IL COLUMNIST / QUANTO E’ CALATO IL LIVELLO DELLA SERIE A DALLA PASSATA STAGIONE ALLA PRESENTE

(Luca Russo) – Che la serie A non sia più attraente come una volta, ormai lo sanno e lo vanno dicendo quasi tutti, perfino coloro che fino a non molto tempo fa la consideravano, non a torto a mio modo di vedere, il torneo più affascinante e difficile del mondo. Ma che il suo livello potesse calare drasticamente da una stagione a quella successiva, beh, solamente in pochi l’avrebbero pronosticato. Specialmente nell’annata che ci sta vedendo ben figurare in Europa, con un’italiana agli ottavi di Champions e la bellezza di quattro a quelli di Europa League. Eppure è successo. E la prova, come spesso accade quando si vuole confermare o negare la tenuta di un teorema calcistico, ci viene offerta dai numeri. Quelli della classifica, per la precisione. FullSizeRender (2)Abbiamo preso in considerazione la graduatoria maturata dopo le prime 27 giornate del campionato 2013/2014 e la si è confrontata con quella del campionato in progress, giunto, appunto, alla vigilia del ventottesimo turno. L’anno scorso, di questi tempi, la Juventus (dei record) comandava le operazioni forte dei suoi 72 punti, la Roma inseguiva a quota 61 e il Napoli se ne stava quatto quatto al terzo posto con 55 punti in saccoccia e un vantaggio di ben 10 lunghezze sulla Fiorentina e addirittura 11 sull’Inter. E oggi? Il copione e gli interpreti sono rimasti grosso modo gli stessi. Due cose son realmente cambiate: l’intensità e la qualità della recitazione. La Juventus è sempre prima, ma con la ‘miseria’ di 64 punti (-8 rispetto a dodici mesi fa); la Roma occupa ancora la seconda piazza, pero è ben lontana dai 61 punti (-11) della stagione FullSizeRender (4)passata; il Napoli, non più terzo per effetto del sorpasso operato ieri sera dalla Lazio (uscita vittoriosa dal monday night contro il Torino di Ventura), è fermo a quota 46: altro che i 55 di inizio marzo del 2014. Ma c’è un dato che più di quelli appena elencati è rivelativo del progressivo deterioramento tecnico della massima serie italiana, e va ascritto al nostro Parma. Al termine della ventisettesima giornata della A 2013/2014, i Crociati erano sesti in classifica, con in tasca 43 punti, a -18 dalla Roma, seconda, e -12 dal Napoli, sentinella della zona Champions. Ecco, se i gialloblu fossero riusciti a replicare quei 43 punti anche quest’anno, ora come ora si ritroverebbero a 7 lunghezze dal secondo posto e solamente 6 dalla terza piazza occupata dalla Lazio. Insomma, sarebbero in piena corsa per un posto nella prossima edizione di Champions League. Per la serie ‘il Centenario avremmo dovuto festeggiarlo con un anno di ritardo”. Luca Russo

23 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / QUANTO E’ CALATO IL LIVELLO DELLA SERIE A DALLA PASSATA STAGIONE ALLA PRESENTE

  • 17 Marzo 2015 in 10:28
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    Chi glielo spiega a questo matematico qua che la distribuzione dei punti a più squadre indica esclusivamente un maggior equilibrio nei risultadi (è matematica non interpretazione) a prescindere dalla qualità? quella la può analizzare dalla levatura dei giocatori, dei tecnici, delle strutture e delle infrastrutture in relazione a quelle degli altri campionati.

    • 17 Marzo 2015 in 11:54
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      Lapalissiano, mi scusi eh.

      Quindi, la Roma che non vince in casa dal 30 novembre scorso (4-2 all’Inter) e che ha pareggiato le successive sette partite casalinghe consecutive, ma che ha mantenuto la seconda piazza malgrado ‘sto particolare di non poco conto, non è indice del fatto che il livello della A è sceso di brutto, ma solo il segno di una più equilibrata distribuzione dei punti. Cioè, mi vorrebbe forse dire che il fatto che io prenda voti assai più bassi dello scorso anno, ma che nonostante questo risulti sempre il primo della classe, non sia il segno di uno spostamento verso il basso del livello medio di quella classe…

      Veda, che un’automobile della Mercedes abbia più qualità di una della Dacia, è fuori discussione. E se in un’ipotetica corsa a due la seconda batte la prima, proprio per quanto detto due righe fa, mi vien da pensare non che la seconda abbia fatto il miracolo, quanto che la prestazione della prima non sia stata all’altezza della sua qualità intrinseca. Che Napoli e Roma siano, nel complesso, più forti della Sampdoria, mi pare abbastanza chiaro. E se i blucerchiati hanno messo insieme gli stessi punti di partenopei e capitolini, non è solo perché stanno dando qualcosa in più rispetto a quello che avrebbero dovuto dare, ma anche perché la qualità delle prestazioni di capitolini e partenopei è sensibilmente calata rispetto a dodici mesi fa.

