giovedì, Luglio 25, 2024
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I METEORismi di Lorenzo Fava / MAMMA, HO PERSO… MONTAÑO. IL COLOMBIANO CHE NON LASCIAVA TRACCIA DI SÉ

(Lorenzo Fava) – Fantasia, dribbling, imprevedibilità e velocità: queste erano le caratteristiche di Johnnier Esteiner Montaño Caicedo, tanto care nelle sue prestazioni in campo quanto pratiche al di fuori per far perdere ogni traccia di sé. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico i difensori avversari della Serie A, che avevano il compito di marcarlo, non si sono dovuti disperare; più problematico gestire il carattere del calciatore nato in Colombia, a Calì, il 14 gennaio del 1983. E a tal proposito potranno esporre una buona testimonianza i dirigenti del Parma, che nel 1999 furono folgorati dal quel talentuoso e giovanissimo trequartista che si era messo in luce con l’América de Calì (4 presenze e il primo gol da professionista, non ancora maggiorenne) e con gli argentini del Quilmes (7 gettoni e altre 3 reti) nella stagione a cavallo tra il 1998 e il 1999.

Il centrocampista avanzato e fantasista, all’occorrenza anche attaccante, ben si era comportato nelle sue prime uscite da professionista, tanto che gli erano valse addirittura il passaggio dalla Nazionale Under 20 alle prime convocazioni con la maggiore: nel 1999, all’età di 16 anni prende parte con i Cafeteros alla Copa América in Paraguay. Johnnier trova anche qualche spazio e segna pure nel memorabile 3-0 rifilato all’argentina, rimasto nella storia non tanto per la sconfitta della Selección, quanto per i tre rigori falliti in 90′ da Martin Palermo.

Tutto questo pochi mesi prima di approdare nel Vecchio Continente: la società ducale, all’epoca una delle più importanti sul palcoscenico italiano ed europeo, aveva adocchiato da tempo quello che era considerato un predestinato. Il trainer Alberto Malesani – non un mollo qualunque – sa che il ragazzo è ancora molto, troppo fragile per cimentarsi con il massacrante campionato italiano e così ne limita le apparizioni in campo (saranno appena 5 tra il 1999 e il 2001). Ma in questa biennale parentesi si scopre il dark side di Montaño: il calciatore – che, per la tenera età, fin da subito era diventato la mascotte del gruppo di campioni gialloblù (il senatore  Fabio Cannavaro, che vede in lui un vero scugnizzo, lo chiamava “Ciro”) –, dopo 5 mesi passati nella nebbiosa e fredda piazza di Parma, manifesta i primi segnali di mal di pancia: sente la mancanza di casa, della sua famiglia rimasta a Calì a tifare per la sua promettente carriera, del calore e del sole del Sud America. Montaño, così, durante la pausa invernale, con un dribbling dei suoi, prende tutti in contropiede: sparisce e non torna più. Non si hanno più tracce del “Ciro” colombiano. Qualcuno teme pure il peggio: arriva la notizia che sia stato ucciso. Invenzioni. Come ogni cinepanettone, anche «Natale in Colombia» arriva ai tragicomici titoli di coda: il fantasista viene rintracciato da alcuni emissari del Parma, volati di fretta e furia in Colombia, e dopo un lungo convincimento riescono nell’impresa di riportarlo in Italia.

Dopo la stagione 2000-2001 passata a fare la spola tra prima squadra e formazione Primavera, l’atleta sudamericano, chiuso nel Ducato da troppi giocatori di livello, viene dato in prestito all’Hellas Verona, allenata proprio da Alberto Malesani, che lo aveva accolto nei suoi primi mesi italiani in quel di Parma. Il suo acquisto sfaterà, momentaneamente, anche un tabù, non essendo la tifoseria scaligera avvezza ad avere giocatori di colore in squadra. Lo stesso presidente dell‘Hellas Pastorello aveva ammesso la difficoltà: ma Montaño, prelevato su espressa richiesta dell’allenatore, sarà il secondo coloured nella storia del club veneto. Il pupillo del Mollo  trova, dunque, ben presto terreno fertile nello scacchiere della squadra titolare: ma dopo brevi e fugaci apparizioni (che si contano esattamente sulle dita di due mani) perde il posto e abbandona la squadra, retrocessa mestamente in Serie B all’ultima di campionato.

