L’AVVOCATO MALVISI GELA LE CERTEZZE DI TORO.IT: “E’ POSSIBILE OTTENERE L’ANNULLAMENTO DELLE DECIZIONI DELL’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA IN MATERIA DI AMMISSIONE AI CAMPIONATI”

Paolo Malvisi (*)Corte Costituzionale 11/02/2011 n. 49, quanto alla possibilità di adire il, da parte del Parma FC, avverso la decisione di rigetto del ricorso depositato avanti l’Alta Corte di Giustizia, in data 29/05/2014. Al fine di porre in essere un’analisi della sentenza della Corte Costituzionale 11/02/2011, n. 49, imagerichiamata dal sito toro.it, in particolare allorquando verrebbe sottolineata l’impossibilità, da parte del Parma FC, di adire la giustizia amministrativa appunto in forza della decisone della Consulta, paiono opportune alcune considerazioni sul tema che, troppo superficialmente, gli amici del Torino hanno posto a baluardo del loro inaspettato ingresso nell’Europa League.

Intanto alcune necessarie considerazioni preliminari.

A definire il rapporto tra ordinamento statale e sportivo, in particolare dal punto di vista della giustizia sportiva, è intervenuta la Legge 17 ottobre 2003, n. 280, il cui scopo è appunto quello di disciplinare i delicati aspetti di ripartizione di competenza: in sostanza tale legge ha operato una codificazione dei principi generali sanciti da dottrina e giurisprudenza in materia di rapporti tra ordinamento sportivo ed ordinamento statale, riconoscendo l’autonomia del primo rispetto al secondo e delimitando i limiti di tale autonomia.

Ai sensi dell’art. 2, comma 1, Legge 280/2003 viene riservata in via esclusiva alla competenza dell’ordinamento sportivo, e quindi ai suoi organi di giustizia, la disciplina delle questioni aventi ad oggetto:

a) l’osservanza e l’applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell’ordinamento sportivo nazionale e delle sue articolazioni al fine di garantire il corretto svolgimento delle attività sportive;

b) i comportamenti rilevanti sul piano disciplinare e l’irrogazione ed applicazione delle relative sanzioni disciplinari sportive.

Il secondo comma dell’art. 2 afferma che “nelle materie di cui al comma 1, le società, le associazioni, gli affiliati ed i tesserati hanno l’onere di adire, secondo le previsioni degli statuti e regolamenti del Comitato olimpico nazionale italiano e delle Federazioni sportive di cui agli artt. 15 e 16 del d.lgs. 23 luglio 1999, n. 242, gli organi di giustizia dell’ordinamento sportivo”.

La competenza del giudice amministrativo assume, dunque, carattere residuale, ed attiene alle controversie di carattere amministrativo, riguardanti tutti gli atti e i comportamenti del CONI e delle Federazioni che incidano su diritti soggettivi o interessi legittimi dei destinatari (ad esempio atti che negano l’ammissione ad un campionato, provvedimenti di radiazione o revoca degli sportivi o delle società, ecc.), sui quali non c’è riserva in favore dei giudici sportivi.

In questo quadro normativo, un mese dopo la decisione della Corte costituzionale, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, nell’affermare l’autonomia del mezzo impugnatorio quale strumento idoneo a soddisfare la pretesa azionata, anche in caso di preclusione della tutela di annullamento, ha richiamato la sentenza della Consulta per ritenere superata «l’impostazione tradizionale che vedeva l’annullamento quale sanzione indefettibile a fronte del riscontro di un vizio di legittimità, dandosi vita ad un sistema delle tutele duttile, che consente un accertamento non costitutivo dell’illegittimità, a fini risarcitori».

La mancanza di un giudizio di annullamento sulle sanzioni disciplinari sportive desta non poche perplessità.

Pur essendo venuta meno la centralità della tutela di annullamento, ove siano percorribili altre e più appropriate forme di tutela, resta pur sempre vero che la conoscenza incidentale dell’illegittimità del provvedimento amministrativo ai soli fini risarcitori è subordinata all’impossibilità o, quantomeno, all’inutilità dell’annullamento.

