SPECIALE “UN UOMO IN DUE MAGLIE” CON INTERVISTA: DAVIDE ZANNONI TRA PARMA E UDINESE

(Luca Savarese) – Oggi Parma-Udinese non sarà giocata. Certi appuntamenti con le cose vere (non come le chiacchiere…) però, non si possono rinviare, ragione per cui questa puntata di Un uomo in due maglie esce ugualmente nonostante il rinvio del match di campionato. In un momento storico di assoluta tristezza per le cose di casa Parma, dove il panico e le ombre la fanno da padrone, per non morire ed essere risucchiati da questa spaventosa spirale di misteri foschi e cavilli non ben chiari, anche per respirare un pochino, forse, può essere utile andare un secondo ad un tempo, dove il ducato, non era questo strano albergo di spettri e streghe, ma piuttosto una strabiliante fucina di spiriti nobili e fate che si mettevano gli scarpini, e scrivevano storie di calcio e di vita, che forse, è meglio chiamarle favole. Una di queste fatine si chiama Davide imageZannoni, classe 1962, che ho avuto la gioia, non il piacere, ma proprio la gioia, per la vitalità con la quale mi ha parlato, di sentire giovedì sera, non in una fredda intervista, ma bensì in una fragorosa e confidenziale conversazione telefonica. La sua voce profumava di un pallone di cuoio appena scoperto ed il suo tono, sereno e fresco, somigliava tanto ad una puntina di un giradischi ben posizionata su un vinile dal titolo che suonava più o meno così: “Amo il vero calcio, per averlo vissuto sulla mia pelle”.

Da Verucchio, piccolo comune di poco più di diecimila anime della provincia riminese, menzionato anche nella Commedia dantesca (nel ventisettesimo canto della cantica infernale) al pallone. O meglio, il pallone già lo inseguiva a Verucchio, quando andava alle scuole elementari e già pensava, smanioso, a giocare a calcio…

Da bimbo, il calcio ritmava e scandiva i passi delle tue giornate, vero?

“Si tantissimo, è stato tutto, andavo a scuola la mattina, non vedevo l’ora di venire a casa per giocare, per tirare calci ad un pallone, con gli amici, soprattutto con mio fratello, ero sempre a calciare, tirare, sempre; passavo le giornate col pallone”.

 

Poi arrivò il Rimini. 1982, non solo l’Italia è campione del mondo, ma a settembre, Davide Zannoni, debutta tra i professionisti in C1 a 20 anni, in quella squadra agli ordini di mister Sacchi. 31 presenze, una rete contro la Sanremese ed un quarto posto finale, insomma un bel battesimo?

 

 

“Si, il mio è stato un percorso un po’ travagliato, ho fatto il militare normale prima, ho persino fatto nel frattempo alcune partite nel torneo Uisp, poi dopo andai in ritiro con la prima squadra, all’inizio ero nessuno, poi con il mio impegno nelle amichevoli, sono riuscito a colpire Sacchi in maniera positiva e piano piano, non mi ha più tolto. Si, andai in gol a Sanremo, fu tutto inaspettato, è stato un percorso strano, duro, ma la passione è stato il mio nutrimento, la mia medicina, era più forte di me, non era una questione per diventare calciatore, quello magari veniva dopo, prima di tutto era una sfida con me stesso, magari senza fare il gradasso, al mio posto qualcuno avrebbe mollato”.

 

Una specie di missione personale?

“Bravissimo, era così, era più forte di me”

 

Poi dalla Romagna alla Sardegna, dal mar Adriatico al Tirreno, dal Rimini al Cagliari, dalla C1 alla B?

 

 

,

“Arrivò Materazzi a Rimini, allenatore che portò un po’ dei suoi giocatori, a me non vedeva tanto bene, nel frattempo un direttore sportivo della zona, aveva dei collegamenti con la Sardegna. Arrivai all’aeroporto e fu abbastanza traumatico: non ci fu nessuno a prendermi, io avevo ventuno anni ero un po’ sprovveduto, ero un ragazzo di campagna in fondo, provai una sensazione di solitudine assoluta, mi vennero a prendere dopo un bel po’, poi mi portarono in albergo, ma le attenzioni che mi diedero erano minime, ero una specie di intruso, di oggetto misterioso per mister Taddia, scomparso poco tempo fa, per tre mesi continuavo a non giocare e a tornare a casa in aereo; contro la Cremomese ci furono tre espulsi, non mi fece giocare nemmeno lì, contro il Palerrmo, non mi fece giocare da subito anche se non c’era più nessuno o quasi da mettere in campo, solo quando perdemmo, mi mise dentro, riuscimmo a pareggiare e le ultime 14 partite non mi ha più tolto, alla fine ci salvammo”.

