CARMINA PARMA / PICCOLO, TECNICO E ANCHE GOLEADOR: DAVIDE MAURI BATTE GOLIA JUVE. E IL ROMANZO TORNA A SORRIDERE AI CROCIATI…

(Luca Savarese) – Si, ora possiamo dirlo senza paura di essere su un qualche programma di Disney channel. A volte, nell’alfabeto bizzarro del campionato, le lettere possono cambiare la loro posizione che abitualmente occupano nel vocabolario, nella logica, nella vita. Al Tardini, sul far del tramonto di un sabato 11 aprile, dove la primavera accarezza gli occhi, è accaduto che l’ultima lettera dell’abbecedario di questo torneo, l’omega del Parma, ha battuto la prima lettera, la lanciatissima alfa della Juventus. Realtà vissuta dentro un Tardini vestito a festa, mica robe da cartoni animati. Nessuna fatina per intenderci, ma il sano realismo con quella imagedolce apertura ad un sogno, professata in settimana da Donadoni: “Nel calcio, come nella vita, nulla è impossibile”. E, per questo Parma atipico e stranissimo, fallito ma indomito, non è stato impossibile non solo riuscire a fermare, che già era cosa da ammirare, ma addirittura battere i campioni d’Italia, su quello squadrone che è la Juve, questa Juve di Allegri. A proposito di Max, l’Emilia non deve portargli tanto bene ultimamente: lo scorso anno, il 27 di ottobre del 2013, perse contro il Parma per allegritre a due, con bomba su punizione allo scoccare del novantesimo di Parolo. Poi venne il dramma della notte delle quattro streghe spedite al tecnico livornese da Berardi, che al Mapei Stadium fece saltare la panchina milanista dell’attuale mister juventino. Oggi il tris della velenosa Emilia per Allegri è servito. Bignè caldissimo. Lo cucina il pasticcere scelto, Josè Mauri, il volto operaio e silenzioso del Parma di quest’anno. Piedi da faro applicati ad un corpo che è da poco diventato grande. Il ragazzo è nato il 16 maggio del 1996 a Realicò, nella provincia di La Pampa, in Argentina; 6 giorni dopo la sua nascita, gli zebrati di Torino stavano festeggiando la loro ultima Champions in terra romana. Basterebbe vederlo giocare singolarmente, con un radar puntato solo su di lui, per accorgersi non solo delle sue qualità, ma è come se il piccolo ma già gigante argentino, assimilasse in se, a guisa di struttura a matriosca tutto questo Parma, questo nuovo Parma, che dal sabato santo, ha deciso di cambiare spirito, di lasciare i vecchi fantasmi e di intraprendere un nuovo cammino della fiducia. Sarà stato il contatto con il tempio del Meazza, ma i crociati, da lì, hanno cambiato passo e, come dice Giorgio Gaber nella sua Illogica Allegria si fossero presi il diritto di vivere il presente. Ecco la marcia che fino ad ora non era ancora stata ingranata: quella del presente, non la retro sempre impregnata di passato e nemmeno quella leva instabile ed agitata che pigia sul futuro, ma San Siro, la gara contro i bianconeri dell’Udinese e contro i bianconeri della Juve, ha riportato la squadra di Donadoni a declinare il tempo presente in tutti i suoi modi. A cominciare dal campo, dove, il passato, cioè quell’orrendo sette a zero subito all’andata, non solo è stato cancellato, ma di quelle brutte statuine neanche l’ombra. Ed allora in barba a Leopardi ed a tutti i pessimisti, il sabato del villaggio è diventato il sabato del coraggio, quello di giocarsela a viso aperto ed a cuore spalancato contro la signora, certo senza Buffon, Barzagli, Pogba, Pirlo e company, ma pur sempre Juve, mica la Cisanese o il Forlimpopoli, per rimanere in recenti paragoni donadoniani. Sarà pure l’anno della sciagura societaria, ma teniamoci stretto questo scrigno: vittoria con l’Inter all’andata, pareggio con l’Inter al ritorno, vittoria con la Juve al ritorno, non certo imprese da spacciati, non proprio missioni da agonizzanti. Roberto, demiurgo della concentrazione, Donadoni, deve in queste ultime settimane avere fatto un salto in qualche località marittima ed aver parlato con qualche marinaio. Si è fatto probabilmente spiegare come ritornare ad essere barche a vela, perché era stufo di vedere dei vascellini senza energia, vuoti e più vicino al fondo del mare. E così, qualcosa è iniziata a cambiare, prima di tutto nella testa, lo stadio in assoluto più importante. Subito dopo, la conversione è passata, o meglio sta passando, anche attraverso il fisico: stavolta i ragazzi hanno corso tantissimo, e in fondo se non corri tantissimo non batti la Juve, che corre sempre più che tantissimo. E non che i limiti o lacune che dir si voglia non ci siano state. Ghezzal, più di una volta con la palla tra i piedi ha cincischiato, Belfodil con un pizzico di convinzione in più timbrava anch’egli il cartellino, senza gettare al vento quella palla nel primo tempo, ma il vento, evidentemente, si è posato sul Parma, Eolo ha deciso di giocare dalla parte dei crociati. Il divario abissale di quei 57 punti, che dividevano la prima, la Juve, dall’ultima il Parma è stato per novantacinque strenui minuti azzerato dai muscoli, dai nervi, dai corali ed individuali pensieri positivi. Mi ha sinceramente lasciato a bocca aperta vedere Mauri, che mica pago dopo la rete, andava veloce come un treno a rintuzzare e a dar manforte dietro. Mi ha ricordato, il poderoso enfant gaucho, sia il Mascherano del Liverpool di Benitez, sia il Parolo dello scorso anno, che fiutava ed indovinava tempi e modi giusti d’inserimento. Storia alla mano, questo è il Parma-Juve che fa meno classifica, imagestanotte prima di dormire per prepararmi all’agone, sfogliavo l’album Panini 1993-94, quello con in copertina Roby Baggio della Juve ed appena dietro di lui Georges Grun del Parma (icona dell’epopea da padrone, di reginetta Parma e signora Juve) quell’anno Zola, in casa, assieme ad un rigore di Brolin, dava la vittoria ai ducali davanti a madama, ma la posta in palio era l’alta e nobile classifica. Poi, anche negli altri anni, Parma-Juve se non per le prime piazze valeva per dei piazzamenti di un certo rilievo. Quello che invece è accaduto ieri, sabato 11 aprile 2015, è un unicum, nella storia ultra centenaria del venerato gioco del pallone: un gruppo squattrinato, ma che ha da pochi giorni ritrovato la ricchezza di una certa serenità e le banconote del sorriso, ha vinto contro una squadra ricca sfondata. Ieri il calcio è uscito dal campionato ed ha stazionato, per quegli intensi 95 minuti nelle periferie, nei parchi, nei campi, quasi a voler dire: “Oh ragazzi se credete in voi stessi ed avete qualcuno che vi aiuta a crederci, voi con uno zaino ed una felpa come pali, battete la Juve”, che non aveva la crema, ma la marmellata di Llorente, di Pereyra, di Marchisio, di Vidal c’era, si è sentita e l’ha spalmata bene. Donadoni a Sky, alla richiesta di raccontare un giorno questo ai nipotini, dice che le favole le guarda con la sua piccola bimba in tv. I grafici, i disegnatori di favole e cartoni per bambini e non, facciano delle bozze per imbastire la figura animata di Mauri, un guerriero semplice, che dall’Argentina arriva a Parma e, come faceva un certo Crespo, fa gol alla Juve. Quello era il gol totale, questa può essere stata la partita totale. Non recidere forbice quel volto dice una poesia di Montale, ricordiamoci di non recidere mai il volto di questo Parma, sparisse del tutto anche tra poche ore, amante del presente, ancora vivo, capace di battere la Juve, e di essere ancora una volta la sua Cartagine. Passano gli anni, dalle Polaroid si passa ai selfie, dai telegrammi ai twitter, ma il Parma, quando gli gira, continua a saper battere la Juve.

