COPPA AMERICA / CILE A TUTTO VARGAS…

(Luca Russo) – Doveva essere la notte del Cile, e in fondo, dal momento che in finale di Copa America ci va proprio la Roja, la è stata. Ma è stata pure la notte del Perù: stoico e generoso, coraggioso e combattivo. E immeritatamente eliminato. Da centodieci e lode e bacio accademico, la prestazione degli Incas, che il vantaggio avrebbero potuto trovarlo ben prima che lo facessero i ragazzi in rosso; e che son rimasti aggrappati alla partita fino alla fine, sebbene dotati di una cifra tecnica minore rispetto a quella dei dirimpettai di serata e malgrado l’esser stati costretti all’uomo in meno dal ventesimo della prima frazione di gioco.
Ci aspettavamo qualche lampo di genio di Sanchez, un paio di giochi di prestigio di Valdivia, detto appunto il mago, un’incursione vincente del ‘barbaro’ Guerrero o un cross al bacio dell’intramontabile Vargas peruviano; e invece i conigli dal cilindro li ha estratti l’altro Vargas, quello cileno – centravanti dimenticato dal Napoli che di magico non ha poi tanto, se non la capacità di far faville e destare meraviglia ovunque vada tranne che dalle nostre parti -, sì autore di una doppietta decisiva ai fini dello sbarco in finale della sua truppa, ma anche colpevole (e consapevole, crediamo) d’aver sciupato, come spesso gli succede, almeno un paio di palloni che, fossero finiti dentro, i cileni si sarebbero risparmiati la paura di dover attraversare l’inferno dei rigori per approdare nel paradisiaco scenario dell’atto conclusivo.
Ci immaginavamo un’altra serata imbottita di orrori arbitrali. E non avevamo torto. Il direttore di gara Argote non ha punito una manata di Vidal a Zambrano. Né il suo assistente gli ha segnalato il fuorigioco di Vargas in occasione della rete del momentaneo vantaggio cileno. Al contrario, ineccepibile il rosso esibito allo stesso Zambrano, reo di aver stampato una tacchettata sulla schiena del malcapitato Aranguiz. Per la gioia di chi la festa l’aveva apparecchiata già da tempo (i cileni) e lo sconforto di chi al contrario intendeva rovinargliela (gli ospiti).
Comunque, al di là delle attese, Cile-Perù, prima semifinale di questa Copa che sta volgendo al termine, ci ha divertiti, mica solo appassionati. E il perché è presto spiegato: ieri sera, alla tradizionale garra, tipico ingrediente dei duelli calcistici sudamericani, si è aggiunto il bel gioco. Finalmente. Dopo una prima fase all’insegna del “saprei far calcio ma non è questo il momento”, se si escludono Argentina-Paraguay (2-2), Ecuador-Bolivia (2-3) e Cile-Messico (3-3), e i quarti di finali infestati dagli sbadigli, sentivamo il bisogno dell’elegante fraseggio cileno, delle deliziose geometrie peruviane e, nel complesso, di una partita giocata a ritmi altissimi fin dai primi giri di lancette. La Roja non l’ha dominata in lungo ed in largo. Un po’ perché chiamata a vincerla ad ogni costo, e quindi ad affrontarla avendo tutto da perdere; un po’ perché gli Incas se la son giocata a viso aperto, convinti come erano (e come sono) di aver fatto già tanto ad essere finiti in zona podio e, dunque, di non aver alcunché da perdere. E infatti son stati proprio i ragazzi di Gareca a sfiorare per primi il vantaggio. Ma né Farfan, che di testa ha colto un legno, né Lobaton l’hanno trovato. Poi l’espulsione, ripetiamo: incontestabile, di Zambrano ha stravolto i connotati del match. Gli uomini di Sampaoli hanno cambiato faccia: Valdivia si è acceso, non più ad intermittenza; Vidal e Sanchez pure; e Vargas ha iniziato a fare il diavolo a quattro. È stato proprio l’ex attaccante partenopeo a infilare la rete del vantaggio (in fuorigioco) e a piazzare con una perla di rarissima bellezza (domandare a Gallese per credere) il raddoppio dopo che Medel, artefice di un’autorete a dir poco sciagurata, aveva restituito speranze e chance di qualificazione al popolo peruviano. E così il Cile è ritornato in finale di Copa America dopo averla solamente sfiorata nel 1991 e nel 1999 e a ben 28 anni di distanza da quella persa in Argentina contro l’Uruguay. Il Perù saluta la competizione. Ma lo fa a testa alta. Anzi altissima. Complimenti a Gareca e ai suoi valorosi soldati.
Poscritto
Advincula – terzino destro peruviano classe 1990 attualmente in forza all’Hoffenheim – al lume di quel che ci ha mostrato durante la Copa, meriterebbe di approdare in una big del calcio europeo. Luca Russo

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2 pensieri riguardo “COPPA AMERICA / CILE A TUTTO VARGAS…

  • 30 Giugno 2015 in 17:25
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    Advincula – terzino destro peruviano classe 1990 attualmente in forza all’Hoffenheim – al lume di quel che ci ha mostrato durante la Copa, meriterebbe di approdare in una big del calcio europeo.

    Prenotiamolo per la B 😀

    • 30 Giugno 2015 in 21:47
      Permalink

      Tra l’altro ha un cognome che, se fosse letto in un certo modo, diventerebbe una minaccia niente male per le nostre avversarie

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