IL COLUMNIST / LA QUARTA SERIE LA SI DOMA, LA SI SBRANA, LA SI VINCE CON GLI OCCHI DELLA TIGRE. NON CON QUELLI DI NARCISO

(Luca Russo) – A margine di un successo come quello che il Parma ha ottenuto poco più di ventiquattro ore fa ad Arzignano, l’espressione più usata per commentarlo immagino sia stata “i Crociati vincono ma non convincono”. Il che, intendiamoci, è sostanzialmente vero o se non altro risponde grossomodo a ciò che si è visto al Dal Molin. In effetti i gialloblù hanno sì cominciato col piede giusto la quarta serie, incamerando tre punti dei quali solo tra qualche mese capiremo il reale valore e significato (e cioè quando le altre big del raggruppamento faranno una fatica grossa così ad espugnare il terreno di gioco arzignanese), ma quanto a bellezza del gioco e geometrie esibite durante lo sviluppo della manovra hanno lasciato parecchio a desiderare. Un’osservazione, questa, che accomuna la larga maggioranza dei tifosi che ieri hanno assistito, dal vivo o in tv, al match della neonata formazione parmigiana. Mi è bastato saltellare da una piazza virtuale all’altra per cogliere lo scontento, comunque piuttosto contenuto o quantomeno latente, di questa parte di supporter crociati al cospetto di una prestazione sì vincente ma, per l’appunto, poco convincente.
Uno scontento che io riesco pure a comprendere; ma che non condivido affatto. E il perché è presto detto: va bene che il calcio è materia assai opinabile e che ciò che piace agli uni potrebbe non incassare il gradimento degli altri, ma nel minuto in cui è terminata l’era Ghirardi-Leonardi, è finita giocoforza pure quella di Donadoni e, soprattutto, del suo calcio propositivo, tanto caro sia alla piazza, che lo esigeva in ogni circostanza, che alla vecchia dirigenza, che ne aveva fatto una sorta di proprio cavallo di battaglia.
Il tempo del fioretto è tramontato, ora siam dentro quello che ci impone di colpire di sciabola. Ne va della nostra sopravvivenza calcistica. Pertanto, certe richieste e certe rimostranze le trovo un pelino fuori posto. E un pelino fuori tempo. E perché in quarta serie i ricami non sono garanzia di trionfi e punti; e perché ora come ora la squadra è un cantiere aperto – presa come è dalla necessità di trovare innanzitutto la quadra e l’affiatamento necessari per abbandonare rapidamente il sottoscala del calcio italiano – e dunque deve preoccuparsi di far legna piuttosto che giardinaggio.
Se in A potevamo aspirare a coniugare risultati e bel gioco, in D, pur senza rinunciare ad un pizzico di estetica (che non guasta mai), siam costretti a badare al sodo. Se fino all’anno scorso di tanto in tanto ci si poteva contentare anche del fumo, adesso siam chiamati a fare un bel po’ di arrosto. Per capirci: sperare che prima o poi arrivi il calcio con le bollicine, è lecito; pretenderlo, e pretenderlo subito, molto meno. La quarta serie la si doma, la si sbrana, la si vince con gli occhi della tigre, non con quelli di Narciso. Luca Russo

20 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / LA QUARTA SERIE LA SI DOMA, LA SI SBRANA, LA SI VINCE CON GLI OCCHI DELLA TIGRE. NON CON QUELLI DI NARCISO

  • 7 Settembre 2015 in 20:46
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    Giustissimo. La serie D bisogna per forza vincerla non importa come ma le unghie e i denti devono essere affilatissimi

  • 7 Settembre 2015 in 21:25
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    Pienamente d’ accordo.

  • 8 Settembre 2015 in 00:48
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    Povero Donadoni, è anche senza squadra.. Non si può leggere la seconda parte.. Allora cosa serve? il gioco sparagnino di cagni? La grinta di passarella? Gli allenamenti in piscina di baldini?
    Per il resto non bisogna mica impiccare nessuno, il rodaggio è scontato ed il nostro è piuttosto complesso

    • 8 Settembre 2015 in 02:03
      Permalink

      Serve vincere. Non necessariamente attraverso manovre spettacolari e geometrie degne della Champions. Quando è stato il caso di fare strada al fioretto, lo abbiamo fatto. Ora è il tempo della sciabola, e in quanto tale occorre essere meno sofisticati e dotarsi di tanto senso pratico. Dalla quarta serie, o se ne esce in tempi relativamente brevi, oppure non se ne esce più.

      • 8 Settembre 2015 in 08:05
        Permalink

        giusto, adesso bisogna badare al sodo perchè in serie D ci dobbiamo essere solo di passaggio. Lasciamo gli aspetti estetici per tempi migliori e categorie più consone al nostro Parma.

      • 8 Settembre 2015 in 10:18
        Permalink

        Sa che leggo con attenzione e non son prevenuto, ma mi pare che siano cose un po banali. Al contrario credo che, soprattutto in casa, sarà bene far valere la superiorità tecnica che in tanti ci attribuiscono, è dura pensare di arrivare primi senza essere propositivi e propositivi non significa essere presuntuosi, sofisticati o narcisisti

  • 8 Settembre 2015 in 09:20
    Permalink

    Nulla da aggiungere, a parte il fatto che per me domenica si è vista una qualche trama interessante grazie a Corapi.

  • 8 Settembre 2015 in 10:29
    Permalink

    Mah non credo il problema evidenziato dai vari blog e forum sia quello del bel gioco, Luca Russo, la cosa preoccupante è stata il quasi perdere il match contro una squadra che lotterà per non retrocedere.

