TERMOMETRO MONDIALE / IL TANGO ARGENTINO E’ DI RIGORE: CILLESSEN NON FA IL KRUL E ROMERO IPNOTIZZA VLAAR E SNEIJDER. ALBI-CELESTE IN FINALE DOPO 24 ANNI

(Luca Savarese) – Dopo la pioggia di gol tedeschi di Belo Horizonte, ecco lo studio matto e disperatissimo tra Olanda ed Argentina di San Paolo. Alla fine dall’altra parte del cerchio di centrocampo al Maracanà di fronte alla Germania, ci saranno gli argentini, di Messi ma anche di Mascherano, di Demichelis e Romero,  che si scopre pararigori ed elimina Olanda. Don’t kry for me, Argentina, l’Argentina si che piange, di gioia, mentre l’altra sera il Brasile di tristezza, nello spirito di Evita Peron, con un occhio rivolto a el Che, perché andare in finale in un mondiale è sempre l’inizio di una rivoluzione. L’arancia imagemeccanica che aveva aperto le danze sbarazzandosi della Spagna con una cinquina di gol, inciampa nella muraglia argentina, che trascinata anche dal tifo di papa Francesco suo primo supporter (tantissime le maschere che ne riproducevano il volto utilizzate dai fan argentini presenti a San Paolo) approda, zitta zitta, in finale. Se martedì sera il menù era stato di quelli che ti lasciano senza il tempo di repirare, questa volta si respira e si ragiona, si valuta e si pondera, si fa tutto o meglio le due contendenti fanno tutto fuorché far gol. Eppure la materia prima non è buona, ma nobile: Robben e Messi, Van Persie ed Higuain, tanti fioretti, che mai provano a diventar spade, perché entrambe le difese sono abbottonate, perché mister Van Gaal e don Sabella hanno ordinato prima di tutto cautela. E così con questo vangelo della prudenza si trotterella, si distrugge tanto e si crea pochino. Messi e Robben cercano di sfidarsi a colpo su punizone, ma i loro tiri hanno ancora la leggerezza dell’allenamento. L’albiceleste appare un pelo più tecnica, con un Lavezzi che si diverte sulla destra ad ingaggiare dei bei duelli di velocità con il giovane armadio Bruno Martins Indi. L’Argentina prova a rivolgersi alla tecnica, l’Olanda detta la legge del suo fisico nel quale ha la meglio dietro con il puntuale Vlaar che non ne fa passare una. Questo copione del non spendere troppo, per trovare il carpe diem per sferrare il colpaccio, continua anche per tutto il secondo tempo. Van Persie ed Higuain? Gli staffilatori scelti, dove sono? Si limitano a firmare la presenza, senza regalare nessuna esultanza che sovente ne accompagna le loro movenze in area di rigore. Lasciano il gioco e nel gioco continua a prevalere la consistente patina dell’equilibrio. Van Gaal sembra, tra Blind senior e Kluivert, uno di quei personaggi fantascientifici e futuristici impregnati di elettronica che fuoriuscivano dalla penna di Isac Asimov. Sabella, pare una maschera, non del papa, ma una di quelle di qualche buffo commediante che si trovano a Viareggio in occasione del Carnevale, stupito e umanamente coinvolto dall’agone. Messi capisce, come del resto lo ha capito anche nelle precedenti sfide di questo mondiale brasiliano della sua Argentina, che qui in nazionale non è aladino sul tappeto volante, ma un tappeziere umile a servizio della migliore carta da pareti per la sua sellecion, perchè la carta da parati, va bene a Barcellona. Il suo gioco è nettamente più altruista, più dentro l’abbraccio della coralità, meno faso tutto mi. Robben, al contrario, forse sentendo la sfida con Leo, vuole sempre e comunque distinguersi e si spreme come un matto nel trovare, da solo, il numero da circo, sbagliando per esempio nel primo tempo e non dando un pallone ad un Van Persie liberissimo. Dentro una gran lotta, l’Argentina è stata più sciolta e l’Olanda più tesa. Gli unici dribbling visti in partita sono stati quelli che il portiere Cillessen, ritornato a difendere la porta dopo il videogioco- moment di Krul, ha intrapreso su Higuain prima ed Aguero poi, ricordandoci un pezzo forte del nostro Antonio Mirante. Dosati bene i cambi, sono arrivate alla lotteria dei penalty con due teste diverse:la nazionale di Sneijder tutta tesa a ripercorrere il film di quello che era successo conto la Costa Rica, in una sorta di frenetica fisioterapia mentale di ciò che l’aveva portata ad avere la meglio dal dischetto contro i centroamericani nei quarti; la nazionale di Palacio, sgombra ed aperta a quello che la realtà le stava offrendo, senza alcun recente vissuto rigoriale, incosciente, con i corpi stremati, ma con le anime distese. Lodevole la prova di Mascherano, il jefecito, il comandante, dopo essere stato ad un passo dallo svenimento per un duro colpo preso da Kuyt, non solo si è ripreso non volendo minimamente uscire (ricordando in questo lo stoico Bruno Conti, al secolo MaraZico durante Italia-Polonia del felice mundial 82’), ma addirittura quasi rigeneratosi dalla botta ricevuta, ha preso con maggior coraggio e più confidenziale personalità in mano la truppa biancoceleste, portandola con

