CARMINA PARMA, SPECIALE “TACCHETTI DI CARTA” di Luca Savarese

(Luca Savarese) – Carissime amiche e simpatici amici di stadiotardini.it, ieri le vicende radiocronistiche – ho trasmesso dallo stadio Coni-Castellina le emozioni di Sondrio-Piacenza su Radio Sound 95, ingaggiato tramite i giri del direttore Majo – mi hanno tenuto lontano, ma solo visivamente, perché lo spirito è sempre connesso alle faccende crociate, dal Parma. Oggi quindi ecco che trovate questo Carmina, rubrica nata nel settembre del 2012 e che non ha mai mancato di nascere dopo ogni gara di campionato dei ducali, dove il protagonista questa volta non sarà il Parma, già ben delineato dai colleghi nel suo poderoso successo in quel di Brescello, dove Cacioli e Longobardi hanno lasciato un ricordo di gol tra i tanti ricordi del Guareschi, ma, il Carmina, proverà a far parlare quelle storie che corrono su un binario particolare e che attira sempre più sguardi ed orecchie, quello delle storie del pallone e dintorni, scritte o da autori propriamente scrittori o da chi prima ha giocato e poi, una volta messe le scarpette al chiodo, ha messo la penna, in mano. Il compianto Carlo Petrini, Paolo Sollier, Ezio Vendrame, la lista, o meglio il campo, è folto ed in ultimo, ma non per importanza, anche lui Sergio Mari, salernitano, quindici anni tra campi di serie B e C con le maglie di Juve Stabia e Cavese tra le alte, che attraverso la forza creatrice e disarmante dello scrivere, non solo si è ritrovato come persona, come ci racconta, ma si è ricompreso anche come calciatore, gustando quello che prima, nella velocità della vita di un campo, gli mancava. Con Quando la palla usciva fuori, ha segnato il suo primo gol di carta, ora ecco la doppietta con Sei l’odore del borotalco uscito da poco e che sta letteralmente non solo andando a ruba ma facendo fare all’autore il giro dello stivale per presentazioni ed incontri a tema. Il nostro, tra l’altro, è un artista poliedrico, proprio in questi giorni è al lavoro per un monologo sul tema del dolore. Non mi resta che invitarvi a procurarvi il testo, che gentilmente Sergio, nella nostra chiacchierata di questa mattina, mi ha detto di voler spedirmi a casa. Non sarà un unicum questo speciale, ma, nelle gare che non riuscirò a seguire con gli occhi del corpo e con il corpo il Parma, ecco che entrerà in campo Carmina Parma speciale tacchetti di carta, perché dei tacchetti dei nostri amati beniamini crociati, iniziamo a saperne di giornata in giornata, sempre più, ma ci sono storie intorno al pallone e che ruotano come raggi intorno al pallone, desiderose solo di una cosa, essere ascoltate.

Sergio, cosa provi quando vieni coinvolto in presentazioni e conferenze e, scommetto che il piacere di parlare di te e delle tue azioni libresche sia maggiore di certi calciatori di oggi che con il parlare e l’arte della comunicazione non è che abbiano un buon rapporto? Perché col pallone si può anche scrivere un gol importante?

“Provo una grande gioia, soprattutto quando sento, come è accaduto di recente a Campobasso all’interno di un mio incontro, che le persone rimangono ben impressionate da quello che racconto. S’inizia a parlare di calcio e si finisce per parlare di vita. Io ho 53 anni, ho sempre cercato, anche quando ero un ragazzino, di leggere ogni sorta di cose, cercando di farmi una cultura, per fortuna o per furbizia, anche quando giocavo e magari m’infortunavo, ho letto sempre, anche quando bisognava andare a letto, ne ho approfittato e ho tenuto a formarmi una cultura, rispetto ad altri oggi miei compagni magari disinteressati alla questione. Oggi, è vero, ad ascoltarli, la maggior parte dei giocatori, non ha un buon rapporto con la parola, anzi a volte non ce l’hanno proprio, ma conducendo una vita a 100 all’ora, bisogna perdonarli; il problema è che una volta che abbandonano i tacchetti, o fanno un serio un passo in avanti come letture ed orizzonti o restano attaccati alla Gazzetta, che con tutto il rispetto è un gran bel giornale, ma non basta. Occorre leggere altre cose”.