      Per me il campionato è un’entità viva (ovviamente). Il suo livello non lo giudico dalla qualità sulla carta, a bocce ferme, di chi vi prende parte…ma da quella delle prestazioni di chi vi prende parte. Diversamente, ogni anno potremmo stilare la classifica senza manco scendere in campo.

      • 17 Marzo 2015 in 12:39
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        Caro Luca,

        iniziamo da un insignificante refuso: ci sono 5 squadre in Europa League, non 4 🙂

        Per il resto, concordo con la critica a quanto descritto nell’articolo.
        Il livello del campionato forse si e’ abbassato o forse no, ma non e’ una semplice analisi della distribuzione dei punti a dimostrarlo.
        Come scritto da altri, la classifica attuale dimostra solo un maggiore equilibrio. Puo’ essere un livellamento in alto o in basso, ma non e’ la classifica a dirlo.

        Il paragone con i voti a scuola purtroppo non regge. La classifica di serie A e’ un sistema chiuso. Se uno prende 3 punti un altro deve prenderne 0. I voti non sono cosi’, si puo’ tutti avere 10 o tutti 4.

        • 17 Marzo 2015 in 13:20
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          Il Torino non fa testo, perché ci ha rubato il posto 🙂

          A parte gli scherzi, per me il paragone con la scuola regge: capisco che la A sia un sistema chiuso, e quindi se uno fa tre punti, l’altro ne prende zero; però…se l’anno scorso con 43 punti lottavamo per l’Europa League, quest’anno con gli stessi punti lotteremmo per la Champions: parliamo di due edizioni vicine, le squadre non sono rimaste identiche all’anno passato, è chiaro…però non è che siano state del tutto stravolte. Che Juve e Roma e Napoli abbiano frenato, mi pare evidente, al di là dei sistemi chiusi e della distribuzione dei punti; che il Parma, nonostante non stia giocando da settembre in poi e a dispetto dei tre punti di penalizzazione, sia ad “appena” 16 punti dalla quartultima, mi sembra altrettanto indicativo del fatto che la serie A, quest’anno, sta viaggiando a marce basse. Ripeto: le prime della classe dell’anno passato son rimaste tali anche quest’anno sebbene stiano producendo uno sforzo minore e prestazioni di qualità inferiore rispetto a quelle esibite dodici mesi fa.

          ps anche a scuola è difficile che tutti prendano 10 o tutti prendano 0…quindi, per assurdo, anche quello, per certi versi, è un sistema chiuso.

      • 17 Marzo 2015 in 12:42
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        Un piccolo esempio, scusandomi per il doppio messaggio.
        Ipotizziamo un campionato con Juve, Roma e 18 squadre di dilettanti.
        Juve e Roma saranno pressoche’ a punteggio pieno, con molti piu’ punti di quanti ne abbiano quest’anno.
        Questo significherebbe, forse, che un tale campionato sarebbe di livello superiore a quello attuale?

        • 17 Marzo 2015 in 13:19
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          Sottoscrivo parola per parola i due interventi del lettore luca: vi è spiegato, con lucidità, semplicità e concretezza, cosa non sta in piedi nell’analisi proposta dal sig. Russo.

        • 17 Marzo 2015 in 13:23
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          Mi scusi eh, però un campionato con Juventus e Roma e 18 squadre dilettantistiche è un campionato che lei ha creato ad arte per dimostrare la fondatezza dei suoi assunti :); io ho ragionato sulla base di dati reali…che poi le mie conclusioni siano discutibili, ci può stare (cit.), ma almeno mi son basato su informazioni reali, non create in laboratorio 🙂

          • 17 Marzo 2015 in 16:34
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            Innanzitutto evitiamo il “lei”, non mi sembra il caso 🙂

            L’esempio e’ una iperbole utile per semplificare e chiarire.

            Volendo perdere un po’ di tempo, un’analisi piu’ approfondita potrebbe andare a vedere dove “le grandi” hanno perso punti rispetto all’anno scorso.
            Se si tratta di scontri diretti con altre grandi, allora forse il livello e’ salito. Se hanno perso punti con le piccole, allora le piccole sono cresciute oppure le grandi sono peggiorate.
            Et cetera.

            Pero’ credo che la soluzione piu’ semplice sia quella proposta dal primo commento: lasciamo perdere la classifica e usiamo, invece, altri indicatori per giudicare il livello del campionato.

  • 17 Marzo 2015 in 10:34
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    Basta anche vedere la zona retrocessione. Cagliari e Cesena sono imbarazzanti, eppure sono ancora in corsa per la salvezza.

  • 17 Marzo 2015 in 11:17
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    Articolo totalmente senza senso.

