L’OPINIONE DI MAJO DOPO CAGLIARI-PARMA 1-0: “L’ERRORE CHE PUO’ COSTARE L’EUROPA NON E’ STATO LO SCATTO D’IRA DI FELIPE, MA IL SOLITO VIZIO DI REGALARE UN TEMPO AGLI AVVERSARI”

majo girato(gmajo) – La classifica non mente e se oggi, a tre giornate dalla fine, dopo l’inopinata sconfitta di ieri a Cagliari, il Parma si ritrova nono, ex aequo con il Milan, nelle retrovie del gruppo che aspira all’Europa, significa che merita di essere lì e quella stagione straordinaria, meravigliosa, da non dimenticare, per la quale ringraziare comunque la società e la squadra – come recitano, genuflessi, i tifosi osservanti e come predicano gli aedi – va razionalmente riletta alla luce non già solo della serie aurea delle 17 partite da invitti, ma appunto anche dell’ultimo andamento lento (5 punti nelle ultime 8 gare, 9 includendo il recupero con la Roma) che sta vanificando quanto di buono fatto prima. Mi rendo conto che questo mio ragionamento si basa sui meri risultati, più che sulle prestazioni, ma non è che quando arrivi in Questura (leggi la Uefa) ti concedono il passaporto (leggi la qualificazione Europa League) in base alla cifra mostrata sul campo o, del fatto che hai dimostrato di saper giocare alla pari o mettere imagesotto chiunque. Anche perché quest’ultimo cavallo di battaglia, speso ancora una volta ieri dall’Ad Leonardi ("Non è compromesso nulla, siamo fiduciosi perché anche oggi abbiamo messo sotto il nostro avversario pur in 10 contro 11. Il migliore in campo è stato il loro portiere ed è un dato che fa capire come sia stato il Parma a fare la partita”), inizia a lasciare un po’ il tempo che trova, perché se anche fai la partita, se anche concludi più dell’avversario, se anche raccogli il plauso per l’atteggiamento propositivo, ma non segni, alla fine resti con un pugno di mosche in mano. E poi, diciamocelo chiaramente: il Parma avrà anche dimostrato di non essere inferiore all’Inter, come orgogliosamente dichiarato da Donadoni anche alla viglia della sfida con il Cagliari (quando, anziché pensare alle sparate di Mazzarri avrebbe fatto meglio a starsene sul pezzo sulla partita che sarebbe seguita, giacché i suoi scolari avrebbero rimesso in mostra quella serie di limiti, peraltro non del tutto cancellati neppure durante la magnifica cavalcata, come, ad esempio, la pessima abitudine di giocare solo un tempo o una porzione di gara, di mettersi a giocare dopo aver preso uno schiaffone, il non affrontare le avversarie mediopiccole con la stessa concentrazione feroce delle grandi…), ma ha anche dilapidato punti preziosi con avversari abbondantemente alla propria portata, capaci, questi, sul campo – proprio come il Parma con le meglio attrezzate – di giocare alla pari o di essere superiori (nel risultato, se non nel gioco). Ecco perché, ieri sera a caldo, dopo aver letto le dichiarazioni di Leonardi, che parlava apertamente della possibilità di fare nove punti nelle ultime tre gare, mi sono permesso di chiosare, “anche zero”, considerato, appunto, l’ultimo imagetrend. Del resto lo stesso Emanuele Dotto, radiocronista di Cagliari-Parma per  Tutto il Calcio Minuto per Minuto, intervistato telefonicamente ieri da stadiotardini.it, ha osservato: “La vedo abbastanza grigia, perché se tu fai zero punti in due partite, poi è difficile che tu ne possa fare nove nelle restanti tre… Io non ho mai creduto ai calcoli di squadre che non hanno mai vinto e che hanno quattro giornate davanti e dicono 3 x 4 = 