IL COLUMNIST / I 7 BIG NON SONO SCESI IN CAMPO PER UNA DIGNITOSA MILITANZA DEL PARMA NELLE SERIE INFERIORI, MA PER FARLO TORNARE DOVE MERITA, SENZA L’ARROGANZA DEL PASSATO

(Luca Russo) – Dicono che sia stata l’ultima puntata. In futuro mi piacerebbe ricordarla come una delle tante. Ieri sera Calcio & Calcio (clicca qui per vedere la web registrazione a cura di Alex Bocelli), popolare trasmissione condotta da Michele Angella, movimentata dal Variopinto Enrico Boni e impreziosita dal contributo di coloro che strada facendo ne sono stati ospiti, ha chiuso i battenti. Dal primo gennaio del prossimo anno, Teleducato perderà l’operatività, e con essa sparirà anche l’appuntamento bisettimanale che a lungo ha allietato i lunedì e giovedì sera dei tifosi parmigiani. Dirvi che ne sono dispiaciuto, è poco. Mi auguravo un epilogo diverso. Ma, se chi di dovere ne avesse le possibilità e soprattutto la volontà, ci sarebbe ancora lo spazio per un colpo DSC00409di reni o di teatro, fate voi. A scanso di equivoci, la partita per il salvataggio dell’emittente sembra ampiamente chiusa. Pare, appunto. Mi ricorda il famoso Milan-Liverpool finale di Champions del 2005. Per adesso siamo sotto 3-0, la coppa è virtualmente nelle mani degli altri e abbiamo il morale sotto i tacchetti; ma possono bastare non più di sei minuti per cambiare i connotati del match, e riportare il trofeo dalla parte giusta, cioè la nostra. Incrociamo le dita. Fatta questa premessa, intendo ridiscutere i temi già affrontati poco meno di ventiquattro ore fa durante Calcio & Calcio. I tempi televisivi sono quelli che sono, mal si mantecano col piacere o la necessità di DSC00427approfondire, ed è per questo che voglio ritornare sugli spunti dibattuti negli studi di via Barilli. Resto dell’idea che il pari contro la Sammaurese, che a dir la verità avrebbe meritato di piegarci, non sia stato il suono sinistro e inquietante di un campanello d’allarme. Si è trattato, semplicemente, di una domenica sbagliata in mezzo a tante domeniche giuste. Di quelle che nell’arco di un torneo possono capitare a chiunque, pure ad una corazzata come la nostra. In massima serie la quasi insuperabile Inter di Mancini è riuscita a guastarsi le feste natalizie perdendo in casa per mano di una Lazio reduce da un fIlotto di pessime prestazioni. Succede. Nel calcio nulla DSC00440è scontato e nulla è dovuto. E comunque non scordiamoci di quanto di buono il Parma aveva fatto prima che al Tardini atterrasse la grintosa formazione di Protti. Diciotto partite giocate alcune benissimo, altre benino, fanno tendenza. Una gara nata male, proseguita peggio e chiusa in crescendo, no. Dicasi caso isolato, incidente di percorso. Il gioco non è stato dei migliori, per carità. Il 4-2-3-1 è un modulo che, se recitato correttamente sia in costruzione che in copertura da tutti gli interpreti della compagnia, può regalare spettacolo, montagne di gol, solidità difensiva e distribuire numerosi dividendi. Al contrario, se applicato con scarso spirito di DSC00465sacrificio e l’errata convinzione di poter vincere grazie alle invenzioni dei singoli e non alla forza del gruppo, genera gare come quella di domenica scorsa, in cui la squadra corre a vuoto, manovra male, arriva tardi sulle seconde palle e si scolla alla prima difficoltà. Sbavature mai viste fino al 20 dicembre, o sbaglio? Del resto, parliamo pur sempre di una formazione che fin qui non ha mai perso e che domina il girone con sette punti di vantaggio, dico sette, sulla più immediata delle inseguitrici. Rinviarla a giudizio per un incontro andato diversamente da quel che ci aspettavamo, è estremamente ingeneroso. Dimenticarsi del fatto che nelle diciotto precedenti circostanze non ha mai, e sottolineo mai, realmente sofferto chi aveva di fronte, è addirittura peggio. DSC00442Forse non ha tutti i torti il Capo Ufficio Stampa del Parma Calcio 1913 Gabriele Majo nel minuto in cui dice che “quando le cose vanno bene, ci si lamenta anche del brodo grasso”. E ora passiamo all’altro argomento trattato ieri sera: “Cosa ti aspetti dal 2016, promozione esclusa?”. C’è chi vorrebbe un mercato che rivoluzioni lo scheletro e la muscolatura della rosa a disposizione di mister Apolloni; c’è chi gradirebbe una società più esuberante quando chiamata a definire e a esporre pubblicamente gli obiettivi stagionali; e poi ci son quelli che, alla pari di chi vi scrive, si accontenterebbero di veder la società fare passi non più DSC00466lunghi delle gambe di cui dispone. Un Parma oculato, che, capiamoci, spenda, ma che lo faccia con buon senso e non tanto per. Il crac che ci ha sfrattato dai quartieri nobili del calcio italiano e condannati alla palude di quello dilettantistico, avrebbe dovuto darci una lezione magistrale o perlomeno insegnarci l’abc dell’economia applicata al pallone. Ascoltando l’opinione di alcuni degli addetti ai lavori e i desiderata di una parte della tifoseria, temo che al momento non si sia verificata nessuna delle due ipotesi. Probabilmente non si è ancora compreso che questo Parma, risorto dalle macerie lasciate in eredità dalla precedente gestione, è DSC00423assai diverso da quello vecchio, sia nella forma che nella sostanza. Si è passati dalla conduzione padronale, comunque ancora in voga presso altre piazze, all’azionariato diffuso, che, se arriviamo dove ci auguriamo di arrivare, offrirà alla nuova compagine societaria il destro per rivoluzionare l’Italia del football. Non a caso e non per gioco il presidente Scala l’ha definito biologica. Il che non significa che sia poco ambiziosa. Se i grandi 7 son scesi in campo, non lo hanno fatto per assicurare ai Crociati una dignitosa esistenza nelle serie minori (con DSC00419tutto il rispetto per le serie minori), ma per riportarli nel calcio che meritano, ossia quello di vertice. E per ritornarci, non serve l’arroganza del passato, va più che bene la prudenza del presente. Non siamo più il Parma dell’andiamocela a riprendere, ma quello del riprendiamoci ciò che possiamo. Passo dopo passo, con decisione, ma senza frenesia e la tentazione, spesso letale, di stupire tutti con gli effetti speciali. Perché le promesse e i proclami non fanno classifica, i fatti sì. Luca Russo

