UN TETTO PER I DISABILI DEL TARDINI / DAL 30 SETTEMBRE ANCORA NESSUNA “COMUNICAZIONE SULLO STATO DI AVANZAMENTO DELL’INTERVENTO”

image(gmajo) – “A breve sarà data comunicazione sullo stato di avanzamento dell’intervento”: così si concludeva la nota stampa emessa dal Parma F.C. il 30 settembre scorso in cui riferiva della sostituzione dell’abortito faraonico progetto di delocalizzazione dei diversamente abili nel settore Bortolon (nel frattempo tornato ad ospitare le tifoserie avversarie) con una “nuova soluzione all’interno della Tribuna Centrale Est avente tutte le caratteristiche richieste, sia sotto il profilo del comfort che della sicurezza”. Sono passate due settimane dal dispaccio (che faceva seguito a una nuova lettera del sottoscritto su questo tema ospitata dalla Gazzetta di Parma e alla conseguente nuova interrogazione in consiglio comunale del consigliere Maurizio Vescovi) ma ancora dal club – che capisco abbia anche altre impellenti preoccupazioni di natura sportiva, ma che non debbono costituire un alibi – non sono arrivate news non solo “sullo stato di avanzamento dell’intervento”, ma neppure dello stato di avanzamento del progetto. E dire che giusto un anno fa, era l’11 ottobre 2013, a tempo di record (dopo un certo pressing mediatico orchestrato da StadioTardini.it, e che vide il concorso di importante testate nazionali) venne convocata una conferenza stampa congiunta della società, concessionaria dello stadio Ennio Tardini e della Municipalità, proprietaria della struttura, in cui venne perfino mostrato il rendering della “soluzione costruttiva prevista” che un anno dopo “si è convenuto” potesse “non essere pienamente compatibile con le normative infrastrutturali UEFA”. Allora gli oratori dietro il bancone della sala conferenze si riempirono la bocca dicendo che quel rendering ce l’avevano nel cassetto da tempo e che non c’era certo stato il bisogno del cancan mediatico per tirarlo fuori, avendo la soluzione in mente da tempo: peccato che il progetto dell’opera, che secondo Leonardi al massimo sarebbe entrata in funzione in occasione di Parma-Juventus del 22 novembre 2013, avesse avuto problematiche fin dall’inizio, essendo rimasti i lavori bloccati per mesi per via dell’anti-sismica (evidentemente nel progetto da tempo nel cassetto non era stata considerata, così come le normative infrastrutturali UEFA) come ci spiegò il geom. Vincenzo Forleo in una lettera aperta. Ad un anno, dunque, dalla presentazione in pompa magna di quella soluzione un po’ da megalomani, siamo al punto di partenza, ancora con i disabili all’addiaccio (se si giocasse stasera vedremmo di nuovo le immagini che un anno fa in consiglio comunale fecero esclamare al consigliere Vescovi: “La foto dei disabili con l’ombrello al Tardini non è uno spettacolo da squadra di serie A”), nonostante questa campagna di sensibilizzazione per dare un tetto ai disabili del Tardini sia in corso dall’estate del 2011, allorquando il nostro quotidiano on line la promosse raccogliendo a Cogollo del Cengio il dignitoso appello di Fabio Giarelli. Pare che la task force del club che sta studiando il da farsi intenda, finalmente, attuare un progetto meno grandioso e appariscente, ma più funzionale e rispondente alle esigenze dei diversamente abili che rimarrebbero sempre in Tribuna Centrale Est, ma anziché lungo la passarella prospiciente l’ex fossato un po’ più elevati, occupando alcune file dei gradoni degli ex distinti non più in servizio: in questo caso andrebbero create delle apposite vie di accesso e di fuga a norma. Il Parma, nella nota del 30 settembre scorso, ha scritto: “Purtroppo questo tipo di intervento, a differenza di altri che sono stati attuati nel tempo all’interno dello stadio, ha un impatto e una valenza sulla fruizione e la sicurezza dell’impianto che devono essere valutati con cura, con inevitabili conseguenze sulle tempistiche di attuazione”: io ho già avuto modo di chiosare (nell’editoriale titolato: “Spero non si tratti dell’ennesima presa di tempo, perché se n’è già perso anche troppo”) che in realtà anche altri interventi hanno avuto impatto e valenza sulla fruizione e sicurezza dell’impianto, basti vedere come negli anni abbia cambiato volto la Tribuna Centrale Petitot, con tanti abbonati spostati per far spazio alle esigenze dell’upper class, sempre più affamata di salottini in cui gozzovigliare e/o fare affari. Vogliamo, poi, parlare dell’impatto e della valenza sulla fruizione e sicurezza dell’impianto di quei famosi G LUX montati e smontati nella stessa TCE nella calda estate del 2011? Il sito di Settore Crociato, poi, ha informato di recente la comunità della entrata in funzione del nuovo spogliatoio “ricavato nei locali dell’ex negozio di merchandising del Parma Calcio, Emporium. L’intervento fa parte di una riqualificazione generale, ancora in essere, di tutti gli imagespogliatoi (squadra ospite e arbitri) iniziata in estate, per adeguarsi alla normativa Uefa, che contempla la separazione tra i locali e i corridoi di accesso delle due formazioni, casalinga e ospite, e la creazione di uno spazio ad hoc per i direttori di gara e i suoi assistenti di sesso femminile. Al momento è pronto soltanto lo spogliatoio del nostro club. Gli altri verranno ultimati nelle prossime settimane”. Come non ricordare che Leonardi aveva presentato la riqualificazione degli spogliatoi proprio nella stessa conferenza stampa di un anno fa in cui venne mostrato il rendering del nuovo settore disabili? Insomma: a mio modo di vedere quello che incide non è tanto la valenza sulla fruizione e sicurezza dell’impianto, quanto la volontà o meno di dar seguito ai propositi. E non è certo una consolazione apprendere che anche in altri stadi (peraltro non di serie A, ma di Lega Pro) esistano situazioni analoghe: la scorsa settimana, ad esempio, “RedattoreSociale.it” ha riportato la notizia che lo Stadio Porta Elisa di Lucca da oltre un mese imageè inaccessibile ai disabili, lasciati sotto il sole cocente: ”Nella prima giornata di campionato hanno seguito la partita dietro la porta, sotto il sole cocente e con una pessima visuale sul campo. Peggio è andata durante la seconda partita, quando i disabili sono rimasti addirittura fuori dello stadio su decisione arbitrale data l’inadeguatezza dell’ospitalità all’interno. Quelli che hanno scelto di entrare, hanno visto la partita sotto il bar della tribuna, dopo un grande sforzo degli accompagnatori e con un alto muro che copriva quasi tutta la visuale. Infine, entrambe le ultime due partite, i disabili le hanno viste ancora una volta dietro la porta, in fondo al campo, dove la visuale del terreno di gioco lascia più spazio all’immaginazione”. Il portale si chiede: “Colpa della burocrazia? Forse? Negligenza della società? Può darsi”. Per poi concludere: “E’ una vergogna italiana”. Già, una vergogna. Ma non solo quella di Lucca. Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