12, facciamo 12 punti nelle ultime quattro giornate e ci salviamo… Non ci credo…”. Il Parma, insomma, è andato a complicarsi maledettamente la vita, passando dal ruolo di lepre, interpretato per lunghi mesi, a quello di cacciatore, peraltro con il fucile con le polveri bagnate. Dettaglio, quest’ultimo, assai preoccupante, nonostante le possibilità di andare in Europa ci siano tuttora: possibilità che passano, inevitabilmente, dallo scontro diretto con il Torino, che ieri ha scavalcato i crociati (e il Milan), così come il Verona e la Lazio (in vantaggio sui nostri portacolori anche negli imagescontri diretti). Non a caso la società sta cercando di mobilitare la tifoseria per l’ultimo match ball (purché i nostri non ci tirino brutti scherzi con la Samp che ieri non si è impietosita del Chievo, battendolo in rimonta, pur non avendo più nulla da chiedere a questo campionato, e dunque onorandolo,,,) riaprendo la possibilità di tesserarsi – o con la classic o con la away – conditio sine qua non per poter andare in trasferta. Un dispaccio del club, infatti, informa che: “sabato 3 maggio sarà l’ultimo giorno per poter sottoscrivere la Tessera del tifoso YBlu  e la Tessera Fidelity Parma 100 (in programma sabato 10 maggio a Torino c’è l’ultima trasferta della stagione). Gli uffici della biglietteria dello stadio Tardini saranno aperti dalle 16.30 alle 19.30. Dopo questa data l’emissione delle Tessere sarà sospesa fino a nuova comunicazione”. Secondo quanto scritto dalla “tifosa delusa” Amelia Lombardi allo sportello reclami di stadiotardini.it la sottoscrizione delle Tessere del Tifoso era stata sospesa già prima di Parma-Inter, allorquando, proprio in arrivo da Torino dove abita, si era sentita dire dal personale di biglietteria che la possibilità era terminata in occasione di Parma-Napoli. Il  Delegato alla Sicurezza Stefano Perrone avrebbe poi motivato, durante una intervista che ci ha concesso, il disservizio con alcune problematiche tecniche del sistema Lottomatica (un classico…) e comunque con la riduzione delle richieste di tesseramento, dal momento che ormai, su piazza, si era raggiunto il livello di saturazione. Dopo la grande moda prima della sfida col Sassuolo di Reggio Emilia, infatti, solo pochi singoli si erano rivolti al club per l’emissione istantanea della fidelity card. A questo punto non so, concretamente, quanti nuovi adepti si raccoglieranno il 3 maggio e soprattutto in quanti decideranno, la settimana successiva, di accompagnare i nostri eroi all’ultima partita dell’anno stagionale. A proposito di comunicati: all’ora di pranzo l’ufficio stampa del club ha informato le redazioni del rinvio della conferenza stampa del presidente Ghirardi su nuove strategie di business, prevista per domani pomeriggio, martedì, conferenza che era stata preannunciata ieri, domenica, in tarda serata. La motivazione addotta sono “impegni di lavoro del imagepresidente”: impegni che la domenica sera non erano in agenda e sono spuntati il lunedì mattina? Insomma: viene da pensare che la confusione regni sovrana… Non penso, tuttavia, che l’annullamento dell’impegno dipenda dal risultato di ieri, giacché allorquando era stato fissato l’appuntamento il Parma era, comunque, già stato sconfitto dal Cagliari (ULTIMA ORA: Dopo la pubblicazione di questo pezzo abbiamo appreso dal sito ufficiale fcparma.com che la conferenza di Ghirardi è stata ripristinata, una volta risolti gli impegni di lavoro. No comment…).  

