li siamo meritati, avendone disdegnato i favori in precedenza prima che il vento cambiasse (sperando che le doti divinatorie di Caressa siano come quelle di Zazzaroni, anche se, purtroppo, per il momento pare che ci stia beccando un po’ di più…); qualcuno obietterà: anche ieri siamo stati fortunati, per via di quell’autogollonzo passato tra le gambe di Marchetti: secondo me, però, quella dispettosa di Eupalla si è divertita a farci illudere che fosse ancora con noi, salvo aver in serbo la beffa al 93°… Mai come in questa stagione mi pare ci siano stati gol al fotofinish: non dico solo nelle gare del Parma (che alle volte ha goduto e alle volte miga tant), ma anche in altre di questa curiosa serie A: immagino seguiranno le spiegazioni scientifiche dei professoroni che tireranno fuori la mancanza di concentrazione. Già nei pezzi o nei commenti postati a caldo dopo la partita, ho avuto modo di esprimere le mie perplessità circa l’atteggiamento in campo di ieri di Roberto Donadoni, spesso rimato seduto in panchina, e poco attivo in gara. A Piovanone, come si può leggere sulla Gazzetta di Parma di oggi in edicola, il tecnico ha spiegato che non stava bene (impressione che io stesso avevo avanzato, anche perché non era latitante solo nel secondo tempo, come asserito da Mediaset Premium, bensì fin dai primi minuti di partita), però rimangono ben scolpite nella mia mente quelle altre parole rilasciate ai microfoni delle tv: C’era qualcosa che non riuscivo bene a inquadrare nella gara di oggi e nella giornata di oggi, per cui ho preferito starmene tranquillo”. Se c’era qualcosa che non gli quagliava avrebbe fatto meglio a reagire, anziché a starsene tranquillo, come ha detto lui, anche perché poi c’è gente a casa che vedendo certi errori/orrori in tv pensano male e sarebbe bene non fomentare certe dietrologie. Così come tutti quanti – tifosi inclusi – faremmo bene a non fare danni incalcolabili: noto troppo disfattismo, dopo l’esagerata presunzione  e prosopopea di prima. Capisco che nel calcio basti un nonnulla per passare dall’essere eroi a coglioni, tuttavia a me piace mantenere l’equilibrio: razionalmente la partita con la Lazio non mi è sembrata poi così peggio di altre, anche della famosa serie aurea, in cui l’esito finale aveva premiato i nostri. Magari sempre nei minuti finali. E allora non fasciamoci la testa prima di averla rotta del tutto, no? E’ evidente, però, che i protagonisti non debbono ora vanificare la marcia trionfale, ché migliorare tutti questi record, in un campionato in cui diverse grandi hanno latitato, sarebbe veramente un gettare al vento dei talenti. Cosa da finire all’inferen… Il Parma mantiene l’obbligo morale di provarci fino in fondo per l’Europa League, anche se è riuscito nell’impresa di complicarsi la vita: ma mica si poteva sperare che tutti gli avversari se ne stessero lì a guardare, no? La rabbia è alta perché la Lazio ha dimostrato sul campo di non esser per nulla superiore al Parma, anzi tutt’altro e ora da bravi crocerossini noi li abbiamo rianimati, ritrovando una vocazione che speravamo di aver seppellito. Non si dica che il palazzo vuole in Europa il Milan o la Lazio, ché a queste cose non voglio credere e mi fanno accapponare la pelle come i sospetti di combine. Era fisiologico che prima o poi i rossoneri la smettessero di perdere, come che noi smettessimo di non perdere e il combinato di queste due situazioni porta all’odierna situazione. L’unica frase che ho apprezzato di Roberto Donadoni, tra quelle rilasciate ieri, è quella relativa al fatto che il Parma è tuttora padrone del proprio destino, così come altri segnali dall’interno mi fanno capire che non c’è affatto voglia di rinunziare volontariamente all’Europa come qualcuno sostiene, non essendo un gran business. Io credo che la società, che ha speso parecchio nell’allestire questa rosa con la ciliegina Cassano (ieri in formato Mondiale, sia pure poco capito dai compagni e pur con qualche imprecisione sua) sia ambiziosa e voglia arrivare fino in fondo, senza accontentarsi delle sole copertine guadagnate cammini facendo, ben sapendo quanto sarebbe da polli non sfruttare l’occasione pressoché unica offerta da questa annata particolare. Quindi questi discorsi cerchiamo di metterli da parte e di dare davvero una mano: non è questo il momento per giudizi sommari o basati solo sulla emotività. Una flessione dei risultati, che peraltro era da un po’ che mi aspettavo (e non perché ne goda come sostiene qualcuno del Parma Club Cittadella al Bar Gianni, quello stesso qualcuno con cui ho spesso brindato, ma alle glorie dei crociati, e che non dovrebbe permettersi certi dubbi), in quanto c’era un ché di innaturale nella invincibilità dei nostri per certi versi non del tutto spiegabile (al di là degli indubbi meriti combinati ai demeriti dei competitor). Capisco che vincere facile sia bello, però le competizioni più belle sono quelle che vedono prevalere su avversari di valore. L’Atalanta ci sta stimolando con le sue sei vittorie in stecca (che col Sassuolo potrebbero diventare sette)? Bene, dimostriamo di essere più forti. Lo stesso dicasi per Lazio e Milan che sono lì. I valori ci sono, al di là delle contingenze, che toccano tutti (inclusa la Juve di Conte, con la sua famosa incredibile emergenza): si tratta di continuare a credere nei propri mezzi, nelle proprie possibilità, senza perdere autostima. Infine: ieri Donadoni, come stadiotardini.it aveva immediatamente spiegato dopo che si era diffusa la voce di un suo possibile silenzio polemico, non aveva parlato con il resto della stampa e con Radio Rai poiché c’era un treno ad alta velocità in partenza che avrebbe riportato la comitiva in città. Secondo quanto la società avrebbe riferito al collega Michele Angella (il quale, giustamente, si è informato in vista di Calcio & Calcio di stasera, in cui l’argomento verrà trattato) il programma logistico era da tempo pianificato, anche per sfruttare la struttura del Centro Sportivo di Collecchio che tutti, secondo loro, ci invidiano, sicché era inutile spender soldi per il soggiorno nella capitale. Io, al contrario, ritengo che visto che capita di dover giocare per due volte nella stessa località nel giro di tre giorni, sarebbe stato più razionale evitare le fatiche della duplice trasferta ad una squadra che logicamente a questo punto della stagione può essere anche un po’ stanca. E’ chiaro che io non ho 20 anni sulle spalle da dirigente sportivo come qualcun altro preposto a prender questo tipo decisioni e quindi sicuramente ne saprà più di me, ma il mio buon senso da Grillo Parlante mi avrebbe suggerito diverse soluzioni. E alle volte sono i piccoli particolari a far la differenza…

