TERMOMETRO MONDIALE, QUARTI DI FINALE: HIGUAIN TORNA AL GOL(ZALO) E IL BELGIO SI ARRENDE. L’OLANDA PASSA AI RIGORI, MA CHE BELLA LA FAVOLA-LEZIONE DEL COSTA RICA

(Luca Savarese) – Riesci a vedere le sorprese solo quando non hai occhi trascinati dalla paura. Succede un po’ così al mondiale dei mondiali, quello brasiliano, che ci sta regalando i suoi ultimi botti, le sue scintille di un fuoco d’artificio che noioso è stato a ben guardare solo per le triste italiche vicende. Il sabato pomeriggio ha il colore bianco ed azzurro dell’Argentina, che a Brasilia, nello stadio Manè Garrincha, dribbla la paura e tutti i suoi agguati e con un graffio di Higuain, tornato in novanta minuti quello ammirato in uno anno di Napoli, batte il Belgio ed accede alle semifinali, impresa che non le riusciva dal mondiale italiano del 1990. Attendere nel calcio e nella vita, che del pallone ne è il campo principale, è meglio di pretendere. Sabella, che a parte la sua infausta parentesi di poche settimane al Parma in panca come fido scudiero di Passarella, criticato a piè sospinto per non aver portato in Brasile un’iradiddio come Tevez, ha atteso come fa un papà con un figlio, che si sbloccasse Higuain ed il bomber è ritornato tale proprio nel momento più decisivo. Quando Messi è bravo, ma di questo pianeta, quando Di Maria si fa male, ecco che si accende il Pipita. I belgi rosso fuoco, in realtà davanti all’Argentina non si sono mai davvero accesi in gioco ed in convinzione (un azzardo levare Hazard quando ti giocavi il tuto per tutto signor Wilmots) quasi schiacciati dal medesimo inferiority complex che venerdì aveva tagliato le gambe alla Colombia dinanzi al Brasile. Verdeoro ed Albiceleste hanno impaurito le menti, sin qui creative e sgombre, di colombiani e belgi. Sono bastati due morsi (no, non quelli di cannibal Suarez) di Hummels ed Higuain, Thiago Silva e David Luiz, alla torta dei primi tre quarti, per riempire la fame di semifinale di Germania, Brasile ed Argentina. Ed il quarto quarto? E’ stato simile a Little Gidding, quarto ed ultimo poemetto dei Quattro quartetti di T.S. Eliot, quello in cui si parla dell’esigenza di una purificazione. Con Costa Rica ed Olanda in effetti ci siamo purificati da tutte le banalità e dalla pingue indifferenza che ogni tanto si frappongono tra noi e l’amato football. Costa Rica ed Olanda hanno dato vita ad un match che fa capire perché il calcio in fondo è una grande questione d’amore e sofferenza, ping pong collettivo di speranza e sconforto. I soliti noiosi, che fanno facili pronostici, avevano già da un paio di giorni visto l’Olanda in semifinale senza nemmeno giocarla, perché tre pere al Costa Rica gliele avrebbe date. La Costa Rica però ha dimostrato di non essere di salute cagionevole dinanzi alle grandi squadre ed ha mostrato ancora una volta, di saperci fare eccome. Ha arginato in tutti i modi possibili il treno Freccia Olanda, costringendolo ad immani sforzi, facendo fare alla compagine arancione una gara che mica pensavano dalle parti dell’Aja. I ticos, i piccoli, sono stati incommensurabilmente grandi e se Urena, dopo una serpentina improvvisa non avesse sparato in faccia a Cillessen, a quest’ora la storia dei quarti sarebbe stata un’altra. La storia del calcio ha comunque trovato centoventi minuti in cui l’umiltà, con la sua ancella concentrazione, hanno tenuto testa alla potenza condita con un sorsetto di presunzione. Sono arrivati ai rigori stremati e stoici i costaricensi, gli olandesi cartesiani come non mai, hanno calcolato tutto nei minimi algoritmi. Hanno centellinato i cambi, si sono preservati il colpo ad effetto mentale per la fine del romanzo, e per i titoli di coda, i rigori, voilà, ecco la grafica migliore per scriverli, il portierone fresco e freddo. L’algido Van Gaal ha aperto il freezer, ha preso il surgelato Krul, lo  ha fatto adeguatamente scaldare e lo ha buttato dentro al posto di Cillessen, piatto buono, ma insipido per il tiro a segno degli undici metri. il povero Pinto non aveva più cambi, è andato dal dischetto, con un Navas che aveva preso ogni palla nei 120’ (e che pur ammaccatissimo è rimasto sul pezzo), e se l’è giocata, come ha fatto dalla prima sfida del 14 giugno all’Uruguay, dove i suoi ragazzi hanno iniziato a sognare. Cinque partite, cinque gol fatti, due subiti, di cui uno solo su azione contro la Grecia. Le squadre che sono titubanti o che si credono già sazie o che hanno perso il loro appeal, d’ora in poi guardino questo film: Costa Rica 2014 e vedranno tutto più chiaro. Luca Savarese

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

4 pensieri riguardo “TERMOMETRO MONDIALE, QUARTI DI FINALE: HIGUAIN TORNA AL GOL(ZALO) E IL BELGIO SI ARRENDE. L’OLANDA PASSA AI RIGORI, MA CHE BELLA LA FAVOLA-LEZIONE DEL COSTA RICA

  • 6 Luglio 2014 in 13:24
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    È un peccato che, a parte l Olanda, tutte le favorite siano riuscite a segnare subito, sono state comunque 4 partite tirate

  • 6 Luglio 2014 in 16:16
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    Confido in una finale Germania-Olanda, alla faccia della presunzione tipica dei sudamericani. Dovesse capitarci un Brasile-Argentina, farei il tifo per il furto, nottetempo, della coppa del mondo.

    • 6 Luglio 2014 in 17:40
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      come non quotarti.. leggo da più parti:”tutti vogliono assistere alla finale Brasile-Argentina” mi no sicur… forza vecchio continente

  • 6 Luglio 2014 in 16:36
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    Io ho giocato 1 Germania 2 argentina 3 Olanda 🙂
    Argentina Olanda è comunque indecifrabile

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