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PARMA CALCIO 1913 E IL MODELLO DI AZIONARIATO DIFFUSO “ALLA TEDESCA”

20150701_180107(Gabriel Toross) – Su invito del direttore Gabriele Majo riprendo volentieri e sviluppo rinfrescandolo un commento da me postato il 24 giugno scorso nell’apposito spazio su StadioTardini.it in calce all’articolo: “Con l’abrogazione del lodo Petrucci non vi è più l’obbligatorietà dell’audizione del sindaco”.

Il principio del modello tedesco è molto semplice: nei fatti si tratta di una cordata i cui membri detengono in maniera più o meno paritaria il pacchetto di maggioranza di una società, ma mentre nella interpretazione classica di cordata, “all’italiana”, i soggetti, spesso radunati attorno ad un pittoresco capofila, sono un po’ costretti a mettersi insieme per raggranellare un capitale sufficiente a formare una società quale è una squadra di calcio professionistica, secondo questo nuovo modello i soggetti interessati sono spesso dei veri e propri colossi economici, che per ragioni di marketing (un po’ per farsi pubblicità, un po’ per diversificare i propri asset) e non certo per taccagneria o ristrettezze economiche decidono di mettersi insieme. Questo modello è molto diffuso in Germania e, una volta preso atto dell’insostenibilità del vecchio modello di mecenatismo alla Cellino, alla Lugaresi, ma persino, come i fatti hanno dimostrato, alla Moratti a alla Berlusconi, ha rappresentato una terza via che ha consentito alle squadre tedesche di raggiungere i vertici del calcio europeo senza dover vendere l’anima (siccome ultimamente si parla molto di patti col diavolo) a gruppi economici extraeuropei di dubbia natura come ha fatto la stragrande maggioranza delle squadre inglesi con risultati non sempre così gloriosi come l’opinione pubblica sportiva italiana vorrebbe dare a credere: il tanto osannato sistema calcio inglese, le cui orme con la solita grande lungimiranza alcuni nostri club stanno ripercorrendo a quasi due decadi di distanza, ha in realtà parecchie ombre, tra le quali possiamo annoverare i pessimi risultati conseguiti negli ultimi anni dalle nazionali inglesi ad ogni livello. I tedeschi non si sono fatti incantare e nonostante partissero da un sistema calcio non disastrato come il nostro, ma molto meno ricco, hanno saputo creare realtà importantissime senza mettersi nelle mani dell’arabo di turno o di “intrallazzoni” indonesiani che non si sa bene che scopi abbiano e dove ti porteranno. Il Bayern Monaco è in mano ad una cordata tra i cui membri figurano per esempio Adidas, Allianz, Audi, Coca Cola Germania: tutte realtà che se volessero potrebbero comprarsi tutta la Bundesliga da soli e che, dettaglio non trascurabile, oltretutto sponsorizzano anche altri club di punta a livello mondiale (in questo modo si vince quasi sempre); ma anche il Borussia Dortmund funziona così, lo Schalke 04 è uno dei migliori esempi di polisportiva in Europa; lo stesso Wolfsburg, nel quale in molti hanno rivisto in parte l’epopea del Parma targato Parmalat, credo non sia interamente in mano alla Wolkswagen…

Questi ultimi concetti ho notato che con piacere ieri sera, durante la presentazione di Parma Calcio 1913, sono stati come “saccheggiati” da Marco Ferrari, per cercare di meglio spiegare all’auditorio la novità che intendono introdurre nella pedata italica: basta con lo stantio modello dell’unico padre padrone o presidentissimo, fallimentare non solo a Parma, e via all’azionariato diffuso. Se Barilla e gli altri big della creme non ci hanno messo più di 1.750.000 in 7 (manca un ottavo socio,c he dovrebbe essere Parmalat sempre con quota pari a 250.000 euro) non è una questione relativa alla disponibilità economica dei singoli soggetti o aziende – che ritengo sia in grado, comunque, di rasserenare la città sulla ritrovata solidità economica del club – ma una condivisione profonda di un nuovo modello di gestione. E’ chiaro che si tratta di un percorso che si deve sviluppare nel tempo. E che deve essere graduale, poiché il calcio italiano non è probabilmente ancora pronto per un vero azionariato popolare, ma già è qualcosa l’azionariato diffuso e il fatto che alcuni degli industriali nostrani (Barilla a parte, ma secondo il direttore di StadioTardini.it Gabriele Majo il fatto che sia intervenuto a titolo personale è una opportunità per avere più campo libero per investire) siano intervenuti a titolo aziendale potrebbe fare ipotizzare, sperare, che il modello di riferimento sia proprio quello tedesco non solo nelle parole, ma nei fatti. Il principio alla base di Parma Calcio 1913, così come spiegato durante la presentazione di ieri, è che la squadra di calcio della città è un’azienda privata, ma di interesse – usando un termine improprio – “pubblico”. Una proprietà diffusa garantisce molto meglio contro le derive di mala-gestione dovute al principio dell’ “uomo solo al comando” e favorisce la necessità di meccanismi di governance e controllo che sono garanzia di immunità rispetto alle situazioni che si sono viste recentemente a Parma. Gabriel Toross

