CARMINA PARMA / VENI, VIDI… VARELA

image(Luca Savarese) – Veni, si perché quelli che sono andati ad assistere ad una partita di campionato che te la piazzano il mercoledì alle 18.30, sono stati dei grandi, non è comodissimo come orario, eppure il Tardini ha accolto chi ha rinunciato a qualche impegno per non rinunciare all’impegno dei padroni di casa, ultimi in graduatoria e con infinite spade di Damocle sulla testa, contro l’Udinese.

Vidi, si perché in campo si è finalmente vista una squadra, non un ammasso di paura, felice proseguimento della buona gara contro l’Inter al Meazza del sabato Santo: ecco, a  Milano il Parma aveva slacciato il fiocchetto del suo uovo, oggi al cospetto dei friulani, ne ha mangiato la cioccolata. E gli occhi, quasi non ci credono, nel vedere uno spettacolo così bene augurante dopo tante partite alla viva il parroco. E vedere un Parma essere una squadra, bè è una novità che va tenuta stretta e custodita, soprattutto in mezzo alle strettoie finanziarie ed a quel ginepraio socio-economico che ne ha coinvolto la forza e l’umore. Questo Parma, fratello coraggioso di quello milanese pre pasquale, si può vedere, non fa paura, anzi risulta anche godibile.

Varela, il talentino portoghese, che giovanissimo più non è perché la carta d’identità dice 30, è stato l’hombre del partido, già tonico a San Siro sabato, quando sfornò quel delizioso assist che valse l’inzuccata di Lila ed autore di altre conclusioni; nel cuore della sfida alla banda, a dir il vero un po’ scordata nelle sue chitarre principali di Stramaccioni, fa il diavolo a quattro, correndo, creando la superiorità numerica e trovando la sua prima gemma italiana con un destro tanto defilato quanto maliziosetto. Il nostro è nato in Portogallo ad Almada, città e comune lusitano di 165.363 abitanti, situato nel distretto di Setùbal, regione di Lisbona. Il toponimo Almada, proviene dalle parole arabe Al-Madan, la Miniera, per la presenza nel suo territorio di un giacimento aurifero. Ed in effetti un Varela formato anti Udinese, può essere una vera miniera, non solo per il gol che ha trovato, ma per come ha interpretato le ultime due sfide. Non a caso Donadoni non lo ha tolto, come invece in altre occasioni, dove, evidentemente, si aspettava, dal numero 26, qualcosa di più. Varela è un artista, mica troppo razionale il ragazzo, Varenne mica Cartesio  e per queste ultime cartucce può davvero essere un tesoretto niente male.

Diversi i pensieri positivi, al di là di questo trittico tutto con la V, come vittoria, che mancava ai crociati dal giorno dell’Epifania, quando si vinse per una rete a zero sulla Fiorentina in casa con un gol di Costa. Non sono del partito di quelli che pensano che il Parma abbia avuto la meglio perché l’Udinese è andata a Parma a fare una pasquetta posticipata: no per me è stato bravo il Parma a non permettere di esprimere, come sa fare, la squadra di Stramaccioni, allenatore giovane, ma già scafato, che con lo stesso punteggio di 1 a 0, perse, sempre al Tardini, quando allenava l’Inter, il 26 novembre del 2012, decisivo allora fu per i ducali il poi partente Sansone. Certo, che la sua formazione sia un po’ scarica è sotto gli occhi di tutti, ma il Parma ha avuto il merito di crederci di più, di ingabbiare Di Natale e non far giocare Thereau, due che, per esempio, nella gara d’andata, ci massacrarono. Questo Parma fa star bene, è un sollievo che non t’aspetti, una panacea (birra più gazzosa) servita nell’ora dell’aperitivo in una delle prime giornate di primavera, ma che desideravi da tutta un’annata.
Come è strano e penso unico nel suo genere il gioco del pallone: per alcuni tratti, quando Varela, Ghezzal, Lodi e Belfodil, che ha fatto la staffetta con Coda, partendo in corsa dopo che a Milano aveva invece iniziato da titolare, creavano trame veloci e piuttosto ficcanti, dalla mia postazione pay-tv di piazza Gambara 5 a Milano, ho avuto una sensazione che in questa stagione, non avevo ancora vissuto ed esplorato in me: quella di giocatori che giocano, di un Parma che suda e, concentrato, vuole far divertire il suo pubblico, speravo poi, subito dopo questa pacifica sensazione, che tutto il patatrac del fallimento dei vari Manenti, Ghirardi e Leonardi, questa specie di nomi di un impazzito video-game, questa enorme catastrofe societaria e sociale avesse improvvisamente fatto il bagno nel fiume greco Lete, quello che fa dimenticare. Pensavo, fantasticavo…in realtà l’unico ad aver fatto un bagno nel connazionale Lete è stato Karnezis che si è dimenticato di essere un portiere da A ed ha preso un gol da pollastro.
Un’altra situazione che non avevo ancora avuto il piacere di vivere in questi mesi, è quella che vede Roberto Donadoni coinvolto, arrabbiato, sbraitante a volte e sbracciarsi in panchina con tutto quello che ha dentro, quasi stesse giocando anche lui e non spettatore disinteressato e rassegnato dell’evento, come accaduto in più di un’occasione, quando si limitava ad essere solo peripatetico e mica così empatico. Anche nel baratro più brutto si possono tirare fuori le energie più belle, guardarsi in faccia, riiniziare a giocare. Serie B, serie D, serie Subbuteo? No, semplicemente serie seri, per sé stessi e per quelli che ti amano. Luca Savarese

2 pensieri riguardo “CARMINA PARMA / VENI, VIDI… VARELA

  • 9 Aprile 2015 in 01:23
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    Se non fosse stato per Karnezis l’Udinese avrebbe chiuso con 3/4 gol di scarto. Una papera ci può stare e sicuramente io non me ne lamento 😀

  • 9 Aprile 2015 in 08:23
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    Luca io e te abbiamo visto due partite diverse. Io ho seguito parmaVSudinese , e tu ?

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