DONADONI “ZITTISCE” CASSANO (E NON SOLO): “CHE TUTTI PARLINO VA BENE: POI, PERO’, SERVONO I FATTI”. IL TECNICO ALLA GAZZETTA DI PARMA: “NON MI PONGO UN OBIETTIVO PRECISO”

image(gmajo) – Roberto Donadoni, in coincidenza con la fine del ritiro e la partenza per Birmingham (alle 15 locali i crociati saranno in campo contro l’Aston Villa), ha concesso una intervista esclusiva alla Gazzetta di Parma: niente di male, per carità, ma almeno l’allenatore, fino ad ora, si aveva avuta la delicatezza di metterlo a disposizione di tutti gli organi di informazione e non solo di uno: non bastavano le interviste ai giocatori preconfezionate, incellophanate e fatte in casa diffuse sugli house organ? Pazienza: ce ne faremo una ragione. Almeno abbiamo risparmiato – e in questi tempi di ristrettezze economiche non fa male – il carburante per raggiungere Collecchio e un’oretta della nostra vita… Copiare il lavoro altrui non è piacevole, e neanche il massimo della correttezza: per cui, a seguire, non leggerete la trascrizione integrale della chiacchieratona del mister con Sandro Piovani, ma solo la chiosa degli argomenti che più mi hanno colpito del blablà.

Intanto parto dal titolo del presente pezzo che è una sorta di parafrasi di quello proposto dal quotidiano confindustriale “Il mio titolo della stagione? Poche parole e molti fatti”: avrete senza dubbio che nella nostra versione c’è l’aggiunta di un Cassano in più. Perché? Perché il ragionamento che poi l’allenatore ha esteso a tutti quanti i suoi sottoposti (mi verrebbe da dire a tutta la comunità crociata) era scaturito da una domanda del popolare giornalista (“Cassano ha dichiarato di avere ancora più stimoli dell’anno scorso. Che FantAntonio si aspetta?”), cui aveva risposto così: “Che lui dica questo mi piace. Poi, come sempre, tutte le parole devono essere accompagnate dai fatti. Parlo in generale. Che tutti parlino va bene, ma poi servono i fatti. Vale per tutti, non solo per Cassano”. Piovanone, sornione, gli chiede se come titolo dell’intervista gli va bene “Poche parole, molti fatti”. Il suo titolista (di solito nelle redazioni chi titola non è l’autore del servizio) ha allargato la portata del titolo dall’intervista alla intera stagione. Donadoni acconsente: “Mi va bene, ma è un tipo di filosofia che può sembrare scontata e banale, ma che poi si traduce in risultati”.