A seguito di una sanzione disciplinare interdittiva di lunga durata è di immediata evidenza che l’annullamento della stessa non è affatto impossibile né inutile.

Riflettiamo, però, anche sulle sanzioni disciplinari, applicate ad esempio a seguito dell’accertamento di un illecito sportivo, che abbiano comportato una penalizzazione in classifica, con la conseguente retrocessione in un campionato inferiore.

Dal tenore della parte motiva della sentenza in commento, si evince che l’annullamento del provvedimento amministrativo è possibile quando la controversia abbia ad oggetto l’ammissione o l’affiliazione alle Federazioni di società, associazioni e di singoli tesserati nonché la possibilità, o meno, di essere ammessi a svolgere attività agonistiche disputando le gare ed i campionati organizzati dalle Federazioni facenti capo al Coni. Sorge spontaneo chiedersi quali provvedimenti rientrino in tale seconda categoria: dovrebbe trattarsi, come nella fattispecie riguardante il Parma FC, dei provvedimenti di non ammissione al campionato (nella fattispecie l’Europa League) per irregolarità amministrative e contabili (si pensi ad esempio alle innumerevoli controversie in tema di concessione delle licenze nazionali. Si vedano da ultimo: Alta Corte di Giustizia, nn. 17 e 18 del 1 agosto 2011 reperibili sul sito del CONI.).

Il giudice amministrativo potrebbe allora annullare, oltre alla revoca dell’affiliazione, anche i provvedimenti che abbiano disposto la mancata iscrizione ad un campionato per presunte irregolarità di gestione; così come nel caso di specie, il mancato rilascio al Parma FC della licenza UEFA per la partecipazione all’Europa League.

In quest’ultimo caso, come in quello in cui la mancata iscrizione dipenda da una sanzione disciplinare, viene in rilievo l’accesso all’attività sportiva che è strettamente correlato con lo sviluppo della personalità umana. In sostanza, non vi sarebbe alcuna differenza tra le due situazioni perché verrebbero sempre in rilievo fondamentali diritti di libertà e non meno significativi diritti connessi ai rapporti patrimoniali.

Proprio l’affermata identità degli interessi tutelati portava a ritenere preferibile l’opzione pubblicistica che, qualificando l’esercizio del potere disciplinare delle Federazioni come esercizio privato di pubbliche funzioni, avrebbe consentito al giudice amministrativo, quando possibile, di annullare le sanzioni ritenute illegittime.

Riassumendo, l’attuale assetto della giustizia sportiva dovrebbe essere il seguente: in caso di decisioni dell’Alta Corte di Giustizia in materia di affiliazione e di ammissione ai campionati, si pensi al gran numero di controversie in tema di concessione delle licenze nazionali, resta possibile ottenerne l’annullamento; per tutte le altre decisioni dell’Alta Corte, relative a sanzioni disciplinari, il giudice amministrativo potrà solo risarcire il danno in caso di lesione di un interesse legittimo o di un diritto soggettivo.

Per le decisioni del Tribunale Nazionale Arbitrale per lo sport la situazione è più intricata.

Se il giudice amministrativo dovesse continuare a qualificare le decisioni del Tribunale come provvedimenti amministrativi, la situazione è identica a quella appena descritta per le decisioni dell’Alta Corte.

In tal caso, sia le decisioni dell’Alta Corte che quelle del Tribunale, essendo diverse le competenze (alla prima vengono, infatti, riservate, le controversie sui diritti indisponibili), costituirebbero l’ultimo grado della giustizia sportiva.

Si ricorda però che, sia il mondo dello sport che parte della dottrina ritengono che, con la riforma degli organi della giustizia sportiva attuata nel 2008, le decisioni del Tribunale Nazionale Arbitrale per lo Sport debbano ritenersi veri e propri lodi arbitrali rituali, passibili di impugnazione ai sensi dell’art. 827 c.p.c.

Se così fosse resta aperto il problema dell’eventuale tutela risarcitoria e del giudice competente: l’impossibilità di chiedere la tutela risarcitoria in sede di giustizia sportiva comporta l’impossibilità per gli arbitri di decidere sulla relativa questione.

