C’E’ ANCHE IL CITTI CESARE PRANDELLI TRA I FRIENDS DI PIOVANI. ZAGNOLI: “SANDRONE MI RICORDA GIANNI MINA’…”

(Vanni Zagnoli) – Sono diventato un fan, caro Gabriele, di Piovani and friends. Do sempre un’occhiata, in genere dal vivo, altrimenti aspetto con spasimo l’arrivo del video nell’archivio di Tvparma e a questo proposito, anche per BarSport, sollecito sempre il regista Walter Perotti e i suoi collaboratori. Non tanto per me, ma per gli spettatori, chi è lontano, impegnato o altro. E allora ho apprezzato le scelte di Sandro, fra parmigiani, parmensi e nazionali. Mi hanno colpito le ospitate di Malesani e Silvio Baldini, di Simone Barone e altri che neanche ricordo, perché so che non è facile convincerli, sono molte le volte che mi hanno respinto anziché concedermi l’intervista o anche solo rispondermi al telefono.

Stasera, però, Sandro si è superato perché aveva Prandelli. Ero in macchina, ho la tv in macchina, da molti anni, mi sono ovviamente fermato per seguire l’intervento del ct, purtroppo ho attaccato che era tardi, ho visto solo la fine, ovvero quando ricordava lo straordinario feeling fra la città e il suo Parma: “Noi dopo un Inter-Parma di dieci anni fa che ci costò la qualificazione alla Champions, abbiamo ricevuto un applauso continuo. Eravamo negli spogliatoi, ci hanno richiamato, erano 4500 tifosi in trasferta a Milano, che si sentivano appagati per la stagione e avevano capito che quella squadra aveva dato tutto. In questa settimana in cui tutti dicono la loro su cosa possiamo correggere del nostro calcio, penso che queste situazioni vissute dovrebbero essere di riferimento per tante tifoserie. Il calcio dovrebbe essere vissuto in questo modo. Il Parma Calcio e soprattutto i tifosi del Parma hanno dato a tutti una lezione di grande civiltà in quella partita. L’esperienza parmigiana mi ha segnato molto per quanto riguarda la formazione? Sì, probabilmente si formano delle situazioni irripetibili, particolari, si crea una chimica strana, ma soprattutto la base è di grande civiltà, si parte sempre da lì: quando c’è il rispetto dei ruoli, del lavoro, quando si ha la capacità di dire: ‘Ok, ho fatto tutto quello che posso fare’, allora hai la possibilità di vivere la tua vita in maniera serena. Quell’esperienza è stata molto formativa”. Piovani parla di lacrime, sue, al rientro in studio: sono d’accordo. Il ct saluta così: “Un saluto ai grandi amici che ho lì”. C’erano il motivatore Cola, il team manager Sandro Melli e Lorenzo Minotti, ma il punto è un altro. E’ il modo di fare tv e giornalismo di Sandro che mi affascina, ovvero il suo essere proprio amico di tanti, se non di tutti, ma in senso buono. E allora è così che acquisisce queste esclusive, ne ho avute tante anch’io – per esempio il presidente Cairo per la Gazzetta di Parma -, ma appunto è il suo personaggio, il suo modo di porsi a essere vincente e ottenere riscontri e popolarità, meritati.

Ero ragazzino e guardavo i programmi sportivi delle tv nazionali, ricordo a un Processo del Lunedì Gianni Melidoni, allora de Il Tempo (di Roma, collaboro dal ’94, assieme a mia moglie, Silvia Gilioli) dare del lacchè a Gianni Minà. Insomma del leccapiedi, in campo giornalistico noi diamo altri termini. Ricordo una sera, sempre al Processo, Alberto Caprotti, mio interlocutore ad Avvenire da 21 anni, assieme e dopo a Giuliano Orlando (Rocky Giuliano sulla Gazzetta dello Sport, per il pugilato) eccepire sul taglio delle interviste di Minà a Maradona: “Non lo stai aiutando”, diceva.  E Minà, poi direttore di Tuttosport, replicò: “Caprotti, auguro a te di avere la mia carriera”. Ecco, Sandro mi ricorda Minà, per la sua confidenza per i primattori del panorama non solo locale. Credo sia un lusso per la Gazzetta di Parma, ma per la stessa Tv Parma, non è da tutti avere contatti così profondi con grandi personaggi, di ieri e di oggi.

La sua, il suo giornalismo, per me è una grande lezione. Non è necessaria la polemica a tutti i costi, la critica. E poi rammento una lunga chiacchierata fatta con Sandro un anno fa, al telefono. Non abbiamo tempo di farla allo stadio Tardini o in giro, neanche a Collecchio c’è mai stata occasione di conoscersi a fondo, invece spesso ha raccolto la mia frustrazione per la difficoltà a lavorare da freelance.

imageEbbene, di Sandro mi affascina la storia, sensazionale. Faceva un’altra professione sino vicino ai 40 anni, lui ha lavorato veramente, conosce la fatica che io ho assaporato solo per pochi mesi, perché già a 19 anni, finito il liceo Spallanzani, a Reggio Emilia, volevo fare il giornalista. Mi iscrissi all’università solo formalmente, facevo lavoretti ma non ero adatto: traslochi, cantina sociale dove conferivano il vino, fece per tre mesi il portalettere, naturalmente mentre dedicavo il resto della giornata alla scrittura, alla redazione reggiana di un quotidiano che poi mi cacciò. Ebbene, Sandro mi disse: “Il Parma per me è come un figlio. Ogni tanto il bastone, ma più spesso la carota”.  Preferisco di gran lunga il suo essere tifoso, anche in trasmissione, piuttosto che il coglionismo, la polemica a tutti i costi, il “a me gli occhi”. Poi, per carità, anche a me capita di volere attenzione a tutti i costi, ma dice bene un caro amico giornalista, oggi addetto stampa di una società importante. “Per tanti il calcio è un mezzo per portare attenzione su di sé”.