    • 17 Marzo 2015 in 12:01
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      Complimenti per le sue argomentazioni molto articolate. Sarebbe stato senza senso (questo articolo) se avessi confrontato la classifica alla 27esima del campionato 1990/1991 con quella alla 27esima del campionato in corso. Ma non importa

      • 17 Marzo 2015 in 12:30
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        Ma c’e’ bisogno di articolare secondo te? La juve con la sua miseria di 61 punti…. quindi quando l’anno scorso ne ha fatti più di 100 eravamo il campionato top in europa??? Il livello del campionato lo fa’ chi ci gioca, non certo il numero di punti. Articolo davvero inutile.

        • 17 Marzo 2015 in 12:41
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          Nel 90/91 probabilmente i punti erano pure meno. Ma trasferte a Bari, Cesena… erano davvero insidiose. Dimmi che c’entra che la Roma ha 50 punti invece di 60.

          • 17 Marzo 2015 in 13:31
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            Quindi lei non ha mai parlato di quota salvezza, che viene calcolata anche sulla base di dati relativi ai campionati passati? Il ragionamento di fondo era questo: le prime della classe del 2013/2014 son rimaste tali anche nel 2014/2015, sebbene stiano producendo uno sforzo minore rispetto a dodici mesi fa. E visto che le loro rose non sono state stravolte dalle operazioni di mercato della scorsa estate e di questo inverno, ne deduco che la qualità delle loro prestazioni, e di riflesso quella della serie A, si è abbassata.

        • 17 Marzo 2015 in 13:51
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          Ripeto: se la Juventus avesse fatto quest’anno gli stessi punti dell’anno passato, il campionato molto probabilmente lo avrebbe già vinto a fine febbraio. Il livello della A era già basso l’anno scorso (e peraltro è una storia, questa dello scarso livello della nostra massima serie, che io tiro a mano da almeno 4 stagioni), quest’anno è semplicemente calato ulteriormente. E il fatto che le prime delle classe di dodici mesi fa son rimaste tali dodici mesi dopo, ne è una prova, indipendentemente dalle sfumature di carattere algebrico/aritmetico/geometrico e chi più ne ha, più ne metta.

          • 17 Marzo 2015 in 15:03
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            E allora guardi questo

            http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1997-1998

            La juve vince con 74 punti. Le pare che quel campionato sia minimamente paragonabile a quello di oggi? Il livello del campionato si vede dai risultati in europa, dai campioni che ci giocano e cosi via….

  • 17 Marzo 2015 in 11:30
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    Alla faccia del Campionato Regolare

    Bisogna Cambiare Rotta alla Svelta

    Cominciamo dai Piani ALTI !!!

    Fuori dalle PALLE !!! SUBITO !!!!!!

    Altro ke Stravekkio e Lopito !!!

    Mettiamoci Rivera il Mito !!!

  • 17 Marzo 2015 in 11:35
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    troppi stranieri.

  • 17 Marzo 2015 in 11:46
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    Alchimie matematiche prive di costrutto.
    Che il campionato sia di valore modesto non c’e’ dubbio…basta guardare qualche partita.
    Francamente in questo momeno mettersi ad almanaccare su ste’ faccende mi pare fuoritempo e fuoriluogo…che dite, forse abbiamo altro cui pensare.

  • 17 Marzo 2015 in 12:46
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    Quelle di Russo sono ottime argomentazioni da sportivi in senso generale non per tifosi………..soprattutto noi in questo momento.
    Cordiali saluti9

  • 17 Marzo 2015 in 13:46
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    I fattori matematici credo contino poco, nella sostanza a mio parere il campionato si è abbassato di livello da diversi anni, è un peggioramento generale che coinvolge ancor di più le squadre che aspirano all europa (e infatti in campo internazionale si vedono le conseguenze).
    Al di la della questione qualità credo ci sia stato in parallelo un calo di intensità, troppe pause, anche dovute ad arbitri mediocri, troppe perdite di tempo, proteste etc, poca voglia di attaccare e molta di aspettare l errore altrui

    • 17 Marzo 2015 in 14:28
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      Sottoscrivo tutto. In una partita di Premier League, le squadre vanno a velocità doppia rispetto alle formazioni che si affrontano domenicalmente nel nostro campionato. Certo, la Premier a livello europeo quest’anno non sta combinando granché, mentre la A, almeno fin qui, sta disimpegnandosi discretamente…però in linea di massima trovo molto più avvincente una partita di calcio britannico (anche quello scozzese, per me, è un campionato divertemente, sia pure imbottito come è di incredibili lacune tecniche e tattiche) che un match del campionato italiano. I nostri top team giochicchiano, quasi mai si trovano di fronte squadre convinte di poterli abbattere, e anzi quasi vivono del timore che le avversarie nutrono nei loro confronti. E le batoste che nelle ultime stagioni abbiamo incassato nelle manifestazioni continentali, le si deve proprio al fatto che le formazioni estere non hanno paura di affrontare la Juventus, il Napoli o la Roma. Ci giocano contro senza partire sconfitti o con l’idea per cui “se pareggiamo, ci va di culo”.

  • 17 Marzo 2015 in 14:22
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    i soprannomi Stravekkio e soprattutto Lopito sono da incorniciare. …. 🙂

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