TERMOMETRO MONDIALE / MINEIRAZO, OVVERO IL MARACANAZO 2.0: LA GERMANIA STRAPAZZA A DOMICILIO IL BRASILE (1-7)

(Luca Savarese) – No, l’orizzonte per i padroni di casa, non è bello, come faceva facilmente prevedere il nome della città che ha ospitato la semifinale tra il Brasile e la Germania, ma è amarissimo, desolante, funereo. Impazza sui siti il sintagma mineiraço, che allude ad una sorta di maracanazo 2.0. Il primo si consumò nel 1950. Lì il Brasile perse in casa la finale contro l’Uruguay, qui precipita in casa in semifinale contro la Germania, che ha vinto per sette reti ad una, passeggiando sulle ceneri di quella che è stata, o almeno ha tentato di essere squadra, fino ai quarti di finali. Forse per far compagnia alle assenze di Thiago Silva e Neymar, tutto il Brasile di Felippino, da ieri sera non più Felippone Scolari, nel momento clou non è anch’esso sceso in campo, dove invece una Germania schiacciasassi, rullo compressore, tritatutto, lo ha umiliato, punito, ridicolizzato e spazzato via in novanta minuti, anzi meno dal mondiale. No Neymar no party, ma nemmeno partita. Disarmante la facilità con la quale Muller ed i suoi compagni, sono riusciti nella prima parte della gara a trovare le trame, le reti, l’intesa. Se la finalissima del 2002 sembrava Germania contro Denilson, come ebbe a dire Bruno Pizzul in quella telecronaca, questa semifinale sembrava Germania contro una scolaresca demotivata di bambini brasiliani al parco: potente, troppo potente, potentissima questa Germania, debole, troppo debole, debolissimo questo Brasile. E così lo sturmunddrang, l’assalto e la tempesta tedesche, hanno avuto per il Brasile, l’effetto delle inondazioni lunedì notte a Milano: violente ed impetuose, difficili da contenere. La critica della ragion pratica tedesca ha spazzato via tutti fronzoli brasiliani ed i loro dintorni: com’è quadrata questa Germania, come è gruppo questa Germania, che sa cambiar veste a seconda delle occasioni, segugio dei momenti, sesto senso vivente delle partite: sorniona contro l’Algeria negli ottavi in cui ha avuto bisogno dei supplementari per sbloccarsi, massimo risultato con il minimo sforzo davanti ai transalpini nei quarti, ed ora a valanga contro il fantasma brutto di questo Brasile, sinceramente troppo impresentabile per essere credibile, ma comunque Brasile, mica dei rappresentanti, mica delle comparse. Non direi che Low ed i suoi hanno vinto contro nessuno, credo che enorme si possa usare come aggettivo per descrivere il merito dei tedeschi così pure per tratteggiare il demerito dei brasiliani.  Era partito bene il Brasile con quell’azione lampo, tre tocchi, lancio di David Luiz,stop di Hulk e palla per Bernard anticipato da Neur. Peccato che sia finito lì. Poi è esplosa la Germania, affamata, animata da un sacro furore. Il primo sigillo di Thomas Muller, abilissimo ed immarcabile a fare il doppio lavoro, sia come pronta ala destra, che come micidiale terminale centrale (e che da ieri sera, per chi non l’avesse ancora recepito, iscrive il suo nome nelle preferenze papabili per il Pallone d’oro, riconoscimento che manca ad un tedesco dal 1996, anno in cui andò al difensore Matthias Sammer…), fotografa bene tutta la dinamica che avrebbe poi riservato la gara: rossoneri tedeschi liberissimi di fare quello che avevan voglia, gialloverdiblu brasiliani incapaci di contenerne la portata, anche solo di provare ad opporsi. Muller sul primo angolo dal quale è scaturito il suo vantaggio, era libero come il sole d’estate a mezzogiorno, come permettergli di concludere al volo così indisturbato? Dante non solo non ha sostituito all’altezza Thiago Silva, ma in una sera ha riproposto una riedizione dell’Inferno del suo omonimo (ma solo omonimo) poeta, applicata al football, cambiando solo il senso dei versi danteschi ed esponendo un grande cartellone: “Prendete ogni speranza o voi tedeschi che nella nostra area così bene entrate!” E loro da panzer nati, non se lo sono fatti dire due volte: dopo Muller ecco in rapida successione la quaterna di gol con la