I GRANDI MISTERI CROCIATI / CHE FINE HA FATTO PARMA BRAND DUE ANNI DOPO IL DECOLLO DALL’AEROPORTO VERDI?

image(gmajo) – Esattamente due anni fa (o meglio: due anni e quattro giorni fa) dall’aerostazione Giuseppe Verdi di Parma aveva spiccato il volo Parma Brand, la struttura che avrebbe (già, avrebbe…) dovuto occuparsi soprattutto della organizzazione degli eventi del Centenario, che poi, invece, avremmo annotato essere a cura di altre entità (dalla concessionaria della pubblicità G Sport al Comitato popolare, espressione della tifoseria organizzata e dei collezionisti, per finire per gli eventi “vip” al Regio e la partita del Secolo al Tardini, AGB Sport Management, società di comunicazione e immagine fondata dal noto avvocato e business-man sportivo Giuseppe Bozzo, per il tramite di colei che StadioTardini.it aveva ribattezzato la madrina del Centenario, Marianna Mecacci, con ulteriori costi aggiuntivi, da sommare a quelli investiti (investiti?) per il tanto discusso Logo “bombato” del Centenario, partorito da agenzie specializzate e quotate come Caffeina di Parma, o come Akuna Matata di Brescia, non ha mai bene capito come si fossero divisi i compiti, ma tant’è). In realtà la principale funzione di Parma Brand (e in questo la stessa denominazione sociale aiuta…) si sarebbe palesata chiaramente in occasione della approvazione del bilancio del Parma F.C. chiuso il 30 giugno 2013 (l’esercizio successivo, il 2014, è ancora in gestazione, e il parto pare non sarà indolore…), allorché la società presieduta da Alberto Volpi (uno dei soci di minoranza del sodalizio calcistico cittadino), e che ha avuto come primo motore Marco Marchi (apprezzata anima di Parma Football School) e come secondo motore Massimo Carpino (ex capo ultrà del Napoli, che sarebbe poi stato nominato direttore generale del “cubo” delle idee), acquisì il brand (o marchio, che dir si voglia) del Parma F.C. Spa per la  modica cifra di circa 31 milioni di euro, utile ad attenuare la perdita di esercizio del club, come per primo evidenziò attraverso Stadio Tardini.it il commercialista Luca Marotta, nostro abituale punto di riferimento su questa materia, che amichevolmente ci aiuta nell’opera di divulgazione al servizio del tifoso (con buona pace delle solite lingue biforcute che su una piazza virtuale crociata asseriscono che i maghi del giornalismo non hanno mai fatto leggere il bilancio da un professionista: nel nostro piccolo caso non è così e di questo andiamo orgogliosi), poi seguito a ruota nei giorni seguenti sia dalla Gazzetta dello Sport (che titolò: “Deficit ridotto con la cessione del brand”), che dall’autorevole quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” (“La cessione del marchio salva il bilancio 2013 del Parma. Pesano i 49 calciatori in rosa”) che nel servizio a firma di Marco Bellinazzo aveva spiegato: “A giugno del 2013, il Parma ha ceduto il marchio alla società correlata "Parma Fc Brand Srl" per 31 milioni e una plusvalenza di 22,7 milioni (essendo iscritto a bilancio per circa 8). Alla stessa società è stato ceduto per 8 milioni il contratto con la società concessionaria della pubblicità Gsport. Complessivamente dunque l’operazione ha avuto un impatto positivo sul bilancio 2013 di circa 31 milioni”. Operazione determinante, quella della cessione del brand, anche secondo Bellinazzo, per presentare un rosso accettabile: “Nel 2013 il Parma perde "solo" 3,2 milioni (-2,4 nel 2012) grazie a imageproventi straordinari per circa 31 milioni derivanti dalla cessione del brand. Nel bilancio al 30 giugno 2013, infatti, emerge da un lato il calo del fatturato di quasi il 20% (da 101 a 83 milioni) e dall’altro lato un analogo incremento dei costi della produzione da 87,8 a 104,4 milioni”. Il nostro Mercatologo, in una sua riflessione dello scorso 4 settembre 2014 pubblicata su StadioTardini.it, riferiva: “E’ innegabile che la società Eventi imageSportivi spa abbia messo somme importanti (di certo almeno 40 milioni di euro –  che difficilmente recupererà attraverso l’acquisizione del marchio Parma FC da Parma Brand (che a propria volta lo aveva acquistato un anno fa, generando una attenuazione della perdita d’esercizio del club) con la prevista fusione per incorporazione – e probabilmente tante altre somme in passato, in una sorta di vuoto a perdere o quasi, anche alla luce di altre voci di debito presenti in bilancio) e di questa assunzione di responsabilità bisogna dare merito. Non si tratta certamente di uno di quei presidenti che acquista una società di calcio per lucrare e speculare, ma si tratta di una persona, che nelle indubbie difficoltà , fa fronte con sostanze che potrebbe impegnare per "giochini meno costosi". Scopriremo, nel prossimo bilancio, quando sarà disponibile  (l’altro giorno l’AD Leonardi, al giornalista di Repubblica Intorcia, piuttosto curioso al riguardo – avendo fiutato, forse, che potrebbe esserci qualche cospicua perdita di esercizio – ha riferito che comunque sarà depositato, in termini di legge, entro il 31.12.2014) se effettivamente ci sarà alberto volpi e tommaso ghirardi parma brandstata questa fusione per incorporazione