venerdì, Luglio 19, 2024
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SU “IL TEMPO” L’ELOGIO DI PALETTA, ORGOGLIO OPERAIO

image(gmajo) – Come ho stigmatizzato la “difesa demagogica” di Pietro Leonardi di Gabriel Paletta, finito come era naturale che fosse, per essere un bersaglio della critica (ma non certo perché milita nel Parma, come sostiene il Plenipotenziario) dopo Italia-Inghilterra, colgo volentieri l’assist del nostro lettore Enzo, il quale mi ha segnalato un bell’articolo dedicato al nostro stopper dal quotidiano romano “Il Tempo”, a firma di Massimiliano Lenzi, dal titolo “Elogio di Paletta orgoglio operaio”. Basta che qualcuno poi non ci venga a dire che siccome Paletta è nel mirino della Lazio, allora il secondo giornale della Capitale ha già messo le mani avanti…

ELOGIO DI PALETTA, ORGOGLIO OPERAIO di Massimiliano Lenzi (da Il Tempo)

L’oriundo bersagliato dalle critiche dopo la gara con l’Inghilterra Ma la sua normalità, dai capelli radi alle umili origini, è già un miracolo

«Ho studiato l’inno, lo canterei. Non capisco perché a molti non piaccia, è un testo stupendo. Soprattutto il finale: siam pronti alla morte, l’Italia chiamò. Mette i brividi». Ancora non sapeva che avrebbe giocato in nazionale, al debutto mondiale per Brasile 2014, contro l’Inghilterra, eppure pochi mesi fa Gabriel Paletta, difensore oriundo argentino con pochi capelli ed una volontà di ferro, si sentiva già dei nostri. Perché Buenos Aires, dove è cresciuto, altro non è se non un pezzo di Italia in Sudamerica, perché le origini calabresi Gabriel se le porta nel sangue e perché il cuore conta, anche nel gioco del pallone.

Per questo dopo il diluvio di critiche sulla sua partita di domenica contro gli inglesi, i voti bassi dei quotidiani, le ironie sul web e sui social, tutti a giostrare con il cognome in battute facili e da spiaggia, noi diciamo a gran voce: W Paletta. Viva la sua faccia vera, che non smorfia davanti alle telecamere, un viso da gaucho italiano; viva la sua umanità, che si trova in piccoli gesti, come domenica quando, dopo il gol di Marchisio per l’1 a 0 ha buttato un po’ di acqua della sua bottiglietta sul mucchio di giocatori azzurri accatastati per festeggiare. Un’acqua santa nel caldo torrido di Manaus, dove l’Amazzonia circonda una metropoli. Viva Paletta anche nelle sue giocate infelici, perché un giocatore – cantava Francesco De Gregori, con cui molti commentatori sportivi si son riempiti la bocca per anni – «lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia». Lui che ha giocato a Parma, una città tornata al grande calcio dopo alcuni anni di crisi, lui che non è Cassano e neppure Balotelli e ricorda semmai i giocatori faticatori, quelli che quando smettono non si ricorda (quasi) nessuno, come Bruscolotti del Napoli, come Furino della Juventus ma che sono indispensabili. Lui che nel suo essere oriundo si porta addosso il meglio dell’Italia, un Popolo – come è scritto in cima al Palazzo della Civiltà all’Eur, a Roma – «di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori». Gente che se n’è andata via nei decenni passati dall’Italia per farla ancora più grande. Ed allora inchinatevi, signori e signore, davanti a Paletta. Non parlate di secchielli, di palette da pizza o da vigili urbani ma di calcio. Che non è solo fantasia e attacco, genio e gol ma è anche sacrificio, errori, costanza, fatica, durezza. Un gioco maschio come maschi sono i gauchos argentini ed i contadini italiani.

«Il mio bisnonno Vincenzo – raccontò tempo fa in un’intervista Paletta – emigrò da Crotone. Io sono cresciuto a Longchamps, 40 minuti da Buenos Aires. Mio padre Hugo camionista tutta una vita, noi a casa con mamma Isabel. Quattro maschi, io il più piccolo, il calcio in testa, la venerazione per Maradona e un folle amore di famiglia per il Boca. Mio fratello Hector arbitra in A e in B; Ariel e Daniel sono al Racing Club, uno magazziniere, l’altro preparatore». Una famiglia italiana, anzi oriunda italiana. Senza grilli per la testa ma con i calli della vita addosso. C’è qualcosa di grande, di magico, di miracoloso, nel debutto ai Mondiali di calcio di Paletta, avvenuto domenica scorsa. Un contrappasso della vita dove i taccuini dei cronisti avvezzi a stare in tribuna e dare voti non potranno mai arrivare. Perché loro non giocano, sono giocati, dal pallone e pure da Paletta. Magari gli danno un votaccio, 4, o anche meno, per una prestazione ma non sanno che alla fine, nell’Almanacco del calcio, lui ci sarà e loro no. Troppo pigri. Mentre lui, Paletta, che non ha tatuaggi e non porta orecchini corre e gioca a pallone. Semplice, anzi, necessario.

Massimiliano Lenzi (da Il Tempo)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

3 pensieri riguardo “SU “IL TEMPO” L’ELOGIO DI PALETTA, ORGOGLIO OPERAIO

  • Bello! Mi auguro che Gabriel creda più a questo tipo di “difesa” piuttosto che al razzismo calcistico citato da LEONARDI..

  • Bellissimo articolo forza gabriel massacro ingiusto contro di te forse perché oriundo o perché davvero troppo “normale”

  • Siberianhusky

    Nessuno dei difensori della Nazionale attuale e’ in grado di contrastare efficacemente in campo aperto giocatori estremamente veloci tipo Sturridge, Rooney e Sterling. Paletta ha sofferto gli uno contro uno negli spazi e come lui gli altri. Nello stretto le cose sono andate meglio, ma comunque non sarà facile…non abbiamo in squadra Baresi e Maldini.
    Che la stampa prenda di mira chi non ha supporto mediatico e’ già accaduto in passato. Nel 98 dopo l’infortunio di Peruzzi fu eufemisticamente “caldeggiato” l’impiego come titolare di Pagliuca al posto di Buffon che gli era decisamente superiore. Prima degli Europei del 2000 provarono a mettere in imbarazzo Zoff battendo la grancassa per Toldo, allora però Buffon si fece male nell’ultima amichevole togliendo qualsiasi imbarazzo. Dopo la cessione alla Juve la stampa non si e’ più permessa di metterlo in discussione, neppure ora quando Sirigu gioca meglio di lui. Non mi meraviglio che le critiche si concentrino su Paletta in occasione di una prestazione poco brillante, ma non assolutamente negativa. Il goal e’ stato originato da una brutta scelta di gioco di Candreva che ha consentito una ripartenza agli inglesi con la nostra squadra che si era già allungata. C’era poco da fare per Paletta, l’alternativa era giocare l’uomo con ottime chances di farsi cacciare e procurare un rigore.

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