    Probabilmente si aspettavano un netto 0-3 contro l’Arzignano e non una striminzita vittoria grazie al direttore di gara.

    Poi in favore della squadra e di Mister Apolloni io posso dire che il terreno era totalmente impraticabile, come anche ammesso dal presidente dell’Arzignano a Calcio e Calcio (forse il peggiore del campionato visto il loro budget esiguo) e se Musetti fosse stato in palla (non lo attacco, ma lui stesso nel post partita ha ammesso di aver giocato male, forse il peggiore fra i suoi) sarebbe finita veramente con uno scarto di 3 goal.

    Bene così, la squadra è in palla ma abbiamo bisogno di più malizia di fronte al portiere. Sono convinto che comunque arriverà già dalla prossima partita.

    • 8 Settembre 2015 in 11:02
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      Mi scusi se mi intrometto, ma l’espressione “quasi perdere” non mi pare così corrispondente alla realtà. D’accordo i gol annullati e il rigorino, ma non credo che ci sia mai stato un sostanziale pericolo di risultare sconfitti.

      Cordialmente

      Gmajo

      • 8 Settembre 2015 in 11:35
        Permalink

        Certo! Cavoli stiamo perdendo via via la lucidità…
        ah tra l’altro..
        vi siete chiesti perchè questi giocatori e squadre varie sono in D e non in A?
        Un po di sano realismo no, vero? Cosa vogliamo filosofare su calcio tecnico, calcio spettacolo.. ?siamo in D.. e parafrasando commenti apparsi anche qui sul blog: dove è quel famoso bagno di umiltà?

      • 9 Settembre 2015 in 14:35
        Permalink

        A livello di matematica si Gabriele +1 goal annullato all’Arzignano e -1 rigore a nostro favore fa 1-0.

        Poi come dico, il mio non è un attacco alla squadra o a chiunque altro, il gioco espresso ci stava benissimo visto il campo terribile e la poca amalgama tra i players.

        Dico solo che le critiche sono arrivate per il fatto che la partita andava chiusa subito, non perchè Melandri non ha fatto le veroniche in mezzo al campo.

  • 8 Settembre 2015 in 11:43
    Permalink

    io continuo a non capire la stucchevole diatriba risultati/bel gioco. chi vuole il bel gioco (gli allenatori in primis ma anche i tifosi) non lo vuole (o per lo meno non solo) per motivi estetici. Chi predica il bel gioco lo fa perchè ritiene sia il modo migliore per raggiungere il risultato. Se tiro in porta 20 volte, ho più possibilità di vincere che non tirando 2 volte. Se la palla la tengo io, non ce l’ha lavversario.

    Dunque mi sembra una dicotomia insensata e anche un po’ stupida. Se vogliamo vincere o stravincere il girone dobbiamo giocare un calcio offensivo, gestire noi il pallone, etc. Dunque se vogliamo i risultati, dobbiamo giocare “bene”.
    Le 2 cose vanno insieme, non solo alternative.
    Ovvio che giocare bene in serie D non è la stessa cosa che farlo in Champions League, essendo il livello tecnico delle 2 categorie incomparabile.

    • 8 Settembre 2015 in 12:02
      Permalink

      Ma sì, intendo dire che il bel gioco è relativo siamo in D sarà bel gioco di D, come dici anche tu..è bello relativamente alla categoria di appartenenza quindi accontentiamoci
      Io di partite di D ne avevo viste parecchie e so che lanci lunghi, barricate, baruffate varie se ne vedono tante.
      In fondo abbiamo giocatori di D, e a mio avviso non c’è modulo di gioco che cambi questo dato.
      Io sono contenta se vincono e non perdono, se si impegnano, se ce la mettono tutta..
      Insomma non cominciamo a fare i sofisticati..come spesso abbiamo fatto anche nel passato..

    • 8 Settembre 2015 in 12:39
      Permalink

      Mi ricordo una Juventus, probabilmente di Capello, che vinceva spesso per 1-0, senza proporre chissà quale calcio, e in questo modo conquistò uno scudetto. Non è che i risultati escludano il bel gioco, ma in quarta serie preferisco annoiarmi e vincerne il più possibile, piuttosto che divertirmi e restare con un pugno di mosche tra le mani. Del resto, non mi pare che Zeman (allenatore che ADORO) col suo calcio sia riuscito a mietere coppe, scudetti e promozioni in sequenza. Certo, è rimasto e rimarrà per sempre nel cuore degli appassionati e di chi ha avuto la fortuna di essere suo tifoso. Ma non può essere questo il nostro core business in serie D.

      • 8 Settembre 2015 in 13:12
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        Senza tirare a mano la Juventus, basta pensare al Parma di Carletto Ancelotti, arrivato secondo a suon di 1-0, pur partendo da zona retrocessione e rischio esonero…

      • 8 Settembre 2015 in 15:39
        Permalink

        Caro Luca, non ti sei accorto che la Juventus anche l’anno scorso e quello precedente ha vinto quasi sempre solo 1-0?! E quando è un solo gol di scarto a decidere una partita, dire che i favoritismi arbitrali o gli errori ne cambiano le sorti non mi pare lesa maestà ma sano realismo

      • 9 Settembre 2015 in 13:23
        Permalink

        Di esempi in un senso o nell’altro se ne potrebbero fare mille. Il mio era un ragionamento diverso: chi cerca di proporre gioco lo fa perchè crede che sia più funzionale al risultato, non per specchiarsi. Questo è il mio ragionamento. Nessuno il gioco non è un fine ma un mezzo per ottenere il risultato.

    • 8 Settembre 2015 in 13:37
      Permalink

      Quoto al 100%

I commenti sono chiusi.

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