A proposito di Tacchetti, Sergio Mari è uno Scrittore con i tacchetti o un giocatore con la penna in mano?

“Uno scrittore con i tacchetti. C’è anche un capitolo in cui mi soffermo a parlare dei tacchetti. A proposito di tacchetti, mio fratello m’insegnava negli anni 70’ come bisognava pulirli, ad uno ad uno, e ricomporre tutta la scarpetta, i tacchetti hanno una dinamica ed una loro metafora, contengono degli insegnamenti sul freno del calciatore, su come frenare, frenare è un esercizio importante su un campo di calcio in meno spazio, chi riusciva a frenare in uno spazio minore erano solo due Totò Schillaci e Paolo Rossi, in pochissimi centimetri si fermavano quando i comuni mortali ci mettono 25 cm… Inoltre hanno un’importanza come metafora: rimanere sui tacchetti vuol dire stare in piedi, non scivolare mai, volere stare dritti ed anche rimanere con i tacchetti, cioè non farsi prendere dalla fretta della vita lavorativa, godersi il saluto del salumiere, la carezza della propria madre”.

Ami le parole, le usi bene, se dovessi sceglierne una per definire lo sport di scrivere ed una per lo stato attuale del calcio?

“Per quanto riguardo lo sport di scrivere, come lo hai definito tu, scelgo Ritrovarsi. Scrivere è ritrovarsi, in “Quando la palla andava fuori” ne parlo; se uno inizia a scrivere si ritrova e ritrova tutta una vita che magari, preso in altre faccende non sapeva che fosse così bella, può rivedere la propria vita. Per il calcio di oggi distinguerei in calcio parlato banale molto banale, e quello giocato, qui intendo la serie A, bella, campionato bello, più accurato, emoziona ancora nonostante le cento partite a settimana che continuano a propinarci. Il mistero della partita, anche a pranzo ce le propongono in modo invasivo al ristorante, però non c’è più, ma la sua bellezza non è venuta meno”.

Borges diceva che quando due bambini prendono a calci un pallone, lì, ricomincia la storia del calcio. Non credi che nelle giovanili, oltre alla molta importanza che si dà al fatto tecnico ed a tutti i metodi per acquisirne le preziosità, non vada rivolta anche un po’ di attenzione alle storie del calcio inteso anche come fonte di racconti unici e non solo come 4-4-2 o 4-3-3.

“Questo interesse nelle intenzioni si pratica, cioè questo calcio come immergersi nella vita, poi succede un’inversione brusca di tendenza rispetto a ciò che si proclama in sede di presentazione di certe scuole calcio, perché gli allenatori alla fine si concentrano solo sui risultati, che sono importanti ma che non devono debellare quel motore di altri contenuti, i soli risultati fanno trascurare quella parte legata alla creatività di ciascuno individuo e il calcio non si legge più come un baule di storie ma come una macchina di risultati; io avevo una scuola calcio con 200 ragazzini, ci divertivamo, poi ne sono uscito per le numerose frustrazioni che si vivono sistematicamente tra i genitori, che trasferiscono le loro folli manie e malattie di competizioni, ed ammazzano le scuole calcio ed il calcio”.

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

13 pensieri riguardo “CARMINA PARMA, SPECIALE “TACCHETTI DI CARTA” di Luca Savarese

  • 26 Ottobre 2015 in 22:29
    Permalink

    Non mi sorprenderei se le voci su Guazzo fossero vere. Si vede lontano un miglio che è svogliatissimo.