In sede di analisi della inattesa battuta d’arresto al Sant’Elia, c’è chi ha definito quello di Felipe “un suicidio che compromette una stagione”. Considerazione che mi pare, invero, esagerata, giacché non è quello sconsiderato scatto d’ira da solo a compromettere una stagione, compromessa, piuttosto, da un insieme di errori, individuali e collettivi, che durano da tempo, e che si sono ultimamente manifestati con una certa continuità, e che c’erano, sia pure latenti, anche durante il periodo di risultati positivi benedetti da Eupalla. Insomma: non si faccia di Felipe un capro espiatorio. Prima di lui, nella gara in Sardegna, un errore capitale lo aveva commesso Lucarelli con quel braccio alzato su DeBiasi-Dessena costato il calcio di rigore. Mi viene da sorridere quando qualcuno parla di ingenuità, se l’ingenuità è commessa da chi ha 37 primavere alle spalle… Eppure non si potrà certo far salire sul banco degli imputati il capitano, dopo una stagione, la sua sì, straordinaria (quando nello scorso calciomercato lo si voleva rottamare, così come era stato rottamato Morrone, ceduto al Latina)! Così come non si può certo imputare al solo Paletta, fattosi espellere impunemente con l’Inter, ogni tipo di colpa, pur avendo condizionato negativamente non solo quella gara, ma anche quella successiva… Se debbo dirla tutta, io non ho mai visto – risultati a parte – una così notevole differenza tra il Parma Imbattibile che viaggiava a ritmo da Champions League e l’attuale modesto Parma che ha una velocità da retrocessione (pur essendo i dati analitici della gara di ieri, come illumina Settore Crociato, nettamente a favore), poiché, come spiegavo anche prima, tutta la serie di limiti atavici già ricordati si notavano anche prima. Se fino a qualche settimana fa il cammino del Parma sembrava più regolare rispetto a quello di Torino e Verona, il fatto di esser stati scavalcati, a tre giornate dal termine, da queste due formazioni, già ribattezzate “sorprese” prima che la “sorpresa” fosse il Parma, sembra dimostrare il contrario: diciamo che, purtroppo, si è concretizzata quella da me paventata e temuta “crisi di risultati” inevitabile per tutti, grandi incluse, nell’arco di una lunga corsa a tappe. A suo tempo, quando parlavo di cammino quasi soprannaturale dei nostri eroi (anche al lume delle prestazioni espresse, giacché io tutto ‘sto dominio non è che lo abbia mai notato, ricordandomi, piuttosto, dell’infinito numero di partite giocate a metà, o solo dopo il ceffone altrui), osservavo come mi spaventasse il fatto che fosse iniziato troppo presto questo sprint, quando ancora lo striscione “arrivo” era lontano. Il sorpasso del corridore in fuga da parte del gruppo proprio in vista del traguardo, denota che questi aveva o iniziato troppo presto la propria rincorsa, o comunque che non aveva ben dosato le proprie energie, in rapporto, logicamente, alle forze altrui. Se il giudizio si dovesse trarre oggi, con il Parma nono, farei assai fatica a definire straordinaria la presente stagione, giacché davanti ci sono squadre, al di là della Lazio del contestatissimo Lotito, come il Verona, neopromossa, o Torino, che hanno investito meno di Ghirardi per la torta del Centenario con ciliegina Cassano. E non sarebbe una consolazione essere a braccetto del Milan disastrato (o davanti se vogliamo fare i pignoli con gli scontri diretti) giacché di fatto sarebbe stato migliorato di pochissimo il decimo posto di un anno fa (quando davanti, al nono, avevamo l’Inter). Spesse volte, in questa stagione, ho pensato che il “valore in meno” fosse Donadoni, soprattutto per la gestione delle partite, con cambi spesso tardivi o con letture meno coraggiose ed intriganti rispetto a quelle delle stagioni precedenti: non posso affermarlo, nel caso