AMERICA & FALLIMENTI…

image(Davide Bertoncini) – Occupandomi di baseball come “addetto ai lavori”, ed interessandomi per osmosi anche agli altri sport americani, mi sono chiesto se la grottesca vicenda del Parma Calcio potesse avvenire anche Oltreoceano. La risposta immediata nella mia testa, è stata negativa (e a StadioTardini.it risulta che nelle ultime ore abbia ragionato su questo, raggiungendo le medesime conclusioni, anche il candidato acquirente del club ducale Mike Piazza, campionissimo del batti e corri, ma appassionato di calcio), per vari fattori e soprattutto regole più rigide atte a salvaguardare proprietari, campionati e tifosi. Poi, però, ho fatto qualche ricerca ed in effetti ho trovato alcuni casi di team professionistici che hanno dovuto fare i conti con milioni di debiti e tribunali fallimentari, anche se la conclusione di tutte le vicende è stata ben diversa.

74536-wholesale-cheap-jerseys-soccer-jerseys-nfl-nba-nhl-mlb-jerseysLe squadre (o franchigie) degli sport americani ad aver dichiarato bancarotta o fallimento sono state 9, (9, come le cordate che secondo la Curatela fallimentare sarebbero entrate in data-room) se si prendono in esame le quattro più importanti leghe sportive, ovvero Major League Baseball, National Football League, National Hockey League e National Baseball Association, campionati e relative sigle conosciuti più o meno da tutti gli appassionati.

Vediamole nel dettaglio, cominciando la carrellata dai casi più recenti, saltiamo quindi i casi degli anni ’70, Seattle Pilots (baseball), Pittsburgh Penguins e Cleveland Barons (hockey).

Nel 1993 i Baltimore Orioles, squadra storica di baseball fondata nel 1894 e vincitrice di 3 titoli, furono indotti al fallimento a causa della situazione debitoria del patron Eli Jacobs, tramite il tribunale fallimentare di New York la squadra fu venduta all’attuale proprietario Peter Angelos (che guidava una cordata di imprenditori) per la cifra di 173 milioni di dollari.

Nel 1995 toccò ai Los Angeles Kings (hockey) dopo le spese folli del presidente ed azionista di maggioranza Bruce McNall, Bank of America indusse i Kings al fallimento e la squadra fu acquistata da Ed Roski e Phil Anschutz; McNall in seguito fu arrestato per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale.

I Pittsburgh Penguins sono l’unica squadra ad essere fallita due volte, la seconda volta nel 1998, quando il debito del club ammontava a circa 90 milioni di dollari. I proprietari chiesero ai giocatori di ridurre e spalmare i contratti in essere, la maggioranza accettò e Mario Lemieux (uno dei più forti e carismatici giocatori della storia) fece una proposta innovativa, convertì il suo credito (circa 30 milioni) in azioni del club, ne diventò azionista di maggioranza, e mantenne la squadra nella città della Pennsylvania, con l’aiuto dell’imprenditore Roland Burke.

Arriviamo al 2003 quando la squadra in difficoltà sono gli Ottawa Senators (hockey), che però vengono salvati dal magnate della farmaceutica Eugene Melnyk.

Pochi giorni dopo Ottawa un’altra squadra di hockey dichiarò bancarotta, i Buffalo Sabres, sette mesi prima, infatti, il proprietario John Regas dovette dimettersi da amministratore della Adelphia Communications dopo le accuse di distrazione di fondi.

Regas fu in seguito condannato a 15 anni di prigione e la squadra rimase sotto il controllo della Lega fino al 2011, quando fu comprata da Terrence Puglia (fondatore della East Resource Natural Gas Company) per 189 milioni di dollari.

