CARMINA PARMA / DALLA MORA A MORATA: IN MEZZO 89 MINUTI DI UN PARMA AUDACE

(Luca Savarese) – Da Cassano che mette in mora a Morata che mette in gol. Fotografie degli ultimi giorni in casa Parma. Da una mossa extracalcistica ad un tocco dello spagnolo sul campo, quando l’altro spagnolo, Llorente è in evidente posizione di fuorigioco. Ieri nella Juve parava Peruzzi, oggi Peruzzo evita agli zebrati il quarto di finale con il Parma dai prolegomeni dei supplementari, concedendo un gol che era da annullare. Va bene che il Parma è debole, ma se poi, cari arbitri, gli levate anche ciò che gli spetta, come il rigore per il fallo su Rispoli di domenica in imagecampionato contro il Cesena, allora è davvero finita. Ma partiamo da quello che in una notte di fine gennaio, prima dei giorni della merla, è invece inaspettatamente iniziato: un Parma che tiene botta e testa, che lotta e che s’impegna con dedizione su ogni pallone. Possono succedere tutte le bufere possibili ed immaginabili, ma se si gioca così, la coscienza è linda come una maglia appena posata su uno stendino dopo essere lavata. Sia chiaro a tutti, magari a quelli che ancora non se ne sono accorti, i crociati giocavano con la Juventus, fronteggiavano madama, mica Chievo o Atalanta, con tutto il rispetto. Dedicato a tutti i gufi che prevedevano un cappotto parmense, cucito a puntino nei primi dieci minuti. Il Parma ha frenato la Juve. Si, la Juve, ovvero ciò che meglio, ad oggi il calcio italiano sappia offrire, un concentrato di muscoli e geometrie, e non la Juve-2, ma la Juve perché, Storari, Ogbonna, Padoin, Pepe e Coman a parte, i bianconeri scesi in campo non erano affatto seconde linee, come dimostra la sontuosa mediana composta dalla spada di Vidal, dal fioretto di Pirlo e dall’uncino di Marchisio. Come dimostra anche Pogba, entrato in corso, ma entrato. Un 4-3-3, che se solo ti distrai un secondo, sei finito, tenuto sotto controllo da un dinamico 3-5-2. Galloppa e Rodriguez corrono e rintuzzano, Gobbi e Rispoli salgono e propongono, Nocerino, appena vede la palla in volo, prova pronti tiri. In una notte di fine gennaio nella festa di San Tommaso d’Aquino che soleva dire che il bello è lo splendore del vero, il Parma all’improvviso si scopre bello perché vero, perché non ha fatto lo spaccone giocando con presunzione, né il pavido rintanandosi nella propria, quest’anno quasi endemica, paura, ma conscio dei propri limiti, ha giocato non solo per fermare l’avversario, ma anche per creare qualche pericolo; verso la metà del primo tempo le conclusioni dei blu crociati di giallo erano tre a fronte dello zero che si notava per quelle juventine. Il tremendismo del Parma è venuto fuori, quando il più tremendo in tutti i sensi, come tecnica sopra la media che fa tremare gli avversari e come carattere fuori dalla misura che fa tremare i propri compagni, ossia Antonio Cassano, per la prima volta, non era più a tutti gli effetti un giocatore del Parma. Quasi che l’assenza del folletto barese più che togliere la spina, avesse tolto alcuni eccessi di narcisismo ed edonismo inutili quando si vuole essere solidi, concreti e con la bava alla bocca. Spesso l’ex numero 99 aveva tante parole in bocca, ma poca bava in essa. Solo una cosa mi è sembrata un’aporia nello scacchiere perfetto che lo strenuo Donadoni (il cui estremo stress sta imbiancando ormai quasi del tutto la sua chioma) aveva imbastito contro la Juve: perché inserire così tardivamente lo sgusciante Varela, che nell’uno contro uno, avrebbe magari avuto la meglio con Padoin? A parte questa mia incomprensione, applaudo questo Parma formato cuore oltre l’ostacolo, anche se l’ostacolo era di quelli più tosti, la Juve. In un preciso momento in cui la vita della società vacilla tra mille punti di domanda, gli 89 minuti audaci, a viso aperto e a cuore spalancato dinanzi alla Signora, sono stati un inatteso punto esclamativo, una referenza signorile per poter immergersi nel girone di ritorno, appena iniziato, con un altro spirito, con corpi che sanno ancora correre come mostrato dai mille polmoni del Cebolla  Rodriguez, uno che si vede essere stato allenato da un fuoco che mai si spegne, come  Diego Pablo Simeone. Il gol di Morata, arrivato quando tutto lasciava intendere l’extratime, ha dato alla Juve una vittoria non pienissima, e tolto a questi prodi crociati una mezzora in più di gara, che si erano sudata. Ma, Morata, fa pensare per assonanza alla mora, al tourbillon di cose e fatti societari, a tutti quelli che forse, da questo Parma, se ne andranno. No, per una volta non voglio pensare, ma guardare e portarmi dentro questi onorevolissimi 89 minuti. Parma, fai tesoro di questo, guarda di cosa puoi essere ancora capace. Luca Savarese

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

4 pensieri riguardo “CARMINA PARMA / DALLA MORA A MORATA: IN MEZZO 89 MINUTI DI UN PARMA AUDACE

  • 29 Gennaio 2015 in 10:15
    Permalink

    Ho appena letto le dichiarazioni di Minotti che dice che cassano ha fatto bene ad andarsene….. Non me lo aspettavo anche lui mi ha deluso molto……….

    • 29 Gennaio 2015 in 13:14
      Permalink

      Concordo!

  • 29 Gennaio 2015 in 11:03
    Permalink

    Sfronte societario tt taci!!!????

    • 29 Gennaio 2015 in 12:36
      Permalink

      No. È tutto predisposto, per andare a riprendercelo…

I commenti sono chiusi.

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