specifico per la partita di Cagliari, giacché, dopo la malefatta di Felipe, ha provveduto subito ad inserire Amauri per Palladino, cambiando  immediatamente, senza sprecare tempo prezioso. Viceversa, però, sia pure col senno di poi si potrebbe obiettare che la formazione iniziale avrebbe potuto esser diversa: certo, è comodo dire adesso che l’Amauri volitivo (ma ancora altamente impreciso) di ieri poteva esser preferibile allo spento Palladino, più avvezzo a giocare col fioretto che non con la clava (come direbbe Dotto), rispetto all’oriundo. Con il “senno di prima”, però, il tecnico avrebbe dovuto considerare che, ultimamente, al di là degli errori in difesa costati molto cari, era soprattutto la fase d’attacco a latitare, con la tremenda fatica a concretizzare in gol il lavoro svolto. E’ chiaro che in questa stagione il cosiddetto attacco leggero con Cassano centravanti tattico si è fatto preferire rispetto a quello classico con Amauri “vero nueve”: però, al lume degli ultimi riscontri non più così positivi, qualcosa di diverso, con coraggio, avrebbe potuto esser proposto dal tecnico, che dà sempre la sensazione di esser un po’ troppo bergamascamente innamorato delle sue convinzioni. Spesso ci siamo riempiti la bocca con la parola “programmazione”, uso la prima persona plurale giacché io stesso l’ho colpevolmente fatto, ma onestà vuole che si riconosca che ci sia stato anche un certo che di improvvisazione o casualità, con cambi in corsa rispetto all’idea iniziale: il Parma 2013-2014, ad esempio, era stato costruito, in estate, per il 3 5 2, poi, però, visto che andava decisamente meglio il 4 3 3 si è virato (dopo ben dodici giornate…) su quest’ultimo vestito tattico. Nel 3 5 2 la coppia avrebbe dovuto essere Cassano-Amauri, ma nel 4 3 3, come dal sottoscritto indicato fin da tempi non sospetti, il dualismo, per la posizione di centravanti, avrebbe riguardato proprio FantAntonio e l’italo-brasiliano, con quest’ultimo poi spesso dirottato alla panchina (così che il famoso spogliarello estorto dal Saltimbanco a Francesca Goni – che stasera torna a Calcio & Calcio, alle 21, su Teleducato – resterà lettera morta, giacché difficilmente “Ama” raggiungerà la “doppia cifra”). Del resto o l’uno o l’altro dei due sulle fasce non sarebbe certo il massimo per le rispettive caratteristiche e anche per gli equilibri di squadra. La distorsione alla caviglia (con interessamento dei legamenti) patita da Schelotto nei pochi minuti in campo con l’Inter, aveva un po’ obbligato le scelte del tecnico per Cagliari, comunque più propenso all’attacco leggero che non a quello pesante. E tener fuori Cassano per Amauri sarebbe stato un po’ da pazzi… Poi il miracolato ed esemplare  Schelotto lo stesso è stato impiegato da Donadoni nell’iperoffensivo schieramento che avrebbe messo alle corde il Cagliari, che pure aveva l’uomo in più: il nostro Mister,  quello di stadiotardini.it, ha elogiato il grande cuore di quel secondo tempo tutto attacco (ma più con la forza della disperazione, che con la consapevolezza e l’equilibrio dei forti davvero) dei crociati, ma a mio modo di vedere, così facendo, non ha del tutto evidenziato uno degli errori capitali dei nostri, cioè quello di sciupare un tempo, giocando solo mezza partita. Quando Eupalla ti sorride puoi anche permetterti di farlo, e magari la sfanghi pure con un pareggio immeritato se non addirittura con i tre punti (come successo nella serie aurea), ma nei momenti di vacche magre, quando la Dea fa la capricciosa e ti volta le spalle, come adesso, le partite le devi giocare interamente fino in fondo. Dando tutto. Mettendoci il cuore (possibilmente con la mente) sempre, non solo dopo gli sberloni. E’ questo l’errore collettivo che può costare l’Europa. Più ancora del suicidio di Felipe

