IL COLUMNIST / OK, E’ STATA UN’ALTRA IMBARCATA, MA ALMENO STAVOLTA IL PARMA CI HA PROVATO…

(Luca Russo) – Ok, si è trattato di un‘imbarcata. Esattamente come a Cagliari e a Roma contro la Lazio. Ma il Parma, in quel di Firenze, al cospetto di un avversario fuori dalla sua portata anche se stordito dai due cartoni presi dal Siviglia in semifinale di Europa League, almeno ci ha provato. Certo, non col piglio e lo spirito esibiti in altre circostanze; ma ci ha provato. Alla fine i viola orfani di Gomez e Rossi hanno avuto la meglio perché dotati di tecnica sublime e solisti degni delle migliori orchestre da camera del nostro paese; però se Palladino non si fosse divorato il gol dell’uno a zero e non avesse sciupato la palla del pareggio, forse a quest’ora discuteremmo di un match e di un risultato diversi da quelli maturati sul terreno del Franchi. Ecco, in tal senso mi chiedo cosa staranno pensando dirigenti, giocatori e tifosi del Napoli a proposito dell’impegno profuso dai Crociati in Toscana… Per quel che può valere, la mia opinione è che il Parma in qualche modo si sia battuto e sbattuto. Ripeto: non con la stessa decisione espressa in passato, ma del resto non tutte le ciambelle (e le partite) vengono fuori col buco. Di certo c’è che il Parma non si è scansato di fronte alla formazione di Montella, così come i giocatori e i dirigenti del Napoli avrebbero voluto che facesse due domeniche fa. E se la Fiorentina è riuscita ad imporsi, e a conquistare tre punti preziosissimi e pesantissimi nella corsa all’Europa League (l’obiettivo di Salah e soci è quello di evitare il fastidioso preliminare nel bel mezzo dell’estate), è perché è riuscita in ciò che la Juventus prima e i partenopei dopo non hanno saputo fare: e cioè non ha sottovalutato il Parma già retrocesso (cit.) e fallito (cit.). Con un giro palla avvolgente e a tratti elegante, la disponibilità al movimento degli uomini senza palla, una discreta e insolita (per la massima serie italiana) propensione alla conclusione dalla distanza, un Salah imprendibile come di consueto e un Pizarro nella doppia veste di architetto e geometra della manovra, i padroni di casa si sono sbarazzati di un Parma che come al solito era partito bene (sfiorando il vantaggio con Palladino), ma che poi, un po’ per paura di prendere l’ennesima imbarcata stagionale, un po’ per manifesta inferiorità, si è schiacciato nella sua metà campo, dalla quale non è riuscito a schiodarsi fino al fischio finale. Palladino avrebbe potuto rimettere la gara in equilibrio, Nocerino e Ghezzal avrebbero potuto (e dovuto) riaprirla. Non gli è andata bene, ma è proprio al lume di queste tre o quattro occasioni malamente sprecate e di una manovra che in certi frangenti è stata perfino godibile che penso che questo Parma si sarebbe potuto concedere il lusso di conservare la categoria pur da fallito. Non avremo mai la controprova, ma se al fianco dei giocatori ci fosse stato qualche dirigente lucido invece del nulla cosmico, forse sarebbe riuscito a fargli comprendere che salvando la categoria avrebbero salvato anche la società, senza farla passare per due/tre/quattro aste deserte e la necessità di ridurre il debito sportivo. E invece, in assenza di un vero condottiero, la barca è andata alla deriva ben presto, al di là di certe imprese, sul campo, compiute solo al cospetto di certi avversari. Pazienza. Ad ogni modo ho la sensazione che questo Parma anche se la retrocessione se l’è meritata tutta, da retrocessione, almeno sulla carta, non lo era affatto. Luca Russo

4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / OK, E’ STATA UN’ALTRA IMBARCATA, MA ALMENO STAVOLTA IL PARMA CI HA PROVATO…

  • 18 Maggio 2015 in 23:21
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    No, non eravamo assolutamente da retrocessione. Basta vedere un’Atalanta che si è salvata a suon di pareggi.

    • 19 Maggio 2015 in 09:54
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      fai ricorso al tas anzi al tso

  • 19 Maggio 2015 in 00:10
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    Il senso dell analisi è condivisibile, non si può certo contestare l impegno ma, allo stesso tempo, quando sento o leggo che abbiamo già la squadra in casa per fare eventualmente la b mi vengono i capelli bianchi, son bravi ragazzi ma è la putrefazione della squadra del centenario, la situazione ha portato anche a una preparazione fisica inadeguata

    • 19 Maggio 2015 in 13:00
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      D’accordo. Per fare la B, ammesso che in B ci si finisca per davvero, non bastano solo giovani di buone prospettive, serve anche (e soprattutto) gente di esperienza e temperamento, non necessariamente di categoria. E un allenatore che sappia: formare un gruppo, tenerlo sul pezzo dalla prima alla quarantaduesima giornata di campionato (playoff compresi) e gestire senza drammi e con lucidità gli inevitabili cali di tensione che hanno luogo durante un campionato interminabile e sfiancante come quello cadetto. Carpi e Frosinone hanno fatto scuola: non necessariamente vincono i più forti; vincono quelli che si dimostrano più bravi nella gestione, soprattutto delle risorse fisiche e nervose, di una lunga corsa a tappe come la nostra serie B. Ecco, volendo fare un paragone col ciclismo, per fare la B serve una squadra da corsa a tappe e non da grande classica di una sola giornata.

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