IL COLUMNIST / LA FINE DEL GUARDIOLISMO: IL POSSESSO PALLA NON BASTA A VINCERE LE PARTITE. ANZI…

Luca Russo (www.ilcolumnist.net) – Se è vero che nella vita i buoni propositi non solo si proclamano a gran voce, ma vanno anche messi in pratica, è altrettanto innegabile che un principio del genere vale pure nel giornalismo: gli articoli non vanno annunciati, ma fatti, ché altrimenti arriva un Beccantini qualunque (Beccantini qualunque si fa per dire, veh…) e ti “frega” l’idea (la mia, naturalmente, è soltanto una battuta, e non potrebbe essere altrimenti visto che stiamo parlando di una delle migliori firme della carta stampata nostrana). Mi spiego meglio: domenica scorsa, durante un colloquio telefonico col direttore di StadioTardini.it Gabriele Majo, gli ho fatto notare come l’ultimo weekend di campionato avesse foto 2 (10)ridefinito i confini del guardiolismo e decretato la misera fine dei (patetici) tentativi di imitarlo (operati soprattutto da quegli allenatori sprovvisti di giocatori adatti a replicare il gioco proposto per diverse stagioni dal Barcellona di Pep) e, sopra ogni altra cosa, del possesso palla inteso come unico mezzo utile per raggiungere il fine della vittoria. L’argomento, a me tanto caro e che avevo intenzione di trattare lungo queste pagine, è stato affrontato con la consueta eleganza ed uno stile impeccabile proprio da Roberto Beccantini sull’edizione della Gazzetta dello Sport data alle stampe giovedì scorso. Per la serie: chi primo arriva, meglio alloggia. Preso atto del fatto che il Beck è dotato di riflessi migliori dei miei (ad onta dei circa 40 anni di differenza, ahimé…), e per tornare alla chiacchierata telefonica che ho avuto qualche giorno prima col direttore, nel corso dell’ultima giornata di campionato un dato statistico ha catturato la mia attenzione più di quanto non siano riusciti a fare gli altri: Napoli e Palermo hanno superato, rispettivamente, Roma e Milan pur facendo registrare un foto 1 (11)possesso palla assai inferiore rispetto a quello dei loro avversari di turno: 58 a 42 per la Roma nella gara del San Paolo, vinta dagli azzurri; 62 a 38 per il Milan in quella andata in onda a San Siro, e dominata dai siciliani. Segno che, come raccontavo poc’anzi, non è detto che chi accumula più possesso della sfera sia sistematicamente destinato a far propri i tre punti. Anzi spesso, recentemente, è accaduto l’esatto contrario. In tal senso, il rendimento fin qui maturato dal nostro Parma rafforza il concetto che ho appena espresso. In ben sei apparizioni stagionali sulle dieci totali i Crociati hanno perso nonostante avessero messo da parte un possesso palla maggiore o almeno uguale rispetto a quello degli avversari o vinto sebbene la sfera fosse stata maggiormente tra i piedi dei rivali. Alcuni esempi: Cesena-Parma 1-0 (possesso palla 42 a 58), Parma-Milan 4-5 (50 a 50), Udinese-Parma 4-2 (42 a 58), Parma-Genoa 1-2 (52 a 48), Parma-Sassuolo 1-3 (52 a 48) e, per finire, Parma-Inter 2-0 (44 a 56). In parole povere: tenere la palla più dei propri dirimpettai non significa garantirsi il diritto alla vittoria o i complimenti di opinionisti e addetti ai lavori; e tenerla meno non vuol dire dover per forza rassegnarsi alla sconfitta. Dunque, fine del guardiolismo più sfrenato? Probabile, di certo non del guardiolismo nella sua versione base, che comunque è stato ed è tante altre cose oltre al possesso palla (comunque pericoloso rispetto a quello basso e pressoché inoffensivo prodotto dai “copioni”): pressing alto, recupero immediato della sfera una volta che la si è persa, aggressione degli spazi, continui movimenti senza palla, falso nove (“il nostro centravanti – diceva Pepè lo spazio”), manovra sviluppata prevalentemente nella metà campo avversaria e un sacco di altra roba che mai nessuna squadra, in Italia o in Europa, è riuscita a calare sul campo nel minuto in cui ha deciso di scopiazzare i catalani. Ed è proprio in virtù dell’ultima considerazione che diventa difficile non allinearsi al parere di Zeman quando, intervistato da Stefano Pasquino di Tuttosport, sostiene che “Guar­dio­la, oggi il mi­glior al­le­na­to­re al mondo, ha vinto tanto col tiki taka, modo di giocare che a me non piace perché ho un’altra visione del calcio. Il pro­ble­ma è piut­to­sto chi lo vuole scim­miot­ta­re non aven­do i gio­ca­to­ri che c’erano in quel Bar­cel­lo­na”. Appunto. Luca Russo (www.ilcolumnist.net)

2 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / LA FINE DEL GUARDIOLISMO: IL POSSESSO PALLA NON BASTA A VINCERE LE PARTITE. ANZI…

  • 8 Novembre 2014 in 18:18
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    Io condivido le singole analisi ma non il taglio dell analisi. Il possesso palla diventa sterile e noioso, il gioco di rimessa mortificante e altrettanto noioso. Non c è un atteggianto o un modulo x eccellenza, le strade sono tante e ognuna ha pregi e difetti. Mi sembra dunque giusto evidenziare che c e chi fa possesso pur non avendo i giocatori adatti, e c e pure chi lo fa male a prescindere, ma è altrettanto vero che la scorsa settimana ha rilanciato il Napoli di benitez, che fino al giorno prima faceva un calcio “impraticabile in Italia”. La stessa fiorentina credo possa crescere molto

    • 8 Novembre 2014 in 19:19
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      Il Napoli di Benitez è il più grande bluff delle ultime due o tre stagioni. Loro, gli azzurri, ci raccontano che giocano all’europea, ma poi sistematicamente vincono alla maniera del Napoli di Mazzarri, e cioè agendo in contropiede, visto che vanno in grande affanno quando incontrano squadre abbottonatissine e son costretti a fare il gioco. Solo che se lo fa Mazzarri, è catenaccio; se lo fa Benitez è calcio mai visto in Italia. Il bello è che son proprio loro stessi i primi a credere alle bugie che ci raccontano. Oltre che la nutrita e ingiustificata schiera di giornalisti che li segue.

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