La Lega hockey è stata sicuramente la più falcidiata da questi eventi, infatti nel 2009 un’altra squadra, i Phoenix Coyotes hanno dichiarato fallimento per scarsi guadagni relativi al poco successo tra gli appassionati locali. Il proprietario voleva vendere la squadra ad un imprenditore che proponeva di spostarla in Canada, ma la NHL si oppose e comprò il team per 140 milioni, e mantenne la squadra in Arizona, che fu venduta dopo vari tentativi nel 2013 per 225 milioni ad una cordata di imprenditori, ma la permanenza della squadra a Phoenix rimane incerta.

Nel 2010 toccò di nuovo al baseball, quando il proprietario dei Texas Rangers non riuscì più a pagare i debiti trovò un accordo con un nuovo acquirente, una cordata guidata dall’ex giocatore Nolan Ryan e dall’avvocato Chuck Greenberg, ma la vendita (prezzo 525 milioni) fu bloccata dai creditori e Texas dichiarò bancarotta. Greenberg e Ryan riuscirono comunque a comprare il team dal tribunale fallimentare per la cifra di 593 milioni di dollari, l’acquisizione fu approvata dall’assemblea dei proprietari di MLB (occorrono tre quarti dei voti a favore) e lo stesso anno la squadra andò a giocare le World Series.

Bisogna ora fare dei distinguo tra Stati Uniti ed Italia: innanzitutto le leghe sportive americane sono campionati chiusi, non c’è retrocessione o promozione, si entra se la Lega decide di espandersi in zone non coperte da squadre. Chi entra deve avere requisiti stabiliti quali stadio con un numero minimo di posti, accordi per diritti televisivi con mass media locali e soprattutto una certa solidità economica (la Major League Soccer attualmente richiede una tassa di ingresso di 40 milioni di dollari).

Nelle Leghe tutte le squadre dividono utili, vengono fissati tetti ai salari dei giocatori, e le società (o franchigie) votano per prendere le decisioni più importanti.

barra_baseballfootballIn generale le squadre americane sono un ottimo investimento, e molte società di investimento oggi prendono di mira lo sport professionistico come business principale. La Lega con i maggiori utili in questo periodo è la NFL (football americano), una squadra di medio lignaggio come i Seattle Seahakws hanno fatto registrare nel 2014 ricavi per 288 milioni e 27 milioni di utile operativo (fonte Forbes).

Quando una squadra è in perdita da troppi anni la soluzione più applicata è la “relocation”, ovvero la squadra si trasferisce in un’altra città e cambia nome: la storia dello sport a stelle e strisce è piena di questi casi, tanto per citarne uno i famosi Los Angeles Lakers in origine erano a Minneapolis. Ovviamente questa soluzione in Europa non esiste (anche se nella pallavolo italiana ci sono stati casi simili), e non va assolutamente incontro ai tifosi.

Cifre a parte, in tutti i casi sopracitati, si evince il ruolo fondamentale della Lega, che ha sempre sostenuto i vari team, ed ha preso decisioni drastiche quando la situazione si è fatta grave. Il motivo è semplice e non è lo spirito altruistico, dovendo dividere utili, un socio affidabile ti fa guadagnare, un socio non affidabile può farti perdere parecchi soldi, senza parlare del danno di immagine. Davide Bertoncini

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

16 pensieri riguardo “AMERICA & FALLIMENTI…

  • 3 Giugno 2015 in 09:48
    Permalink

    E quest’anno in NBA la finale è Golden State-Cleveland…dove era Golden State solamente due o tre anni fa? Senza esagerare, ma era come il Verona del nostro campionato: una squadra senza infamia e senza lode. È anche per questa ragione che gli sport americani mi piacciono: vengono premiate le formazioni costruite meglio, e non sempre quelle più blasonate. I Chicago Bulls, fortissimi ai tempi di Jordan, hanno smesso di essere i Bulls da un pezzo. Nella nostra serie A grosso modo son sempre le solite quattro o cinque squadre a dividersi la torta. E il perché è ben spiegato nell’articolo…

    • 3 Giugno 2015 in 11:12
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      E’ un sistema completamente diverso, qua col cavolo che ti fanno scegliere i rookies ad esempio ma per fortuna le squadre non passano da una città all’altra

      • 3 Giugno 2015 in 12:08
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        Però chi propone la fusione con la Pro Piacenza, matenendo la sede Parma vuole una cosa del genere.

