ANGELLA, DAL TG DI TELEDUCATO: “PARMA: IL FUTURO SI CHIAMA EQUILIBRIO. IL RINATO SIENA E’ GIA’ NEL CAOS E A RISCHIO CRAC”

michele-angella.jpg(Michele Angella, dal TG di Teleducato) – Un Parma con le basi solide, con una società sempre più organizzata e compatta e con una squadra che possa essere protagonista anche nel prossimo campionato di Lega Pro. La società crociata a breve definirà i progetti e soprattutto il budget per la stagione 2015/16 quella che segnerà il ritorno nel professionismo. Passaggio quanto mai importante e delicato. L’imperativo negli uffici dello stadio Tardini è chiaro: nessun passo più lungo della gamba, ambizioni, ma anche oculatezza. Risultati sportivi con le finanze in ordine.
Per rendersi conto di quanto sia fondamentale questo equilibrio basta guardarsi un po’ attorno. Prendiamo come esempio il Siena, protagonista di una recente vicenda societaria simile a quella del Parma.
Ebbene, il Siena, rinato nell’estate 2014 dopo il fallimento della società guidata dalla famiglia Mezzaroma, è ora in gravi difficoltà finanziarie: il patron Antonio Ponte, imprenditore italo-svizzero, ha chiesto aiuto alla città e all’imprenditoria locale. Il rischio di un nuovo crac è dietro l’angolo, dopo il trionfale cammino della scorsa stagione in D. All’orizzonte si sarebbero già affacciati personaggi dai contorni non limpidissimi e la piazza è in fermento.
Non ha problemi economici il Padova, ma dal punto di vista sportivo le cose nella città patavina non stanno andando certo come previsto a tal punto che Carmine Parlato, il tecnico della promozione dalla D alla Lega Pro, a fine novembre era stato esonerato per far spazio a Bepi Pillon.
Ma torniamo alle questioni di soldi. In Lega Pro, ci sono due società toscane in questi giorni in seria fibrillazione e a serio rischio crac: il Pisa e la Carrarese. La prima paga i mega investimenti della scorsa stagione e il naufragio del progetto tecnico che prevedeva l’approdo in B, la seconda si è ritrovata senza finanziatori dopo l’addio di Gigi Buffon.
Brutta categoria la vecchia serie C: non garantisce introiti, ma prevede spese e costi di gestione parecchio elevati.
E a volte chi di soldi ne mette tanti non li sa spendere bene: nella vicina Cremona ne sanno qualcosa.
Il neo presidente della Lega Gabriele Gravina è atteso da un compito di portata enorme, ossia riformare e riqualificare una categoria completamente allo sbando.
Il Parma dunque è giusto che guardi al 2016 con tanto entusiasmo e la voglia di tornare grande, ma anche con i piedi ben piantati per terra. La proprietà è forte, ma prima di tutto ci vogliano idee chiare, organizzazione, competenza e soldi spesi nel modo giusto. Michele Angella (dal TG di Teleducato del 29.12.2015)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

27 pensieri riguardo “ANGELLA, DAL TG DI TELEDUCATO: “PARMA: IL FUTURO SI CHIAMA EQUILIBRIO. IL RINATO SIENA E’ GIA’ NEL CAOS E A RISCHIO CRAC”

  • 29 Dicembre 2015 in 13:20
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    Parole sacrosante angella

  • 29 Dicembre 2015 in 13:46
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    e’ un po che guardo in casa rimini padova siena etc etc,sono maledettamente previdente.

    oh vedo con stupore che i piocioni industrilai con la i minuscola ci sono anche da altre parti

    io fossi in corrado mi ci butterei a capofitto

  • 29 Dicembre 2015 in 14:05
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    Allora Majo Ciotti ha sbattuto contro la portahahahah

    Però il D.T. Minotti si sente tradito dal comportamento

    Allora ritornerà Cotticielli dalla bassa reggiana

    FORZA PARMA

      • 29 Dicembre 2015 in 16:20
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        e anche il campionato,sgrat sgrat