 

Aveva capito il concetto?

“Non lo faccio per farmi grande, ma per spiegare la mia carriera, come andò, per me nell’anno di Cagliari fu ancora più chiaro, con tutte quelle sofferenze, che c’era solo il calcio in me, mentre i miei amici andavano a ballare, io quando tornavo a casa, andavo ad allenarmi! Ho sempre fatto una vita regolare, dedita al calcio”.

 

Ecco a questo punto del viaggio, un ritorno alla base riminese, dove, nella stagione 1984-85, andavi in gol con una certa frequenza, alla fine le statistiche riporteranno 17 gol, tra i quali anche una tripletta alla Pistoiese…

 

“Si fu un’apoteosi per me. Tornai perché anche Sacchi tornò, dopo che la sua esperienza con la primavera della Fiorentina non andò bene, Arrigo andò a Firenze per un contatto con la famiglia Pontello, che gli fecero una mezza promessa di una possibile prima squadra, Rimini lo richiamò, perché lì aveva fatto bene, ed io ero in prestito e mi richiamò, mi rivolle, ed io presi un pochino le redini della squadra, fui una specie di leader, eravamo una squadra più giovane della precedente, io nel frattempo avevo anche qualche dote in più, fui capocannoniere di C, feci quattro gol in coppa Italia, a fine campionato, mi volevano un sacco di squadre”.

 

Quindi galeotto fu Sacchi e poteva così prendere il via, nella stagione successiva 1985-86, la tua avventura in maglia Parma. Arrivi al Tardini con mister Sacchi, con una missione precisa: riportare in B il Parma, appena retrocesso in C1. Impresa riuscita subito, campionato vinto assieme al Modena, anche grazie al contributo dei tuoi 9 gol in campionato, ai quali vanno aggiunti anche i due che rifilasti al Piacenza, a casa loro, in Coppa Italia?

 

“Si ci riuscimmo subito, fu una grande stagione, subito appena arrivato, mi concessi due gol dalla distanza uno più bello dell’altro, entrambi su punizione, in Coppa Italia contro il Piacenza, tanto per iniziare bene. Ti confesso che ho ancora la cassetta con quei gol ed ogni tanto me li riguardo e li rigusto. Sai, con tutto il rispetto, oggi è molto più facile fare certi gol da lontano, con le scarpe di ultimo grido, con i palloni di ultima generazione, ecco quelli erano gol dalla distanza autentici, senza aiutini forniti dai materiali e non erano in tanti che osavano tirare dalla distanza”.

 

Veniamo ora ad una nota dolente: 5 agosto 1986, è sera, amichevole di lusso al Tardini, a Parma arriva il Milan, fresco della nuova presidenza Berlusconi. All’inizio di quell’incontro, contrasto fortuito con Tassotti ed i tuoi legamenti del ginocchio destro saltano. Si racconta che il cavaliere ti fece dono di una Fiat Uno, fu una lunga notte, ma che ti irrobustì molto dentro?

 

“Si, mentre parla la voce quasi ancora rivive quel grave infortunio, contrasto con Tassotti, si tutto vero, macchina compresa, rimane il grande rammarico, avrei preferito non farmi male ed essere magari poi del Milan in futuro, sai oggi in due giorni ti rimettono a posto, trent’anni fa molti dopo una tegola così smettevano, io portai il gesso quattro mesi, però dopo mi sono rifatto, c’era il rischio di smettere, non ho smesso, la mia carriera è proseguita, e ne pago ancora le conseguenze e sono a rischio protesi, (ride), sono riuscito a tornare con la mia volontà e con la bravura dei medici, sono tornato anche ad un buon livello anche se non esattamente come prima di quella brutta botta”.

 

Infatti dopo 7 presenze alla fine della stagione 1986-87, arriva Zeman e Zannoni si rimette in sella. Da Sacchi al boemo, che ricordo hai di lui?

