IL COLUMNIST / LE DUE VELOCITA’ DELL’EUROPA CALCISTICA: IN FRANCIA E IN GERMANIA STANNO PER ASSEGNARE GLI OSCAR, IN ITALIA, INGHILTERRA E SPAGNA SIAMO ANCORA AL CASTING

(Luca Russo) – L’Europa calcistica viaggia a due velocità. Ce n’è una in cui i campionati pare che abbiano già distribuito statuette e riconoscimenti vari. E l’altra che non ha ancora capito chi reciterà cosa. Se in Francia e in Germania gli oscar sono ad un soffio dall’essere assegnati, in Inghilterra, Spagna e la nostra Italia, non si è nemmeno al casting. E così, mentre transalpini e tedeschi si girano i pollici in attesa delle più eccitanti ed elettrizzanti notti europee ad eliminazione diretta e non per interposta rivale, noi, insieme a britannici e iberici, viviamo finesettimana calcistici nella migliore delle ipotesi turbolenti, in quella peggiore (e anche più spassosa) movimentati dai tafferugli tra chi vorrebbe seminare la concorrenza e chi invece non ha ancora il fisico bestiale per fare il vuoto tra sé e gli altri. Qualche giorno fa, dibattendo di Champions League e dell’esito spesso scontato di taluni suoi incroci, ho scritto, turandomi io stesso il naso, che sarebbe il caso di mandarla in pensione o quantomeno di ristrutturarne il format e ridefinirne il numero di partecipanti, per ricavarne una Superlega Europea realmente competitiva, governata dal pathos, o almeno da una sua controfigura, non dai punteggi tennistici che, con sommo dispiacere degli amanti della competizione, sempre più frequentemente trovano un posticino tra i tabellini della coppa dalle orecchie grandi. Da allora ad oggi non ho cambiato idea; al contrario, considerata l’incertezza che regna sovrana e indisturbata in alcuni tornei nazionali, ne è uscita rafforzata. Perché se in Europa ci si annoia e si sbadiglia, entro i propri confini le emozioni sono tante e tutte comprese nel prezzo, senza alcun supplemento da corrispondere al cassiere. Prima dicevamo di statuette e delle tendenze fin qui espresse dai campionati più patinati e chiacchierati del Vecchio Continente. Ora, però, prendiamo le prime e virtualmente le assegniamo ai secondi. Badate bene che le nostre non sono valutazioni date alla cifra tecnica dei singoli tornei; si tratta semplicemente di giudizi attributi al loro andamento, più o meno monotono, più o meno arrembante, più o meno accattivante. Nulla di definitivo, solo considerazioni parziali, del momento, e ispirate da ciò che raccontano le classifiche aggiornate al 21 dicembre 2015; ma da qui a giugno tutto può succedere: chi ha un attico in pieno centro adesso, potrebbe svegliarsi in un appartamentino di periferia domani, e viceversa. Alla Ligue 1 la palma di campionato più noioso: così noioso che ci risulta noioso pure rendervene conto. Al termine del girone di andata sono già 51 i punti del Paris Saint Germain e addirittura 19 quelli che lo separano dal Monaco, secondo. L’Angers, superato dal Saint-Etienne nel posticipo, è terzo a -20. Le recite di Ibra e soci riducono a comparsata (e a brandelli) qualsiasi performance nemica, perfino la migliore. La Bundesliga è invece il torneo più ingannevole: il Bayern (46 punti) ne ha solo 8 di vantaggio sul Borussia Dortmund, l’altro ieri uscito con le ossa rotte e i capelli in disordine da Colonia. Un margine ampiamente recuperabile, se i bavaresi avessero meno dimestichezza coi monologhi e chi vorrebbe rubargli la scena fosse dotato di una dizione migliore; ma non è che un’illusione: dietro Neuer e compagni non c’è una sola avversaria che abbia concrete possibilità di soffiargli la parte e occuparne il camerino. Tanto per capirci, Hertha e Borussia Moenchengladbach, rispettivamente terza e quarta, sono ferme a quota 32 e 29. In Germania, come del resto in Francia, le distanze si misurano in anni luce, mica col righello. Alla Premier League tocca l’oscar come campionato più sorprendente: ti aspetti il Chelsea del silurato (o esonerato, o licenziato, fate voi) Mourinho, il Manchester United dell’incompreso e forse pure incomprensibile Van Gaal, il City dell’ingegner ma evidentemente poco ingegnoso Pellegrini o l’Arsenal del pluriennale e un pochino stagionato Wenger (19 anni alla guida dei Gunners). E invece eccoti il Leicester dell’aggiustatore Ranieri. Un tempo principe (o granduca, quando bazzicava dalle nostre parti), ora meglio conosciuto come Normal One. Forse in Champions non ci andrà, o forse sì. Noi gli auguriamo di farlo o di centrare almeno l’Europa League. Ma intanto qualche soddisfazione se l’è tolta: ha mandato a casa il portoghese