imageIl Parma, tuttavia, crede nel suo giovane talento e gli offre un’ulteriore opportunità nella stagione 2002-2003, mandandolo in prestito, sempre in Serie A, al più vicino Piacenza. Il precampionato è scoppiettante: l’intesa con il Tatanka  Dario Hübner  è perfettibile, ma lascia presagire ai tifosi biancorossi emozioni forti e il primo, atteso, agognato, quasi insperato gol in Serie A del colombiano non tarda ad arrivare: il 15 settembre 2002, al debutto stagionale, contro il Brescia di Carletto Mazzone Johnnier può finalmente gioire per una marcatura che risulterà decisiva nell’1-2 finale. Tuttavia le attese non vengono mantenute e il fuoco sempre ardente del colombiano si spegnerà molto presto, così come il resto della squadra di Agostinelli (sostituito, poi, alla 20^ da Gigi Cagni), che al termine imagedel campionato saluterà la Serie A. Aveva salutato ancora prima Piacenza l’estroverso Montaño. Ancora una volta ci era ricascato: vacanze di Natale in famiglia e conseguente fuga, rientro ampiamente ritardato senza preavvisi e motivazioni, nessuna traccia di lui. La solita minestra riscaldata, insomma. Stavolta, però, nessun emissario va in suo soccorso: è lo stesso calciatore a presentarsi un bel dì di febbraio nel centro d’allenamento imagedei lupetti biancorossi provando a giustificarsi asserendo una presunta aggressione verso la sua famiglia in Colombia. Non aveva fatto i conti con chi aveva di fronte: il sergente di ferro  Cagni  e un branco di tifosi piacentini inferociti, che, già su tutte le furie per la precaria condizione della squadra, avendone le tasche piene, arrivano pure ad aggredirlo brutalmente. La situazione diventa insostenibile, la convivenza pure: di  Montaño a Piacenza non sanno più che farsene e il giocatore viene rispedito al più presto al mittente, il Parma, con cui si ritrova a concludere l’ennesima stagione storta.

montano favaSinceramente il ricordo più vivo che il sottoscritto vive di lui – temporibus illis, quando ancora per la fin troppo giovane età non ero consapevole delle conseguenze delle mie azioni – è quello di esserlo riuscito a fermare, una tantum, in una delle sue poche apparizioni al centro sportivo di Collecchio, con lo scopo di avere un autografo sull’introvabile figurina Panini che lo ritraeva nell’immancabile album da collezione (come dimostra la foto sopra). L’inespresso talento colombiano, diventato nel frattempo 21enne, sparisce dalle scene. Il Parma prova a rigenerarlo nel 2004 con l’ennesimo prestito, stavolta in Colombia, nella squadra in cui aveva esordito, l’América de Calì: 10 presenze e 2 reti. Nemmeno l’aria che respira in Colombia sembra poterlo risollevare. Il piano del club emiliano, allora, diventa chiaro: a Collecchio per Montaño non c’è più posto e si attende il tempo di decorrenza e di scadenza del suo contratto. E così nel 2005 cambia di nuovo squadra, passa all’Independiente di Santa Fè: ma anche qui l’esperienza è deludente, il suo rendimento discontinuo, la fine dell’avventura prossima. Il 2006 è l’anno che certifica la definitiva rescissione del contratto tra il nostalgico atleta e il club gialloblù: nei piani alti di via Partigiani d’Italia vengono rispolverate bandierine e trombette e, per l’occasione, viene stappato la migliore bottiglia di champagne d’annata.

Il nostro protagonista, avvezzo ai voli “last minute” per fare ritorno in patria a tempo indeterminato, riesci comunque a guadagnarsi una chiamata dal faraonico Al Wakra, club del campionato del Qatar. Nel “deserto degli elefanti” di solito i calciatori ci vanno a “svernare” al termine di una lunga e gloriosa carriera, Montaño vi arriva da sconosciuto. L’esperienza è fugace e dura il tempo di soli 12 mesi: dopo 10 apparizioni (pagate a peso d’oro) e due reti, l’amor patrio e la saudade (che di solito è più nell’indole dei brasiliani) lo riportano sull’aereo di casa: destinazione Cortuluà, squadra della Serie B Colombiana. Dopo essersi rimesso in gioco, nel 2007 trova un accordo con la società peruviana dello Sport Boys: Montaño si guadagna un posto da titolare e disputa una delle sue stagioni migliori. Per forza: non che prima abbia fatto molto di più per mettersi in mostra. Comunque 9 gol in 34 partite nessuno da lui se li sarebbe aspettati. E allora arriva la chiamata dell’Alianza Lima, uno dei club più blasonati del Perù, che per vincere il massimo campionato punta sull’estroverso e imprevedibile trequartista ex Parma. Non la rifiuta. Dopo una stagione prova anche a fare un provino con i canadesi del Toronto FC, che disputano la MLS, ma fa ritorno a Lima, dove resterà fino al 2010: metterà insieme 84 presenze e 8 reti. Nella parentesi peruviana va registrata anche una squalifica dovuta al fatto che contemporaneamente al suo approdo alla squadra di Lima aveva sottoscritto un altro contratto che lo legava all’Universitario de Deportes.

La squadra 23 volte campione del Campeonato Descentralizado opta per l’opzione di mandare il calciatore in prestito: Montaño, a sei anni dall’ultima esperienza, torna alle luci della ribalta della vecchia madre Europa. La Turchia e il Konyaspor (neopromosso nella massima serie) lo accolgono nella stagione 2010-2011. L’esito, ancora una volta, è disastroso. 22 apparizioni e un misero gol. Non gli valgono la riconferma. Riprende l’aereo e torna in Perù; visto che è ancora sotto contratto disputa, a tratti, l’ultima stagione con l’Alianza Lima nel 2011-2012: gioca 12 volte e segna in 3 circostanze. Poi saluta la capitale e si trasferisce – un po’ a sorpresa – ai rivali del Club Deportivo Universidad San Martìn de Porres, dove gioca dal 2012. Qui milita tutt’ora, a 31 anni suonati, Montaño e sembra finalmente aver trovato il proprio “angolo di cielo”.