Già, i risultati. E qui passiamo al secondo spunto di riflessione. Quale potrà essere l’obiettivo di questo Parma? il sito ufficiale fcparma.com, riportando le parole dell’allenatore concesse in esclusiva alla GdP, introduce così: “Fedeli alla linea del club (la salvezza come obiettivo primario, per poi puntare più in alto una volta raggiunta)”. Orbene: questa traduzione della cosiddetta linea del club non so quanto possa collimare con il motto leonardiano, finito persino sulle t shirt del CCPC, “andiamocela a riprendere” (l’Europa League), peraltro poi rimodulato dallo stesso Plenipotenziario (probabilmente timoroso che, qualora malauguratamente la splendida utopia non si realizzasse, poi ci fosse qualche giornalista a caso che glielo rinfacciasse) secondo cui tale ambizione non sarebbe immediata, ma procrastinata nel tempo (“magari tra dieci anni”). Orbene: siccome, come dice Donadoni, contano più i fatti che le parole, visto che con i fatti il Parma ha mantenuto il più possibile la squadra centenaria arrivata sesta – anziché smantellarla e con il ricavato ricostruirne una nuova, più giovane, ripartendo da zero e che potesse tornare a competere per certi obiettivi tra tre anni, dopo un fisiologico periodo di costruzione – mi pare evidente che l’obiettivo sia davvero quello di tentare di ripetere il “miracolo sportivo” di un anno fa. E allora cosa sono questi timori, queste reticenze, questo nascondersi dietro il più classico dei luoghi comuni del vetero-calcio alla TulloSauro  Baroni, “Prima i quaranta punti, e poi vediamo…”? Come se i punti che vengono dopi i primi 40 fossero diversi dai primi… Dailà: una società che mantiene la ciliegina Cassano e almeno altri quattro o cinque vip maturi per esser venduti e preferisce privarsi, piuttosto, di giovani (come Ceppitelli) di promettente avvenire, è chiaro che persegue la stessa filosofia dell’anno prima, cioè quella di cercare di vincere sul breve e non in futuro. Donadoni, consapevole che oggi la squadra è questa, ma a inizio stagione potrebbe anche esser diversa, a Piovani che gli chiede: le piace il motto “salvezza e poi vediamo”, (quello che fcparma.com battezza come “linea del club”), replica così: “Il ragionamento è sempre questo. Anche se poi io, personalmente, non mi pongo un obiettivo ben preciso, però è chiaro che mantenere la categoria è fondamentale. Dobbiamo averlo in testa con l’idea, comunque, di crescere”. La frase che più mi ha colpito (e infatti l’ho proposta anche nel titolo) è, appunto, “non mi pongo un obiettivo ben preciso”, perché è evidente che l’obiettivo cambia a seconda del parco giocatori a disposizione, in quanto, come aveva dichiarato lo stesso Donadoni ad inizio ritiro (in una conferenza, quella volta, aperta a tutti) per ottenere determinati risultati servono determinati giocatori. Il resto del discorso, per me, è aria fritta perché mi pare scontato che una squadra che debba andarsela a riprendere (o per lo meno abbia voglia di provarci) non abbia in mente di smarrire per strada la categoria, bene primario ed assoluto del quale non si può certo fare a meno e che sarebbe delittuoso perdere mantenendo in organico, da Cassano in giù, calciatori di livello superiore rispetto a chi cercherà di evitare la retrocessione con mezzi decisamente inferiori. Poi è evidente che la bocca della forbice tra il diciassettesimo posto e il sesto è piuttosto larga: ma con un organico come quello del Parma (che al momento io stimo da 12° posto se va male e 10° se va bene), mantenuto nonostante la situazione societaria non sia affatto confortante – al lume del disimpegno annunziato da Ghirardi, proposito ancora non rientrato – si deve avere la decenza di non fare proclami al ribasso (“pensiamo alla salvezza”), specie se prima si è sbracato facendoli al rialzo (“andiamocela a riprendere”). A parte che questa degli obiettivi è una sega mentale che bisognerebbe prima o poi superare, dal momento che non si vince o non si perde a seconda di quello che si dice, ma appunto a seconda di quello che si fa. Donadoni, comunque, non nasconde le difficoltà che ci sono nel ripetersi: “E’ chiaro che pensare ad un campionato migliore di quello dell’anno scorso, non dico che sia impossibile, ma certamente sarà difficile”.

Il terzo ed ultimo aspetto che desidero mettere sotto la lente di ingrandimento riguarda le scelte tecniche di Roberto Donadoni, che, nel Vecchio Continente ha portato oggi appena 19 giocatori, e dunque viene fisiologico pensare – come gli ha fatto notare Piovani – che questi possano essere (indisponibili a parte, vedi Cassano alle prese con un problema al ginocchio) quelli su cui conterà di più durante la stagione: “Si comincerà a mettere del minutaggio in più a livello individuale. Quindi ci saranno meno cambi. Anche per questo qualche giocatore è rimasto a casa. Meglio evitare viaggi inutili, magari per giocare qualche minuto. Meglio che siano rimasti a Collecchio per proseguire la preparazione e per esser pronti a giocare domenica (contro il Voghera, ndr)”. Donadoni, poi, aggiunge: “Lo spirito che ogni giocatore deve avere è di sentirsi partecipe per arrivare ad un obiettivo. Tutti in modo uguale. Se tutti hanno la consapevolezza di potersi giocare le proprie chance con la dedizione, la volontà, questo porta quel qualcosa in più che è fondamentale. Un valore aggiunto. Credo che questa filosofia giusta: pensare di non essere un rincalzo ma importante come tutti. Aumenta la competitività e quindi il rendimento”. Senza ipocrisia: ma come può pensare chi domani giocherà a Collecchio contro i dilettanti del Voghera e non oggi contro l’Aston Villa nella sempre fascinosa (per chi ama il calcio) Inghilterra di non essere un rincalzo, ma importante come gli altri? Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