ed è lì lì per far lo stesso con l’olandese, sabato clamorosamente saccheggiato a domicilio dal Norwich e dunque più che prossimo ai saluti. Gli mancherebbero solo, si fa per dire, il cileno e il francese per completare il cast di una storia che è troppo seria per essere derubricata a barzelletta e troppo divertente per farne un romanzo strappalacrime (e qualcos’altro). Chissà che non gli riesca anche il loro scalpo. E vincere il campionato? Complicato sì, fattibile forse, impossibile no. Dovesse riuscirci, l’aggiustatore Claudio si ritroverebbe con l’Inghilterra tutta ai suoi piedi. Giustamente. Se la Premier è un caleidoscopio di sorprese, una centrifuga di colpi di scena, pardon di teatro, la Liga è un contenitore di certezze. Ed è per questo che gli assegniamo il titolo di torneo ad alta fedeltà e basso profilo di rischio. Chi pretende il capitale garantito, deve rivolgersi alla Spagna e investire su uno dei soliti nomi: non se ne pentirà e soprattutto non ne sarà tradito. In testa sempre, solo e comunque loro: Barcellona (che ha una gara da recuperare) e Atletico appaiate, Real Madrid, che ieri ne ha rifilati ben 10 al malcapitato Rayo Vallecano, dietro di 2 lunghezze. Ma attenzione anche a Celta e Villareal: la prima piazza non è nelle loro corde, un piazzamento europeo sì. La notizia è che i blaugrana non hanno ancora ammazzato il campionato, perché l’undici di Simeone tiene botta. Quello di Benitez, invece, al netto del 10-2 inflitto agli uomini di Paco Jemez, di botte ne ha prese davvero troppe: difficile che riesca ad iscriversi alla corsa per lo scudetto, anche perché tra un po’ la raccolta adesioni verrà chiusa. Ma coi galattici non si può mai dire. E l’Italia? Beh, alla Serie A consegnamo la statuetta di campionato più avvincente: fin qui ha avuto almeno quattro capoliste, e nessun padrone. La Fiorentina è ancora un pelino acerba in termini di personalità per ambire al tricolore. Il trucco se lo sa fare, e si vede, ma una pennellata in più di concretezza la renderebbe irresistibile. Al Napoli manca la profondità della panchina, e il cavallo buono, si sa, si vede all’arrivo. La Roma difetta di tranquillità, che solo una piazza meno lunatica e volubile potrebbe restituirgli. L’Inter ha aggiunto il bel gioco delle ultime uscite al cinismo delle prime. Se in avvio di stagione si limitava ad arare il campo, adesso lo pettina e spettina a proprio piacimento. Certo, ieri sera è caduta nella trappola Lazio. Ma continuando a esibirsi come ha fatto fino ad Udine, il ritorno in Europa dalla porta principale (Champions), e non da quella sul retro (Europa League), non sarà più una chimera. Il Milan si è nominato ed eliminato da solo ancor prima che fosse dato il via al televoto, e la con la discontinuità espressa tra novembre e dicembre non potrà puntare certi obiettivi. Non lo scudetto, perlomeno. Sassuolo ed Empoli, purtroppo per loro e per noi, non fanno testo. Ci piacerebbe, e non poco, che lo spirito del Verona 84/85 o quello della Sampdoria 90/91 se ne impossessasse. Ma gli manca l’attrezzatura necessaria per sopravvivere al clima d’altissima classifica. E allora non ci resta che la Juventus. In molti l’avevano data per dispersa e fuori dalla lotta per la prima piazza. Invece è ritornata più cannibale di prima. A Carpi ha centrato la settima vittoria di fila in campionato. Il distacco dalla testa del gruppo è ora di 3 punti: una gran bella differenza rispetto al -11 (dalla Roma allora) di fine ottobre dopo lo stop di Reggio Emilia contro il Sassuolo. Dybala e Mandzukic sono due forze della natura. La difesa, tolti i due scivoloni di Modena, è di nuovo chiusa a doppia mandata come in passato. Se Zaza e Morata si svegliano definitivamente, e se Marchisio, Pogba e Khedira (infortuni permettendo) ritorneranno in confidenza col gol, il cingolato di Allegri arriverà al saggio di fine anno da prima della classe. Luca Russo

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One thought on “IL COLUMNIST / LE DUE VELOCITA’ DELL’EUROPA CALCISTICA: IN FRANCIA E IN GERMANIA STANNO PER ASSEGNARE GLI OSCAR, IN ITALIA, INGHILTERRA E SPAGNA SIAMO ANCORA AL CASTING

  • 22 Dicembre 2015 in 06:11
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    è interessante notare come in testa alla Premier ci siano 2 nemici giurati di Mourinho: Ranieri (“a 70 anni non sa ancora una parola d’inglese”) e Wenger (il “voyeur”). Sarebbbe bello se uno di loro 2 vincesse la Premier e lo rinfacciasse al borioso portoghese.

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