di Parma Brand in Eventi Sportivi (che è la controllante, al 90% del Parma F.C. Spa, mentre il rimanente 10% da qualche mese è nelle mani di Energy T.I. Group Spa), o quale altra fine abbia fatto, dal momento che anche lo store che gestiva (e che secondo il presidente Volpi “entro tre anni avrebbe avuto il ritorno economico dall’investimento effettuato”), in quella che il fantasioso Marco Marchi aveva ribattezzato la Palazzina Maria Luigia (alias gli ex uffici imagebiglietteria, comunque quella struttura in Piazzale Risorgimento che aveva raccolto l’eredità del vecchio Emporium, il negozio che era nel ventre del Tardini fin da epoca Tanzi) è ora passato ad Erreà, che lì ha aperto, in occasione del week end di Parma-Empoli, come reclamizzato sulla Gazzetta di Parma, il nuovo Erreà Play, con l’ottimistico slogan “Noi ci crediamo”. Tra l’altro lo stesso sponsor tecnico dovrebbe ora occuparsi del merchandising attraverso il sito ufficiale (anche se attualmente la pagina dell’e-commerce imageappare chiusa per manutenzione). E’ curioso pensare che proprio il 23 novembre, ma di due anni fa, prima di trasferirci tutti all’Aeroporto, dove con un happening ci sarebbe stato appunto il decollo per il grande volo, Parma Brand aveva ospitato giornalisti e tifosi eccellenti, per un aperitivo, proprio nella Palazzina Maria Luigia, che avrebbe dovuto diventare, secondo i proclami di allora (dimenticavo di aggiungere che inizialmente l’ufficio stampa di Parma Brand era stato esternalizzato ad un’altra agenzia, Pizzini/Scolari Comunicazione, sempre in nome di una virtuosa spending review…) “un caffè e corner dedicati al fashion, all’arte e alla cultura” coinvolgendo “anche tutta l’area esterna circostante, finora mai utilizzata. L’obiettivo è infatti creare una vera e propria piazza alternativa per i parmigiani, un luogo d’incontro e divertimento, vivace e creativo, da vivere in compagnia degli amici o della famiglia, durante tutta la settimana e non solo il giorno della partita. In un’epoca in cui il pallone è sempre più spesso visto (e vissuto) in tv, a Parma si prova a invertire la rotta, infondendo nuova linfa alla zona-stadio: per coinvolgere tutti, nessuno escluso”. Marchi, al nostro microfono, chiosò: “vogliamo essere i leader, i numeri uno, nel gestire 365 giorni l’anno lo stadio, la città, il pubblico e i tifosi”. Inutile dire che del calendario fitto di appuntamenti, tra design, gastronomia e green del 2013 non ne sarebbe rimasta gran traccia… Viceversa si sarebbe rivelata profetica l’intervista esclusiva concessa dal presidente Volpi a StadioTardini.it : “E’ un modo per trovare dei ricavi diversi dalle plusvalenze per la copertura dei costi”. E in effetti il modo lo si è trovato appunto con l’operazione, che puzza un po’ di maquillage finanziario, della cessione del brand… In quei giorni, avevamo chiesto un intervento a Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia Sporteconomy ed economista specializzato in tematiche di sport-business che qualche mese prima, attraverso il nostro quotidiano on line aveva suggerito di non fossilizzarsi solo sulle plusvalenze, ma di trovare altre forme di sostentamento, e a proposito di Parma Brand aveva rimarcato: “Plaudo al lancio, ma sarebbe interessante conoscere gli elementi fondamentali del piano industriale”, che evidentemente dovevano essergli parsi un po’ troppo fumosi. Ai più, però, al di là di queste riserve, saranno rimaste in mente le più superficiali osservazioni dei Boys pennellate su un lenzuolo issato sulla Nord: “Parma Brand una domanda vogliamo fare non c’è qualche spigolo da smussare?” . Superficiali a prima vista, poiché la provocazione riguardava il simbolo scelto da Parma Brand” che “non rappresenta nulla se non il cubo delle Teste Quadre di Reggio Emilia”; ma quello striscione, sia pure in un modo più criptico, era teso, secondo gli Ultras nostrani, a “ricordare a tutti (società compresa) che se non si coinvolgono i tifosi, non si celebra proprio un bel niente”. Insomma: il loro timore era quello di non essere presi in considerazione per la secolare ricorrenza: in realtà avremmo poi visto come loro, il CCPC e i collezionisti avrebbero avuto una parte rivelante nella organizzazione della Mostra temporanea del Centenario in Ghiaia, e pazienza se l’obiettivo iniziale era quello di un Museo Permanente. Come sarebbero andate a finire le cose in quel senso lo si sarebbe potuto capire quando, in occasione dei primi dieci mesi di volo  Parma Brand con l’allargamento dell’equipaggio con l’inserimento dell’ex Fedayn Carpino (sarebbe bello conoscere la sua odierna funzione, considerato che ad esempio aveva scortato Ghirardi e imageLeonardi nel redde rationem con i tifosi sotto la porta Monumentale del Tardini dopo la sconfitta con il Sassuolo) domandai al presidente Volpi a che punto si era sul Museo del Parma e lui mi rispose: “Stiamo ancora lavorando, stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli…”. Del resto tutto era nato durante una gara di briscola, con un po’ di liscio di sottofondo, che non guasta mai, tra Ghirardi, Leonardi, Volpi e Marchi Parma Brand? The end