Essendo il Tribunale competente solo in materia di diritti disponibili e, visto l’articolo 12 c.p.a. ai sensi del quale «le controversie concernenti diritti soggettivi devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo possono essere risolte mediante arbitrato rituale di diritto», potrebbe continuare a sostenersi la giurisdizione del giudice amministrativo sull’eventuale risarcimento dei danni che possano essere derivati dalla sanzione.

Anche qualora il Tribunale decidesse una controversia avente ad oggetto interessi legittimi, pronunciando un lodo inesistente, l’eventuale domanda risarcitoria andrebbe presentata davanti al giudice amministrativo.

Se dalla natura arbitrale delle decisioni del Tribunale volesse argomentarsi la sussistenza di una giustizia privata specializzata alternativa a quella statale, dovrebbe trarsi come logica conseguenza la devoluzione delle eventuali controversie risarcitorie (che, secondo quanto affermato dalla Consulta, dovrebbero comunque trovare definizione davanti ad un giudice statale, non essendo possibile, nel sistema di giustizia sportiva, far valere alcuna pretesa risarcitoria) al giudice ordinario.

La giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, espressamente prevista dall’articolo 133, lett. z), c.p.a., contro gli atti del CONI e delle Federazioni deve comunque avere ad oggetto controversie concernenti l’esercizio o il mancato esercizio del potere amministrativo, riguardanti provvedimenti, atti, accordi o comportamenti riconducibili anche mediatamente all’esercizio di tale potere, posti in essere da Pubbliche Amministrazioni. La ricostruzione in termini privatistici della giustizia sportiva presumibilmente dovrebbe comportare, sul versante della tutela risarcitoria, il permanere della giurisdizione esclusiva sulle decisioni dell’Alta Corte e l’attribuzione alla giurisdizione del giudice ordinario dei lodi del Tribunale.

Come è evidente, pertanto, la sentenza della Corte Costituzionale 49/011, non ha contribuito a chiarire in via definitiva i confini tra autonomia sportiva e ordinamento generale, non essendo mai stata veramente definita la vera natura degli istituti di giustizia sportiva, sempre oscillante tra l’opzione pubblicistica e quella negoziale.

Ma ad ogni modo si ribadisce che, con l’interpretazione accolta dalla Consulta, si assiste ad un’ingiustificata limitazione delle possibilità di tutela, in contrasto con quanto dettato dall’articolo 113 Cost.: non essendo possibile affermare in via generale, come dimostrato dagli esempi sopra riportati, l’inutilità dell’annullamento. Se il giudice amministrativo dovesse continuare a qualificare, non solo le decisioni dell’Alta Corte di Giustizia ma anche quelle del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo sport, come provvedimenti amministrativi — al fine di radicare la giurisdizione esclusiva, ai sensi dell’articolo 3 del d.l. n. 220/2003 — l’impossibilità di annullare gli atti, attraverso i quali sono state irrogate le sanzioni, limiterebbe l’effettività e la pienezza della tutela giurisdizionale, garantita dall’articolo 113, comma 2, Cost., contro gli atti e i provvedimenti amministrativi. La Corte Costituzionale, come abbiamo già detto, ha ritenuto che la prospettata violazione, ad opera del giudice a quo, anche degli artt. 103 e 113 Cost. non ha determinato la formulazione di illegittimità costituzionali diverse da quelle formulate con riferimento all’art. 24 Cost. Una nuova questione di legittimità costituzionale, incentrata sull’articolo 113 della Cost., obbligherebbe la Corte a prendere posizione sulla riconducibilità o meno delle decisioni sportive ai provvedimenti amministrativi, chiarendo così se debba prevalere, come modello di riferimento nella gestione dello sport, l’opzione pubblicistica o quella negoziale. Paolo Malvisi (*)

(*) membro AIAS, Associazione Italiana Avvocati dello Sport

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

32 pensieri riguardo “L’AVVOCATO MALVISI GELA LE CERTEZZE DI TORO.IT: “E’ POSSIBILE OTTENERE L’ANNULLAMENTO DELLE DECIZIONI DELL’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA IN MATERIA DI AMMISSIONE AI CAMPIONATI”

  • 10 Giugno 2014 in 20:35
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    Non vorrei complicare la situazione, ma mi sembra che la Uefa nn riconosca le sentenze della giustizia ordinaria se nn solo quelle del Tas?
    per cortesia desidero esser smentito

  • 10 Giugno 2014 in 21:17
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    ok secondo me alla fine tirano la moneta…testa o croce?