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

15 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO CAGLIARI-PARMA 1-0: “L’ERRORE CHE PUO’ COSTARE L’EUROPA NON E’ STATO LO SCATTO D’IRA DI FELIPE, MA IL SOLITO VIZIO DI REGALARE UN TEMPO AGLI AVVERSARI”

  • 28 Aprile 2014 in 15:15
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    Sono d’accordo con lei sul fatto che regaliamo un tempo, ultimamente non riusciamo ad ammazzare mai la partita cn queste squadre (bologna cagliari) ma riusciamo sempre a dargli fiducia e la cosa che più dispiace è che la squadra fisicamente c’è ancora se no non corri di più in 10 contro 11… cmq io ci credo ancora nelle’europa, sarebbe veramente un peccato aver battuto quasi tutti i record e poi non avere niente a fine stagione…ciao giacomo da brescia!

  • 28 Aprile 2014 in 15:17
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    Mettici pure il calo degli uomini migliori, tra assenze e prestazioni scarse parolo cassano paletta e lucarelli sono la controfigura di un mese fa, mentre, ad esempio, toni e immobile continuano a far gol.. D’altronde dopo il mercato di gennaio eravamo quasi tutti d’accordo nel dire europa difficile ma non impossibile precisando, in modo altrettanto univoco, che sarebbe stato improbabile arrivare al traguardo senza cali dopo un rincorsa del genere.
    Con la samp ultimo match ball? La classifica dice che sono finiti, bisogna pensare a reinvertire la tendenza e sperare che sbaglino gli altri, ma senza vittoria inutile far calcoli.
    L’unica cosa su cui non sono d’accordo è sul mister, che complessivamente credo stia facendo un buon lavoro, considerato anche chi allena

  • 28 Aprile 2014 in 16:10
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    Alcuni pensieri:
    1.suamo in serie A e l’importante e’ mantenere la categoria. Il Parma al momento non ha la solidita’ economica per voli pindarici
    2. E’ lampante che la societa’ nell’anno del centenario ha forzato la mano cercando di fare un campionato di alto livello; a gennaio peri’ per chiari problemi economici ha dovuto alleggerire la rosa e questo si e’ naturalmente ricerberato a fine stagione con ricambi contati
    3. Donadoni ci ha messo del suo ignorando Amauri e non considerando che i nostri attaccanti hanno le polveri bagnate. Il Torino ha Immobile, il Verona Toni; noi senza i goal di Parolo dove saremmo??? Senza bomber si fa fatica e se si esclude costantemente l’unico vero attaccante inrosa, buono o balordo che sia, non si va molto lontano
    4. Infine Cassano: sicuramente un campione che costringe pero’ la squadra a giocare in un modo troppo particolare per supportarlo
    Un po’ brucia perdere l’europa a questo punto ma accontentiamoci della serie A
    Al momento e’ un bene prezioso

  • 28 Aprile 2014 in 18:22
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    Tutte esatte le considerazioni fino a questo punto.
    Mi viene da aggiungere un paio di cose:
    1) ieri mancava Marchionni e con un Gargano in condizioni precarie perché non provare Mauri. Tutti ne elogiano le doti ma non gioca mai. Ci vuole più coraggio con i giovani.
    2) l’Europa è ormai andata. È un peccato ma è così ed è solo colpa nostra. Si deve iniziare a pensare alla prossima stagione. Da chi ripartire? Io direi da Mirante, Molinaro, Acquha, Mauri, Cerri. Tutti gli altri sono cedibile per fare cassa e rifondare.

    • 28 Aprile 2014 in 19:36
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      Gentile Davide,

      sono d’accordo che ci vorrebbe maggiore coraggio con i giovani, del resto se si era pensato, dopo il mercato di gennaio, che come vice-regista bastava José Mauri e si poteva tranquillamente lasciar partire in anticipo Valdes, mancando Marchionni, in effetti, si poteva pensare di buttare nella mischia il minorenne italo-argentino. Però, obiettivamente, pensare che Mauri possa esser preferito a Gargano (per il quale, come noto, non stravedo, poiché il suo rendimento è stato inferiore a quanto speso dal club per il suo prestito oneroso) in una partita determinante per il futuro europeo del Parma credo che fosse fuori luogo. Oppure, diciamo, che quel coraggio lì non lo avrei avuto nemmeno io.
      Di Mauri, poi, si dice un gran bene, ed in effetti il ragazzino ha sempre messo in mostra, anche a livello di prima squadra, una certa personalità: però su due volte che è entrato due volte si è beccato subito il cartellino giallo… Diciamo che la sua veemenza giovanile va un po’ placata…
      Allora, giovane per giovane, perché accontentare Palmieri e prestargli per la sfida della Primavera contro il Torino (che sarebbe stata decisiva per il passaggio ai play off dei Bocia, che però dopo il pareggio 1-1 con i capoclasse sono tagliati fuori dai giochi) il buon Cerri, che magari potrebbe avere le polveri meno bagnate rispetto Amauri e Cassano? Però, dico la verità, non so se avrei avuto il coraggio anch’io di presentarmi a Cagliari con il Golden Boy al centro del tridente con Cassano e Amauri in panca…