 

“Molto bello, persona molto generosa, captai però un difetto in lui, lasciava molto spazio dopo le partite, anche troppa libertà a noi giocatori. Sul campo, sotto l’aspetto fisico, richiedeva tantissimo, addirittura più di Sacchi, ma fuori dal campo, non controllava quasi niente, bisognava essere dei professionisti seri, molti correvano il rischio di perdersi. Comunque ho un bel ricordo, mi rimise in gran forma, poi i risultati non gli diedero ragione, ma mi fece fare una grande preparazione, dopo solo alcune partite disputate la stagione precedente per onore di firma, con tre allenamenti al giorno in un mese, mi rimise in forma, mi tolse tutta la ruggine accumulata l’anno prima”.

 

A questo punto, anche con la successiva guida tecnica di Giampietro Vitali, Zannoni torna a pieno regime, rispondendo presente 35 volte sul campo con un corredo di 7 gol (una doppietta ancora al Piacenza, questa volta confezionata al Tardini) dei quali 5 tutti dal dischetto?

“Si grande stagione, eravamo un bel gruppo, un bravo mister, poi io sono sempre stato nella mia carriera rigorista, mi piaceva tirarli i rigori: credo di averne sbagliati pochissimi, forse due su una trentina, una media alta…”.

Come Balotelli?

Ride… “Questo non lo so…”

 

Stagione 1988-89 vai ad Udine, dove trovi come allenatore Nedo Sonetti. Un’altra cavalcata, e dalla B vai con i bianconeri friulani dritto in A. Cosa ricordi di quell’annata in Friuli?

 

“Ad Udine sono stato bene, fuori dal campo benissimo, con i compagni alla grande, anche con la presidenza Pozzo, l’unica cosa è che con mister Sonetti non mi trovai bene, non ebbi feeling, era diversissimo da Sacchi, fu un allenatore vecchio stampo, aveva un calcio molto più razionale, senza quel dinamismo che mi aveva insegnato Sacchi e con il quale rendevo. Non mi trovai bene, non riuscii a rendere bene, anche se si, poi andammo in A, questo fu una bel risultato, ma personalmente non mi trovai bene”.

 

Poi il tuo treno si è fermato nelle stazioni di Ancona (dove in panchina c’era Vincenzo Guerini), e Taranto?

 

“Si ad Ancona vissi un sacco di fastidi, il ginocchio mi rifece un po’ male, poi mi strappai, a Taranto invece passai una grande annata, tipo quelle con Sacchi, 9 gol ed una decina di assist, i tifosi minacciarono addirittura il presidente per non farmi andar via, i tifosi mi mandarono lettere, sono cose, queste, che mi porto dentro, che mi impressionarono in bene”.

 

Il treno torna in Emilia e questa volta si ferma a Reggio?

 

“Alla Reggiana il primo anno andai abbastanza bene, non riuscimmo ad andare su subito, abbiamo avuto un calo clamoroso nelle ultime sei partite, eravamo terzi, ma non riuscimmo alla fine ad andare su in A; l’anno dopo, ho avuto problemi, anche la pubalgia, ma andammo su con Marchioro, ci fu una gioia per la promozione in A, ma personalmente non ho giocato tanto”

 

Hai chiuso a Ravenna una carriera che è stata bella e che ti ha regalato non poche soddisfazioni

“A Ravenna ho finito da infortunato, ci ho provato a giocare ancora, le prime partite, ho fatto anche due gol, ma il ginocchio non ne voleva più sapere, ed infatti dopo ho smesso, ho smesso in B, non sono andato in C ed in nessuna altra categoria. E’ stata una carriera ricca di alti e bassi, certo con quel rammarico: al novantanove per cento ero già del Milan se non ci fosse stata quella tegola, mi sarebbe piaciuto fare una bella esperienza, magari la carriera si sarebbe aperta molto di più, però il destino ha voluto così, va bene così e bisogna accontentarsi. Mentre dice questo si percepisce una certa pace interiore, propria di chi ha perso un’occasione, ma che ha vissute le atre tappe con un incrollabile fiducia.

 

Oggi che idea ti sei fatto delle iatture che si stanno vivendo a Parma?