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

22 pensieri riguardo “PARMA CALCIO 1913 E IL MODELLO DI AZIONARIATO DIFFUSO “ALLA TEDESCA”

  • Avevo già avuto modo di leggere il commento a suo tempo e trovo l’ approfondimento molto interessante. Condivido appieno quanto espresso e spero anch’io che il futuro del nostro Parma possa essere roseo come le squadre citate.
    Conosco chi ha scritto l’articolo e ha tutta la mia stima per la passione che mette per il Parma che è una cosa che ci accomuna.
    FORZA PARMA SEMPRE

    • Il Linguista

      grazie

  • È un po’ come applicare al calcio il principio dell’equilibrio tra i poteri dello Stato: ognuno controlla l’altro affinché non vi siano totalitarismi. Con tutte le conseguenze del caso…

    • Il Linguista

      bella analogia

  • Brigata Barzotto

    Barzotten Brigaden!

  • Gabriele Usberti

    Bravo Gabriel, ottima spiegazione. C è bisogno di chiarezza perché molta gente si è messa in testa l azionariato popolare e, visto il basso ammontare della quota iniziale, fatica a cogliere la differenza.
    Io son rimasto alle correzioni di Guido, ne sa qualcosa majo che gli ho dato il pezzo meno cliccato della storia del sito 🙂

    • Il Linguista

      Grazie Usbi

  • Il modello va bene se nel contempo cambia anche tutto il calcio, altrimenti temo sia insostenibile.

    • Il Linguista

      Il modello potrebbe non funzionare certo, ma non vedo tra le ipotetiche ragioni del suo fallimento una mancata omologazione del restante sistema calcio…

  • Va bene, va benissimo. Ma siamo in serie D. Se dovessimo afftontare spese maggiori i numeri ci seguirebbero?

  • Il Wolsburg e il Bayer Leverkusen sono al 100% della wolkswagen e della Bayer. Le altre squadre tedesche secondo la normativa della federazione sono soggette alla regola del 50+1 per cui nessun privato deve avere diritti di voto superiori al 50%, Ora da quello che che si è saputo se new co 1 ha il 60% e new co 2 , 40% ,la struttura societaria di Parma 1913 sembrerebbe avere poco a che vedere con lo spirito del sistema tedesco .Se si fosse voluto veramente seguire .le quote tra le 2 new co avrebbero dovuto essere invertite, con l’azionariato popolare e/o diffuso che avrebbe dovuto avere la maggioranza di diritto di voto ,come appunto succede in Germania ,mentre nel Parma rimangono semplici soci di minoranza. Ho capito male ? Qualcuno può chiarire?

    • Il Linguista

      Be’ adesso non starei a sottilizzare sulle modalità di “inscatolamento” delle quote, per questo sarebbe necessario un approfondito studio di economia che non ho oggettivamente le competenze per affrontare…a me piuttosto sembrerebbe proprio che al di là dei formalismi organizzativi sia proprio lo spirito dell’impresa quello che traspare. Mi scuso eventualmente per l’inesattezza sul Wolfsburg, la cui struttura organizzativa andrebbe approfondita.

  • Bel post, ci voleva. Se ero ancora un po’ indeciso ora son sicuro di voler partecipare. Quando potete, aggiornateci anche sul come/quando.

  • Si si mi è chiaro chi c’è, in serie D, nella newco1.. ma finchè non vedo non credo!!
    Sperare sì… perchè sono e sarò sempre un tifoso del Parma

  • Credo di poter dire che nella new co 1 ci siano 8 soci con una quota uguale per tutti. In teoria quindi nessun privato ha effettivamente il 50 % + 1 dal momento che il capitale della società Parma 1913 è composto dalle quote degli 8 soci della new co 1 e da quelle della new co 2 .

    • Certo ora e ‘ così , ma nulla vieta che nel tempo uno possa comprare le quote degli altri e trovarsi con il 60%.e new co 2 con il 40%. In Germania questo pare non possibile.

      • Il Linguista

        In quel caso prenderemmo atto che il modello di ispirazione tedesca per qualche motivo non ha funzionato o non è stato portato avanti…però non starei a fare il processo alle intenzioni già adesso…

        • Per carità , era solo per cercare di capire di cosa si sta parlando.

          • Il Linguista

            Certo. Bisognerebbe indagare sull’eventuale esistenza di vincoli tra i soci per evitare il potenziale verificarsi della situazione da lei prospettata.Non mi risulta che nessuno in conferenza abbia fatto domande in questa direzione….

          • Era appunto questo che credo sia interessante capire.Speriamo che venga chiarito, in quanto fa la differenza , se no non ci sarebbe niente di nuovo e il modello tedesco sarebbe stato richiamato in modo strumentale. Saluti W.

  • Chiaro e pungente, bel commento

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