“UBI MAJO” – TU COME LI VEDI? IL MAJOMETRO DEI CROCIATI PRIMA DI TORINO-PARMA

(Luca Savarese) – Oggi è un giorno importantissimo, forse il più importante della recente storia crociata. Infatti tra poche ore ci sarà Torino-Parma, l’attesissimo spareggio per provare ad entrare nell’Europa League della prossima stagione. Allora ci colleghiamo subito con il nostro stimato direttore Gabriele Majo, per capirne di più, per respirarne sin d’ora l’aria.

Venerdì ha preso il via la novantasettesima edizione del Giro d’Italia. Direttore, il tuo rapporto con il ciclismo, tu che nel Ducato giri spesso con le due ruote?

“Sì, nel Ducato io giro spesso con le due ruote (l’ultima volta che ho intervistato il delegato alla sicurezza Stefano Perrone mi ero spinto, causa manutenzione della vecchia Tipo, mi ero avventurato in bici, attraverso strade secondarie come la Mulattiera, fino a Collecchio, pur non essendo il mio ronzino a due ruote particolarmente idoneo per certe imprese…) ma come gli Irlandesi, dove la corsa rosa ha preso l’avvio quest’anno, non vesto da ciclista abitualmente, né cavalco bici da corsa. Da giornalista, poi, pur non essendo un esperto specifico della disciplina, mi è capitato di seguire alcune corse, specie per Radio Capital, che si fidò di me, una volta, spedendomi, ad esempio, fino ad Ancona per una tappa del Giro d’Italia (avevano uno strano senso della geografia, perché a loro modo di vedere il capoluogo di regione delle Marche era assai vicino al Ducato, anche se forse, se ci riflettevano bene, magari è più vicino alla sede centrale di Roma dell’emittente): ricordo che in quella occasione cercai di ‘rubare’ quante più info possibili al collega di Radio Rai Antonello Orlando (da alcuni anni dirottato in tv) decisamente più esperto di me nel ramo. Non so come, però, sono riuscito a produrmi perfino nella diretta dell’arrivo senza cannare un corridore e mettendoci lo stesso pathos e lo stesso ritmo che nel calcio mi hanno spesso aiutato a sopperire alle carenze tecniche. Ricordo anche che in quella stessa data c’era una importante gara di calcio al Dorico, culminata con la promozione dell’Empoli in serie A, ma il capo servizio non volle saperne di fare una inversione di ruolo tra me e il collega Carlo Vaccari, il quale si produsse, poi, nella topica, di spacciare il calciatore Daniele Baldini per l’allenatore, il funambolico Silvio, nelle interviste post gara. E la cosa divertente era che il capitano aveva speso dei peana per il suo tecnico…Ovviamente ebbi modo di seguire la corsa rosa anche sul nostro territorio: ad esempio ai tempi di Radio Pilotta Eco Radio avevamo il ripetitore sul campanile della chiesa di San Giovanni e da quella invidiabile posizione cercammo di commentare in un qualche modo il passaggio dei corridori in città. Ricordo ancora l’elicottero che garantiva le riprese per la tv di stato che ci ronzava al fianco… Il 21 maggio il Giro passerà da Collecchio (come in questi giorni stiamo reclamizzando con il banner del comitato di tappa posizionato al fianco della testata e in calce a questo articolo): la stagione del Parma, allora, sarà terminata, ma sarebbe bello se ci fosse un incontro informale tra qualche corridore e i calciatori o dirigenti crociati, visto che la sede del Parma, con il Direzionale di cui Ghirardi e Leonardi vanno giustamente orgogliosi si trova proprio nel comune pedemontano da cui partiranno i 249 km verso Savona”.

E mentre la corsa rosa prende il via, quella del campionato giunge al termine. Assegnato lo scudetto alla Juve, nella (conte)ntezza bianconera per il terzo tricolore consecutivo, stile Miguel Indurain (anche se lo spagnolo vinceva più tour che giri), per l’Europa e per la salvezza, si disputano invece i kilometri decisivi. Il Parma, a quale ciclista potrebbe assomigliare?

“Avrei speso volentieri proprio Indurain, ma, giacché lo hai utilizzato per gli Juventini, vado ancora più indietro nel tempo e pesco un altro passista-scalatore-discesista, come lui, il francese Jacques Anquetil. Ma tu non eri ancora nato, non puoi ricordare…”

Veniamo al Toro. Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Questo uno degli undici del Grande Torino. Doveroso ricordarli dopo che domenica 4 maggio, mentre noi stavamo celebrando il gemellaggio con la Samp, loro ricordavano il sessantacinquesimo anniversario da quella sciagura aerea, unico avversario in grado di sconfiggere quello squadrone. Non eri ancora nato, ma i tuoi familiari ti raccontarono qualcosa, quando eri piccolo, di quella formazione da sogno?

“Solo sommariamente, giacché non erano molto appassionati di pallone…”

Rimanendo a quegli eroi granata, una notte di recente, rivedevo uno speciale su Rai Sport del 1999, a cinquanta anni dal disastro di Superga: mi colpì il racconto che riguardava Ossola, che non scendeva in campo se non si metteva quasi un intero barattolino di brillantina in testa.  Oggi non c’è più la brillantina, è un altro Torino, quello era mitico e inconfrontabile con qualsiasi altro Toro, ma comunque questo è brillante, dove la voglia e le capacità stanno spingendo i granata al di là dei più rosei traguardi. Un nome che ti ha impressionato della squadra di Ventura, al di là dei pluri-gettonati Cerci ed Immobile?

