UN LUOGO INCERTO di Luca Tegoni / GIUDICI E PROCESSI…

(Luca Tegoni) – Cercavo l’enfasi per la vittoria e la giustificazione per la sconfitta. Cercavo il giudice che mi rassicurasse. In cento trasmissioni almeno uno l’avrei trovato. Sbattevo, spesso, contro il tifo del conduttore televisivo o dell’opinionista che non capiva, non coglieva l’ingiustizia sofferta o la grandezza sminuita.

Tutta la settimana, tra le varie trasmissioni cult, di emittenti nazionali e locali, incagliavo il mio pensiero nel faticoso esercizio del giusto/non giusto. Non che perdessi il sonno, ma l’esercizio continuo dell’essere tifoso andava alimentato anche con trasmissioni fatte di parole. Perché, quando sollecitato, il tifoso diventa insaziabile, il proprio io identificato nella propria squadra diventa famelico, insoddisfatto delle verità degli altri, di quelli che non la pensano come me.

Ora, con Chiesa e Michelotti da una parte (anche se a me risulta che ci sarà il ritorno di Piovani come conduttore di Bar Sport, nota di Majo) e Angella e Boni dall’altra, la risolveremo amichevolmente. Nessun altro, o quasi, parlerà del Parma. Si, sembra che arrivi Sky, ma io non la guardo e quindi non la considero. La mia condizione di tifoso, penso che sarà sfamata con anolini e lambrusco e tanto basterà. Crescerà, la fame, nei prossimi anni con l’ascesa agli inferi. Inarrestabile. Luca Tegoni

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

24 pensieri riguardo “UN LUOGO INCERTO di Luca Tegoni / GIUDICI E PROCESSI…

  • 26 Agosto 2015 in 07:33
    Permalink

    Temo che continuerò a “preferire” Angella e Boni 🙂

  • 26 Agosto 2015 in 08:40
    Permalink

    Se ci fosse giustizia nel calcio, all’Inter, della quale fino a poco tempo fa si diceva che ‘non è messa benissimo in materia di fair play finanziario’, non sarebbe stato permesso di fare il mercato che ha fatto. E invece ecco Jovetic, Kondogbia, Miranda, Murillo e, per finire (ma vanno definiti gli ultimi dettagli), Lavezzi e Perisic. Che schifo…

    • 26 Agosto 2015 in 09:31
      Permalink

      Tanto non vincono mai un cazzo lo stesso!

      • 26 Agosto 2015 in 09:50
        Permalink

        Ok…però noi siam dovuti fallire…agli altri è permesso di avere credito ILLIMITATO. Allora a questo punto, in barba a tutti i buoni (e falsi) propositi dei vertici di Lega e Federazione, perché non si fanno la loro superlega chiusa, alla quale prendono parte sempre e solo le solite squadre? Ché tanto non fallirebbero manco se avessero dei crateri nel loro bilancio…

        A parte che poi un giorno vorrei capire quanto ed in che modo la Doyen ha condizionato il mercato di certe squadre…ho come il sospetto che se a qualcuno iniziassero a girare le palle, il sistema serie A rischierebbe di saltare per aria in pochissimo tempo…

        • 26 Agosto 2015 in 10:29
          Permalink

          Caro Luca Russo, noi non siam “dovuti fallire”. Il fallimento è una cosa molto chiara e specifica: noi siamo falliti perchè non pagavamo stipendi e fornitori. Dunque è stata presentata un’istanza di fallimento al tribunale di Parma che ha dichiarato il nostro fallimento (e non avrebbe potuto essere altrimenti). Fin quando all’Inter o in qualunque altra squadra gli stipendi saranno pagati e i fornitori pure, non potranno fallire e non sarebbe neanche giusto che fosse così. Il fair play finanziario è un’altra cosa che nulla centra con la solvibilità di una società.
          Smettiamola di sentirci i perseguitati perchè questo non aiuta la nuova società e direi l’ambiente in genere a crescere. Il fallimento era la conseguenza più naturale della scellerata gestione precedente. E non avrebbe potuto essere altrimenti. E’ giusto che il Parma sia fallito per come è stato gestito negli anni e non è colpa di nessuno se non di Ghirardi e Leonardi. Il “palazzo” non centra niente. Il “palazzo” avrebbe semmai avuto un ruolo nel caso in cui avessero voluto in qualche modo tenerci in vita, ma così non è stato e, forse, non sarebbe stato nemmeno giusto.

          Ora concentriamoci su questa nuova avventura “biologica” e speriamo davvero che così sia.

          FORZA PARMA!!!