kappa: prima Klose, che fa poco, ma quello che fa, caspita come lo fa bene: proprio contro il Brasile, proprio sotto gli occhi di Ronaldo che stava commentando la gara per la tv brasiliana, mette a segno quel gol che gli permette di staccare l’ex bomber brasiliano nella storia dei marcatori capaci di segnare in più mondiali: 16 gol contro i 15 siglati da Luis Nazario de Lima. Ronaldo non lo potrà mai più prendere: ecco in questo sgarbo, è visibile anche tutta la distanza odierna tra la Germania ed il Brasile. Non solo Ronaldo non potrà storicamente mai più prendere Klose, ma anche questo Brasile nella storia di questa partita, non potrà più prendere questa Germania perfetta e spumeggiante, quasi figlia dell’educazione circolare di Isocrate, dove nessuno gioca per sé stesso, ma per costruire mattone dopo mattone e gol dopo gol, qualcosa di importante, di atteso, di vissuto e ruminato dentro prima che essere confezionato così meravigliosamente fuori. Dopo Klose ecco la doppietta di Kroos e la rete di Khedira. Quattro K, K è anche l’iniziale di keine, che significa in Germany “No”: “No Brasile, ora nella vostra casa il futebol lo balliamo noi. Con la nostra musica”. L’altra doppietta di giornata, quella di Schurrle, che comincia per S come Sein, cioè “Essere”, perché la Germania è stata sé stessa, ribadisce ed ingigantisce questo concetto. Gioisce la Germania che ritrova una finale mondiale dopo dodici anni, dopo l’ultima persa, guarda un po’, contro di loro. Quando in una manifestazione i crucchi non devono incontrare l’Italia, difficilmente rimangono poi spettatori della finalissima. Piange il Brasile, ora che si accorge che non solo Pablito è capace di farlo piangere, ma anche in un pomeriggio di Belo Horizonte al Mineirao, la miniera teutonica incandescente, certo nemmeno fronteggiata a dovere, lo ha fatto piangere tristemente, defenestrandolo dalla coppa. Allora mentre l’ecatombe brasiliana è compiuta (quella tecnica perché quella umana, come avvenne nel 1950, speriamo davvero non avvenga mai più, non solo in Brasile, ma in qualsiasi latitudine per una partita di calcio) il popolo della samba non balla più e riflette sulla tremenda saudade di punte. Il Brasile, quando è arrivato in cima al mondo, lo ha fatto sempre perché aveva delle signore punte: Pelè negli anni cinquanta-sessanta e settanta, Romario nei novanta, Ronaldo a cavallo tra novanta e duemila, ora era clamorosamente spuntato e ha vissuto il mondiale in casa sua, in una moria di punte degne di tal fatta: Hulk non è una punta, ma un ibrido che va bene per lo Zenith, ma non in un mondiale e per giunta tra le mura amiche, Bernard è un’ala come ce ne sono trecento in Lega Pro, Fred sarà un idolo della Fluminense, ma in nazionale spesso si porta il cuscino e si appisola. E Neymar? O Ney è un funambolo, un piccolo grande talento, ma va arricchito da uno che seriamente la sappia buttare dentro con lui e provare a sostituirlo quando il giocatore del Barcellona non c’è. C’era e si stava profilando qualche anno fa Pato, poi è sparito nel nulla. Due grandi cicloni si sono abbattuti su questo Brasile, entrambi introdotti dalla paura: la paura di non farcela a soddisfare le attese di un paese intero, la paura di non farcela senza Neymar e nella penultima curva, la paura li ha fatti scendere malamente dal sogno mondiale, sul quale invece restano i tedeschi, sognatori pragmatici, architetti e pasticceri insieme, romantici e positivisti. Festeggiano in cielo la schiera dei filosofi tedeschi, Kant, Schopenhauer, Hegel, Schelling. Festeggia in terra la formazione di Low, fredda, fresca, calma e serenissima. Aspettando, con altrettanta fame, olandesi o argentini. Luca Savarese

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

One thought on “TERMOMETRO MONDIALE / MINEIRAZO, OVVERO IL MARACANAZO 2.0: LA GERMANIA STRAPAZZA A DOMICILIO IL BRASILE (1-7)

  • 9 Luglio 2014 in 12:52
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    Gran bell’articolo. Condivido tutto!

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