11 pensieri riguardo “DONADONI “ZITTISCE” CASSANO (E NON SOLO): “CHE TUTTI PARLINO VA BENE: POI, PERO’, SERVONO I FATTI”. IL TECNICO ALLA GAZZETTA DI PARMA: “NON MI PONGO UN OBIETTIVO PRECISO”

  • 9 Agosto 2014 in 12:14
    Permalink

    Han portato meno uomini per spender meno.
    E’ spendin review anche questa.
    Mala tempora currunt

    • 9 Agosto 2014 in 12:22
      Permalink

      Immagino anch’io che si sia voluto risparmiare sul charter (a parte che paga Lacché): ma lo spunto di riflessione, al di là di ogni ipocrisia, è: come fa chi è rimasto a casa a sentirsi pare degli altri. Specie se oggi deve pensare ad allenarsi per poi fare bene, domani, contro i dilettanti del Voghera? Insomma: Donadoni avrà anche avuto ragione perché è lui l’allenatore dello storico (direi in tutti i sensi) sesto posto del Centenario, ma sulla sua gestione del tanto decantato gruppo io avevo forti dubbi prima (suffragati dal fatto che, ad esempio, lo scorso gennaio ben sette giocatori sono stati “accontentati” nell’andare via) e continuo ad averli adesso. Poche balle: come fa a pensare di essere uguale ai suoi compagni oggi in Inghilterra chi è rimasto a Collecchio?
      Cordialmente
      Gmajo

  • 9 Agosto 2014 in 12:19
    Permalink

    Non capisco come si riesca a non toccare mai l argomento contratto, altrove gli chiederebbero spesso del rinnovo.
    Per il resto nulla da dire, equilibrato e diplomatico come sempre

    • 9 Agosto 2014 in 12:24
      Permalink

      Tra l’altro quello del rinnovo del contratto dell’allenatore abitualmente è un cavallo di battaglia di Piovanone…

      Equilibrato e diplomatico? Anca trop… Sostenere che chi è rimasto a casa dall’Inghilterra vale come chi è andato là mi pare davvero paradossale…

      Ciao

      Gmajo

  • 9 Agosto 2014 in 12:23
    Permalink

    ti sei scordato “servono alcuni rinforzi di qualita’ ” a centrocampo aggiungo io,ma coi soldi incassati per parolo ti puoi permettere jorquea e mauri,quindi chiappe strette e pedalare

    • 9 Agosto 2014 in 12:29
      Permalink

      Non potevo copiare, per rispetto del lavoro altrui, tutta l’intervista esclusiva di Piovani. Ho scelto tre argomenti, quelli che mi sembravano più importanti come spunto di riflessione mia e per i lettori.
      Indubbiamente quel “servono alcuni rinforzi di qualità” può avere una certa importanza, ma direi che richiama la famosa intervista di inizio ritiro, allorché (come ho ricordato anche nel pezzo) sottolineò che per raggiungere determinati risultati servono determinati giocatori.
      Bisogna vedere quali sono questi determinati risultati: perché se davvero credono di “andarsela a riprendere” occorrono rinforzi di qualità per pareggiare (o migliorare) le uscite, che non sono il solo Parolo, venduto, ma anche i non confermati dopo i prestiti; se, invece, si deve lottare per non retrocedere credo che una corazzata come l’attuale sia ridondante e costosa: ergo i vip andrebbero venduti nell’ottica di una gestione virtuosa delle risorse per dare una continuità aziendale. Poi ci sono le vie di mezzo (come adesso): per cui abbiamo un organico che sulla carta ci dovrebbe garantire una posizione tra la 12^ e la 10^.
      Cordialmente
      Gmajo

