IL COLUMNIST / QUEL MIO PIENO ALLA STAZIONE DI SERVIZIO GAZPROM PER FINANZIARE IL PARMA E LA POMPA SUCCESSIVA CON L’INSEGNA “PARMA TREND”…

(Luca Russo) – Una classifica deficitaria che più deficitaria non si può. Lo 0-1 incassato per mano del Chievo Verona in una gara dalla quale, ad ascoltare le dichiarazioni post partita di Donadoni e del resto dell’allegra combriccola, avremmo meritato di raccogliere uno o addirittura tre punti. E la conferenza stampa direi un po’ vuota del nostro nuovo armatore, Manenti, il quale ha deciso di presentarsi ancor prima che fossero i  ‘suoi’  soldi a presentarsi. Ecco, in un contesto del genere è naturale che la piazza non possa far altro che nutrire sfiducia. Sfiducia nei confronti di tutto e di tutti. Da Manenti, annunciato ed annunciatosi come figura in grado di portare in salvo la nostra imbarcazione quasi irrimediabilmente alla deriva, alla squadra, considerata ormai incapace di compiere quel miracolo sportivo che noi tutti vorremmo che riuscisse a compiere, passando per la classifica, che ancora non ci condanna solo per una questione di aritmetica. Eppure credo che le pessime condizioni in cui versa la squadra per la quale facciamo il tifo siano per noi – un noi da intendersi come noi tifosi – un’occasione più unica che rara. Un’occasione per dimostrare di essere una piazza diversa dalle altre, diversa da quelle che al campo ci vanno solo quando tutto gira a meraviglia. Vorrei, per farla breve e cercare di spronare il ‘mio’ popolo – che mi pare alquanto (e direi giustamente) depresso – che da qui alla fine il nostro Tardini invece di spopolarsi, rassegnandosi alla rassegnazione, si ripopolasse, dimostrandosi capace di mettere in pratica quell’intento, tanto nobile quanto semplice, manifestato su uno striscione esposto in Curva Nord durante Parma-Siena della stagione 2004/2005 (quella conclusasi, felicemente, con lo spareggio contro i cugini bolognesi): “Essere unici per andare oltre”. Appunto. Essere unici, e aggiungerei anche uniti, per andare oltre. Oltre questo disgraziato (sportivamente parlando) momento, oltre la più che probabile retrocessione, oltre l’eventuale fallimento. In poche parole: oltre tutto. Siam stati capaci di festeggiare la nostra prima eliminazione da una competizione europea. Cosa, questa, mai accaduta ad altre e ben più passionali (così vogliono farci credere, riuscendoci, i potenti media nazionali) latitudini. È vero che quelli erano altri tempi; che quello era un altro calcio; e che probabilmente anche noi eravamo un po’ diversi da ciò che siamo oggi. Ma credo IMG-20150211-WA0001che Parma e i parmigiani abbiano tutte le carte in regola per dimostrarsi diversi e unici e stare vicini al Parma in quello che ragionevolmente può essere definito il peggior momento della sua storia. E anche questa è una cosa che difficilmente avrebbe luogo alle altre latitudini appena citate. A proposito di società, futuro, Manenti e via dicendo: due sere fa, di ritorno da Zvornik, città bosniaca situata al confine con la Serbia, ad una ventina di chilometri da Doboj ho incrociato una stazione di IMG-20150212-WA0003servizio della Gazprom. Mi son fermato e ho fatto il pieno, a 90 centesimi di euro al litro, nella speranza, ovviamente vana, di finanziare con quel gesto gli improbabili oscuri o futuri proprietari del Parma. Poi mi son rimesso in viaggio e una decina di chilometri dopo ecco un’altra pompa, stavolta della Parma Trend. Quando si dice il caso. Ho sperato, e spero tuttora, che si sia trattato di un segno del destino. Del resto, adesso non ci resta che sognare. E piangere. Luca Russo