  • 29 Dicembre 2015 in 14:12
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    Ciao Michele …con i conti, famosi conti della serva…..due+due ….deve sempre fare 4 …..
    .. ciao ragazzo …
    Mauro

  • 29 Dicembre 2015 in 15:34
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    Quando il sottoscritto ha vergato o parlato di oculatezza e passi non più lunghi delle gambe che abbiamo, è stato attaccato e reso destinatario di ironie più o meno sottili. C’è chi addirittura preferirebbe vivere dieci anni ad alto livello, anzi oltre i propri limiti e poi fallire…per poi ricominciare, viverne altri dieci allo stesso modo e fallire di nuovo. Il futuro del calcio sono equilibrio e buon senso. Si può essere vincenti o perlomeno lasciare un segno anche senza sputtanare soldi. Non è detto che investirne tanti sia sinonimo di successo né che investirne pochi condanni alla mediocrità. Le probabilità di vincere sono più o meno alte a seconda del modo in cui quei soldi vengono mossi. Ma mi rendo conto di essere ormai diventato un disco rotto.

    • 29 Dicembre 2015 in 17:31
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      per me andrebbe pure fallire ogni 10 anni, se lo sai già poi non ci fai più caso. L’importante è vincere qualche trofeo nei 10 anni, e una volta falliti tornare a vincerli in 3-4 anni 😀

      10 anni di trofei- 4 per tornare in A-10 anni di trofei- 4 per tornare in A- 10 anni di trofei…….

      • 29 Dicembre 2015 in 17:56
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        Di tifosi che la pensano in un modo del genere penso che se ne possa fare tranquillamente a meno. Anziché pensare ai trofei pensi ai danni sociali creati al territorio nei 25 anni (circa) di serie A fatta con il suo edificante modello

  • 29 Dicembre 2015 in 15:59
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    ok sono d’accordo su tutto.Ma il parma a una società molto più ricca del siena

    • 29 Dicembre 2015 in 16:31
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      Il problema non è quanto si è ricchi, ma quanto si è oculati

      • 29 Dicembre 2015 in 16:34
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        o culani

      • 29 Dicembre 2015 in 18:31
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        verissimo ma per andare avanti servono anche i fondi

        • 29 Dicembre 2015 in 18:48
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          Non credo sia un problema del Parma calcio 1913

        • 29 Dicembre 2015 in 23:23
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          Senza peccare di presunzione, per andare avanti nel calcio moderno, servono idee che permettando di diversificare i ricavi. I soldi servono, e nessuno qui oserebbe dire il contrario, ma non devono essere sempre e solo quelli delle tv o derivanti dal player trading. La vera sfida che ci toccherà affrontare e vincere, sarà quella di trovare il modo per non essere teledipendenti e legati eccessivamente al meccanismo delle plusvalenze. Ai sette grandi le risorse di certo non mancano. Ma se l’idea era quella di replicare il modello di gestione padronale che ancora oggi è in voga presso altre piazze, di quei sette ce ne sarebbe bastato solo uno, per rinascere. Il fatto che si siano ‘consorziati’, chi a titolo personale, chi con la propria azienda, vuol dire che, per ridare al Parma il calcio che merita, hanno in mente qualcosa di diverso da ciò che abbiamo visto dal 1990 ad oggi. Ma i contorni di questa avventura inizieranno ad esserci chiari solo tra qualche tempo, quando capiremo noi stessi di essere diversi dal contesto che ci circonderà…

  • 29 Dicembre 2015 in 18:45
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    Giustissimo. Ottimo l’esempio della Cremonese, forse la società più ricca della Lega Pro. è da anni che è incagliata nelle sabbie mobili dell’ex C.