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

20 pensieri riguardo “I GRANDI MISTERI CROCIATI / CHE FINE HA FATTO PARMA BRAND DUE ANNI DOPO IL DECOLLO DALL’AEROPORTO VERDI?

  • 27 Novembre 2014 in 18:13
    Permalink

    ho perso delle presunte amicizie da allora

  • 27 Novembre 2014 in 18:41
    Permalink

    AH
    AH
    AH
    AH
    GRASSE RISATE
    Majo, bel pezzo, bravo. Forse allora il Levati che gestiva da solo lo Store del Parma non era poi così incapace come volevano farcelo credere, dato che mi risulta sia stato l’unico in grado di far funzionare la vendita delle maglie del Parma insieme alla collaborazione della Michela…

    • 27 Novembre 2014 in 18:45
      Permalink

      Hai sbagliato Mirco, però: mi pare fosse Mirco Lori e non Levati a seguire lo store con la Michela…

      • 27 Novembre 2014 in 19:00
        Permalink

        Eh no, caro Majo, il Lori gestiva tutto il buco nero dietro allo store, dalla stampa delle magliette a tutto il resto. Il vero organizzatore, quello che decideva cosa vendere e a quanto venderlo, e che ha anche permesso al vecchio store di essere rinnovato e restaurato, era Levati. Una delle poche persone che spero non abbiano danni da questa gestione dissennata del Parma, che sta lasciando – questa è la vera schifezza- decine di persone normali, che non hanno mai preso tanti soldi, oggi senza stipendio. E’ qui che a me si ingrandisce la vena del toro e mi vergogno di come stanno rovinando una piccola realtà…
        Da lontano mi tocca vedere questo Parma affondare e le persone che ci hanno speso dentro migliaia di ore e di lavoro soffrire. Questo per me è ingiusto e le pagliacciate alla Parma Brand fanno scaturire grasse risate proprio perché sono servite a nascondere la reale problematica della gestione Leonardi.

        • 28 Novembre 2014 in 00:03
          Permalink

          Grazie per la precisazione, e dunque onore al merito al tanto vituperato dottor Levati.