 

19 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / I 7 BIG NON SONO SCESI IN CAMPO PER UNA DIGNITOSA MILITANZA DEL PARMA NELLE SERIE INFERIORI, MA PER FARLO TORNARE DOVE MERITA, SENZA L’ARROGANZA DEL PASSATO

  • 22 Dicembre 2015 in 23:30
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    Giusto il passo non piu’ lungo della gamba! Ma quello che ci si chiede ed è lecito chiedersi pero’ è: Quanto è lunga questa gamba??? Buone feste a tutti!

    • 22 Dicembre 2015 in 23:37
      Permalink

      Tra poco potrete leggere l’intervista di Marco Ferrari alla Gazzetta di Parma…

  • 22 Dicembre 2015 in 23:34
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    Penso che ritornare nel calcio che conta partendo dal basso e con un progetto sano sarà una soddisfazione ancora maggiore.

  • 23 Dicembre 2015 in 00:31
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    direttore qualche dichiarazione dell’intervista di Ferrari domani si pota trovare su questo sito?come lei sa io non sono di parma

    • 23 Dicembre 2015 in 00:36
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      Spero che qualcuno degli autori la possa accontentare con una chiosa delle frasi salienti…

    • 23 Dicembre 2015 in 15:47
      Permalink

      In sintesi ha detto che non può, ovviamente, garantire una tempistica ma che l’obiettivo finale è quello di tornare in serie A ma non ai livelli del Parma di Tanzi.
      Il mio pensiero è che naturalmente non si possono fare proclami nel calcio perchè anche gli altri vogliono vincere e garanzie nessuno le può dare, rimango però dell’idea che vista la composizione della società sarebbe opportuno essere chiari anche sugli obiettivi, ovvero le persone coinvolte sono potenze economiche, così la gente senza indicazioni precise si immagina che questi vogliano fare uno squadrone da champions in serie A, normalmente non fare proclami mette al riparo da eventuali delusioni ma in questo caso penso sia il contrario, uno legge Barilla, Pizzarotti, Dallara eccetera e francamente senza indicazioni non può immaginarsi che si mettano tutti insieme per fare una squadra stile Empoli o Chievo.

