CHE IL PARMA FOSSE FUORI DALLA NORME UEFA PER L’INCIDENZA DEL COSTO DEL PERSONALE SUL FATTURATO SUPERIORE AL 70% STADIOTARDINI.IT VE LO RACCONTO’ GIA’ IL 26 MARZO SCORSO…

image(gmajo) – Non per fare gli autoreferenziali, difettuccio che non abbiamo difficoltà a riconoscerci, ma il fatto che l’incidenza del costo del personale (no, non della centralinista, bensì dei calciatori, oltre a staff tecnico e dirigenti) del Parma sul fatturato (al netto delle plusvalenze) fosse superiore al 70%, e dunque per questo rischiasse un “warning” della Uefa, StadioTarini.it ve lo aveva già raccontato il 26 marzo 2014, grazie ad un qualificato intervento del dottor Paolo Ciabattini, uno dei massimi esperti in Italia sul Fair Play Finanziario (normativa introdotta dalla Uefa, il cui cardine è il requisito del pareggio di bilancio: i costi non possono più superare i ricavi o quasi), autore di “Vincere con il Fair Play Finanziario”, il primo libro che approfondisce gli impatti che derivano dalla normativa Uefa esposta in forma semplice e chiara. A lui avevamo domandato qual era la situazione del Parma in ottica Fair Play Finanziario, secondo il bilancio chiuso il 30.06.2013, tuttora l’ultimo disponibile della società presieduta da Tommaso Ghirardi (perché, stando a quanto dichiarato dall’A.D. Leonardi nel corso della sua ultima IMG_0666conferenza stampa, quello chiuso il 30.06.2014 deve ancora essere approvato, cosa che avverrà entro il prossimo 31.12.2014) per cui ancora oggi la fonte ufficiale più aggiornata per qualsiasi tipo di ragionamento, basato sugli scritti e non sull’orale e per questo tenuto in considerazione anche dal giornalista economico Marcel Vulpis, autore della interessante inchiesta pubblicata stamani, mercoledì 3 dicembre 2014, sul Corriere dello Sport-Stadio, dal titolo: “Conti e Fair Play, bocciata mezza serie A”.

IMG_0665Tra la “mezza serie A bocciata”, ovviamente (ma, appunto, per noi di  StadioTardini.it la cosa non era affatto nuova come per tanti altri venuti giù dal pero dopo aver letto stamani il giornale romano) c’è anche il Parma, per gli stessi motivi che l’ottimo Ciabattini ci aveva spiegato già lo scorso 26 marzo, e cioè che “l’incidenza del costo del personale sul fatturato al netto delle plusvalenze, è alta e supera di molto la soglia massima del 70% indicata dalla normativa del FPF. Questo varrà di sicuro un warning dalla UEFA oltre all’impegno di ricondurla velocemente all’interno dei limiti previsti”. Vulpis, oggi, prendendo spunto dalle recenti problematiche di Inter e Roma in materia di Fair play finanziario, tracciando il quadro della intera serie A (tra le otto in regola Napoli, Lazio, Milan e Juve), ha ricordato, tra gli altri, i dati numerici relativi al Parma i cui costi per il personale erano di 43,48 milioni, mentre il fatturato netto era di 56,21 per una percentuale del 77.35%. Tutto questo, giova ricordarlo per l’ennesima volta, al 30.06.2013, quindi al termine della stagione 2012-13, decisamente  più virtuosa  rispetto a quella successiva, cioè quella del Centenario, incentrata sulla grandeur, con l’arrivo di giocatori maturi (e pronti a vincere  non tanto per il traguardo europeo, come romanticamente il tifoso poteva pensare, bensì, come più prosaicamente ammesso dallo stesso Leonardi, per esser sicuri di garantirsi la categoria, con il piazzamento migliore possibile, in vista della successiva ripartizione dei diritti tv) e dunque ancor più costosi rispetto a quelli dell’anno prima, già fuori norma FFP di oltre il 7%, di cui gli effetti (nefasti) si vedranno nel prossimo bilancio ancora in gestazione.

Insomma, tutto il contrario rispetto alle raccomandazioni (vabbè che ormai il dado era abbondantemente tratto, visto che si era già operato in senso diverso da mesi) di Paolo Ciabattini, il quale aveva osservato:

“Il Parma si è dimostrato la piazza ideale per rigenerare calciatori affermati che arrivano da stagioni difficili e questo è sicuramente un grande merito. Questi giocatori però, se da un lato permettono il raggiungimento di risultati sportivi straordinari come l’attuale quinto posto, dall’altro, pur contenendo le loro pretese economiche, rappresentano spesso un costo significativo per il bilancio dei ducali ed inoltre tolgono spazio a giocatori più giovani da valorizzare. L’età media è alta. Attualmente ci sono 10 giocatori oltre i 30 anni e altri 4 che ne hanno 29. E’ difficile realizzare plusvalenze con giocatori sopra i trenta. Gli stessi Paletta e Parolo che rappresentano insieme a Biabiany le plusvalenze indispensabili al bilancio 2015, hanno già rispettivamente 28 e 29 anni…  Credo che il modello di business del Parma vada rivisto. E’ necessario abbassare l’età media e quindi il monte ingaggi e di conseguenza il costo della rosa. Più spazio ai giovani. E’ necessario implementare un’attività di scouting  non solo in Italia sul modello Udinese che appare molto distante. Bisogna investire il più possibile su giovani non solo italiani under 18, con grandi prospettive ma con prezzi ancora accessibili. Giovani talenti da valorizzare possono significare in prospettiva maggiori plusvalenze e fin da subito un monte ingaggi più basso. La riduzione della rosa porterebbe ulteriori risparmi, ma forse la stagione con l’impegno di Europa League non sarebbe quella più giusta”.