    • 26 Ottobre 2015 in 22:31
      Permalink

      Ma basta con sti luoghi comuni… Sempre a tirare a mano casi inesistenti…

      • 26 Ottobre 2015 in 23:00
        Permalink

        Per onestà intellettuale dico che a me l’acquisto di Guazzo non mi ha mai convinto. E finora lui non ha fatto niente per smentirmi.

  • 26 Ottobre 2015 in 22:49
    Permalink

    Direttore,
    La coppa Italia sarà visibile su Sky?
    Grazie

  • 26 Ottobre 2015 in 22:51
    Permalink

    Ma se ci fosse anche stato un chiarimento, magari con toni accesi, cosa c’e’ di male? E’ normale che gli bruci stare in pachina. L’importante e’ che metta quella voglia in campo quando tocchera’ a lui. Io Giovedi l’ho visto molto motivato nell’amichevole col Fornovo ed e’ quelloche conta. L’importante e’ che non faccia il fenomeno perche’ viene dalla B ma non mi ha dato questa impressione.

  • 27 Ottobre 2015 in 16:32
    Permalink

    Zola veron adriano mutu crespo inzaghi chiesa asprilla ma chi cazzo e’ guazzo noi siamo il parma si deve guadagnare il posto e stare in silenzio poi quando sara’ chiamato in campo deve sfruttare la sua occasione non siamo mica l’entella forse il ragazzo non ha ancora capito

    • 27 Ottobre 2015 in 16:46
      Permalink

      Forse tu non hai ancora capito che ora siamo in serie D, non in Champions…

  • 27 Ottobre 2015 in 18:23
    Permalink

    Io lo capito benissimo ma la storia parla da sola bisogna farla capire al giocatore non a me’

  • 27 Ottobre 2015 in 18:59
    Permalink

    Perché non si può dire che Guazzo si è rifiutato di scendere in campo ed al suo posto è salito Musetti?
    Sono sempre capitate queste situazioni..in tutte le squadre ed in tutte le categorie.
    Che Guazzo abbia un q.i. molto basso è cosa appurata.
    Fidatevi.

    • 27 Ottobre 2015 in 19:25
      Permalink

      Non si può dire perché non è vero, o per lo meno non è appurato o acclarato.

      Posto che, come correttamente dici tu, “queste situazioni capitano sempre in tutte le squadre e in tutte le categorie”, non capisco questo gusto da buco della serratura di volere a tutti i costi creare un caso, peraltro attraverso SMS anonimi, spediti in fotocopia alle tv.
      Capisco che le cose vanno bene – troppo bene per qualcuno – e quindi si cerca qualcosa da dire, ma, suvvia, un po’ di fantasia e non solo le solite cose trite e ritrite (mi perdoni la Fanerani) vecchie come il calcio.
      Io quando sento che c’è chi parla di mal di pancia – secondo Angella & Boni ci sarebbe persino una epidemia – mi metto a sorridere: è chiaro che pur essendo il calcio uno sport collettivo e non individuale le varie individualità vorrebbero essere protagoniste e sono frustrate quando non riescono ad esserlo. Per cui i presunti mal di pancia, per me, non fanno notizia. Ma forse che Angella non è mai stato richiamato da Ferraguti o chiunque dal proprio capo ufficio o forse qualcuno più avventato ha risposto al proprio capufficio in modo poco consono?
      L’altro giorno non è che Guazzo si sia rifiutato di entrare, ma, visto il minuto avanzato, e avendo da un po’ smesso il riscaldamento e venendo da un periodo di discontinuità ha probabilmente capito che non avrebbe potuto dare il giusto apporto e così, con coscienza, ha lasciato il posto a un altro. Forse anche in un modo un po’ autolesionistico…
      Io non sono affatto dell’idea che Guazzo abbia un q.i. molto basso: penso, piuttosto, che non sia un gran genio chi, tra chi tiene il Parma, voglia seminare zizzania amplificando momenti banali, sfruttando, anonimamente la ribalta televisiva. Se si desidera che Guazzo dia il giusto contributo al Parma non si stia lì a interpretare, fare, o costruire casi.
      E poi io ho mica la prova provata che Musetti sia entrato solo perché Guazzo si sarebbe tirato indietro: magari Gigi voleva metterlo indipendentemente, visto che, pur mancandogli minuti nelle gambe, è già guarito da un po’…
      Saluti
      Gmajo

