I METEORismi di Lorenzo Fava (EDIZIONE DILETTANTI) / INTERVISTA A FABIO VIRGILI: «QUELL’ESORDIO ARRIVATO FORSE TROPPO PRESTO… LE CARRIERE DEI GIOCATORI LE FANNO ANCHE LE SOCIETÀ»

10259825_1387838028162948_3555585505734046351_n(Lorenzo Fava) – Da diversi anni Stadiotardini.it  vi propone la rubrica estiva de  “I METEORismi”  in cui vengono ripercorse le storie di quei giocatori che, loro malgrado, a causa di un bagaglio di qualità tecniche non proprio all’altezza della situazione o, più semplicemente, per una serie di circostanze poco favorevoli, non sono riusciti a lasciare un segno indelebile con la casacca crociata (o con quella gialloblù). Alcuni di loro hanno scelto di spiccare il volo verso destinazioni esotiche più consone a terminare ingloriosamente la carriera che non a tentare un improbabile rilancio; altri, come i protagonisti dell‘edizione 2015, hanno accettato di abbandonare il mondo dei professionisti pur di tornare a calcare i campi di periferia.

10155899_1387837978162953_7898614300032066552_nUna sorta di  “cammino di purificazione”  dai mali del calcio che conta l’ha dovuta compiere anche Fabio Virgili, portiere nativo di Terni (il 26 aprile del 1986), acquistato dal Parma nel 1999-2000: egli trascorre in Emilia tutto il settore giovanile; dai Giovanissimi Nazionali alla Primavera, passando per gli Allievi Regionali e Nazionali. Nella stagione 2003/2004, Virgili è il titolare della Primavera parmigiana, considerata la partenza in prestito, con destinazione Salernitana, di Alfonso De Lucia. L’estremo difensore di origini umbre farà poi la spola tra la formazione giovanile e la prima squadra nell’anno seguente – quello dello spareggio salvezza vincente di Bologna –, mentre nel 2005/2006 viene mandato a maturare nella prestigiosa piazza di Napoli, nonostante il fallimento societario avesse fatto ripartire il club partenopeo dall’allora C1: nella rosa di mister Reja, che tra i pali ha già a disposizione due portieri non di primo pelo come Iezzo e Gianello, non ci sono grossi spazi e, così, il nostro protagonista ritorna a Parma senza aver giocato una partita di campionato. Stefano Pioli, nominato nuovo mister del club ducale per la stagione 2006/2007, lo valuta nel ritiro estivo e lo conferma come terzo portiere della squadra, alle spalle dell’emergente Alfonso De Lucia (promosso titolare in estate) e del veterano Luca Bucci. In quella stagione Fabio non 943433_457769810967025_2023387920_ncolleziona nessuna presenza in campionato; tuttavia, l’unica occasione che gli si presenta è in Coppa Italia: a causa dell’indisponibilità degli altri 2 colleghi, toccherà a lui difendere per la prima volta la porta del Parma nell’importante palcoscenico dello stadio Ennio Tardini pronto a ospitare il match Parma-Roma valido per il ritorno dei quarti di finale di Coppa (nella gara d’andata vittoria dei capitolini per 2-1, nda). La partita finisce 2-2, risultato che elimina il Parma e consente agli avversari di approdare in semifinale. Ironia della sorte, proprio quelle due reti subite dal portiere umbro spianarono la strada alla futura vincitrice della competizione: la Roma di Spalletti, dopo aver superato il Milan in semifinale, si aggiudicò la Coppa in virtù del roboante risultato dell’andata della finale (6 a 2 all’Inter); il match di ritorno, vinto 2-1 dai nerazzurri, non fece neanche testo.