      Sul fatto che l’Europa, ormai, sia andata, direi di aspettare, prima di fasciarci la testa, il verdetto degli ultimi 270′: come dice Galliani arrivati a questo punto è inutile azzardare pronostici, con cinque squadre separate da un solo punto e diversi scontri diretti da giocare… E’ lecito essere inalberati, quello sì, perché con una mezza prestazione (io ho negli occhi il primo tempo regalato agli avversari e sinceramente me ne impipo del secondo tempo tutto cuore, ma solo dopo lo schiaffone, che tanto è piaciuto al nostro Mister, quello di stadiotardini.it, dico) si è persa la possibilità di essere padroni del proprio destino, così come era a lungo stato fino a ieri. Però si tratta di continuare a crederci, perché nulla è impossibile. Poi, se non ci andremo, sono d’accordo che sarà principalmente colpa nostra, perché è stato dilapidato un vantaggio enorme. Ma, come spiegavo anche nell’articolo, era probabilmente innaturale il cammino da invitti nelle famose 17 giornate, in cui tutto era filato per il verso giusto: adesso si sta un po’ pagando il fio… Però se il campionato avesse chiuso ieri, direi che la classifica non rispecchierebbe una posizione da “stagione straordinaria”.
      Insomma: per pensare al futuro c’è ancora tempo. Stiamo tutti quanti sul pezzo e guardiamo come va a finire. Alla prossima stagione ci penseremo dopo. Anche perché – e anche questo, soprattutto in tv, l’ho detto in tempi non sospetti – solo in base al piazzamento finale si potrà decidere il da farsi: le strade sono due e diametralmente opposte; in caso di Europa League si dovrebbe confermare in blocco il gruppo che l’ha conquistata (a parte le esigenze di bilancio con conseguente sacrifico di qualcuno dei pezzi migliori, ma da rimpiazzarsi con qualcun altro altrettanto affidabile e di garanzia); in caso, viceversa, di mancato raggiungimento dell’obiettivo una totale rifondazione, anche con il cambio di allenatore, in quanto per la partenza di un nuovo progetto serve un allenatore che non abbia la mira, dopo un anno, di andare in una grande, lasciandolo incompiuto o dovendo ripartire da capo. Escluderei di confermare l’attuale gruppo, senza aver raggiunto l’Europa, perché avrebbe già dato il massimo e non potrebbe migliorarsi, anche considerata l’elevata età media della squadra. In tal caso, dunque, dei cinque nomi da lei elencati escluderei i primi due: a parte che Mirante potrebbe avere un ottimo mercato, e quindi potrebbe essere un ulteriore entrata importante. Acquah, Mauri e Cerri dovrebbero essere la base dalla quale ripartire.
      Cordialmente
      Gmajo

  • 28 Aprile 2014 in 18:39
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    ma quale “vizio” di regalare un tempo agli avversari Majo,questa si chiama “patologia congenita dei mediocri” o meglio sindrome da avversario di turno, na brutta malattia che ti prendi giocando a football contro squadre di professionisti di pari grado, a volte vinci a volte pareggi a volte perdi e la frequenza dei risultati negativi e’ direttamente proporzionale alla tua capacita’ tecnico agonistica che metti in campo.

    • 28 Aprile 2014 in 18:50
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      Posso essere d’accordo sula carenza di “capacità tecnico agonistica” messa in campo, però questa sindrome di regalare mezza partita o più agli avversari – di cui quest’anno c’è un’ampia casistica – non riguarda solo i match contro le medio-piccole, ma anche contro le grandi. La differenza, però, è che contro queste ultime, avendo più appeal, ci mettevano più spesso, rispetto ai match con Cagliari, Chievo, Bologna, Catania etc. una “concentrazione feroce”.

      Ma di questa stagione, io, più di quella capacità di mettere sotto tutti (inclusa la Roma ad inizio campionato, ma sempre per un tempo) mi ricordo la quantità enorme, industriale, di sfide giocate solo parzialmente e non per la intera durata del match.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 28 Aprile 2014 in 19:12
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    ma esistono anche gli avversari cribbio ! non mi si uniformi alla pletora di bla bla bla che non guardano gli avversari,come se giocassero le partitelle in famiglia del giovedi’,NO ai luoghi comuni moderni 🙂