      • 23 Dicembre 2015 in 16:24
        Permalink

        Le consiglio di rileggersi bene le dichiarazioni di Ferrari e riascoltarsi la conferenza di fondazione del Parma Calcio 1913. Ferrari ha ribadito che i tempi degli Stoickov non si ripeteranno mai più, ma che l’obiettivo è una serie A stile quella del primo Parma di Scala (in cui di soddisfazioni, senza voler strafare, ce ne eravamo cavate parecchie) che mi pare un po’ diverso dallo stile Empoli o Chievo, squadra che peraltro seppe raggiungere la Champions. Insomma: la proprietà forte serve a pararsi il deretano in caso di tempesta, e non certo per voler fare gli sboroni.
        Saluti
        Gmajo

        • 23 Dicembre 2015 in 17:21
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          Ad ascoltare quello che si sono detti c’ero arrivato anche io, non mi sembra di aver offeso nessuno e non voglio passare per tonto o sognatore, ero adolescente quando il Parma venne promosso in A e poi vinse coppa Italia e Coppa delle Coppe, magari ero troppo piccolo per capirlo ma credo che quello sia irripetibile poichè quei 3 successi dipesero esclusivamente da un’alchimia tra i giocatori, lo staff e l’ambiente, dopo per continuare a vincere si dovettero comprare giocatori in grado di farlo e pagarli come tali, non per fare gli sboroni ma perchè se fosse programmabile vincere con il settore giovanile e giocatori poco pagati lo farebbero tutti, lei può affermare che spendendo poco e puntando sul settore giovanile si possa vincere? si possa arrivare e rimanere in A? Nessuno è così tonto da pensare che Barilla intenda fare lo sborone ma mi consenta di dirle che le persone che conosco io hanno la sensazione che questo gruppo di persone voglia alla fine raggiungere livelli alti a livello europeo, non pechè sono sognatori ma solo perchè da persone così è naturale aspettarsi questo, un conto Majo è se lei mi dice “Domani mi compro la macchina nuova ma non pensare che per fare lo sborone rimango poi in braghe di tela” un conto è se me lo dice Barilla in sieme ad altri 6 industriali di quella portata.

          • 24 Dicembre 2015 in 01:47
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            Lungi da me volerla far passare da tonto o sognatore, né l’ho accusata di aver offeso qualcuno…

            Peraltro condivido pienamente la sua analisi circa i trofei vinti in epoca Scala (che furono 4 e non solo 3) e cioè che dipesero da una alchimia tra i giocatori, lo staff e l’ambiente. Se ci pensa bene è lo stesso che sta accadendo ora, con questo Nuovo Inizio…

            Sono meno d’accordo con lei, viceversa, su quando sostiene dopo e cioè che per continuare a vincere si dovettero comprare giocatori in grado di farlo e pagarli come tali. Io penso, infatti, che a rompere il giocattolo fu lo stesso Calisto con quella “mania” di voler vincere lo scudetto ad ogni costo, appunto spendendo e spandendo, (cosa che non succederà con l’attuale proprietà, come ribadito da Ferrari) per andare a prendere giocatori strapagati. Peraltro quel Parma vinse molto meno di quello di Scala. Peraltro quel Parma non avrebbe potuto esser eterno, ma la ricetta per rigenerarsi non credo fosse quella di dilapidare capitali per inseguire una pazza idea (o per fare gli sboroni).
            Io non dico che puntando sul settore giovanile si vince: però penso che con cognizione si possa fare una squadra che dia soddisfazioni, senza pretendere di vincer lo scudetto o la Champions League.
            Per quanto concerne l’attuale compagine, al di là delle enormi potenzialità che tutti conosciamo, le posso assicurare che non hanno alcuna intenzione di compiere pazzie. E la spiegazione sta nel titolo della ripresa di Luca Russo della intervista di Ferrari alla Gdp: “UNA PROPRIETA’ FINANZIARIAMENTE FORTE NON VUOL DIRE BUTTARE VIA I SOLDI, MA ESSER IN GRADO DI AFFRONTARE GLI IMPREVISTI”
            Cordialmente
            Gmajo

        • 23 Dicembre 2015 in 18:07
          Permalink

          E anche l’Empoli raggiunse l’Europa League, ma se non ricordo male nell’anno di Calciopoli. Comunque, anche le piccole realtà, con una buona programmazione, possono aspirare a certi traguardi. Tipo l’Udinese, tanto per fare un altro esempio.