 

 

“Ho un bellissimo ricordo di Parma e del Tardini, poi però, per me il Parma, negli anni successivi alla mia permanenza, soprattutto in questi ultimi, ha fatto dei passi a volte più lunghi delle proprie gambe, e questo ha riflettuto il cambio generazionale anche del calcio, che si è fatto e si sta facendo sempre più business, pieno di interessi che non hanno nulla a che vedere col pallone, uno spettacolo vero e proprio, popolato da imprenditori che vogliono trarre solo un beneficio economico. Guarda l’esempio di Lotito, nessuno o quasi gli ha detto -Ma cosa fai, cosa dici? – Così facendo si fa un danno allo sport: lo sport è così: se il Carpi merita ed è forte, è giusto che salga lui e che vinca anche la Champions League, non è perché ti chiami Carpi non hai attrattiva, allora alcuni padroni del pallone perchè non fanno un campionato a parte? Ho sentito un’omertà, un lasciar passare delle cose piuttosto vergognose e lo sport purtroppo è diventato questo, non c’è più il mix vincente tra passione ed entusiasmo che lo caricava prima. Sta venendo sempre meno la forza della genuinità. Sono sincero, guardo le partite, ma ogni tanto mi addormento, perché mi sembra di guardare una recita; una volta durante una cena di ritrovo con i vecchi compagni del Rimini, feci una domanda a Sacchi, -Mi sembra di vedere un film mister- lui non mi rispose ed io vidi, in un quel suo silenzio, che anche lui la pensava un po’ così. Si, sembra come una grande cosa finta, c’è un disinteresse per l’entusiasmo genuino, per i compagni anche poca attenzione, in pochi danno importanza alle piccole cose, che sono alla lunga fondamentali. Mia moglie (che accanto a lui vive questa intervista telefonica) mi suggerisce che per il minimo fallo vanno giù delle mezzore… quante sceneggiate, senza resistere un minimo, oppure perdi un contrasto e stai atterra furbescamente, fai fermare l’azione per non prendere il contropiede, i contrasti fanno parte dello sport, è tutto confezionato come dentro uno spettacolo, che molto spesso, non è per niente divertente. E’ tutta un’altra cosa rispetto a quando ebbi la fortuna di giocare io, poi è entrata gente che non centra niente, facce che non mi ispirano per niente, e vedo pochissima dignità purtroppo sempre più di frequente nel mondo, in questo mondo del calcio. Luca Savarese

LE PRECEDENTI PUNTATE DI UN UOMO IN DUE MAGLIE, di Luca Savarese

1. MASSIMO AGOSTINI TRA CESENA E PARMA (30.08.2014)

2. FEDERICO GIUNTI TRA PARMA E MILAN (13.09.2014)

3. MATTEO BRIGHI TRA CHIEVO VERONA E PARMA (20.09.2014)

4. FABIO SIMPLICIO TRA PARMA E ROMA (24.09.2014)

5. SALVATORE MATRECANO TRA UDINESE E PARMA (27.09.2014)

6. VALERIANO FIORIN TRA PARMA E GENOA (04.10.2014)

7. ROBERTO BORDIN TRA ATALANTA E PARMA (18.10.2014)

8. MARCO GIANDEBIAGGI (CON INTERVISTA) TRA PARMA E SASSUOLO (25.10.2014)

9. RAFFAELE LONGO TRA TORINO E PARMA (29.10.2014)

10. ADRIANO LEITE RIBEIRO TRA PARMA E INTER (01.11.2014)

11. MARCO MARCHIONNI TRA JUVENTUS E PARMA (08.11.2014)

12. DAVIDE MATTEINI (CON INTERVISTA) TRA PARMA ED EMPOLI (22.11.2014)

13. GIANLUCA TRIUZZI (CON INTERVISTA) TRA PALERMO E PARMA (28.11.2014)

14. FABIO VIGNAROLI (CON INTERVISTA)  TRA PARMA E LAZIO (06.12.2014)

15. GIANPIETRO PIOVANI TRA PARMA E CAGLIARI (13.12.2014)

16. ENZO GAMBARO TRA NAPOLI E PARMA (18.12.2014)

17. ALESSANDRO ORLANDO TRA PARMA E FIORENTINA (06.01.2015)

18. FABRIZIO CAMMARATA (CON INTERVISTA) TRA VERONA E PARMA (10.01.2015)

18.bis UN UOMO IN DUE MAGLIE DI COPPA ITALIA (CON INTERVISTA) / MASSIMO BRAMBILLA TRA PARMA E CAGLIARI (14.01.2015)

19. PATRIZIO SALA TRA PARMA E SAMPDORIA (17.01.2014)

20. AUGUSTO GABRIELE TRA PARMA E CESENA (24.01.2015)

20.bis UN UOMO IN DUE MAGLIE “LIGHT” DI COPPA ITALIA / MARCO DI VAIO TRA PARMA E JUVENTUS (28.01.2015)