1004873_1387760621504022_6434197842201264242_nTornando al nostro protagonista, al termine dell’annata la partenza di De Lucia, la conferma di capitan Bucci e gli arrivi di Pavarini e del giovane Radek Petr (vi promettiamo un numero su di lui, prima o poi), creano un sovraffollamento nel reparto: il numero 69 decide di rimanere in crociato, tornando però a giocare con la formazione Primavera. Nel 2008, Ghirardi e i suoi uomini mercato, anziché dargli una chance in Serie B, lo mandano nella società satellite del boss bresciano, il Carpenedolo: in Lega Pro Seconda Divisione gioca 26 gare ufficiali. Poi, arriva la proposta dello Sporting Terni – compagine di Serie D – che per la stagione 2009/2010 gli offre la possibilità di tornare a giocare vicino a casa e Fabio, pur regredendo di categoria, la accetta; trova così la continuità che gli è sempre mancata: gioca 23 partite, subisce 31 reti e rimedia una ammonizione. Dopo un anno di militanza nella seconda squadra della sua città (l’altra è la gloriosa Ternana), nell’estate 2010 Virgili torna a calcare i campi di Lega Pro Prima Divisione in virtù dell’accordo trovato con la Paganese. Successivamente gioca 2 gare ufficiali con la squadra della sua città natale, la Ternana, club con cui arriva a centrare la promozione in B al termine del campionato 2011/2012. Le Fere, però, affiancano al capitano Ambrosi il più giovane portiere Alberto Brignoli: Virgili deve di nuovo ricominciare da zero. Per lui, dunque, si prospetta la (dis)avventura all’estero: la proposta del 10260003_1387839404829477_8094504321293355032_nBotev Vratsa, squadra di Serie B bulgara presieduta dal siciliano Peppino Tirri e allenata da mister Giuliano Sonzogni, che inizialmente poteva rappresentare un trampolino di lancio, ben presto si trasforma in un incubo. Il presidente scappa, l’allenatore si dimette e gli italiani del gruppo, tra cui l’ex Parma, vengono messi all’uscio: Virgili non gioca mai una partita e a Natale fa ritorno in Italia. Entro il 31 marzo 2013 (termine ultimo per la sottoscrizione del tesseramento degli svincolati) riesce a trovare una sistemazione: ad accoglierlo è la Narnese, compagine dell’Eccellenza umbra. Qui il portiere giramondo gioca solo un match, anche a causa di una delicata diatriba riguardo una presunta irregolarità del suo tesseramento, ovviamente “grazie” al Botev che lo aveva tenuto prigioniero. Nel 2013/2014 resta alla Narnese, promossa in D, dove scende in campo 17 volte. imagePoi a 28 anni decide di prendersi un anno sabbatico: torna nella provincia parmense e diventa allenatore dei portieri di una squadra giovanile. La pausa di riflessione dura lo spazio di soli 12 mesi: il telefono è rovente, tutte le squadre dilettantistiche dall’Eccellenza in giù lo chiamano per convincerlo a tornare a mettersi i guantoni. Così, il mese scorso Fabio Virgili ha deciso di accettare alla proposta del Lesignano di mister Bianchi, formazione parmense con ambizioni di vincere il prossimo campionato di Prima Categoria, che sinceramente va troppo stretto ad un giocatore come Virgili.

Dopo questa lunga, ma doverosa ricostruzione, abbiamo l’onore di poter ospitare l’ex portiere gialloblù sul nostro sito, grazie ad una intervista da lui gentilmente concessa.

Benvenuto su Stadiotardini.it, Fabio. Partiamo dalla tua esperienza nel Ducato. Sei arrivato a Parma molto giovane, nel 1999, hai fatto tutto il percorso del settore giovanile, ma con la prima squadra una sola apparizione, in Coppa Italia: vuoi ricordarci le tue sensazioni di quella sera? Prima, durante e dopo il match.

“L’esordio è un ricordo indelebile, in bene e in male. Da una parte c’è la soddisfazione di essere arrivato ad un livello altissimo, nel senso che non tutti giocano insieme e contro dei campioni come è successo a me; da una parte il rammarico di una occasione arrivata forse quando era ancora troppo presto…”

Poi nel 2007 il Parma compra il giovane (incompiuto) Petr e, di fatto, diventi il quarto portiere. Sei mai riuscito a darti una spiegazione di questa scelta societaria?

“Non sono mai riuscito a farmene una ragione, infatti ho chiesto di allenarmi con la Primavera. Petr veniva enfatizzato per le presenze con le formazioni giovanili della sua nazionale (la Repubblica Ceca), invece io che avevo fatto due Europei e un Mondiale sotto età, tra l’altro alle spalle di portieri come Viviano, venivo messo da parte. Questo è il calcio: procuratori e fortuna sono l’unica combinazione vincente, oltre al talento”.

Con la retrocessione del club in Serie B, nel 2008/2009 ti saresti aspettato una chance, almeno come “dodicesimo”? Al contrario, da quella stagione è iniziato il tuo girovagare tra le categorie inferiori…

“Non mi aspettavo niente, volevo solo giocare e acquisire esperienza; tutto qua. Il Parma mi ha mandato a Carpenedolo, in C2, con 10 spettatori a partita; l’Atalanta invece ha mandato un portiere (Andrea Consigli, nda), che per quasi due anni mi ha fatto il secondo in Nazionale, alla Sambenedettese, piazza un po’ diversa da Carpenedolo… Questo portiere ora, a mio giudizio, è uno dei più promettenti in serie A, ma le carriere le fanno anche le società!”.

Nella tua carriera va anche annoverata anche una esperienza all’estero, nella Serie B bulgara: col senno di poi, non è stata una scelta felice. Ce ne vuoi parlare?