          • 23 Dicembre 2015 in 18:48
            Permalink

            Quell’anno li l’empoli non ci andò per causa nostra in europa league. Infatti arrivmmo a pari merito decimi ma passammo noi per gli scontri diretti a ns favore dopo che scalammo fino al settimo per le penalizzazioni di calciopoli

  • 23 Dicembre 2015 in 09:12
    Permalink

    Direttore la volevo ringraziare pure la risposta come sempre esauriente al mio dubbio Dell altro giorno su un altro post, comunque collegato a questo argomento. Colgo l occasione x augurarle un felice natale a lei e a tutti gli autori del suo sito! E sempre forza Parma!!

    • 23 Dicembre 2015 in 09:37
      Permalink

      Guardi che avevo anche risposto a lei direttamente, sia pure in ritardo… La cerchi sotto il post ove aveva messo il commento. Anche perché era una risposta tardiva poiché fatta a freddo e non a caldo…

  • 23 Dicembre 2015 in 14:14
    Permalink

    Caro Russo e caro Direttore,premesso che apprezzo quanto fatto dai 7 “Grandi Fratelli ” e trovo il lavoro per mole e qualità eccezionale, ció nonostante vorrei porre dei quesiti che ritengo assai importanti
    In termini pratici : Ad oggi si è visto nel passato che il Parma senza eventi straordinari è una società che può avere di fatturato dai 60/80mln di euro di cui larga parte dipendenti dalle tv impostazione che porta ad avere come unica possibile via di competitività il player trading e i soldi del patron (impostazione adottata da 18/20 club di A) , per cui per arrivare dove penso tutti vogliamo arrivare (ad essere stabilmente in Europa) sono necessarie delle modifiche strutturali (stadio,collecchiello, tv) e di aumento del fatturato , in tal senso come si vuole procedere se si è già pensato a qualcosa?
    Questa domanda nasce perchè non si vuole più rivedere scene tragiche come quelle dello scorso anno

    • 23 Dicembre 2015 in 16:29
      Permalink

      Tempo al tempo. Ora siamo campioni d’inverno in serie D: alla serie A sarà bene pensarci a tempo debito. Penso, tuttavia, che l’ambizione di questa compagine societaria sia quella di tornare ad avere il calcio di serie A, ma non al prezzo delle brutture precedenti, e penso che con buon senso la sfida si possa anche vincere, anche con un fatturato di 70-80 milioni, purché le spese siano inferiori. Insomma; spender bene e non spandere…
      Ma, ribadisco, non è il momento di pensare troppo in là: tra la penultima e l’ultima del girone d’andata il vantaggio sulla seconda si è ridotto da +9 a +7: niente di drammatico, ma la D deve ancora esser vinta. E la A è ben distante… Calma & Gesso

    • 23 Dicembre 2015 in 18:15
      Permalink

      Ecco, Federico, se non si vogliono rivedere scene tragiche come quelle dello scorso anno, dobbiamo evitare di pensare troppo al futuro, ché sennò finiamo per distrarci dal presente e addirittura scordarci del passato. Restiamo sul pezzo, anche perché, come ti ha già detto il Direttore, c’è un campionato di D che in linea teorica avremmo già vinto, ma che nella pratica è ancora aperto. E’ la matematica a dircelo, non il sottoscritto o il Direttore o Ferrari. Detto questo, è chiaro che, proprio al lume di quanto ci è successo l’anno scorso e quanto potrebbe succedere, per esempio, al Genoa tra qualche tempo, si debba procedere ad una diversificazione dei ricavi, evitando di essere eccessivamente teledipendenti oppure giocando troppo col player trading. Però bisogna anche capire quali potenzialità offra la piazza Parma per procedere ad una tale diversificazione. Ci sarà da inventarsi qualcosa di estremamente innovativo, e questo è chiaro, ma se ne parlerà quando sarà il momento. Intanto si fidi che in società ci sanno fare, non si faranno trovare impreparati rispetto alle sfide che via via si paleseranno lungo la risalita del Parma verso il calcio che merita.

      • 24 Dicembre 2015 in 09:44
        Permalink

        Gentilissimi grazie della risposta

  • 23 Dicembre 2015 in 17:34
    Permalink

    Sì ma infatti il ringraziamento era riferito proprio alla risposta che mi aveva dato, non era assolutamenre ironico il post di prima. Solo che l ho ringraziata in questo post perché ormai nel frattempo ne sono usciti talmente tanti che ho ritenuto opportuno ringraziarla qui.. Tutto qui

    • 23 Dicembre 2015 in 19:16
      Permalink

      Eh scusa, ma avevo capito che ti riferissi alla risposta data a un altro, avevo capito male, perdonami 🙂

I commenti sono chiusi.

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