MA E’ PIU’ MADE IN ITALY IL PARMA DI GHIRARDI O IL SASSUOLO DI SQUINZI?

image(gmajo) – Martedì 4 marzo 2014, parlando con i giornalisti a margine del “Master Internazionale in strategia e pianificazione degli eventi e degli impianti sportivi” il presidente del Parma FC Tommaso Ghirardi (che assieme al collega del Verona Maurizio Setti aveva parlato dei loro due “modelli di successo”) si era vantato poiché la sua era “la squadra italiana con più italiani in rosa”. In realtà, quello stesso giorno, il sito ufficiale del club  fcparma.com aveva pubblicato una statistica che riconosceva il primato al Sassuolo, seguito dai nostri al secondo posto: “Solo il Sassuolo, nella massima serie, può contare su una concentrazione azzurra maggiore con 25 giocatori su 33 nati o cresciuti in Italia. Dietro al Parma (tra i 27 atleti facenti parte imagedella prima squadra, solo 8 sono da considerare stranieri al 100%), c’è l’Atalanta con 17 italiani su un totale di 27”. Stamani, mercoledì 19 marzo 2014, la Gazzetta dello Sport ha pubblicato, in proposito, una intervista al proprietario della squadra modenese, nonché presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che auspica: “Più italiani in campo per il bene della Nazionale”. Il patron della franchigia ha aggiunto: “Diverse volte noi con 11 nostrani contro 11 stranieri”. Due settimane fa, nella nota già richiamata, fcparma,com aveva sottolineato come la domenica precedente a Reggio Emilia “al fischio d’inizio mister Donadoni è scattato con 9 italiani su 11: Mirante, Cassani, Lucarelli, Paletta, Molinaro, Parolo, Marchionni, Cassano e Amauri”. Scorrendo questi nomi si può evidentemente notare come il Parma consideri italiani anche gli oriundi come Paletta ed Amauri, mentre la tabella, pubblicata dal quotidiano rosa (che non consideera l’intero organico, ma chi è effettivamente sceso in campo), è stata stilata con crismi diversi, come spiegato dall’autore dell’intervista a Squinzi Matteo Brega: “I numeri dicono che finora in A il 55,8% dei calciatori (314) è nato fuori dall’Italia e solo il 44,2% (249) entro i confini. È bene precisarlo che i casi come quello di Paletta vengono considerati stranieri, perché altrimenti dovrebbero essere presi in considerazione gli altri al contrario, come Acquafresca, nato a Torino e in possesso anche del passaporto polacco”. In quest’ottica particolare il Parma non figura come seconda squadra più “nazionalista”, alle spalle dei cugini neroverdi, ma addirittura 12°, con una percentuale di italiani pari al 44,4%, che è poi poco più della media nazionale (44,2). Il rapporto scaturisce tenendo presente il numero dei calciatori totali impiegati (nel caso del Parma 27) e gli italiani (12). foto 4 (3)Quindi, senza considerare gli oriundi, i doppi passaporti, etc, il Parma è preceduto da ben undici squadre, il già citato Sassuolo, e a seguire: Atalanta, Genoa, Sampdoria, Juventus, Livorno, Torino, Milan, Chievo, Cagliari e Verona. Più “straniere”, invece, Bologna, Roma, Catana, Udinese, Lazio, Napoli, Fiorentina e – facendo onore al proprio nome completo “Internazionale”, l’Inter. «Andrebbero riviste le regole per sostenere il vivaio italiano – questo l’appello di Squinzi attraverso la GdS –. Lo dico da proprietario di una squadra di A che quest’anno diverse volte ha giocato con una formazione completamente italiana contro una completamente composta da elementi stranieri. E non starei a puntualizzare su comunitari o extracomunitari». La visione del Parma, che a proposito dei calciatori considera, giustamente, per italiani anche i nuovi italiani, dovrebbe, a mio modo di vedere, essere però allargata anche alla tifoseria. Ribadisco quanto avevo scritto lunedì in conclusione di Opinione: “Lancio una provocazione (ma io lo suggerii direttamente sette anni fa, quando ancora lavoravo per il club): il Parma faccia qualcosa per coinvolgere anche i “nuovi parmigiani”, cioè gli ex extracomunitari trapiantati nella nostra città. Mi raccontava il figlio di un tifoso, al mio fianco sul pullmino del Parma Club Collecchio, mentre andavamo a Milano, che nella sua classe gli italiani sono appena il 30%, e solo appena in 3 su 27 tifano crociato, mentre tutti gli altri suoi compagni per le storiche grandi. Nella lenta erosione dello “zoccolo duro” conta anche il dettaglio che il numero dei parmigiani autoctoni sia calato rispetto a quello di 20 anni fa. e per certi versi il fenomeno è analogo a quello del calo dei lettori della Gazzetta di Parma. Va bene la nostra parmigianità, ma sarebbe bene accorgerci che non siamo più soli: se la GdP non dedica rubriche e spazi alle nuove comunità estere sono problemi suoi (un mio vecchio sogno era quello di aprire una radio per gli immigrati), ma, da Grillo Parlante, non posso che suggerire una maggiore apertura della società di calcio anche agli stranieri che ormai da anni vivono in questa città, coinvolgendoli in iniziative speciali”.

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 pensieri riguardo “MA E’ PIU’ MADE IN ITALY IL PARMA DI GHIRARDI O IL SASSUOLO DI SQUINZI?

  • 19 Marzo 2014 in 20:00
    Permalink

    Squinzi prendera’ il milan,ed il sassuolo tornera’ da dove e’ venuto

  • 19 Marzo 2014 in 20:23
    Permalink

    E se prendesse la regia e la facesse tornare in A ?

I commenti sono chiusi.

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