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

5 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO LAZIO-PARMA 3-2: “NON SI VANIFICHI LA MARCIA TRIONFALE”

  • 31 Marzo 2014 in 19:30
    Permalink

    come sempre ottima analisi majo ma dissento su cassano,…..troppo impreciso e a tratti lezioso ..si.. ha dispensato qualche bel pallone da genio ma TROPPO A CORRENTE ALTERNATA ….ha saputo essere più sul pezzo e presente dando continuità alle sue giocate prima che ci si accorgesse di lui i(giustamente)n chiave nazionale…..per dirla alla baroni .-..”il calcio è questo ,..la storia si ripete” ho il timore che sia cassano che la squadra sappiano viaggiare bene solo a luci spente e che troppa ribalta sia un fardello deifficile da gestire …un pò come succedeva al parma in passato a partire da quello di scala per passare a quello di malesani fino ad ancelotti ..nei momenti chiave dove c era l obbligo di vincere per consacrarsi ….si perdeva matematico o si pareggiava malamente
    no dai con tutto il rispetto perBaroni ma…..AVRà MICA RAGIONE LUI?

    • 31 Marzo 2014 in 19:47
      Permalink

      Pur nella sua leziosità Cassano, ieri, è stato il migliore dei nostri. E che abbia sbagliato qualche passaggio di troppo l’ho rimarcato anch’io. Difficile, però, giocare da soli…

      Non per dar torto a Baroni (anche se il capostipite di queste dichiarazioni fu Melli), ma io non trovo analogie tra questo Parma, quello di Scala o quello di Ancelotti in termini di saper fare la differenza. Anche perché, allargando il discorso, il limite è anche di altre squadre, alle volte anche di quelle più attrezzate del Parma. Né ritengo giusto, dopo questo svarione, che si tragga la conclusione che sul più bello si cade.

      Sì, abbiamo perso un match point, ma ancora non è finita, e pur non piacendomi per nulla il Donadoni di ieri quel suo “siamo sempre padroni del nostro destino” deve diventare il marchio di fabbrica di qui alla fine.

      La squadra, la società e l’ambiente debbono continuare a crederci. Ragazzi, se si butta alle ortiche questa occasione è un danno enorme (ricordiamoci, anche i forti investimenti a fronte di una situazione economica generale di un certo tipo). Capisco che arrivare settimi potrebbe esser un buon risultato, ma non dopo aver accarezzato l’idea di potercela con prove sul campo che ci si poteva riuscire.

      Infine: non possiamo, da una parte, lamentarci della non attenzione dei media, e poi quando giustamente “ci cagano” dire che non sappiamo sostenere la ribalta mediatica…

      Io continuo ad essere fiducioso e a crederci. Nonostante gli ultimi segnali siano negativi…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 31 Marzo 2014 in 22:53
    Permalink

    Premessa: preferisco esprimere pareri il giorno prima che fare analisi quello dopo.
    Un calendario maligno prevedeva 5 partite in 15 giorni (3in7 è a mio avviso cosa ben diversa).
    il Parma che sta lottando x l europa ha 13-14 giocatori affidabili.
    molinaro e schelotto oltre le più rosee aspettative ma obi, munari, palladino e felipe sono ben lontani dai 14 e credo inferiori pure agli ex rosi,mendes, benalouane, valdes e Sansone.
    E noi cosa facciamo? Pecchiamo di presunzione. La domenica ci aspetta la Lazio, concorrente agguerrito ma un po’ attardato e molto contestato. Con la Juve prima in classifica (ossia in condizioni in cui, storicamente, o ci da 4 pere o ce la ruba) andiamo la con un cervellotico mezzo turnover.. Non l ho capito e non lo capisco.. Per me si doveva ragionare in funzione di Roma, Lucarelli e Cassano in panchina subito insieme ai più stanchi. Così invece a Roma , complici le imprevedibili assenze di amauri e paletta, erano tutti “fusi”, soprattutto mentalmente.
    Adesso nelle prossime due partite speriamo di limitare i danni, ma la vedo dura perché subiremo ancora l effetto centrifuga e sono un ottima e una buona squadra.
    Dopo però bisogna far quadrato e ripartire, nulla è precluso.
    Anche noi tifosi non lamentiamoci e viviamola con entusiasmo, per Parma è un gran campionato

    • 1 Aprile 2014 in 11:16
      Permalink

      E’ un classico pesce d’aprile. Pero’ per sicurezza chiederemo a donadoni se lo convoca:) molto bravi quegli spiritosoni

I commenti sono chiusi.

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