          Cordialmente

          Gmajo

      • 27 Novembre 2014 in 19:05
        Permalink

        Caro Majo, ti gioco anche una briscola: Ma quell’Unione Parmense degli Industriali che campeggia sul sito del Parma, che cappero fa per questa società?

        • 28 Novembre 2014 in 00:02
          Permalink

          Il logo dell’Upi campeggia sul sito del Parma Calcio dal momento che il Parma Calcio è iscritto all’Upi.

          Lunedì sera, a Calcio & Calcio, l’avvocato Malvisi aveva appunto auspicato che ci potesse essere da parte dell’Upi un aiuto più concreto al Parma in difficoltà: a parte che gli industriali locali non hanno mai particolarmente brillato, come interesse, per la squadra di calcio cittadina (e per par condicio neppure per il Grande Volley), ritengo che un aiuto potrebbero darlo attraverso una manovra di finanziamento non convenzionale.

          Cordialmente

          Gmajo

  • 27 Novembre 2014 in 19:36
    Permalink

    Io mi ero arrabbiato cn il Parma per il centenadero xkè era l’occasione giusta per sburlarmici dentro anch’io, e sia chiaro ke nn lo dico x me, ma per la nostra gente, xkè sn un vero tifoso del Parma, ke io sto nel cuore della parmigianità, di più: nell’esofago della parmigianità. Ke mi piace il marchettin xkè ci ho l’animo del markettinaro. Ke io se c’è da commuoversi sn il primo e so anke fare il verso dell’anofficial quando ulula alla luna il suo SLUUUUUUUURP, ke io a Majo gli do del culano, mica del limaccioso. Ok, anke del limaccioso, ma sovratutto del culano. Ke io quando gli passo il Veleno di Baroni gliene do sempre uno già ciucciato! Ke se ci fossi stato io al marchettin magari secondo me ci sarebbe stato il decRollo di Parma Brandy, ke io vi avrei inculato, certo, ma sbraiando cm un capannone, cm nella Parma di una volta, nei borghi con la spussa di pipì mentre mangi il cavallo pisto nella carta. Solo a pensarci mi commuovo. Vado a cridare davanti alla Tv, scusatemi ma inisia Terra Nostra.

  • 27 Novembre 2014 in 23:47
    Permalink

    Il parma store è stato chiuso e tra pochi giorni nella palazzina di Maria luigia aprirà un negozio erreà. Vi risulta?

    • 28 Novembre 2014 in 00:23
      Permalink

      Non hai letto con attenzione l’articolo… Ho persino pubblicato la foto della inserzione dell’Erreà (mannaggia a loro: vanno ad ingrassare la ricca Gazzetta, anziché spendere due euro per far sopravvivere ‘sto sito…) sulla GdP che informava della riapertura dello store, avvenuta lo scorso week end, appunto sotto la loro insegna. E sempre erreà dovrebbe curare lo shop sul sito ufficiale del Parma FC, anche se l’apposita sezione appare in manutenzione.

      Cordialmente

      Gmajo

      • 28 Novembre 2014 in 03:34
        Permalink

        Nel Parma Store era stato ricavato un corner per Energy TI, che nel nuovo negozio Erreà non c’è più. A buon intenditor…

        • 28 Novembre 2014 in 08:42
          Permalink

          Ma come fai a saperlo, che nel commento precedente non sapevi che fosse già aperto?
          Cordialmente
          Gmajo

  • 28 Novembre 2014 in 00:47
    Permalink

    Le vocali le hanno comprate tutte, ora devono dare la soluzione

  • 28 Novembre 2014 in 09:52
    Permalink

    Lo so e basta. Vada a vedere se non ci crede.

  • 28 Novembre 2014 in 10:49
    Permalink

    P.S. Invece di prendersela con me che apprendo le notizie da qui e non dalla gazzetta, ma che ho la colpa che alle 3 di notte non ho letto con attenzione un suo articolo di 90 pagine e non ho aperto tutte le 40 immagini allegate (dal cellulare se non le apro non le vedo, sono troppo piccole) , se la prenda con quelli che venivano sul suo sito solo per dire forza Torino e poi nessuno li ha più visti.

    • 28 Novembre 2014 in 10:55
      Permalink

      Dailà, basta polemiche, zio cajenna. Possibile che ogni volta che vieni qui devi rompere l’anima col Torino?

