COPPA AMERICA & TERREMOTO

(Luca Russo) – Questa mattina prima di analizzare gli sviluppi della Coppa America 2015, giunta al terzo ed ultimo turno della fase a gironi, ci tocca dedicare qualche riga al terremoto che poche ore fa ha colpito il Cile, teatro della massima rassegna calcistica sudamericana per nazionali. Il sisma, di magnitudo 6,4, ha interessato le acque a largo del paese. L’epicentro è stato localizzato in mare ad una cinquantina di chilometri circa dalla città di Talcahuano, in una zona grosso modo simile a quella che nel febbraio del 2010 venne devastata da una scossa di magnitudo 8,8 che causò 521 morti. Al momento non sono state fornite ulteriori informazioni, pertanto non ci è dato sapere se il terremoto abbia o meno fatto vittime. Ad ogni modo, quali che siano le notizie delle prossime ore – e ci auguriamo che si limitino a raccontarci di danni alle sole cose e non anche alle persone -, ci teniamo ad esprimere la nostra solidarietà ad un popolo già fin troppo martoriato da eventi sismici ad alta intensità.

E adesso torniamo al calcio giocato. Ieri sera è andato in scena l’ultimo turno del girone A. E naturalmente si sono materializzati i primi verdetti: il Messico ritorna a casa con le pive nel sacco; Cile e Bolivia attraccano ai quarti di finale; l’Ecuador potrebbe seguirle nelle vesti di una delle due migliori terze, a patto però che le terze dei gruppi B e C non superino quota tre punti in classifica e facciano peggio in termini di differenza reti rispetto a Valencia e soci, fermi a -2.

Allo stadio El Teniente di Rancagua, l’Ecuador, in evidente sofferenza dopo le scoppole prese dal Cile prima e dalla Bolivia poi, ha superato per 2-1 (Bolanos e Valencia per i ragazzi in giallo; Jimenez, su calcio di rigore, per quelli allenati dal pittoresco Herrera) un Messico che, avendo raccolto la miseria di due punti in tre match, non può che considerare fallimentare la sua esperienza in Copa. Per la verità poco importa ai centroamericani – per i quali io peraltro avevo immaginato un ruolo ben diverso da quello di comparsa -, che in Sudamerica ci sono arrivati con un roster imbottito di seconde linee e l’intento di preparare a puntino la Gold Cup, in programma negli States dal 7 al 26 luglio. Diverse, invece, erano le intenzioni della Tricolor, che in Cile avrebbe voluto stupire, magari recitando la parte della mina vagante. Ci è riuscita in parte al cospetto della Bolivia, contro la quale gli è mancato appena un gol per rimontare il clamoroso 0-3 della prima frazione di gioco; e completamente nella battaglia col Messico, messo alle corde, se non addirittura ai piedi del ring, con una manovra veloce e imprevedibile ed un’esuberanza fisica che, se ci fossero state anche durante il primo ed il secondo appuntamento della fase a gironi, ora staremmo discutendo di un Ecuador comodamente e meritatamente giunto a quella degli incontri senza domani. Ecco: l’Ecuador giusto, l’Ecuador dei sogni, l’Ecuador che aveva in testa Quinteros, una specie di incrocio tra il Barcellona di ‘guardiolesca’ memoria e l’Arsenal di Wenger, è venuto fuori solo allo striscione dell’ultimo chilometro. Chissà se basterà per farla franca nella lunga volata con le altre due terze. Lo sapremo tra poco meno di quarantotto ore.

L’altro e ultimo duello della serata si è consumato a Santiago, protagonisti il Cile e la Bolivia. La Roja doveva dimostrare di aver metabolizzato le scorie e le polemiche generate dal brutto incidente occorso al suo elemento più rappresentativo, lo juventino Arturo Vidal; la Bolivia replicare quanto di buono ci aveva mostrato nelle prime due uscite. Missione compiuta per i padroni di casa e toppata da parte dei secondi. Alla fine una partita vera e propria non c’è stata perché al Cile è bastato il primo tempo per metterla in ghiaccio: Aranguiz l’ha scardinata dopo appena tre giri di lancette, Sanchez l’ha messa al sicuro al 37′. Le altre tre marcature, giunte nella ripresa, non hanno aggiunto alcunché di significativo ad un match che però un paio di cosucce ce le ha svelate: la Bolivia è scesa dall’ottovolante e adesso è di nuovo sul pianeta terra, ma nulla esclude che possa rivelarsi avversario difficile da maneggiare per tutti; il Cile, invece, ci ha dimostrato che riesce a governare il timone anche nel bel mezzo di una tempesta (di polemiche) e col mare forza 7. Chi si è messo in testa l’idea di arrivare alla finale del 4 luglio e vincerla, due nomi su tutti: Brasile ed Argentina, è avvisato: dovrà fare i conti con la Roja e la sua proverbiale capacità di trasformare in preda anche il più affamato dei leoni. Luca Russo

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9 pensieri riguardo “COPPA AMERICA & TERREMOTO

  • 20 Giugno 2015 in 13:41
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    Come sta giocando il forte attaccante del West Ham Valencia?