“La Bulgaria è stata l’ultima spiaggia, nel senso che in una Lega Pro, dove ormai la legge degli under manda in pensione anticipata portieri di 25 anni, non si poteva più stare. Purtroppo la società di Tirri è saltata poco dopo e a noi italiani è rimasta solo la rescissione del contratto in mano!”.

Dopo una stagione e mezzo con la Narnese decidi di fermarti col calcio giocato, almeno momentaneamente. Tuttavia, in una squadra giovanile della provincia di Parma (la Futura FMN, nda) hai fatto l’allenatore dei portieri: ti stai preparando per un futuro da “maestro” dei tuoi più giovani colleghi?

“Ho smesso perché il calcio in Lega Pro non permette una vita dignitosa né come stipendi né come prospettive per il futuro. Grazie al mio caro amico Marco Peschiera ho trovato lavoro, ma il calcio mi mancava e così ho deciso di allenare i ragazzi della Futura, cosa che farò anche la prossima stagione con l’unica eccezione che giocherò anche in Prima Categoria con il Lesignano”.

La notizia del tuo approdo al Lesignano è fresca: dunque ripartirai dalla Prima Categoria quest’anno. Ma un contatto con Parma Calcio 1913 – che sconterà il fallimento ripartendo dalla Serie D – puoi giurarci che non c’è mai stato? Cosa ti ha convinto a dire “sì” al Lesignano?

“Con il Parma assolutamente nessun contatto. Io lavoro otto ore al giorno a Modena; Ermes Fulgoni, che è come un padre per me, sa benissimo che potrei fare la D tranquillamente, ma ci vorrebbero due mesi di preparazione per rimettermi in sesto dopo un anno di inattività. Io ho fatto le mie scelte e ormai purtroppo non sono più in grado di tornare indietro”.

Grazie per la disponibilità, Fabio: è stato un piacere ospitare proprio con te, per la prima volta, un’intervista su questa rubrica.

In bocca al lupo per il tuo futuro!

Grazie a voi. E un saluto a tutti i lettori di StadioTardini.it!

LE PRECEDENTI PUNTATE DE “I METEORISMI di Lorenzo Fava” – Edizione Dilettanti

1. STEFANO CRISCI: DUE GOL COL PARMA, MA IN AMICHEVOLE (12.07.2015)

2. ANDREA GASPARRI, IL TERZO PORTIERE SENZA GLORIA NELLA STAGIONE 2008/2009. OGGI FA LA PROMOZIONE (19.07.2015)

3. “GEOMETRA” LUNARDINI, PREZIOSO SCUDIERO DI GUIDOLIN NEL 2009, POI SCARICATO DAL PARMA IN SERIE A (26.07.2015)

4. UN TOUCH AND GO DURATO 153 MINUTI: STORIA DEL PARMIGIANO NICOLA MORA (02.08.2015)

4 bis. ERRATA CORRIGE: IL FIGLIO DI BRUNO MORA SI CHIAMA SÌ NICOLA, MA NON HA GIOCATO A CALCIO. TANTOMENO NEL PARMA… (05.08.2015)

7 pensieri riguardo “I METEORismi di Lorenzo Fava (EDIZIONE DILETTANTI) / INTERVISTA A FABIO VIRGILI: «QUELL’ESORDIO ARRIVATO FORSE TROPPO PRESTO… LE CARRIERE DEI GIOCATORI LE FANNO ANCHE LE SOCIETÀ»

  • 9 Agosto 2015 in 13:03
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    Mi ricordo di Petr. Che portiere di m…..

  • 9 Agosto 2015 in 13:26
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    Penso che siamo stati uno dei club che ha maggiormente investito in giovani cosiddetti “promettenti”, salvo poi scartarli per scarsa lungimiranza o perchè ci siamo accorti che erano delle pippe.

    • 9 Agosto 2015 in 16:21
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      Sbagli caro mio,
      Purtroppo i fatti dimostrano che alla dirigenza del Parma ghirardi ano dei giovani interessava una pippa.
      Solo carne da macello per plusvalenze; delle loro qualità tecniche anche in prospettiva prima squadra interesse zero.
      È vedi dove siam finiti

  • 9 Agosto 2015 in 16:19
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    Io l’ho visto giocare più e più volte nelle giovanili e avrei scommesso su di lui.
    Ma il calcio è strano e i procuratori brutte bestie

  • 9 Agosto 2015 in 18:21
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    Basta pensare che un balordo come Lupatelli è riuscito a farsi un paio di stagioni da titolare in serie a.

  • 9 Agosto 2015 in 22:26
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    Penso che il fallimento di tutti quei talenti mai sbocciati dell’era Ghirardi (soprattutto tutti quelli mandati in prestito) sia dovuto in parte anche dalla società.

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