  • 28 Ottobre 2015 in 07:52
    Permalink

    Caro majo i mal di pancia non fanno più notizia perché lei è passato dall altra parte della barricata, prima della sua assunzione lo “spiare dal buco della serratura” come dice lei era il suo pane quotidiano, una volta lei ci metta va il naso, adesso cosa ci mette?
    Non mi è inoltre molto chiara, nella sua risposta, questa insinuazione dei messaggi anonimi alle tv locali…mi auguro che non si riferisse a me… Non è il mio stile e mia usanza scrivere messaggi anonimi , tantomeno alle tv.
    Infine l nella sua risposta si denota un ulteriore volta quanto sia cambiato il suo modo di trattare qualsiasi argomento inerente il Parma calcio, questa sua assunzione ha bagnato le sue polveri è tolto quel pepe che la rendevano interessante nella lettura.
    Sottolineare il fatto che guazzo non abbia voluto scendere in campo non significa non volere il bene del Parma, si tratta semplicemente di sottolineare un avvenimento accaduto all interno del rettangolo verde che tutto coloro che erano nei paraggi hanno potuto verificare ad pcchio nudo.
    Il mio amore per il Parma non è inferiore al suo solo perché lei percepisce uno stipendio dalla società Parma calcio o perché dedica e ha dedicato gran parte della sua giornata a questa squadra e società.
    Saluti

    • 28 Ottobre 2015 in 08:59
      Permalink

      Il mio metterci il naso era su argomenti più seri e meno scontati. Non mi pare di essermi mai occupato di quisquilie del genere in passato. La mia specialità erano le vicende societarie e non certo facezie come i mal di pancia veri o presunti di chi non sa capire la propria funzione individuale all’interno di un collettivo. Appunto per questo la mia non è una difesa d’ufficio del presunto contestatore, quanto uno sprone ai colleghi ad andare un po’ più in là del proprio naso rispetto a queste inezie e agli stessi tifosi a gioire di giornate memorabili come quelle di brescello, anziché congetturare sull’ingresso o meno in campo di un calciatore della propria squadra del cuore.
      Circa i messaggi anonimi in tv non mi riferivo a lei quanto alla circostanza non credo occasionale dell’invio a reti unificate dei medesimi alle due tv.
      Le argomentazioni di cui sopra sono formulate con la stessa onestà intellettuale di sempre e le avrei scritte pari pari anche se non avessi ricevuto l’incarico libero-professionale di capo ufficio stampa, proprio in virtù del fatto che la mia mission personale da sempre è quella di abituare il lettore a sforzarsi ad analizzare in un modo più approfondito e meno banale le cose.
      E poi rifletta bene: perché mai io, uomo della società, dovrei difendere Guazzo se questi avesse mancato di rispetto all’allenatore, ai suoi compagni e a chi lo paga? Di mia iniziativa e senza confrontarmi con nessuno ho cercato, come sempre, di offrire una interpretazione di buon senso. Né mi sono permesso di misurare l’amore suo rispetto al mio per il Parma, che nel mio caso particolare è a prescindere dalla corresponsione o meno degli emolumenti: la mia tesi è che è controproducente per un tifoso alimentare casi inesistenti o no con protagonisti giocatori che indossano la maglia crociata.
      Circa il pepe era solo una spezia anche qualche mese fa: quel che contava era l’arrosto. Comunque anche se la cucina del mio ristorante è cambiata vedo con piacere che lei continua a frequentarlo e per questo, congedandomi, la ringrazio di cuore.
      Cordialmente
      Gmajo

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