        • 3 Giugno 2015 in 16:16
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          Infatti è una proposta/idea che non mi piace per niente..

    • 3 Giugno 2015 in 11:49
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      Il sistema americano cerca di creare equilibrio tra tutte le squadre, perchè per loro più equilibrio vuol dire più interesse… basta guardare gli albi d’oro dei campionati negli ultimi anni …. e le retrocessioni non esistono per poter programmare sportivamente la squadra.

  • 3 Giugno 2015 in 10:46
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    Quanti sono i dissidenti che prendono di più? Hanno firmato ancora o no?Se non si abbassa il debito sportivo di altri 5 milioni il Parma si vende con in dotazione un bel….binoccolo.Ci pensate se questi non firmano e causa loro i compratori fuggono?Sarebbe per i tifosi caccia ai dissidenti in tutta Italia….

  • 3 Giugno 2015 in 11:02
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    Siamo a mercoledì se togliamo i festivi, i prefestivi e il giorno dell’asta di giorni all’asta ne mancano solo 3.Per questo vorrei sapere i nomi di questi nemici del Parma che vogliono fare i furbi non firmando la riduzione dell’incentivo all’esodo E’ giusto che i loro tifosi di un tempo sappiano chi sono perché è ovvio che se il debito non diminuisce minimo di altri 5 milioni di euro, il Parma non lo comprerà nessuno al di la dell’ottimismo di Majo per cui fuori i nomi, fuori i colpevoli….

  • 3 Giugno 2015 in 11:49
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    In America la mentalità sportiva è completamente diversa, costruita fin da quando si è piccoli, imparando da subito il valore della competizione (anche a livello scolastico). Per chi paga il biglietto lo sport deve essere uno spettacolo e lol spettatore si deve divertire. Nessuno si diverte a partecipare ad un campionato per 50 anni senza avere mai la minima possibilità di vincere (es. Firenze, Genova, Torino per non parlare di club più piccoli). Quindi si aspetta la partita di cartello contro gli “odiati” rivali per ricoprirli di insulti, ci si diverte così … o ci si mette a tifare la Juve….

    • 3 Giugno 2015 in 15:22
      Permalink

      A me come è inteso lo sport negli Usa non piace. Non esistono tradizione e radicamento territoriale. C’è spazio solo per le grandi squadre e le grandi città. Quando vince il Parma è la mia squadra, i miei colori, la tradizione della mia città che vince. Se non nasci in una città con un grande stadio negli Usa, le partite che contano le puoi vedere solo prendendo l’aereo. Inoltre la mentalità sportiva si basa sul partecipare e non sul vincere a tutti i costi, quindi a ben vedere ci sarebbe da discutere anche su questo punto. Senza contare che la competizione scolastica a livello di scuole primarie e secondarie non mi pare una grande idea. E che dia grandi risultati, visto che la cultura media dell’americano è sconfortante. Poi, certo, se hai soldi o sei bravissimo e finisci ad Harvard o al Mit diventi una macchina da guerra nella tua materia. Ma solo nella tua.

  • 3 Giugno 2015 in 13:38
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    ———Lettera aperta a tutte le galline da brodo nei pollai italiani——
    ——————————————————————————————————-
    Io Velenoso mi scuso con voi per avervi offeso e avervi paragonato ai dissidenti del Parma.

  • 3 Giugno 2015 in 14:07
    Permalink

    Una cosa fondamentale non apparente nell’articolo e’ che le leghe (NHL, NFL, NBA, MLB, MLS, ecc.) negli USA sono societa’ che devono fare soldi e a capo ci sono persone che di fatto sono CEO. Roger Goodell (presidente della super ricca NFL) e’ messo li’ da i proprietari delle squadre ed e’ li per far fare un sacco di soldi alle squadre e alla lega.

    le espansioni (e saltuariamente contrazioni) sono dettate dalle dimensioni del mercato delle squadre (quindi di squadre in citta’ piccole ce ne sono poche o niente) e dai diritti TV. Ma gli stadi (e arene) sono concepite completamente diverse dalle nostre e fanno i soldi tutto l’anno (non solo i giorni delle partite) e sono di proprieta’ delle squadre….ma faglielo a capire ai nostri ottusi e puristi tifosi.