          • 26 Agosto 2015 in 12:44
            Permalink

            Anche se immagino di essere un po’ in controtendenza, però, a mio modo di vedere, non è che il Ghiro & il Leo fossero due pecore nere del sistema, ma ne facevano pienamente parte (anche se ora il sistema li ripudia) con gli stessi identici comportamenti anche di altri.
            La sola differenza è appunto nella solvibilità: cioè, all’atto pratico, quando si tratta di mettere mano al portafoglio (sia pure in ritardo) altri lo hanno fatto evitando di fare la stessa fine. E mi riferisco soprattutto al pagamento dei cosiddetti “debiti sportivi”, i quali sono, a mio modo di vedere e non solo (edificante, al riguardo, un articolo della gazzetta dello sport , poi approfondito dal commercialista Luca Marotta ad esempio qui http://www.stadiotardini.it/2015/03/i-debiti-del-parma-f-c-verso-i-fornitori-tra-il-2013-e-il-2014-sono-aumentati-da-286-a-377-milioni-in-sei-anni-lincremento-e-stato-del-246.html) per cui da quando esiste il sistema delle obbligatorietà per il pagamento degli stipendi ai tesserati federali con verifiche trimestrali si è alzato in modo esponenziale il debito delle società sportive verso i fornitori.
            Al di là di tante chiacchiere e promesse anche al ns. Sant’Ale (peraltro con riforme che erano già state dettata dalla Uefa o con criteri di onorabilità che già facevano parte delle Noif) Tavecchio & C. avrebbero dovuto pensare di garantire non solo chi lavora col calcio direttamente (appunto i tesserati) ma anche tutto l’indotto, poiché i casi Parma hanno penalizzato pesantemente il territorio con gravi ricadute non solo sul piano occupazionale ma anche del terziario. Il costo sociale della serie A a Parma, in questo senso, è stato pesantissimo. E nei prossimi giorni (mi ero ripromesso di farlo prima, ma non ho ancora trovato il tempo) pubblicherò l’elenco completo di tutti i debiti extra sportivi lasciato dalla vecchia società.
            Cordialmente
            Gmajo

          • 26 Agosto 2015 in 15:04
            Permalink

            Le inchieste della Rosea, e non solo, dimostrano che società come Inter e Milan (non le uniche, per la verità) non è che siano proprio inmacolate quanto ad indebitamento. Ricordo che son debiti pure quelli che secondo le norme federali non è obbligatorio saldare per potere iscriversi al campionato di appartenenza.

        • 26 Agosto 2015 in 11:21
          Permalink

          Il fatto è che loro hanno un mandarino del sud est asiatico che fa da garante. Quel trippone che doveva garantire il debito del Parma se l’è fatta sotto quando il bubbone era diventato troppo grosso. Il loro mandarino invece garantisce il buco di bilancio … o almeno conviene a chi di dovere credere che lo fa. Purtroppo per noi, il bamboccione di Carpenedolo non è riuscito a trovare un mandarino disponibile e sufficientemente dotato per coprire la magagna.

        • 26 Agosto 2015 in 11:32
          Permalink

          mi trovo d’ accordo cn luca russo perchè agli altri e deciso di fare tutto questo è uno schifo assurdo.Comprano cm se fosse l’acqua fresca, tavecchio e company fanno solo gli sbruffoni cn le piccole quando si tratta di aiutare le grandi vanno amore e d’accordo questo si che calcio malato a tutti gli effetti….

    • 26 Agosto 2015 in 09:46
      Permalink

      Non solo l’Inter….

    • 26 Agosto 2015 in 11:50
      Permalink

      Beh, il Milan e in generale tutte le big italiane non sono da meno. Per non parlare del City. 45 mil per Otamendi! Robe da pazzi.

  • 26 Agosto 2015 in 09:51
    Permalink

    Se ci fosse una giustizia Miglietta deve arrivare a tutti i costi, perchè uno che si chiama Crocefisso deve assolutamente giocare con la maglia crociata…

  • 26 Agosto 2015 in 10:25
    Permalink

    Direttore non è che l amichevole di stasera viene trasmessa da qualche emittente locale?

    • 26 Agosto 2015 in 12:20
      Permalink

      Sarà trasmessa in differita da Tv Parma e in diretta streaming da Parma Fanzine

  • 26 Agosto 2015 in 10:40
    Permalink

    Adesso Stravekkio ha incariki Specifici in Fifa

    Di Male in Peggio e NON solo

  • 26 Agosto 2015 in 10:44
    Permalink

    Giorgio

    mi si spieghi come mai altre società come Lazio, inter, ecc.
    sono piene di debiti, e la nostra è fallita facendo fare una figuraccia alla città nel mondo? Grazie ai capi dei club potenti, vi aspettiamo in serie D.