21. MAURIZIO GANZ TRA MILAN E PARMA (31.01.2015)

22. SIMONE BARONE TRA PARMA E CHIEVO (10.02.2015)

23. GIOVANNI CERVONE TRA ROMA E PARMA (14.02.2015)


CLICCA QUI PER LEGGERE LE PUNTATE DI  UN UOMO IN DUE  MAGLIE DELLA STAGIONE 2013-14

24 pensieri riguardo “SPECIALE “UN UOMO IN DUE MAGLIE” CON INTERVISTA: DAVIDE ZANNONI TRA PARMA E UDINESE

  • 22 Febbraio 2015 in 02:54
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    Lo ricordo anche alla Reggiana, doveva essere la stella, fu anonimo, una bella delusione. Mai delude, invece, Savarese. Nè le scelte del direttore.

  • 22 Febbraio 2015 in 02:56
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    Bravi, alla Reggiana invece deluse, era attesissimo, Zannoni. Incise poco

  • 22 Febbraio 2015 in 09:48
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    A proposito di quello che è stato pubblicato sulla GdS di questa mattina, ci tengo a dire che non godo tantissimo l’ipotesi che la Lega, con una anticipazione da 5 milioni di euro, ci traghetti fino al termine della stagione, dato per scontato che si arrivi al fallimento e che ci venga concesso l’esercizio provvisorio. È un’ipotesi che non godo perché a questo punto mi pare chiaro che Lega e Federazione vogliono salvare il Parma solo per salvare l’immagine della Serie A. Stop. E poi…se questi ci salvano il culo, dopo ci toccherebbe anche dirgli grazie…e allo stadio dovremo infilarci la lingua nel di dietro, senza più lamentarci di torti arbitrali e favori alle grandi squadre.

    A questo punto preferisco provarci con Manenti piuttosto che dover dipendere dalle tavolate imbastire da Lega, Federazione e l’INCOMPETENTE sindaco Pizzarotti.

    • 22 Febbraio 2015 in 12:15
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      Alle 12:13 del 22 febbraio, c’è ancora chi dice che preferisce provare con Manenti… ! Cosa non si dice pur di ammettere di aver sbagliato a valutare le persone!

      • 22 Febbraio 2015 in 12:26
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        Io se sbaglio non faccio fatica ad ammetterlo. Per chi mi ha preso?

        E poi non ho mai detto che preferisco provarci con Manenti. Lei, come altri, volete mettermi in bocca frasi o affermazioni non mie. Ma io so perfettamente quello che dico o scrivo.

        Io ho concesso un minimo credito a manenti (0,1%),

        Io dico che la tavola apparecchiata è un obbrobrio che se lo facessero a favore di altri tutti quanti partireste lancia in resta.

        Buon divertimento poi, quando in ogni stadio d’Italia vi daranno dei raccomandati. Ma tanto chi se frega: basta ci sia il Peeerma, e questa è la vostra morale. Appunto come per l’europa league dalla quale fummo estromessi…

        Non succederà, ma se succederà che supermapi – nonostante le angherie – versa il grano poi voglio vedere quanti di voi lo acclameranno.

        • 22 Febbraio 2015 in 12:34
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          Capisco che ormai ogni commento lo vede come un attacco personale, ma il mio era in risposta al commento di Luca Russo,dove dice testuali parole:”A questo punto preferisco provarci con Manenti”

          • 22 Febbraio 2015 in 12:36
            Permalink

            Non avevo visto riferimenti e pensavo, visto che stavamo dialogando noi, che si riferisse a me.

            Vedo ogni commento come attacco personale? Minkia sono trattato peggio di Ghirardi…

          • 22 Febbraio 2015 in 17:37
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            Ma no, è che lei è un topolone un po’ permalosone, Majo, però sempre un simpatico topolone.

      • 22 Febbraio 2015 in 13:34
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        No, ha ragione lei: affidiamoci alla proverbiale competenza del Sindaco, che pretende di mettersi in mezzo senza essere al corrente di certe sfumature (sfumature tra virgolette).

        Guardi, Manenti molto probabilmente è un mitomane, uno sprovveduto, uno che non ha il becco di un euro…ma se dovessimo essere salvati, per la seconda volta in un decennio, dalle istituzioni calcistiche, non solo saremmo costretti a non lamentarci più del Palazzo (come è che dicevate in estate: noi diamo fastidio!…sì, come no!), ma dovremmo anche smetterla di cantare agli juventini e alle strisciate in genere SAPETE SOLO RUBARE e accettare gli sfottò delle altre tifoserie, le quali bene che vada ci daranno dei RACCOMANDATI.