Era proprio ripensando a quanto sottolineato da Ciabattini in quell’intervento (senza dimenticare le tante analisi parimenti importanti per lo scopo divulgativo che ci prefiggiamo, del commercialista dott. Luca Marotta) che la scorsa estate mi ero permesso – nei miei panni di Grillo Parlante, o se preferite di Formichina risparmiatrice o piociona – di contestare la politica dell’andiamocela a riprendere, poiché era già era abbondantemente chiaro da molteplici segnali che non sarebbe stata sostenibile dal punto di vista economico e meramente una utopia dal punto di vista sportivo, in quanto al massimo avrebbe potuto venir fuori un surrogato non all’altezza. In quei giorni, viceversa –ahimè da classica Cassandra purtroppo rimasta inascoltata – avevo più volte suggerito la cessione di tutti i big per recuperare vitali risorse attraverso le quali ricostruire un progetto a lungo termine, imageche potesse nel giro di quattro anni (magari dopo prevedibili turbolenze e patemi d’animo iniziali) riportare il Parma allo stesso livello dell’anno del Centenario, attraverso una crescita graduale: dopo che il Plenipotenziario bocciò, bollandoli come Fantacalcio, quei miei discorsi, il 27 luglio scorso mi ritirai in buon ordine postando un editoriale in cui affermai: “Va bene, andiamocela a riprendere. Razionalmente non capisco come, ma mi adeguo e smetto di fare il Grillo Parlante (su questo tema)”.

A tutti coloro che continuano a domandarsi come il Parma sia riuscito a trovarsi nelle attuali condizioni e che continuano ad insinuare che ci sia sotto qualcosa di torbido, io continuo a replicare che il problema principale (magari ce ne saranno anche altri) è stata la tracotante ambizione della proprietà – assecondata e per certi versi pure illusa dalla dirigenza – che ha portato a compiere il passo più lungo della gamba, attraverso un modello di far calcio indubbiamente gratificante per i risultati conseguiti, ma assai penalizzante per la virtuosità della gestione: esemplari alcune cifre significative che hanno contribuito ad elevare non poco il monte ingaggi, come, ad esempio la parte fissa dello stipendio di Cassano (1.200.000 euro netti all’anno, escluso bonus – ed è stato bravo a centrarli praticamente tutti – e diritto d’immagine per ulteriori 800.000), Paletta (500.000 netti, oltre bonus e 200.000 euro per di diritto d’immagine), Galloppa (500.000 e 250.000), Mirante (600.000 e 250.000), Palladino (700.000), Felipe (800.000) e via dicendo, sempre ricordando che i contratti di prestazione sportiva sono sovente accompagnati dai contratti di immagine individuali (che si saldano in rata unica a settembre), oltre a tutti i premi individuali e collettivi (giustamente Leonardi ha ricordato come quello Uefa, conquistato sul campo, sia stato regolarmente riconosciuto, senza accensione di contenziosi, proprio perché la squadra, sul campo aveva centrato l’obiettivo, che non si era certo perso per colpa loro) che sono inseriti all’interno dei contratti depositati in Lega. Se nelle annate precedenti – nonostante la presenza di alcuni nomi eccellenti e fuori misura – un certo equilibrio lo si era anche riuscito a mantenere – magari attraverso il meccanismo delle plusvalenze derivanti dal player trading – pur tra mille difficoltà (i revisori, puntualmente, ogni anno segnalavano possibili “tensioni di liquidità” che altrettanto puntualmente sempre si verificavano e alle quali si è sopperito, come scritto sui bilanci, facendosi erogare in anticipo i diritti tv inclusi quelli dell’attuale stagione 2014-15 con circa due anni di anticipo), a furia di spostare in avanti il pallone i nodi, come era inevitabile che fosse, sono venuti al pettine bucando, non riuscendo ad ottemperarle, per la prima volta, le “obbligatorietà” (saldate solo per un terzo, come riferito dagli organi di stampa, e confermato dalla stessa società). Giova ricordare, però, che oltre gli stipendi e gli oneri fiscali dei tesserati federali (che costano punti di penalizzazione se non soddisfatti), esistono anche tante altre posizioni debitorie che prima o poi andrebbero regolarizzate e, come StadioTardini.it ha più volte rimarcato, nei confronti dei fornitori c’è stato un incremento del debito pari al 130% negli ultimi quattro anni. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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