    • 20 Giugno 2015 in 14:57
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      Complessivamente non benissimo. Ma va detto che è stato tutto l’Ecuador ad esprimersi largamente al di sotto delle proprie potenzialità in questa Coppa America. Nei primi due incontri ha reso meno delle attese, ma quando ha ingranato, tipo ieri sera contro il tutt’altro che abbordabile Messico, anche Valencia, fin lì non dico evanescente ma quasi, ne ha tratto i logici benefici. Il calcio resta pur sempre uno sport di squadra: anche Maradona, nel suo primo anno a Napoli, ha rischiato di retrocedere, perché attorno non aveva una squadra all’altezza del suo talento. Poi sono arrivati i gregari (si fa per dire) di lusso e la musica è cambiata…

    • 20 Giugno 2015 in 15:35
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      Valencia e Bolanos con quelli di ieri sera hanno bissato le reti messe a segno nella sconfitta per 2-3 contro la Bolivia e stabilito un particolare record: sono i primi due giocatori ecuadoriani ad andare a segno in 2 partite consecutive di Copa America.
      Io sto seguendo la Copa day by day e su Valencia – che già si era messo in mostra 12 mesi fa al mondiale brasiliano -, dopo un esordio così così contro il Cile, non posso che dare un giudizio positivo. Il ragazzo è molto interessante e soprattutto ha fiuto del gol: è la stella della nazionale. Peccato la Tricolor difficilmente potrà fare molta strada (anche se per miracolo dovesse passare come una delle due migliori terze).
      Chissà che a qualche dirigente italiano non venga in mente di provare a portarlo in Serie A…

      • 20 Giugno 2015 in 17:03
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        A me, per qualità del gioco e ritmi espressi, sta impressionando non tanto un singolo (anche se in proposito mi verrebbe da dire Vidal), quanto una squadra: il Cile. Mi piace il suo modo di manovrare, di cercare quasi sempre di imbastire azioni in velocità e ad un tocco solo. Come ho scritto nell’articolo, la Roja mi ricorda un po’ il Barca di Guardiola, un po’ l’Arsenal di Wenger. Insomma, è un bel vedere per gli occhi. Al momento, per me, è l’unica vera grande favorita per la vittoria finale. Il Brasile ha fatto un passo indietro, dopo un buon inizio. L’Argentina, fin qui, non mi ha convinto del tutto.

        • 20 Giugno 2015 in 18:14
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          Per me il Cile non è una sorpresa. E’ una conferma. Al pari dell’Argentina credo sia, attualmente, la nazionale più forte del Sud America. Nettamente superiore al Brasile (i cui 23 effettivi in questa Copa America sembrano essere dei perfetti sconosciuti), che è incappato in una generazione di pochi fenomeni e tanti comuni mortali. Gli argentini hanno sicuramente più esperienza in campo internazionale rispetto ai giocatori cileni e forse sono più decisivi nei momenti cruciali, però la Roja – grazie al lavoro svolto dal “Loco” Marcelo Bielsa negli scorsi anni – ha fatto passi da giganti in avanti e si è imposta agli occhi di tutti gli appassionati di calcio. Sampaoli sta lavorando molto bene, seguendo le orme del suo più illustre predecessore.
          Sono d’accordissimo con quanto hai scritto, Luca, il Cile gioca bene, ha mentalità offensiva, è spregiudicato, ma è oculato e sa quando colpire. Semplicemente non mi sorprende. Una squadra con gente del calibro di Claudio Bravo, “el mago” Valdivia, Mati Fernandes, Edu Vargas, Vidal, Alexis Sanchez, ecc è solo che da temere. La aspettavo: già lo scorso anno avrebbe meritato qualcosa di più al Mondiale.
          Quest’anno credo sia la volta buona per portare a casa la prima Copa America (insieme a Venezuela ed Ecuador è ancora a quota 0 trofei continentali). Anche perché l’Argentina va a corrente alternata, il Brasile non è all’altezza e la Colombia è incompleta.
          In più la Roja gioca in casa… Insomma, la tavola è apparecchiata.

          • 20 Giugno 2015 in 20:29
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            D’accordo su tutto, praticamente. Squadra molto organizzata e messa in campo con criterio, quella cilena. Io, per rendere l’idea della loro forza, dico che varrebbe almeno un quarto di finale di Champions, se potesse giocarla. Al mondiale brasiliano dello scorso anno avrebbe meritato molto di più. E, volendo fare dell’ironia, ne sarebbe stato felice anche il Brasile, che, se fosse stato eliminato dal Cile, si sarebbe risparmiato i sette gol dalla Germania. E avrebbe risparmiato ai suoi tifosi una delusione che mai sarà rimossa dai loro ricordi calcistici.

  • 20 Giugno 2015 in 14:01
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    non CI INTERESSANO queste notizie, solo Parma Grazie….se non sapete cosa scrivere, non scrivete niente

    • 20 Giugno 2015 in 14:15
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      Lei è il direttore di StadioTardini.it ? O l’editore? Non mi risulta. Siccome quello sono io, e pago io, pubblico quello che voglio. Chiaro?

    • 20 Giugno 2015 in 15:01
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      Credo che discutere amabilmente di calcio non sia un esercizio così noioso, specialmente per noi che siamo a digiuno di vero calcio giocato da almeno un anno. Le dirò di più: il fatto che il calcio delle nazionali generalmente si spinga oltre le stupide contrapposizioni tra tifoserie tipiche del calcio per club, dovrebbe essere una ragione in più per seguirne con attenzione ed interesse gli sviluppi.

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