il suo esempio ed i suoi consigli, a giocarsela senza paura. Prova ne sia il bacio, che ci ha richiamato alla mente quello che Laurent Blan era solito apporre alla pelata del portiere Fabian Barthez, quando la compagine transalpina andava ai rigori tra la fine degli anni novanta ed il principio del 2000. In fondo i rigori, non sono solo un prolungamento extra e quasi magico, che non centra niente con la partita. Una cosa è certa, come sei, come arrivi, così li tiri. Quindi chi ben arriva, è a metà ell’opera. Messi, Garay, Aguero e Maxi Roddriguez raccontavano volti liberi ed infatti hanno fatto centro. Vlaar e Sneijder (tu quoque Wes?) sembravano andare verso il pallone non solo con le proprie gambe, ma con dei grossi macigni ed infatti hanno sbagliato. L’Olanda sembra il Benfica, da anni la stessa storia, grande cammino e poi per un inghippo all’ultima curva, non riesce mai a tagliare per prima il traguardo. Il peccato originale di questi onorevoli oranje, è però da ricercarsi nel quarto contro la Costa Rica, che dovevano in tutti i modi chiudere prima, per evitare quel dispendio di energie che ne ha appanato le idee dinanzi agli argentini. L’Argentina, senza far sfracelli illusori, ha seguito un cammnio costante e vincente, passando sia agli ottavi che ai quarti, per una rete a zero e con un Messi operaio è riuscita a sostituire ieri anche un giocatore insostituibile come Di Maria.  Van Gaal, non è rimasto a galla e può ora pensare al suo nuovo Manchester United, Sabella alla Germania, che è fortissima, ma che non è che ogni volta fa sette gol. Dopo la vittoria argentina sui tedeschi al mondiale messicano del 1986 e dopo la rivincita quattro anni più tardi ad Italia 90’ dei tedeschi, ecco ora la bella, che fa rima con Sabella. I tedeschi facciano gesti apotropaici. Piccola postilla: otto gol in una semifinale, zero, rigori a parte, nell’altra: il calcio è bello perché riesce ad essere sempre nuovo. Luca Savarese

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “TERMOMETRO MONDIALE / IL TANGO ARGENTINO E’ DI RIGORE: CILLESSEN NON FA IL KRUL E ROMERO IPNOTIZZA VLAAR E SNEIJDER. ALBI-CELESTE IN FINALE DOPO 24 ANNI

  • 10 Luglio 2014 in 12:26
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    Partita indecente, per essere stata una semifinale mondiale. Argentina fortunata, Olanda irriconoscibile. Messi e compagnia si ritrovano in finale quasi per sbaglio e dopo aver battuto, non senza culo, la Bosnia; sofferto con Nigeria e Iran; derubato la Svizzera della qualificazione; battuto le versioni peggiori di Belgio e Olanda ammirate al mondiale. Che altro dire, spero che la Germania rimetta tutto in ordine. Gli argentini non meritano questo mondiale: calcio scadente, troppe sceneggiate napoletane (in questo sono molto simili ai loro cugini brasiliani) e troppe lacrime date in pasto al pubblico. Tanto fumo, insomma, poca e scadente sostanza. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, eh…

  • 10 Luglio 2014 in 13:24
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    Scusa ma cosa hai contro l’Argentina? Ieri sera ha meritato di più alla lunga, in un mondiale non bisogna mica essere sempre spettacolari, bisogna andare avanti, passare e possibilmente vincere. A quali scene napoletane alludi? Non vediamo tutto marcio solo perchè noi italiani non ci siamo più. Per me è stato uno dei mondiali più belli, io mi sono divertito.

    • 10 Luglio 2014 in 15:55
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      Parlavo dei tifosi “piangenti” prima dei rigori…mondiale bello? È una questione di gusti…io sono cresciuto nel mito di Italia 90, Usa 94 e Francia 98…ma definire questo mondiale come uno dei mondiali più belli e divertenti di sempre, mi pare francamente un’esagerazione. I 7-1 e gli 0-0 noiosissimi non credo siano degni di una semifinale, in my opinion…non ho nulla contro gli argentini: mi stanno sul…….e domenica spero che la Germania sarà capace di fare il suo dovere.

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