  • 10 Giugno 2014 in 22:01
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    Di la verità che le questioni di diritto ti piacciono.. Da utente ti ringrazio per l ulteriore approfondimento.
    Anche qua siamo di fronte ad un campo minato, preferirei che qualcuno (tas o tar non importa) ci desse torto ma che perlomeno dichiarasse il ricorso ammissibile perché la parte finale della sentenza dell alta corte (che credo abbia fatto ciò che doveva nell ambito delle proprie competenze) mi ha lasciato qualche dubbio. Stare a casa per quel cavolo di errore mi rode parecchio

  • 11 Giugno 2014 in 00:07
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    Alla fine verrà fuori che pagare l’IRPEF nei tempi previsti, è quasi una colpa…

  • 11 Giugno 2014 in 09:00
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    io nel manuale ho letto che l’uefa riconosce come ultimo verdetto quello dell’arta corte del coni, e in caso di controversie come ultimissimo quello del tas di losanna, giusto? quindi mi sembra che anche laddove si ricorresse al tar la decisione dell’uefa non cambierebbe, giusto?

  • 11 Giugno 2014 in 09:37
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    Gli azzeccagarbugli sono bravissimi a crearsi il lavoro. Quello che è possibile in linea di principio, non significa sia possibile nel nostro caso specifico. Se l’obbiettivo del Parma è quello di ottenere la licenza UEFA, già negata dall’Alta Corte, mi pare tutta una colossale perdita di tempo.

  • 11 Giugno 2014 in 11:40
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    certo che questa buffonata sta diventando sempre più imbarazzante (per il Parma): anzichè ammettere di aver, dindubbiamente TOPPATO, assumendosene le responsabilità e accettando le (3) sentenze sportive, Ghirardi & Co. insistono andando, addirittura, alla giustizia ordinaria (su quali basi, poi, non si capisce). Sono consapevoli o no che in questo modo si mettono deliberatemente fuori dal sistema? Secondo me lo sanno perfettamente, ma è chiaro che Ghiro deve far vedere che non lascia nulla di intentato, a costo di farsi bandire dal mondo del calcio al cui vertice lui stesso, palesemente, puntava, evidentemente per giustificare alla sua stessa famiglia (che poi alla fine è quella che ci mette il grano!) il suo errore.
    Poveri noi….

  • 11 Giugno 2014 in 12:11
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    Qui mi pare ( da assoluto profano della giurisprudenza, per lo meno sportiva) che non sia di nessuna importanza il fatto che l’UEFA riconosca o meno un eventuale giudizio del TAR, poiché chiamato eventualmente a sospendere l’efficacia di un giudizio già pronunciato dai citati organismi riconosciuti dalla UEFA. Non sarà espresso un giudizio di merito quanto forse più di merito eventualmente. Non si va al TAR a chiedere il rilascio della Licenza UEFA bensì si chiede di sospendere il mancato rilascio decretato dalle commissioni riconosciute, vedremo poi sulla base di che motivazioni…fermo restando che si tratta di un tribunale amministrativo!

  • 11 Giugno 2014 in 13:08
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    E ci aggiungo:
    Cosa è diventato il calcio, na giungla, cazo?