    • 28 Novembre 2014 in 11:27
      Permalink

      E poi io non me la sono presa proprio con nessuno: è un dato di fatto che prima mi sei venuto a chiedere (non avendo letto l’articolo di 90 pagine) se nella Palazzina Maria Luigia, dopo la chiusura dello store del Parma FC, aprirà un punto vendita Erreà e io ti ho risposto che è già aperto dallo scorso week end; così come dopo sei venuto a scrivermi che non c’è il corner di Energy T.I. Group. Legittima la mia curiosità: come fai a saperlo, se poche ore prima manco sapevi che era già aperto? Niente di offensivo, mi pare.

      Detto questo: il corner di Energy T.I. Spa è stato mantenuto, sia pure con un layout diverso voluto da erreà, che lo rende meno visibile di prima.

      Saluti

      Gmajo

  • 29 Novembre 2014 in 13:08
    Permalink

    Complimenti,bell’articolo.

  • 29 Novembre 2014 in 15:45
    Permalink

    tuti bali. cucù il corner non c’è più

I commenti sono chiusi.

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c) inviare newsletter per ricevere aggiornamenti su tutte le novità del sito, ricette, menu, consigli del nutrizionista, e tante altre notizie sui servizi Gabriele Majo (sezione “Abbonati alla newsletter” del sito);
d) rispondere alle richieste degli utenti in relazione a prodotti e servizi Gabriele Majo, alla pubblicità, ovvero al sito (sezione “Contattaci” del sito).

La registrazione degli utenti sul sito non è richiesta per la prestazione di alcuni servizi offerti da Gabriele Majo (ad es., quelli di cui ai precedenti paragrafi c) e d)). Tuttavia, al fine di evadere le eventuali richieste degli utenti riguardanti tali servizi e ordini, essi saranno invitati a conferire dati personali, che saranno trattati per le sole relative finalità e per il tempo strettamente necessario al completamento delle suddette operazioni.
Modalità del trattamento
I dati personali saranno trattati in forma prevalentemente automatizzata, con logiche strettamente correlate alle predette finalità.

Natura del conferimento dei dati personali degli utenti
Il conferimento dei dati personali è facoltativo, ma esso è in parte necessario (cioè per quei dati le cui caselle sono contraddistinte da un asterisco) affinché Gabriele Majo possa soddisfare le esigenze dell’utente nell’ambito delle funzionalità del sito. Il mancato, parziale o inesatto conferimento dei dati personali contrassegnati da un asterisco, in quanto necessari per l'esecuzione della prestazione richiesta, non rende possibile tale esecuzione; mentre il mancato, parziale o inesatto conferimento dei dati personali facoltativi non necessari non comporta alcuna conseguenza.
Categorie di dati personali oggetto di trattamento
Oltre ai dati personali conferiti direttamente dagli utenti (quali nome, cognome, indirizzo postale, di posta elettronica, ecc.), in fase di connessione al sito, i sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento del sito stesso acquisiscono indirettamente alcuni dati personali la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet.
Tali dati vengono trattati al solo fine di effettuare indagini statistiche anonime.

Categorie di soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati personali degli utenti
I dati personali potranno essere portati a conoscenza di dipendenti o collaboratori che, operando sotto la diretta autorità di quest’ultimo, sono nominati responsabili o incaricati del trattamento ai sensi degli artt. 29 e 30 del Codice e che riceveranno al riguardo adeguate istruzioni operative; lo stesso avverrà – a cura dei Responsabili nominati dal Titolare - nei confronti dei dipendenti o collaboratori dei Responsabili.

Ambito di comunicazione o diffusione dei dati personali degli utenti
I dati personali forniti direttamente dagli utenti mediante la compilazione dei moduli on line non saranno comunicati a terzi o diffusi, salvo il caso di inserimento nel sito di nomi di vincitori di eventuali concorsi od operazioni a premio promossi da Gabriele Majo tramite il sito.

Titolare e Responsabili del trattamento
Titolare del trattamento è Gabriele Majo

Responsabili del trattamento sono:
1) Il Sig. Gabriele Majo, titolare del sito
Fornitori di servizi:
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1) Gruppo Pegaso di Rodia Maria Teresa, via Abbeveratoia 27a, 43126 Parma, per quanto concerne l’amministrazione e la gestione del sito, e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso.
2) Euromaster di Roberto Cirianni, Via Agostino Valiero 12, Roma (Rm), per quanto concerne la fornitura e la gestione della connettività internet e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso.
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