IL COLUMNIST / QUEL TWEET DI PIZZAROTTI: “A PARMA NESSUNO SPAZIO PER I DISONESTI. NESSUN SCIACALLO TOCCHI I PARMIGIANI, LA CITTA’ E LA NOSTRA SQUADRA”

(Luca Russo) – In principio furono i pochi tratti di penna, il computer e lo scanner di Fausto Tonna e Calisto Tanzi. Poi le garanzie false presentate da Ghirardi agli istituti bancari e la pesca a strascico di leonardiana concezione. E infine l’home banking (si fa per dire) di Giampietro Manenti. Negli ultimi 25 anni, il nostro amato Parma, suo malgrado, non si è fatto mancare niente ed è stato governato, amministrato, direi addirittura stuprato da veri e propri simulatori, impostori o, per essere meno criptico e più comprensibile al lettore poco avvezzo all’elegante (ma non sempre utile) diplomazia, imbroglioni. Sì, perché è di questo che si è trattato e tuttora si tratta: di imbroglioni. C’è un particolare, non trascurabile, che accomuna i tre “galantuomini” di cui sopra: ed è l’aver fatto o provato a fare del Parma Calcio, a seconda delle necessità del momento e non sempre riuscendo nei loro poco limpidi intenti, il mezzo attraverso il quale perseguire i propri interessi. Ma ce n’è anche uno, altrettanto rilevante (e specialmente all’occhio spesso acritico del tifoso medio), che pone i primi due su un piano e il terzo almeno una decina di spanne sotto: l’aver portato o meno i Crociati a vincere qualcosa. Calisto Tanzi, che tecnicamente sarebbe dovuto fallire già nel 1989, ci ha proiettati nell’élite del calcio europeo. Tommaso Ghirardi ci ha sì fatti retrocedere, ma dopo ci ha regalato una promozione, diverse stagioni da parte sinistra della classifica e perfino una qualificazione all’Europa League, poi sfumata per le ragioni di cui noi tutti siamo al corrente. E Manenti? Beh, lui non ha avuto il tempo di pianificare delle imprese simili a quelle compiute dai suoi predecessori. E forse non ne sarebbe stato nemmeno capace. Ma di una cosa sono moderatamente convinto: e cioè che se per assurdo avesse portato a termine il suo poco ammirevole piano e ci avesse fatto vincere qualche coppa qua e là, la piazza mai si sarebbe posta degli interrogativi circa la provenienza dei suoi capitali, e il giorno che si fosse scoperto delle sue strane frequentazioni, solo in pochi avrebbero osato indirizzargli contro gli improperi che tutti (o quasi tutti) i tifosi del Parma gli stanno indirizzando contro adesso. Anzi forse qualcuno lo avrebbe addirittura giustificato, raccontandoci l’inflazionata storiella del “così fanno anche gli altri, che male c’è se lo facciamo anche noi?”. In qualche modo è accaduto col cavaliere e stava per succedere anche nei confronti del signore che viene dal paesello. E’ la stessa logica in base alla quale ai giocatori dopati che ti fanno vincere dovunque e contro chiunque, si perdona qualsiasi peccato, naturalmente finché non vengono colti con le mani in pasta, anche e soprattutto il fatto che violino le regole per poter essere sempre competitivi, sempre decisivi e sempre vincenti.

Intanto, il Sindaco, questa mattina, a margine dell’arresto di Giampietro Manenti, ci ha fatto sapere che, cito testualmente, “a Parma nessun spazio per i disonesti. Nessun sciacallo tocchi i parmigiani, la città e la nostra squadra”. Che dire? Son parole, quelle di Pizzarotti, che stonano peggio di quei cantanti che ai bei tempi si esibivano alla ‘Corrida’ e sono in contrasto con le sue stesse recenti manovre. E a proposito di questo, mi preme ricordare un paio di cosucce a capitan Pizza, e cioè: che è stato proprio lui, per la bellezza di almeno un anno e mezzo, a chiudere gli occhi sui disordini economici e finanziari che attanagliavano, e attanagliano anche adesso, la società gialloblù; e che Calisto Tanzi, la cui creatività finanziaria, a ben vedere, è all’origine del caos in cui ci ritroviamo oggi, è nato e cresciuto a Collecchio, provincia di Parma, mica a Sidney. Insomma, che nel Ducato, così come in qualsiasi altro posto abitato del globo terracqueo, ci siano anche delle persone oneste, è fuori discussione; ma che non ci sia spazio per i disonesti, come sostiene lei signor Sindaco, beh, mi pare una certezza perlomeno irragionevole. Luca Russo