    • 26 Agosto 2015 in 12:59
      Permalink

      come ho detto prima, i debiti è un conto: tutte le società ne hanno e anche le aziende. Altra cosa è la solvibilità cioè la capacità di pagare i propri debiti. Quando una società di calcio (o qualsiasi azienda) non paga un fornitore, il fornitore può aspettare che paghi (purtroppo i pagamenti in ritardo sono una prassi abbastanza consolidata in Italia) oppure rivolgersi a un tribunale. Riassumo telegraficamente (direttorissimo mi corregga se sbaglio):
      1) Ghirardi ha chiuso i rubinetti
      2) i fornitori si sono stancati di aspettare (o semplicemente non avevano più fiducia che il Parma onorasse i suoi debiti) e dunque si sono rivolti al tribunale
      3) il Parma è fallito

      Inter e altre o pagano i loro fornitori e lavoratori, o almeno questi hanno la fiducia che lo faranno anche se in ritardo. Dunque nessuna denuncia in tribunale e dunque nessun fallimento. C’è da considerare che quando hai un brand come l’inter è assai più facile che una banca ti conceda credito ad esempio.

      • 26 Agosto 2015 in 21:48
        Permalink

        In realtà, Deca, c’è qualche imprecisione nella ricostruzione…

        Ghirardi ha chiuso i rubinetti? Nell’immaginario collettivo la funzione idraulica spettava alla signora Gabriella Pasotti, ma io credo che da anni le trasfusioni bresciane si fossero ridotte o interrotte direttamente. La funzione dei vari soci minori era, infatti, quella di provvedere alla liquidità (quando proprio era necessario cacciare la pila): e a trovare chi mettesse soldi al posto suo il ghiro era davvero bravo: penocchio, ferrari, volpi, rossi. Quest’ultimo, poi, è stato messo in non poche difficoltà.

        I fornitori, come avevo spiegato anche nella precedente risposta, sono tra le prime vittime della “gestione virtuosa” del GhiLeo: ma se il Parma è fallito è perché Ghirardi è scivolato sulle “obbligatorietà” di novembre. Se fosse riuscito a cacciare la pila per quella rata di stipendi, forse, il pallone si sarebbe spostato più avanti, il buco si sarebbe allargato molto di più, ma forse la serie A si sarebbe salvata. Quando da anni cammini sul filo del rasoio può capitare che prima o poi cadi. E in questo i funamboli Ghirardi e Leonardi sono stati assai “sfigati”. Infatti si erano sommate una serie incredibile di sfighe, dalla qualificazione uefa (con una decina di milioni spesi per i vecchi debiti esteri, salvo scivolare per 300.000 euro e farsi negare la licenza) all’infortunio di biabiany non piazzato al Milan e quindi con perdita di liquidità.

        Qualche fornitore si sarà anche stancato (ben pochi invero), ma determinante per il fallimento fu la procura della repubblica, che d’iniziativa presentò l’istanza, alla quale si aggiunse qualche altro creditore (ma ben pochi, tra cui l’ex dirigente Imborgia). Ma non va dimenticato che il 28 gennaio scorso il Parma riuscì a schivare la prima istanza di fallimento avanzata dallo stesso Imborgia e un altro creditore, che presentarono “desistenza”.

        Cordialmente

        Gmajo

  • 26 Agosto 2015 in 11:05
    Permalink

    Perché non escono più gli aggiornamenti sugli abbonati?

    • 26 Agosto 2015 in 12:18
      Permalink

      Non è che non escano più, abbiamo un po’ ridotto il pressing…

  • 26 Agosto 2015 in 12:47
    Permalink

    Quindi ad oggi a quanto ammonta il numero degli abbonamenti?

    • 26 Agosto 2015 in 12:55
      Permalink

      La chiusura di ieri è 8.567, come puntualmente riporta la Gazzetta di Parma partner commerciale del Parma Calcio 1913, che vanta lo ius primae noctis sulla diffusione del dato.

      Sono esclusi, ovviamente, quelli delle promozioni per gli sponsor che saranno aggiunti più avanti.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 26 Agosto 2015 in 15:07
    Permalink

    Ci siamo quindi un po’ arenati…speravo di arrivare a quota 10000 ma a questo punto la vedo dura!

    • 26 Agosto 2015 in 15:55
      Permalink

      Con il doping degli sponsor secondo me li sfioriamo

I commenti sono chiusi.