  • 29 Dicembre 2015 in 19:24
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    la gente deve capire che prima dell’era tanzi eravamo tra serie c e serie b..qua c’e’ un progetto nuovo…e le cose vanno fatte con calma…senza fretta mattoncino dopo mattoncino…capitali degli industriali e capitali dei tifosi e scelta dei giocatori …e una questione di mentalità….se cambiamo quella…arriveremo dove ci compete..ma con calma…

    • 29 Dicembre 2015 in 19:28
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      Cerchiamo, appunto, di fare opera di divulgazione in questo senso, giacché la vecchia mentalità è dura a morire…

      • 29 Dicembre 2015 in 20:05
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        abbiamo vissuto ubriachi per anni..io che ero raccattapalle in serie c…ero a wembley…la botta e’ stata forte..ho goduto ma l’umiliazione e stata tanta…

    • 29 Dicembre 2015 in 23:13
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      E c’è da capire anche un’altra cosa: l’importante è sì arrivare dove eravamo prima, ma pure durare…e farlo contando il più possibile sulle nostre gambe. Certo, tolta una stagione, in A ci siamo rimasti per un quarto di secolo, ma almeno sei o sette anni li abbiamo vissuti sul filo del rasoio. E in massima serie siamo stati il Parma che a noi tutti piace ricordare solo fino al 2002. Non è per essere poco ambiziosi, ma, rispetto all’ultima volta, mi accontenterei di una nostra permanenza a certi livelli con meno picchi positivi, altrettanto bassi ed una maggiore stabilità…

      • 30 Dicembre 2015 in 00:50
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        Hai detto tutto bene tranne che sugli obbiettivi sportivi per stare saldamente in A divertendosi l’Europa che sia EL o CL la devi sempre centrare (tv,visibilità,valorizzazione,tifosi ed eventi) perchè il fatturato sia alto…..

  • 29 Dicembre 2015 in 21:28
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    Il mio unico dubbio /paura è che nonostante i nomi altisonanti della nostra società in realtà quando arriverà il momento di tirare fuori i soldi x essere competitivi a certi livelli, tiri indietro il braccino. Parliamoci chiaro… Barilla sappiamo benissimo tutti che di soldi nel calcio ne metterà il minimo indispensabile, e gli altri elementi dello staff societario ancora meno. L azionariato popolare a Parma non possiamo pensare che possa avere il successo di Monaco o dortmund, il nostro bacino d utenza è troppo piccolo. In conclusione, capisco la giusta oculatezza nel gestire gli investimenti, ma i soldi ci vogliono eccome per non rimanere relegati nelle serie minori e più passa il tempo è più i dubbi mi assalgono in merito alla nuova società… Ovviamente spero di sbagliarmi,ma il modello tedesco in Italia ho paura non sia ancora attuabile

  • 30 Dicembre 2015 in 07:07
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    tt ragionamenti giusti io pero’ ho un tarlo nella testa da luglio…a me Pizzarotti nell’azionariato..mi fa pensare a cose che a parma non si sono mai dette e scritte…..il futuro del calcio sono gli stadi di proprieta….e la tribuna est..e di tubi innocenti (oltretutto all’asta)..non so..a me sta cosa continua a girarmi in testa….sogno?

  • 30 Dicembre 2015 in 08:52
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    Bisogna costruire la squadra in modo giusto, giocatori forti ma funzionali al gioco di Apolloni. I soldi non servano a nulla se non si spendono bene.

  • 30 Dicembre 2015 in 12:06
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    Posso chiedere di eliminare l’espressione passo più lungo della gamba?Fa schifo e ormai è come l’aggettivo biologico, ovvero ha rotto le palle. La lingua italiana è tanto ricca da consentire numerose variazioni sul tema

  • 30 Dicembre 2015 in 23:16
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    Giusto Davide! Tagliamo almeno il 30% delle frasi fatte che non esprimono nulla. Mettiamoci anche “la palla è rotonda”, “si è disinteressato della palla”, la “parata d’istinto” , il tiro “in bocca al portiere”, attacca con “tutti i propri effettivi” (ecchè, ci sono anche i supplenti? Il fuori gioco millimetrico (lo é o non lo è), l’arbitro fiscale ;sarebbe peggio se fiscalista. Demos ‘n a mosa, a parlì c’me stan stant’ani fa

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