    In altre parole le squadre devono fare soldi prima di tutto e se possono anche vincere, non sono giocattoli per i tifosi.

    PS. Seahawks di medio lignaggio?!?! Hanno vinto il superbowl l’anno scorso e lo avrebbero vinto anche quest’anno se non per una ca#$ata madornale nell’ultimo possesso di palla a due yard dal touchdown a meno di un minuto dalla fine della partita. Ergo…squadra vincente spesso fa un sacco di soldi come dimonstrano i loro ultimi due anni.

  • 3 Giugno 2015 in 15:50
    Permalink

    @la nord aveva tre gradoni, non sono d’accordo. In finale NHL c’è Tampa Bay (350 000 abitanti) che ha eliminato NY. E di questi casi la storia dei loro sport è piena (Salt Lake City con Stockton e Malone dominava per esempio, San Antonio non è certo un grande mercato ma ha creato una dinastia, Cleveland è risibile in confronto a NY, LA, Chicago ecc).. Da noi invece come dicevo prima non sono solo i piccoli club a non avere nessuna possibilità ma anche centri che non possiamo definire irrilevanti come Genova, Verona, Firenze, il Torino e tutto il sud (e non tiriamo fuori gli scudetti sporadici degli 70-80 che appartengono ad un’altra era).

    • 3 Giugno 2015 in 18:22
      Permalink

      giusto una precisazione…considera che in termini di popolazione devi considerare l’area metropolitana, così a memoria tra salt lake city, tampa e san antonio non andiamo mai sotto i 2 milioni di abitanti…
      comunque a parte questa piccolezza tutto il resto (anche quanto detto da la nord aveva tre gradoni) mi trova d’accordo

      • 3 Giugno 2015 in 22:17
        Permalink

        Esatto. Anche Boston, come Boston “proper”, non fa tanti abitanti ma se uno ci aggiunge Sommerville, Cambridge, Allston, Newton, ecc allora si raggiungono i milioni di abitanti.
        Tampa Bay (cosi’ come Miami per l’NHL) ha un mercato un po’ diverso. Non’e’ lontana da Orlando e poi la maggior parte di chi li va a vedere sono gli “snow birds” Canadesi che vanno a passare l’inverno in Florida. Nonostante tutto pero’ il numero di spettatori medio rimane molto basso ed e’ quindi un esempio lampante che il numero di spettatori conta sempre meno….quello che conta sono altri introiti (TV, merchandising, altri usi dell’arena) e c’e’ poi da dire che gli stadi sono pesanemente sovvenzionati pubblicamente. In altre parole il comune (o lo stato) caccia un sacco di soldi dei contribuenti ma lo stadio e’ di proprieta’ della squadra. Il pubblico recupera (ma spesso no) attraverso tasse e introiti legati all’ avere attratto persone in citta’ per le partite.
        Scusate per la risposta lunga…

        • 4 Giugno 2015 in 10:17
          Permalink

          Tampa Bay quest’anno ha registrato una media di 18.800 spettatori a partita, in media con l’affluenza media della NHL.
          Gli altri introiti sono proporzionali … se non hai tifosi è impossibile vendere merchandising e fare contratti TV e viceversa.

  • 3 Giugno 2015 in 21:49
    Permalink

    I Seahawks sono di medio lignaggio per quanto riguarda il valore economico, infatti Forbes li colloca al 15esimo posto, i Dallas Cowboys hanno ricavi 4 volte superiori, e comunque hanno vinto solo 1 superbowl nella loro storia.

I commenti sono chiusi.

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