  • 11 Giugno 2014 in 13:10
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    @Alessandro, penso che tu sia assolutamente profano in merito…Dato che se la Uefa nn riconosce la giustizia ordinaria ciò che decide la giustizia sportiva per la Uefa è legge. I Tar ed il resto possono sospendere tutto ciò che desiderano ma nn certamente il giudizio che conta x l’Uefa è cioè la negazione della licenza al Parmafc.
    Non per niente i ricorsi sono “contorsioni” giuridiche da parte di avvocati che interpretano ciò è come vogliono.
    Ricordo, che anche nei 3 giudizi, i grandi “pool” di avvocati
    hanno toppato.
    Il Tar nn andrà oltre le sue “competenze” e cioè il danno patrimoniale…. Per il resto rimango in attesa di esser smentito( e lo auguro a tutti noi) sul fatto che la Uefa nn riconosca la giustizia ordinaria.

  • 11 Giugno 2014 in 15:53
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    Sig. Eugenio , tutte queste sue certezze, al punto da ritenere inequivocabilmente che io sia un profano, da cosa derivano? Non mi pare che l’avvocato Malvisi sia del suo avviso, e se permette mi fido più di lui….
    O forse non ho colto nelle sue certezze la sfumatura corretta?

  • 11 Giugno 2014 in 15:57
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    Insomma, affermare che un ricorso sia una contorsione giuridica da parte di avvocati azzeccagarbugli,beh, la trovo una forzatura.
    Il diritto al ricorso mi sembra sancito da più parti negli ordinamenti giuridici di molti paesi.

  • 11 Giugno 2014 in 16:06
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    …derivano dal suo modo superfluo di scrivere…
    …lei può tranquillamente “fidarsi” del legale, ma ciò che “detta” legge in giurisprudenza sono i “precedenti” e non le interpretazioni di tizio o Caio…è se non erro i precedenti dico altro oppure no?

  • 11 Giugno 2014 in 16:09
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    …volevo comunque sottolineare che il sottoscritto non si è permesso di offendere il legale come ha fatto lei chiamandolo “azz….. e questo la dice lunga su come legge e comprende i post….

  • 11 Giugno 2014 in 18:21
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    Faccio timidamente notare all’avvocato Malvisi che l’Europa League è organizzata da una federazione che non fa capo al CONI.

    • 11 Giugno 2014 in 20:37
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      Quello dell’avvocato Malvisi era un classico esempio di casistica, di giurisprudenza: ma l’aspetto da cogliersi non è tanto il distinguo che lei fa sul fatto che la Uefa non faccia capo al Coni, quanto la differenza tra “sanzione” e applicazione del manuale un merito alla “mancanza di requisiti”. Il Parma, come spesso cerco di ripetere, anche perché molta gente fa confusione, non è che sia stato punito e dunque sanzionato per aver violato qualcosa: semplicemente le varie commissioni hanno contestato la mancanza di un requisito richiesto ad una certa data, sicché la conseguenza poteva essere una sola, cioè la non assegnazione della Licenza. Che non è una punizione, ma appunto la conseguenza della mancanza di detto requisito. (Stesso motivo per cui non poteva essere irrogata una multa alternativa, dal momento che se lei partecipa a un concorso o a una gara di appalto, se ha i requisiti, appunto può concorrere, se non li ha no, ma non è che ci sia modo di pagare per passare lo stesso). Toro.it sostiene che il Parma non avrebbe speranze perché il Tar Lazio, secondo una interpretazione della sentenza numero 49 della Corte Costituzionale del 2011, può riconoscere un riconoscimento dei danni, ma non intervenire sugli effetti sportivi delle decisioni della magistratura sportiva. Ma appunto, nel caso in esame si parlava di “sanzioni”, mentre nel caso del Parma di sanzione non si tratta…
      Cordialmente
      Gmajo

  • 11 Giugno 2014 in 19:21
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    Caro Eugenio, e qui la chiudo perchè è evidente a tutti chi tra noi non legge e comprende i post:

    1-Non ritengo affatto di avere offeso alcun legale, tantomeno lo stimato avvocato Malvisi in quanto il mio commento si riferiva a quanto da lei scritto e che qui riporto “i ricorsi sono “contorsioni” giuridiche da parte di avvocati che interpretano ciò è come vogliono.” e per di più il termine Azzeccagarbugli aveva un’accezione tutt’altro che offensiva, non facendo altro che ironizzare sul commento da lei fatto.