Piccola postilla. Tre partite vissute con la mia ragazza, Maria Teresa, e sette punti conquistati. E lei è interista… Oggi l’abbiamo seguita nel salotto di piazza Gambara in Mediolanum, con tanto di bandierone gialloblù rispolverato per l’occasione. Parma 6 grande!!! Luca Savarese

6 pensieri riguardo “CARMINA PARMA / PICCOLO, TECNICO E ANCHE GOLEADOR: DAVIDE MAURI BATTE GOLIA JUVE. E IL ROMANZO TORNA A SORRIDERE AI CROCIATI…

  • 12 Aprile 2015 in 05:10
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    Mauri e’ un motivo in piu’ per cercare a tutti I costi di ripartire dalla B, questo e’ un patrimonio per il club! Direttore perche’ lo vogliono regalare gli imprenditori di parma?

    • 12 Aprile 2015 in 09:01
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      Valli a capire…

      In due parole mi pare un mix di catarsi e piocioneria…

      • 12 Aprile 2015 in 13:43
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        Direi di piocioneria mascherata da catarsi

  • 12 Aprile 2015 in 10:08
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    Chissa` come saranno fischiate le orecchie all’UPI.

    • 12 Aprile 2015 in 11:49
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      Il problema è appunto che sarà più semplice salvarsi sul campo che questi caccino fuori il grano…

  • 12 Aprile 2015 in 17:31
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    Ghirardello… dove si trova oggi?

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