5 pensieri riguardo “UN TETTO PER I DISABILI DEL TARDINI / DAL 30 SETTEMBRE ANCORA NESSUNA “COMUNICAZIONE SULLO STATO DI AVANZAMENTO DELL’INTERVENTO”

  • 13 Ottobre 2014 in 13:31
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    La soluzione, volendo, potrebbe essere abbastanza semplice. Bastebbe togliere la serie di teloni della Folletto che, nella parte superiore della gradinata in cemento della Tribuna Petitot, occupano 3-4 file di gradoni e rendere fruibili quei posti agli abbonati che attualmente occupano i gradoni nella parte inferiore, dopodichè inserire la tettoia a piano terra a contatto delle vetrate (che prima o poi spero siano definitivamnete eliminate) che proteggono il campo dagli intrusi.

  • 13 Ottobre 2014 in 13:58
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    Ehmm… la Tribuna in questione è la Est. Per errore ho scritto Petitot.

  • 13 Ottobre 2014 in 15:00
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    Secondo me qui si esagera con il pietismo. Io come aspirante al marchettin senza pietà, proporrei di mettere gli invalidi in campo, per stare vicino ai giocatori e vivere la partita, e di quattarsi la testa tenendo su gli striscioni pubblicitari (l’ombrella disturba e poi vorrei far notare ke nessuno di loro aveva una ombrella gialdaeblu…. ke siano torinisti?????), xchè loro non sono invalidi ma diversamente abili, e quindi ja podema fer lavorer a-maca. Avrei anche studiato un baracchino da attaccarci alla carrozzina che prima della partita potrebbero tirare le righe (non parlo di bamba, si chiaro, che non vorrei poteste fraintendermi).

  • 13 Ottobre 2014 in 19:25
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    Stasera racconterò una storia, una storia vera, che mi è accaduta martedì sera. Avrò preso in tutta la mia vita 5 multe forse, ma mi è andata spesso bene sopratutto per l’eccesso di velocità e guida non proprio da 0,0 alcol. E sto sempre attento a comportarmi civilmente, non butto mai una carta per terra, quando vado nei bagni pubblici mi preoccupo di fare tutto dentro, parcheggio sempre dentro le strisce, non parcheggio ovviamente mai nel posto per i portatori di handicap. Quella sera ero andato dal dentista, che ha lo studio in uno sperduto villaggio del Nord Est e c’è un parcheggio lì dove i posteggi sono un pò stretti e da anni quando vado dal mio dentista “nello sperduto villaggio del Nord Est”, metto la macchina in un posto protetto da un muretto dove nessuno ti può parcheggiare a fianco. Quello é il posto per gli handicappati. L’ho sempre fatto lì perché non volevo trovarmi bottine sulle fiancate da qualche coglione che spalanca la propria portiera tipo ala di gabbiano con botto. Sono uscito tranquillo dal dentista nello sperduto villaggio dove, nonostante il mio cervello illuminato, non ho mai pensato che un handiccapato potesse aver bisogno di parcheggiare proprio là, perché per anni mi era sempre andata bene. Stavo tornando verso la macchina quella sera, si stava bene fuori, ero rilassato, e ad un tratto ho visto sul finestrino un biglietto attaccato con lo scotch. C’era scritto: “L’ignoranza non è considerata un handicap, parcheggia altrove!” Non mi sono sentito una merda no, però sono rimasto molto dispiaciuto. Dispiaciuto perché non volevo creare un disagio che invece in quell’occasione ho procurato. Ho staccato il foglietto e l’ho messo in macchina. A casa l’ho riletto, ho notato che era scritto con amore, chi l’ha attaccato al vetro lo ha fatto con cura e rispetto. Non so chi l’abbia scritto ma di sicuro lo ringrazio per avermi insegnato qualcosa. Ho provato gratitudine per questo insegnamento. Penso che bisognerebbe fare dunque tutto il possibile per far stare bene e a proprio agio chi per vari motivi non ha la “libertà di movimento”che può avere chi non ha handicap. E non c’è niente da scherzare in merito.

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