    2- Cosa significa ” modo superfluo di scrivere”? Ho consultato i signori Devoto ed Oli, ma non hanno chiarito i miei dubbi.

    3- Sul fatto che nel sistema del diritto Italiano la giurisprudenza sia fatta dai precedenti, beh, nutro qualche dubbio! Forse lei si riferisce al Common Law?

    Saluti

    • 11 Giugno 2014 in 20:22
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      Alessandro ed Eugenio, non litigate, dai…

      Ciao

      Gmajo

  • 11 Giugno 2014 in 20:43
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    …recepisco il suggerimento di Gmajo…ma aggiungo…
    …vedremo chi avrà ragione…
    … un semplice tifoso o un luminare e il suo seguito.

    …se avrò torto chiederò scusa al contrario mi iscriverò
    a giurisprudenza tanto……………..

  • 11 Giugno 2014 in 21:28
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    Figurati, non ho proprio voglia di litigare con nessuno e meno che meno con il sig. Eugenio. Spero solo che abbia appena ascoltato l’intervento dell’Avvocato Malvisi a Calcio e Calcio su Teleducato.

    • 12 Giugno 2014 in 11:11
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      Niente di nuovo all’orizzonte…una semplice interpretazione, i giudizi e le relative sentenza sono già state espresse.

      …ripeto se l’Uefa nn riconosce altro che la giustizia sportiva possiamo tranquillamente suonarcela e cantacess da soli.

      • 12 Giugno 2014 in 11:13
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        La Uefa, per il proprio buon nome, potrebbe a propria volta non riconoscere per buono l’operato della FIGC che ha agito da “concessionaria” in suo nome e per conto. In particolare se il TAR Lazio dovesse riconoscere che il Manuale non è stato ben tradotto in confronto all’originale, beh, gli scenari potrebbero cambiare, eccome…

        • 12 Giugno 2014 in 13:09
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          Se si punta a cattive traduzioni, si casca male: ho letto esclusivamente l’originale, non ho idea di come sia stato tradotto, ma per prescrizioni ivi contenute sono abbastanza inequivocabili. Ossia, i requisiti delineati nell’originale non sono rispettati. A meno che non si voglia sostenere che la traduzione italiana facesse pensare che i tempi per regolarizzare i debiti fiscali fossero più larghi… Tutta la mia solidarietà ai tifosi del Parma, in ogni caso, pur essendo io tifoso del Toro (e proprio per questo) so cosa si provi a veder cancellato dalla burocrazia un risultato conseguito sul campo! E comunque, al posto vostro, sarei inferocito con la dirigenza, che negli ultimi sei anni ha ricevuto la licenza solo una volta, e quest’anno, quando a marzo ben sapeva che c’era la possibilità concreta di andare in EL, invece di mettere più attenzione per risolvere una situazione ben nota (visti i dinieghi degli anni scorsi) fa la sceneggiata di cadere dal pero dopo le sentenze emesse…

          • 12 Giugno 2014 in 13:16
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            Negli anni scorsi il Parma non aveva richiesto, per propria volontà, la Licenza Uefa: non le era stata negata dalle commissioni, appunto, semplicemente, non era stata presentata.
            Non è che il Parma punti sulla cattiva traduzione del manuale (che comunque potrebbe essere attaccabile), quanto sulla negazione del sacrosanto diritto di difesa rispetto alla contestazione degli inadempimenti fiscali.
            Poi, come chiosavo nel mio editoriale, è evidente che sarebbe stato decisamente meglio se il Parma si fosse attenuto a seguire le strade normali – come tutti gli altri partecipanti al concorso – anziché impelagarsi in questa situazione di cui è responsabile in prima persona, senza dover addossare ad altri (specie le istituzioni) le proprie colpe o (ir)responsabilità.
            Cordialmente
            Gmajo

          • 12 Giugno 2014 in 13:37
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            Buongiorno, mi permetto di sottolineare che la richiesta della licenza uefa è obbligatoria per tutte le squadre di serie A, facoltativa per quelle di B e può richiesta per via d’urgenza dalle squadre di Lega Pro che dovessero qualificarsi alle competizioni europee dalla coppa nazionale. Il Torino, per dire, ha ottenuto la licenza uefa anche in serie B, ma era ancora sotto l’egida del Lodo Petrucci quindi ogni euro sotto lo stretto controllo della Co.Vi.Soc.