        A questo punto, fatte queste premesse, voglio provarci con Manenti…il che almeno ci consentirebbe di salvare non solo la capra (il Parma) ma anche i cavoli (gli arretrati dei poveri cristi che non possono andare in giro con la Lamborghini come Ghezzal).

  • 22 Febbraio 2015 in 10:22
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    sono pienamente d’accordo,ritiriamoci dal campionato si devono ricordare di noi,tanto al 100% si ricomincia dai dilettanti

  • 22 Febbraio 2015 in 11:02
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    Neppure io stimo le istituzioni del calcio, e non da due mesi ma da sempre. Credo tuttavia che ritirarsi aggiungerebbe solo vergogna alla vergogna e resterebbe una macchia indelebile.
    Lega e figc sono le stesse di sempre, se ti va bene partecipare devi terminare nel rispetto degli altri, ci sono anche società serie e tifosi che non hanno responsabilità.
    Dopo le dichiarazioni di ieri Ghirardi non dovrà meravigliarsi se gli imbratteranno ancora i muri di casa. Tra l altro le dichiarazioni di lucarelli apparse oggi sulla gds la dicono lunga sulle responsabilità, a vario titolo, dell ex presidente

  • 22 Febbraio 2015 in 11:20
    Permalink

    Bisogna insistere, mediaticamente, con Ghirardi e fargli cacciare i soldi, almeno per terminare il campionato della prima squadra e di tutte le giovanili

      • 22 Febbraio 2015 in 11:47
        Permalink

        Non parlo di saldare i debiti, a quello ci pensa Super MaPi. purtroppo sono scalate le priorità e adesso abbiamo quella di pagare l’acqua calda per i ragazzi, pagare gli steward, pagare le trasferte. (a proposito chi ha messo i soldi per ri-zollare il campo dell’Enni?) è un po’ meno fantascienza? altrimenti qui non gioca più nessuno …

    • 22 Febbraio 2015 in 12:06
      Permalink

      Sai che bella figura ci faresti a far tornare in auge chi ti ha affondato.

      • 22 Febbraio 2015 in 12:24
        Permalink

        non tornerebbe in auge, pagherebbe qualche cosa e la figura ormai è già stata conclamata con lo stadio chiuso per mancanza di stewards … peggio di così ci sarebbe solo l’impossibilità di giocare fino alla fine del campionato

  • 22 Febbraio 2015 in 11:59
    Permalink

    LA ********** DI CARPENEDOLO non caccera’ mai i soldi.Taccagno com’è preferira’fare la galera che cacciare un solo centesimo

    • 22 Febbraio 2015 in 12:07
      Permalink

      i figli so’ piezze ‘e core, scuotiamo, mediaticamente, la sciura Gabriella …

      • 22 Febbraio 2015 in 12:10
        Permalink

        luca, vecchio amico mio, la sciura Gabriella se avesse voluto far qualcosa lo avrebbe fatto prima…

        • 22 Febbraio 2015 in 12:14
          Permalink

          Gabriele, amico mio quasi giovane, con una biro affilata in quel “posto” si può sempre cambiare idea … sempre con il sorriso sulle labbra, checchè se ne dica 🙂

  • 22 Febbraio 2015 in 12:03
    Permalink

    Grande Zannoni!! Che semplicità!!

  • 22 Febbraio 2015 in 12:18
    Permalink

    Ancora una volta il dottor Savarese trionfa per l’emozione che sa trasmettere ai lettori, in un crogiolo di informazioni mai banali che si contrappongono alle solite cose dette e ridette, trite e ritrite proprie della moderna era mediatica, dove si lascia spazio ad un cumulo di informazioni mal presentate e mal trangugiate. Il Savarese dimostra di saper andare con coraggio in un sentiero alternativo, che cattura per la delicatezza con cui viene tracciato.
    Un inno alla passione per il calcio, un racconto che consente di divertirsi imparando.
    Ossequi
    Anna Fanerani

    • 22 Febbraio 2015 in 20:09
      Permalink

      Mamma mia che fake la fanerani…

  • 22 Febbraio 2015 in 18:31
    Permalink

    penso che lei abbia un conto aperto con savarese,se permette se lo risolva in sede privata che di leggere le sue forbite supercazzole in sto periodo di merda ne ho pieni i coglioni,ossequi chilu’

    ASSIOMA

I commenti sono chiusi.

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Modalità del trattamento
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