IL COLUMNIST / IN MORTE DI VUJADIN BOSKOV

Luca Russo (www.ilcolumnist.net) Si scrive Vojvodina, ma si può leggere tolleranza. È una regione accogliente, quella (oltretutto inquadrata come provincia autonoma, pari pari al Kosovo) situata a nord della Serbia e che ha come capitale la splendida Novi Sad. Ospita diverse etnie e per questo motivo riconosce non una, ma ben cinque lingue ufficiali: l’ungherese, il ruteno, lo slovacco e il rumeno, oltre al serbo. È una terra aperta, senza barriere, senza pregiudizi, questa. Quasi a voler fare un dispetto a quei governi che da queste parti poco più di venti anni or sono hanno combinato di tutto e di più pur di "normalizzare" i confini, le cartine geografiche e i rapporti tra le persone. È una terra di poche parole, la Vojvodina. Ma diretta e senza alcun pelo sulla boskovlingua. È qui, a Begeč, che nel lontano 1931 è nato Vujadin Boskov, morto ieri all’età di 82 anni. ‘Vuja’ non poteva essere che uno di loro. Uno della Vojvodina, appunto. Tollerante, ma con garbo, decisione ed entro certi limiti. Simpatico, quando le circostanze (o dovrei dire gli arbitri?) lo rendevano possibile. E sincero. Troppo per piacere a tutti e troppo per non piacere a nessuno. Non le mandava mai a dire, il caro "Vuja”. Eppure riusciva a conquistarsi le coccole e la stima di chiunque seguisse le sorti del nostro campionato. Sapeva sdrammatizzare anche dopo la più bruciante delle sconfitte e rendere respirabile e meno rarefatta l’aria fin troppo pesante e viziata del nostro campionato. Di uno come lui ci sarebbe un gran bisogno oggi, visto che tutti, dai calciatori ai dirigenti, passando per i tifosi, si boskov morte giornale serboprendono troppo sul serio. È così che voglio ricordare l’ex allenatore, tra le altre, di Real Madrid e Sampdoria. Sarebbe troppo semplice e parecchio riduttivo farlo ricorrendo ad una delle sue celeberrime frasi. Certo, qui da noi è diventato famoso soprattutto per via di quelle battute, mai volgari e sempre recitate nel rispetto degli avversari e della terna arbitrale. Ma “Vuja” è stato anche altro. Molto altro. Ha vinto una Liga col Real Madrid e una Serie A condita da una Coppa delle Coppe quando era al timone della Sampdoria. Oltre a numerose altre cosucce in termini di coppe nazionali e medaglie olimpiche. Vi pare poco per ricordarlo solo come quello che disse "rigore è quando arbitra fischia"? Ciao ‘Vuja’, ti ho voluto bene. Anche da "lontano" e senza averti mai conosciuto. Ci mancherai, tanto. Luca Russo (www.ilcolumnist.net)

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One thought on “IL COLUMNIST / IN MORTE DI VUJADIN BOSKOV

  • 28 Aprile 2014 in 17:03
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    Grande uomo!!! Ciao Vujadin.

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