  • 12 Giugno 2014 in 00:22
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    Secondo quanto riferito da Gazzetta.it, il Parma ha effettuato il ricorso al TAR del Lazio per richiedere la sospensiva della sentenza dell’Alta Corte del Coni, che di fatto gli riconsegnerebbe il diritto di giocare in Europa League. A difendere in udienza (la cui data non è ancora stata fissata) la società emiliana sarà un tris d’avvocati composto da Tedeschini, Rodella e Giammaria.

    • 12 Giugno 2014 in 00:36
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      Mi sembra che stadiotardini.it avesse riferito con 48 ore di anticipo, in esclusiva assoluta, i contenuti vitali del ricorso (la richiesta di sospensiva, che è poi la cosa che più dovrebbe interessare ai tifosi perché in ballo c’è la possibilità di tornare in Europa e non solo i danni). La GdP, stamani, ha riferito la data di discussione del ricorso (25 giugno), mentre la GdS ha svelato ora il tris di avvocati…

      Poi che ci siano dei siti copia-incolla che lo riprendano adesso perché lo ha scritto la GdS è un altro discorso…

      Cordialmente

      Gmajo

      • 12 Giugno 2014 in 10:04
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        Ho postato mezzo addormentato l’articolo perchè pensavo che gli altri lettori potessero ritenere degna di nota anche l’ulteriore indiscrezione.
        Sulla bontà del lavoro di questo quotidiano mi sono soffermato piu volte sia in riferimento alle notizie che agli approfondimenti. Da ultimo sul parere espresso dall’avv. Malvisi.
        I siti copia e incolla non si distinguono certamente per la qualità del lavoro svolto ma hanno comunque il pregio di riprendere notizie e commenti provenienti da ogni latitudine che possono essere essere ritenuti meritevoli di successivi approfondimenti

        • 12 Giugno 2014 in 10:15
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          Scusami se ero un po’ imbrusiato, Gabriele, ma appunto stanotte avevo in corso una discussione via sms con un collaboratore di un sito copia incolla proprio sul tema della natura del ricorso al Tar da noi preannunciato, ma da loro ignorato, nonostante la nostra segnalazione. Come rimarcato, stadiotardini.it, grazie ad una intuizione del sottoscritto, frutto del ragionamento sulle parole espresse da Leonardi, aveva per primo rivelato il discorso legato alla “sospensiva” con i benefici effetti che ne possono derivare. La frustrazione derivava dal fatto che, chissà mai perché, se scrive qualcosa il nostro sito non viene mai copia-incollato (neppure se, come in questo caso, l’argomento è ghiotto, e non si trattava di opinioni…) mentre se è la GdS allora in un nano secondo viene copia-incollato senza troppe remore… Visto che, anche per motivi scaramantici, oltre che per non fornire vantaggi agli avversari, la strategia di quest’ultimo ricorso non era stata spiegata volutamente da Leonardi nel suo intervento a Bar Sport, ma io ci ero arrivato facendo lavorare il cervello e non solo, mi è dispiaciuto che questo tipo di lavoro non fosse stato valorizzato. Tutto lì.
          Ciao

          gmajo

  • 12 Giugno 2014 in 10:44
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    Certo ti capisco e hai ragione. Che il lavoro, anche il più impegnativo e complesso, sia spesso avaro di soddisfazioni ne so qualcosa anche io. Ti segnalo comunque che in diverse occasioni le notizie e gli approfondimenti da te proposti sono stati ripresi (almeno nelle fonte che ho consultato io), cosi come quelli di angella. Stavolta non è accaduto ed è effettivamente ingiusto

    • 12 Giugno 2014 in 11:05
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      Un conto è riprendere Teleducato (di cui peraltro abitualmente riprendono rumors di mercato, peraltro tutt’altro che certi) un conto è riprendere lo “scomodo” stadiotardini.it, che appare assai di rado nelle copia-incollature.

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