QUALCOSA DA DIRCI, di Luca Savarese: “IL MIO SORRISO DI BOSKOV E L’IRONIA ANTIRAZZISTA DI DANI ALVES”

image(Luca Savarese) – Senza voler nulla togliere alla bella disamina su Vujadin Boskov, redatta dal nostro uomo dell’est  Luca Russo, mi piace, in punta di piedi e con il cuore commosso come solo certi addii sanno commuovere, affidare a questo spazio il mio ricordo del labbro di Novi Sad. Prima di scoprire il gemellaggio tra il Parma e la Samp, io scorsi sulla mia pelle un frammento di confidenza con il bravo e simpatico allenatore, quando allenava la Roma. Correva l’anno 1992 – 1993, la Roma non era ancora quell’odierno rullo compressore con Rudi Garcia e nemmeno quel ballo del ritorno al tricolore, che fu più avanti la Roma di Capello; era una Roma normale, che cercava di far bene, di fare quel che riusciva in anni in cui in Italia bisognava inchinarsi alla lex del Milan. Se i rossoneri stavano vivendo il canto del cigno di Marco Van Basten, i giallorossi, ascoltavano la musica di un bomber argentino che aveva trafitto gli italiani nel cuore del loro mondiale, nell’atto più sentito, la semifinale contro l’Argentina di Italia 90. Il suo nome era Claudio, il cognome Caniggia, con quei capelli biondi di chi calcola gli istanti come lucernari sempre possibili di una nuova rivoluzione. Il mio tour domenicale ad un famoso hotel di Milano, l’hotel Brun, che ospitava alcune squadre che se la sarebbero poi vista la domenica pomeriggio contro il Milan o l’Inter, mi portava, assieme all’instancabile papà, ad andare a sorseggiare emozioni e respirarne umori. Si partiva, al termine della messa delle 9.30. In macchina io e mio padre come due inviati dello stupore delle cose calcistiche, silenziosi segugi dei passi del pallone della massima serie, ci recavamo presso quell’hotel in zona San Siro. Un taccuino sul quale annotavo le mie sensazioni e che consegnavo, una volta entrati, alla cartografia degli autografi, era la mia arma dentro quel luogo, dove stazionavano per caricarsi e per provare a fermare rossoneri o nerazzurri, alcune tra le compagini italiane degli anni novanta. Vidi Marchegiani quando difendeva la porta del Toro, posai con Mancio fiero araldo sampdoriano, indugiai con i nostri Scala, Couto, Zola, in un’estasi più che ascetica, scambiai due parole con il viola Carobbi e vidi lo stile anticonformista di Aldo Agroppi. Quello che però tra tutti mi toccò di più, fu il modus vivendi di Vujadin Boskov. Giostrava fuori dall’albergo, stava camminando su un grosso tappeto, che collegava l’ingresso all’entrata, in quell’ambiente lussuoso. “Vujadin mi potresti fare un autografo?” Gli chiesi. “Si, dammi penna”. Mi rispose. Aveva un fare molto semplice, mi mise subito a mio agio. Mi guardò un attimo, il suo sguardo era tutto un sorriso, si vedeva che non aveva alcun tipo di quel nervosismo che sembra essere il prolungamento di alcuni allenatori del calcio di oggi. “Io e te facciamo bella coppietta”.  Il suo sorriso s’intensificò e divenne una risata, fragorosa e sincera. Quella frase fu un autentico passaporto di umanità ed ancora adesso la serbo in me come un ricordo ed un monito: Boskov per me era quel sorriso, che mi ha sempre ammonito, come sono belli gli allenatori che sanno anche trovare il modo di ridere, che tra mille schemi ed infinite lavagne, trovano l’occasione per lasciarsi andare ad una sana risata. Chissà quante, da non molte ore, ne starà facendo ora nel Cielo, dove non si ha più il tempo per essere di ghiaccio. Il sorriso di Boskov se dovessi metterlo in campo lo piazzerei in una formazione dove metterei anche l’ironia di Dani Alves, che appena gli buttano una banana, mica se ne va, mica getta la palla via, mica insulta, ma la prende e se la mangia. Socrate usava molto la tecnica dell’ironia, che significa poi nascondimento; con quel gesto, l’istrionico giocatore brasiliano del Barcellona, ha nascosto una grassa e macilenta ignoranza che ancora si permette di vivere di dualismi razziali, di considerare quelli che non hanno una pelle bianca alla stregua di animali. L’odio chiama l’odio, l’ironia è spiazzante e fa riflettere con la virtù della leggerezza, propulsore inaspettato che magari interrompe una brutta ed impetuosa catena di male. Ecco perché serbo il sorriso di Boskov, ecco perché stringo la mano alla trovata di Dani Alves. Abbasso l’esercito dei musilunghi. La vita è breve, vale la pena ogni tanto, trovare un modo alternativo per non scoppiare di rabbia, ma far scoppiare una risata. Luca Savarese

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

One thought on “QUALCOSA DA DIRCI, di Luca Savarese: “IL MIO SORRISO DI BOSKOV E L’IRONIA ANTIRAZZISTA DI DANI ALVES”

  • 30 Aprile 2014 in 12:37
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    Bell’articolo. Lode a Boskov ed al gesto di Alves.

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