“Visto che non posso citare il capocannoniere della serie A, e l’altro ipotetico azzurro, non posso che buttarmi sull’ex crociato Bovo…”

Un nome magari non in vetrina, ma di grande sostanza per i crociati è sicuramente Afriyie Acquah, uno di quelli che già anche quando fu mandato all’Hoffenheim, avevi detto espressamente di considerarlo molto importante, vero?

“Sì: anche nella passata stagione Acquah era partito da comprimario, proprio come nella presente, salvo poi collezionare un discreto minutaggio prima di esser mandato in Germania, per via die buoni uffici col Palermo proprietario del suo cartellino che voleva monetizzare. Anche in questa annata, Acquah non era partito certo da titolare, salvo poi conquistare il posto, venendo preferito ad esempio a Gargano, e non solo quando questi ha avuto problemi fisici. Contro il Toro, però, per una questione di esperienza determinante in una sfida dentro fuori di questo tipo io punterei proprio sull’ex Napoli, andando un po’ in controtendenza rispetto alle mie preferenze abituali, avendo sempre considerato Gargano sostanzialmente un lusso inutile per questa formazione, nella quale avrebbero potuto ben figurare al suo posto i meno cari Acquah o Chibsah. Per il resto sono contento che abbia recuperato Mirante, non fidandomi proprio ciecamente di Bajza. Penso che la formazione non si discosterà molto da questo ipotetico 11, schierato con il 4 3 3: Mirante; Cassani, Paletta, Lucarelli, Molinaro; Gargano, Marchionni, Parolo; Schelotto, Cassano, Biabiany. Attenzione, però, perché se il livello della prestazione dei nostri portacolori sarà come quello offerto con la Sampdoria non penso proprio che potrà perfezionarsi l’impresa. Così come ieri, durante la conferenza stampa, sentendo l’aggettivo “feroce” abbinato da Donadoni alla determinazione da avere oggi, mi sono, per così dire, virtualmente toccato gli attributi, giacché l’ultima volta lo aveva utilizzato per la concentrazione alla vigilia della partita di Cagliari, che purtroppo tutti quanti sappiamo bene come andò a finire…” . Tra l’altro, anche in quella occasione si giocava conoscendo in anticipo il risultato del Milan e venne ai nostri eroi, per così dire,il braccino del tennista: pericolo incombente senza dubbio anche oggi, poiché, qualora i rossoneri dovessero pareggiare o perdere nel lunch match di Bergamo, potrebbe venire la tentazione pericolosa di accontentarsi, a propria volta di un pari, cosa da evitarsi come la peste. Sul possibile condizionamento da risultato dei rossoneri, durante il question time, il tecnico è stato interrogato da Sandrone Piovani, che ha ricevuto questa risposta: ‘Io, onestamente, adesso sono interessato a tutto, fuorché a questo: sono solo mirato su quello che è la nostra partita di domani (oggi per chi legge), che non ci deve far ragionare diversamente in funzione del risultato di altre squadre. Noi dobbiamo cercare di spendere e utilizzare tutte le energie che abbiamo per quello scopo: tutto il resto ne è una conseguenza’. Aggiungerei, già che ci sono, la trascrizione della risposta del ‘Dona’ alla seguente domanda di Pietro Razzini di Gazzetta.it: ‘Si va a Torino per vincere, ovviamente, ma viene presa in considerazione anche la possibilità che un risultato non di vittoria non precluda niente, in base anche a cosa faranno gli avversari?’. ‘Noi andiamo con l’intenzione di fare risultato, di vincere la gara: questo è quello che vogliamo fare, poi quello che verrà fuori dalla partita nei 90’ lo valuteremo, lo vedremo e soltanto alla fine si potrà dire, anche in funzione delle partite delle altre squadre cosa ci riserverà l’ultima partita, però per noi adesso è fondamentale solo andare a Torino e cercare di fare una gara intelligente, con grande determinazione, da fare il risultato’. Ripeto: vietato il segno X…”

Ieri sera si è consumato il canto del cigno di Javier Zanetti. Un pensiero per lui, per la sua carriera e, chi potrebbe essere lo Zanetti crociato? Lucarelli, Marchionni…?

“Un campione vero, fuori e dentro il campo, il numero 4 interista, che, non a caso, era stato insignito, lo scorso novembre, del premio Sport Civiltà al Teatro Regio, dai Veterani dello Sport. Io tralascerei paragoni con calciatori del Parma di oggi, e punterei su Lorenzo Minotti, stesso numero di maglia e stesso ceppo etnico, come dicevano a Mai dire gol, poiché si somigliano a tal punto che qualcuno vedendo in sala stampa il poster di Minotti mentre sollevava la Coppa di Wembley ha chiesto: ‘Ma chi è? Zanetti’. I due, altro dettaglio che conta, mi paiono entrambe persone di estremo rigore morale”. 

Grazie direttore. Buona partita, buon spareggio Uefa. Mas que un partido. Luca Savarese

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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