COPPA AMERICA / GAME, SET E… L’ARGENTINA E’ DI NUOVO A UN PASSO DALLA COPA

(Luca Russo) – Game, set e… finale. L’Argentina strapazza il Paraguay con un 6-1 più tennistico che calcistico e a distanza di soli otto anni dall’ultima volta torna ad avere la possibilità di riconquistare quella coppa che gli manca dal lontano 1993. Allora fu Batistuta, di gol in gol, a trascinare l’Albiceleste al trionfo e sul tetto del Sudamerica. Oggi, al contrario, gli argentini, anche se fin qui son riusciti ad annientare la concorrenza di qualunque avversario gli sia capitato a tiro, un vero e proprio leader non lo hanno ancora trovato. Non lo è stato Messi, che ha sì segnato e distribuito assist come fossero caramelle, ma l’ha fatto senza il mantello di Superman che spesso indossa nel Vecchio Continente; e nemmeno Aguero o Di Maria, che hanno la stoffa per inquadrare la porta o mandarvici qualche compagno di squadra, però non quella per suonare la carica quando il mare si increspa e le onde diventano cavalloni; Mascherano, invece, trascinatore è riuscito ad esserlo, ma in fase difensiva. Del resto, la sua ‘competenza territoriale’ quella è: deve far legna, tanta legna; non può accollarsi pure la responsabilità di dargli fuoco, compito, questo, che spetterebbe ad altri. Per la serie: va bene essere un campione, ma se in rosa ce ne sono due o più di due, qualcuno porta la croce, qualcun altro canta, no? Dicesi divisione del lavoro. E allora, in assenza di un leader a tutti gli effetti e con un collettivo che poi tanto granitico e compatto non è – e lo si è visto nella prima giornata del girone B, quando a La Serena proprio contro il Paraguay Messi e soci si son fatti rimontare due reti – come è che la formazione allenata da Martino si è spinta fino all’atto conclusivo? Quesito non proibitivo, risposta semplice semplice: in finale ci è arrivata grazie all’inerzia in dote a chi ha talento da vendere. Fuor di metafora: fino ad oggi l’Argentina è stata semplicemente più forte di tutte le rivali che han cercato di piazzarle un bastone fra le ruote. Pertanto, ha potuto fare a meno sia dei leader che del gruppo. E la partita col Paraguay ce lo ha confermato. Troppo superiori i vice campioni del mondo, troppo scolastici i ragazzi dell’Albirroja. L’Albiceleste si è abbattuta sulla semifinale con lo stesso impeto di un ciclone. E ha impiegato meno di mezz’ora per scardinarla e liquidarla: di Rojo e Pastore le reti che hanno dato il la alla goleada. Il Paraguay ha provato a replicare l’impresa compiuta a La Serena e per qualche minuto gli uomini di Ramon Diaz han creduto che un’altra rimonta potesse materializzarsi, ma la rete di Barrios, giunta poco prima dell’intervallo, non è stata che un’illusione, un sassolino al cospetto della valanga (di gol) che gli argentini hanno scatenato nei secondi quarantacinque minuti: Di Maria, con due squilli in otto minuti, ha definitivamente affossato le residue speranze dei paraguaiani; Aguero ed Higuain hanno arrotondato il risultato. Game, set e…l’Argentina è di nuovo ad un passo dalla gloria. E dalla Copa. Se la giocherà col Cile, in quella che, eliminate Brasile, Colombia ed Uruguay, sarà la miglior finale possibile (con tutto il rispetto, Perù-Paraguay non sarebbe stata la stessa cosa). Da una parte una squadra ‘talentuosissima’, ma priva di leader e con poco gruppo. Dall’altra una che di collettivo ne ha tanto e di capipopolo addirittura tre: Valdivia, Vidal e Vargas. La banda della tripla V. V come i vamos che Sampaoli durante il torneo spesso ha urlato alla sua truppa quando era in riserva.

V come la vittoria che il popolo cileno sogna di conquistare il 4 luglio. V come la vendetta che il Cile spera di consumare a Santiago: ventotto anni fa a Buenos Aires la Roja perse contro l’Uruguay l’ultima finale di Coppa America che è riuscita a disputare. L’Argentina ha tolto…l’Argentina restituirà? Chissà. Ma di una cosa siam certi: all’ultimo atto della rassegna sudamericana ci sono arrivate le due squadre che hanno espresso il gioco migliore. Che vincano i più bravi. Luca Russo

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5 pensieri riguardo “COPPA AMERICA / GAME, SET E… L’ARGENTINA E’ DI NUOVO A UN PASSO DALLA COPA

  • 1 Luglio 2015 in 12:27
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    Fin da inizio torneo ho fatto il tifo per il Cile, però sarebbe bello che dopo la delusione mondiale, vincesse Messi.

    • 1 Luglio 2015 in 13:57
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      Guardando al singolo, e cioè a Messi, son d’accordo con te: il ragazzo meriterebbe di trionfare anche con la Nazionale maggiore dopo averlo già fatto con quella olimpica a Pechino sette anni fa (se non ricordo male). Così una volta e per tutte la si finirebbe di metterlo sullo stesso livello (o addirittura un gradino sotto) di chi si è guadagnato la palma di giocatore più forte di tutti i tempi, ma in barba all’antidoping. Messi, a differenza del suo connazionale del quale volontariamente non faccio il nome, non ha mai avuto bisogno di certi trucchetti per diventare ciò che è diventato.

  • 1 Luglio 2015 in 14:02
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    Se invece guardiamo al collettivo, dite quello che volete, ma io mi sono innamorato dello spirito e del gioco, piacevolissimo, espressi dal Cile. Che a me ricorda un po’ il Barcellona di Guardiola, un po’ l’Arsenal di Wenger. Spero che la Copa ritorni nelle mani della Roja, gruppo fantastico e individualità eccezionali. A proposito: se fossi un dirigente juventino, un pensierino a Valdivia al posto di Pirlo, lo farei.

    Al contrario, se dovesse essere l’Argentina a trionfare, lo farebbe solo in virtù del fatto che è stata ed è una o due spanne sopra la concorrenza. Insomma, al cospetto di un avversario eventualmente in tono minore, vincerebbe per inerzia, anche senza volerlo.

  • 1 Luglio 2015 in 17:27
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    Anche io, orfano della Colombia, preferirei il Cile, gran bella squadra. Una curiosità: cosa dicono a Napoli di Vargas? Ora pare sia entrato nel mirino dell’arsenal..

    • 1 Luglio 2015 in 21:52
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      Dicono che questo sarebbe il momento buono per venderlo definitivamente e monetizzare. Così a naso non mi pare che vogliano dargli un’altra occasione. E tutti i torti non li hanno. Del resto né in Spagna né in Inghilterra (dove mi pare abbia giocato) non ha fatto faville…però…un allenatore come Sarri, più paziente e votato ai giovani rispetto a Mazzarri e Benitez, potrebbe fare al caso del cileno. Insomma, io, fossi nei dirigenti partenopei, non lo darei via così facilmente…

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