  • 28 Aprile 2014 in 19:18
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    mi arrogo il diritto di poter dire che avevo segnalato il problema del regalare sempre un tempo agli avversari e preoccupanti cali di tensione….ANCHE QUANDO SI VINCEVA DURANTE IL FILOTTO DELLE 17 PARTITE UTILI CONSECUTIVE,….si è sottovalutato troppo quest aspetto ..è chiaro che quando persegui un obiettivo ambizioso come la qualificazione all e.l…sono aspetti da limare il più possibile questi …peccato perchè la squadra ha ancora birra altrimenti non si riuscirebbe a “fare la partita” per 2 partite di seguito in 10 per tutto il secondo tempo..quoto il pensiero di alfredo su tutti gli aspetti tattici che ha elencato ..hai una punta di ruolo la fai giocare ….devi.insistere la puoi alternare va bene ma non con la frequenza con cui ha fatto con amauri….e anche su cassano sono daccordo con lui..a questo punto della stagione contavo di vederlo anche un pò più leader …

    • 28 Aprile 2014 in 19:48
      Permalink

      Sul discorso della punta diventa difficile dare torto a Donadoni, il quale, giustamente, si è fidato di chi, in attacco, gli offriva maggiori garanzie ed equilibrio di squadra. In questo finale Cassano, come ha scritto Alfredo, non ha inciso parecchio, però lo ha fatto, in modo determinante, per gran parte della stagione. Il dilemma era come gestire attacco leggero e attacco pesante: però che il dualismo avrebbe finito per essere tra Cassano ed Amauri il sottoscritto lo aveva indovinato da tempo. E proprio in considerazione di questo aveva fatto male Sansone a chiedere di andare via, poiché il più naturale dei tridenti leggeri era quello che prevedeva da sinistra a destra, lui, Cassano e Biabiany. Poi è arrivato Schelotto che lo stesso ha supplito, così come qualche volta Palladino. Onestamente non so se, fossi stato in Donadoni, avrei tenuto fuori Cassano per mettere Amauri… Però non avrei messo Amauri e Cassano insieme in un tridente. Piuttosto nel 3 5 2. Ma se si gioca col 4 3 3…
      Il fatto di buttare via un tempo è una pecca che indico da inizio stagione e mi fa piacere che anche Filippo sia d’accordo con me…
      Cordialmente
      Gmajo

  • 28 Aprile 2014 in 19:27
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    Adesso non facciamo i disfattisti, vinciamo le prossime tre partite e arriviamo settimi. Un ottimo risultato che accontenta tutti. L’ho letto nelle sfere di cristallo, il destino è già scritto.

  • 28 Aprile 2014 in 19:37
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    vincere le prossime tre partite ed arrivare settimi ? mi sa che le sfere di cristallo mi girerebbero parecchio

  • 28 Aprile 2014 in 20:39
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    Mi da l’idea che con le sfere hai preso una sola

  • 29 Aprile 2014 in 09:15
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    Ha ragione il direttore ma diciamo che anche donadoni ci ha messo del suo non riesce a motivare i suoi giocatori molte volte sbaglia i cambi non riesce a leggere le partite.
    Se poi ci aggiungiamo i tifosi organizzati che dicono che anche se non si arriva in europa è comunque un successo io non condivido assolutamente questa analisi.
    Bisognava crederci di più e impegnarsi anche con le squadre medio piccole.
    Comunque stiamo sempre vicini alla squadra.

    Sempre forza parma

  • 29 Aprile 2014 in 12:01
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    vincerne 3 sarà dura..certo proviamoci ma…per me ne vinceremo solo 2 …..non critico la squadra e società ma…..così a naso percepisco che qualcosa non è girato per il verso giusto nello spogliatoio come gestione tecnica delle risorse umane,e si è forse peccato di presunzione e non si è abbastanza maturi per stare sotto i riflettori mediatici……siamo crollati nel momento in cui tutti si sono accorti di noi….non credo sia un caso ,non saprei a chi dare colpe specifiche di ciò e forse non è neanche il caso di scavare troppo per capirlo …però io ci avevo fatto la bocca e ci credevo a fondo ormai…..peccato bella stagione senz altro a tratti anche esaltante ,ma doveva e poteva finire meglio come …..era un occasione imperdibile l anno prossimo tra giocatori da vendere per incassare con conseguente indebolimento della rosa che sarà anche da svecchiare , e le squadre che ora ci sono dietro che si rinforzeranno l europa sarà un utopia

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