Piovani and friends è esattamente la trasmissione che vorrei fare io, a livello nazionale, regionale, delle varie province dove ho avuto contatti. Ma non credo che la farò mai. Serve una copertura economica e poi l’essere identificati con quella piazza e in questo senso, ovviamente, Sandro è il massimo.

Con l’occasione, auguro al Parma di tornare in Europa League dopo 8 anni, anche se mi farebbe altrettanto piacere ci andasse il Toro dopo 20 – a scapito dell’Inter, ma è quasi impossibile – o ancora il Verona dopo 26 o l’Atalanta dopo 23. Al Sassuolo e al Bologna di salvarsi insieme ma è difficile, al Modena e al Carpi di andare ai playoff, alla Reggiana di trovare un proprietario con i soldi di Squinzi. Al Cesena di salire in A, in alternativa al Modena. Per ora mi accontento del ritorno del Piacenza e della Spal e del Mantova in serie C, mi spiace che il Rimini abbia mancato il traguardo, l’amico Marco Osio, intervistato per la Tribù del Calcio, merita ogni fortuna. Come il Forlì e il Ravenna. Alla Pallacanestro Reggiana auguro di raggiungere la prima finale scudetto della sua storia. Speravo nella prima finale della pallamano Carpi, è sfuggita di poco. Sapete che io sono emiliano, sempre, a prescindere. Vanni Zagnoli

Stadio Tardini

Stadio Tardini

5 pensieri riguardo “C’E’ ANCHE IL CITTI CESARE PRANDELLI TRA I FRIENDS DI PIOVANI. ZAGNOLI: “SANDRONE MI RICORDA GIANNI MINA’…”

  • 10 Maggio 2014 in 10:04
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    Piovani mi è molto simpatico, la trasmissione è piacevole, ma caro Zagnoli, è facile essere amico di tutti quando non si fanno mai critiche. A me lo stile Fabio Fazio non entusiasma.

  • 10 Maggio 2014 in 10:50
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    Se io fossi uno sportivo, concederei interviste anche e soprattutto a chi mi critica…dagli amici ad ogni costo mi tengo alla larga molto volentieri (e in modo particolare se questi amici ad ogni costo esercitano la professione di giornalista)…loro pugnalano, specie alle spalle, come pochi altri.

    • 10 Maggio 2014 in 11:31
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      Uno sportivo (e soprattutto l’ufficio stampa di una società sportiva) è liberissimo di concedere interviste (o di concedere il benestare) a chi meglio crede: tuttavia è singolare che stamani abbiano interviste personalizzate le due Gazzetta più diffuse o più lette sul territorio. Dio: meglio questo che i prodotti pre-confezionati che quotidianamente vengono incellophanati, ma sarebbe decisamente meglio, secondo me, che anche i calciatori, come l’allenatore, fossero protagonisti di conferenze stampa con la libertà di tutti i giornalisti di porre domande. Inclusi i giornalisti considerati (a vanvera) scomodi o comunque sgraditi.
      Già nei passati campionati mi era capitato di sottolineare la schifezza delle conferenze ad hoc solo per qualcuno, il vizio non è mutato (anche nella presente stagione è successo più volte che a Collecchio casualmente si ritrovassero sempre gli stessi, senza uno straccio di invito agli altri) ma magari si è perfezionato… Poi che un presidente di una società di calcio (che oggi compie 39 anni) partecipi ad una nota fiera cittadina e casualmente parli sempre e solo con i soliti noti, mentre gli altri non vengono neppure avvertiti (poi, magari, mi racconteranno che gli altri erano giù a Cibus per i cavoli loro e che non sono stati chiamati da nessuno…), è altrettanto deplorevole. Anzi di più. Il Parma Calcio è una simil-istituzione e il rapporto con gli organi di informazione dovrebbe essere paritario. Anzi: con un pizzico di furbizia si tratterebbe di attrarre la simpatia dei più scomodi, ogni tanto, ché cercando di essere disponibili, forse, si potrebbe tentare di renderli un po’ meno acuminati…
      Cordialmente
      Gmajo

  • 10 Maggio 2014 in 10:53
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    Concordo con lamaglia, il mio superiore. “Non è necessaria (…) la critica”. Grande lezione di giornalismo

  • 10 Maggio 2014 in 15:29
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    Ecco, Fabio Fazio è un altro mio mito. Ricordo un titolo di Panorama. “Che colpa ne ho se sono così buono?”.
    Chi ha pubblicato, Gabriele, la Gazzetta dello Sport e di Parma? Parma la vedrò, ma dello sport non l’ho. Scusa, grazie, ciao

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