CARMINA PARMA / BEATA SIMULTANEITA’ E UNO STADIO DESIDERANTE… SEI VOLTE GRAZIE!

DSC00674 (Luca Savarese) – Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie: sei volte come il sesto posto acciuffato dentro una girandola, anzi una giostra gigante che nemmeno a Gardaland hanno ancora inventato, in un Tardini gremito e caldo come nemmeno uno stadio ai tempi delle notti magiche di Italia 90. La paura fa novanta, paura vissuta, ma che non è riuscita a vincerci in una serata a perdifiato o perdivoce, dove si è giocata una partita in due campi, quasi si volesse far l’occhiolino alla nostra rubrica Un uomo in due maglie. Si giocava a Parma, ma si era mente e cuore a Firenze: il Tardini ed il Franchi come gli ultimi due nunzi degli ultimi messaggi del campionato. Prima c’era da fare il nostro dovere, cioè battere il Livorno, cosa che sulle prime battute, complice anche un pizzico di amor proprio che i labronici ci tenevano ad esprimere al loro ultimo gettone (per quest’anno) nella massima serie, ci risultava non semplicissimo. Infatti Biabiany, Cassano e Schelotto non riuscivano più di tanto a sfondare le condannate, ma convinte schiere livornesi. Il tabellone del Tardini, però, mai come oggi ha subito più visualizzazioni che in tutti i precedenti agoni. Ecco la partita sdoppiarsi e dividersi, aprirsi in due storie e ricompattarsi in un’unica filigrana: quel sesto posto fondamentale per andare in Europa. Quasi come Firenze e Parma per una notte, per l’ultima notte dei giochi, fossero diventate un’unica grande piazza con un’ampia terrazza dalla quale provare a vedere l’ampiezza di certi sogni. Segna l’ex Peppe Rossi, osannato come se dal Ducato, non fosse mai andato via. Segna la Fiorentina, ora si deve segnare e sognare. Ma, per sognare in modo ampio, devi avere uno che sia alto ed abbia una visuale più ampia. Il Parma, ad un certo punto, per mettere l’acceleratore della partita sul pedale dei sogni, ha avuto bisogno dell’ascensore da grattacieli statunitensi di Carvalho De Amauri, che dopo essere entrato in campo con straordinaria ferocia, dopo aver cercato il gol liberatorio con una bella girata all’indietro terminata poco sopra la traversa, è salito, novello dipinto raffigurante una nuova ascensione, nel suo leggiadro e potente volo ha incontrato il pallone, che ha in un batter di ciglia, inchiodato nella rete di Anania. Parma uno, Livorno zero, e la sofferenza inizia ad aver paura e lo sforzo che si doveva fare è stato quasi fatto. Il Livorno toglie una spina forse mai messa, i ragazzi in campo sentono salire l’adrenalina nei loro corpi più che le guardie svizzere l’arrivo del Papa, e giù un ulteriore sigillo, come per mettere in chiaro chi, la partita della voglia, davvero voglia portarsela a casa tra il Milan, anch’egli in quel momento avanti col Sassuolo, il Torino sotto di un gol con la Fiorentina ed il Verona vittima dell’impero del gol del Napoli. Ama questa volta è un coltello che taglia il burro la mattina prima di spalmarlo sulle fette biscottate, dopo il volo ecco l’appoggio sotto rete: 2 a 0. Al Tardini la partita è finita anzitempo, ora tutti sono dentro le radioline e gli aggiornamenti on-line, che parlano di un pareggio del Toro, poi di un gol di Cuadrado comunicano i radioascoltatori, anzi no Rebic dicono i più precisi, che fanno salire i decibel di viale Partigiani d’Italia; si respira l’aria di Firenze e quasi s’immagina cosa sta accadendo, silenzi ed attimi lunghi e brevissimi di calcio immaginato, si vuole tutti insieme, tribuna Petitot, Curva Nord, distinti, curva sud, che il Toro non batta la viola. Pareggio torinese. C’è puzza di bruciacchiato. La paura è una ola muta e serpeggiante quando infatti arriva la nuova del pari del Toro. Il silenzio orante e desiderante di tutto l’Ennio che si stringe e spera, si unisce e pensa in viola, è il giocatore in più della Viola, e quando arriva l’info più terribile, rigore per il Torino, ecco che insieme ogni tifoso è un guanto che si aggiunge a Rosati e simo tutti lì ad obnubilare la vista a Cerci, a confonderne la ragione ad imbrogliargli la mira, ecco il potere della forza di desiderare tutti la stessa cosa. Non so se l’Europa l’abbiamo meritata più noi, di certo, l’abbiamo desiderata con più intensità. Prima gli artefici sul campo, capitanati dal puntero Amauri, che senza dir bè entra e segna, decide e consegna la sfida ad altri artefici, quelli del tifo, di uno sfrenato e bellissimo desiderio di qualificazione europea. L’urlo liberatorio che si sprigiona e straripa dopo che si diffonde come ola di balsamo l’ultimo ragguaglio radiofonico o interattivo, che cioè Cerci non l’ha messa, è un tappeto di si ed abbracci che rendono l’Ennio un gioiellino roboante di gioia. Un bimbo davanti a me in tribuna Petitot, guardando la Curva Nord, ha detto: sembrano due leoni che vanno su e giù. Due leoni che vanno su e giù sono stati i nostri cuori, sulle spine, sull’attenti, ma alla fine vincenti. Al fotofinish succede così: passa chi più lo ama davvero. Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie. Voglio riempire mail e cartelle word tutte di soli grazie! Luca Savarese

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.