  • 9 Agosto 2014 in 12:45
    Permalink

    Settorecrociato riferisce che oggi in tribuna ci saranno sia ghirardi che giuli

    • 9 Agosto 2014 in 12:48
      Permalink

      Sì, lo so: l’ho letto ieri. E infatti, se non ci fosse stata la stretta attualità dell’intervista a Donadoni da commentare, sarei uscito prima con un pezzo al riguardo che sto concludendo ora e che sarà on line verso le 13…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 9 Agosto 2014 in 13:32
    Permalink

    Sostanzialmente è inutile leggere le interviste agli allenatori in quanto sono (ovviamente) un concentrato di luoghi comuni. Quando leggeremo che un allenatore dichiarerà prima dell’inizio del campionato di voler retrocedere con onore e suddividerà, facendone i nomi, i giocatori in tre categorie A) Titolari inamovibili 2) Utilizzabili solo nel caso di infortuni nel gruppo A 3) Utilizzabili solo nel caso di decesso di tutti i membri dei gruppi A e B; a questo punto le interviste diventeranno un po’ interessanti. Attualmente i giornalisti potrebbero anche farsele da soli, mettendo insieme la consueta serie di affermazioni scontate (cercheremo di fare del nostro meglio, non ci sono titolari fissi, bla bla bla…)

    • 9 Agosto 2014 in 14:00
      Permalink

      Diciamo, Max, che alle volte emerge, nel concentrato di luoghi comuni, qualche spunto da approfondire: cosa che ho cercato di fare, nel caso specifico, anche nella chiacchierata Piovani-Donadoni, oggetto del presente articolo.

      Penso che sia abbastanza ovvio che nessun allenatore, però, dichiarerà mai, prima dell’inizio di un campionato, che vuol retrocedere con onore per il semplice fatto che nessun allenatore (neppure quelli delle candidate al declassamento) parte con l’intenzione di retrocedere.

      Tuttavia sarebbe bello (lasciate anche a me sognare qualche splendida utopia) che nel calcio la si smettesse con certe ipocrisie che finiscono per essere controproducenti ed offensive per gli stessi giocatori. Io, fossi uno come Galloppa, ad esempio, nel leggere sul maggiore quotidiano cittadino il mio allenatore che mi dice che sono uguale a chi oggi è a Birmingham, mentre mi sto allenando per spezzare le reni al Voghera, mi sentirei un po’ preso per i fondelli. Insomma: se c’erano problemi di capienza sul charter si poteva trovare fuori una scusa diversa. O anche se razionalmente si è voluto dare più minutaggio agli uni o agli altri, poi ci si risparmi di dire che sono tutti uguali.

      Tornando agli obiettivi stagionali: capisco la sua iperbole, ma è così difficile nel mondo della pedata dire le cose come stanno? Se questo Parma è (per lo meno per me) da 10°-12° posto, perché mi debbo sentire dire che prima di tutto penso alla salvezza, e poi semmai si vedrà, o “andiamocela a riprendere”. Donadoni è stato serio a dire che non ha un obiettivo preciso, poiché da un lato gli si chiede di andarla a riprendere, dall’altro, per evidenti necessità di natura economica, i giocatori per riuscirci non ci sono.

      Saluti

      Gmajo

  • 9 Agosto 2014 in 14:59
    Permalink

    Che tutti parlino va bene, ma poi servono i fatti. Vale per tutti, non solo per Cassano (cit. Donadoni)

    Non ho capito… vale anke per la storia ke siamo vittime del sistema, della burocrazia e del Torino?

I commenti sono chiusi.

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