Per chi fosse un appassionato del calcio francese, Johnnier è il fratello maggiore del più famoso Victor Hugo, attaccante dal 2005 del Montpellier, club di Ligue 1 che non più tardi di 3 stagioni fa (2011-2012) ha conquistato il primo titolo della sua storia. Lo stesso Victor, pur avendo dimostrato continuità di rendimento e soprattutto una certa affidabilità, non è sicuramente più fortunato del fratello, visto che nella gloriosa stagione del club blu-arancio, culminata con lo scudetto, giocava nel Rennes. L’esperienza con il team bretone è stata solo una parentesi triennale. Infatti, dopo il suo successo del club della Lingua d’Oca, allora portato in successo da René Girard, è tornato anch’egli alla casa madre. Lorenzo Fava

LE PRECEDENTI PUNTATE DE “I METEORISMI DI LORENZO FAVA” 2014

1. ARTEAGA (01.06.2014)

2. PERNA (08.06.2014)

3. SICIGNANO (15.06.2014)

4. CAMARA (22.06.2014)

5. LOFQUIST (29.06.2014)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

12 pensieri riguardo “I METEORismi di Lorenzo Fava / MAMMA, HO PERSO… MONTAÑO. IL COLOMBIANO CHE NON LASCIAVA TRACCIA DI SÉ

  • E il gol della madonna che segnò in Coppa Uefa contro il Psv?

  • Non so se sia vero ma si diceva che avesse avuto anche gravi lutti famigliari.
    All inizio ero tra coloro che lo ritenevano un potenziale ottimo giocatore.. Bella meteora anche questa, bravo. Ne ho pensata un altra: pedros

  • Lorenzo Fava

    Buona domenica, Gabriele.
    Apprezzo che ti sia piaciuto l’approfondimento settimanale: come molti sudamericani sbarcati in Italia, anche Montaño non ha saputo rispondere adeguatamente alle numerose aspettative che si erano create su di lui fin dalla giovanissima età. Riguardo presunti lutti famigliari non ne sono al corrente; piuttosto ricordo il particolare (inserito anche nell’articolo) che lui aveva esposto ai tempi di Piacenza, cioè che la sua famiglia aveva subito delle aggressioni. Mera verità o solamente un alibi?
    Quanto a Reynad Pedros avevo fatto un approfondimento due edizioni fa. Eccolo qui: http://www.stadiotardini.it/2012/08/i-meteorismi-di-lorenzo-fava-reynald-pedros-il-clone-di-bon-jovi-o-degli-europe.html. Qualsiasi suggerimento o idea comunque è sempre ben accetta e presa in considerazione.
    Saluti,
    Lorenzo Fava

    • Scusami gli arretrati non li ho ancora letti..

      • Lorenzo Fava

        Non ti preoccupare, Gabriele, non c’è fretta, il nostro “archivio storico” è qui per questo; piuttosto io ho un “arretrato” nei confronti di una tua richiesta e, se tutto andrà come prevedo, potrai capire a cosa mi riferisco già dal “METEORismo” della prossima domenica!
        Saluti,
        Lorenzo Fava

  • eh!si!a piacenza ce lo ricordiamo si!pochi lampi(di classe purissima)e poi solo una serie di situazioni tragicomiche vedi la sua misteriosa sparizione,mi era giunta voce di una sua recente esperienza in inghilterra in una serie minore,bravo come al solito sei l’indiana jones delle meteore!

    • Lorenzo Fava

      Grazie Rockett70! Vado anch’io alla ricerca dei tesori perduti.
      PS: se sai qualcosa in più su quella fugace esperienza in Inghilterra, fammi e facci sapere. Io non ne sapevo nulla.
      Comunque questo meteorismo per buona metà è anche vostro, lupacchiotti…
      Lorenzo Fava

  • e la meteora lassisi? ricordo ancora che arrivò quasi alle mani con malesani..

  • Paolo Malvisi

    Lorenzo Fava e Rockett70, come “attenti a quei due”! Ciao ragazzi, tutto ok?
    Paolo Malvisi

    • Lorenzo Fava

      Che piacere, avvocato! Non c’è male, grazie.
      Aspetto con ansia l’inizio della nuova stagione di Serie A per ritrovarci nel parterre di Angella (e nella sala della Rita di fronte a un buon boccone)! Preparo il countdown eh…
      Lorenzo Fava

  • grande avvocato!si tira avanti!spero in una sua assidua presenza a “calcio e calcio”e passare “assieme alla truppa di angella la stagione 2014-2015 (prepari nuove mosse segrete x arginare crazy boni!)è un piacere sentirla.

  • Beh., a quanto mi risulta Montano ha lasciato a Parma anche molti debiti da saldare,con relative ingiunzioni e ufficiali giudiziari ad inseguirlo…testolina niente male, il ragazzo.
    Peccato, perché aveva un grande talento.
    Ma senza la testa non si combina nulla, vedi Balo…

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