IL COLUMNIST / MEGLIO UNA SUPERLEGA EUROPEA DELL’ATTUALE CHAMPIONS LEAGUE

(Luca Russo) – Benzema, Benzema, Ronaldo, Ronaldo, Ronaldo, Ronaldo, Kovacic e di nuovo Benzema. Non si tratta dei calciatori finiti sui taccuini degli operatori di mercato del neonato Parma Calcio 1913 (vi piacerebbe, eh?), ma della sequenza di reti che ha permesso al Real Madrid di fare un sol boccone del malcapitato Malmoe (campione di Svezia per l’anno 2014; nel 2015 il titolo è finito al Norrkoping) nell’ultimo turno del gruppo A di Champions League. Una goleada che ha scatenato l’ironia dei tifosi e perfino quella di qualche giornalista/opinionista; e riproposto un interrogativo cha da tanto, troppo tempo si aggira nei dintorni della coppa che un tempo ci toccava chiamare, con malcelato piacere, Coppa dei Campioni: che senso hanno certe squadre di medio/basso/bassissimo lignaggio in una competizione che le oppone a dei veri e propri giganti? Prima di esporvi il mio punto di vista in materia, è necessario un breve ma utile ripasso sull’attuale formula della più prestigiosa manifestazione internazionale calcistica per club. champions leagueFormula che è all’origine sia di certi punteggi tennistici, sia di certi confronti che farebbero impallidire quelli tra Davide e Golia. Un meccanismo che nel 2009 è stato riformato con una serie di ritocchi che hanno interessato prevalentemente i turni preliminari. Le squadre che si guadagnano il diritto di accedere direttamente alla fase a gironi, sono ventidue; gli altri dieci pass vengono assegnati attraverso la disputa di quattro turni preliminari di andata e ritorno. Cinque posti sono riservati alle squadre campioni di paesi minori, i restanti cinque finiscono alle peggiori piazzate dei quindici migliori campionati. Per capirci: esiste un playoff dedicato ai campioni e uno in cui battagliano le formazioni per così dire piazzate, ma che, in virtù del ranking del loro paese, hanno acquisito il diritto a prendere parte ai preliminari. Lo spirito diquesto maquillage? Semplice: allargare il calcio europeo di prima fascia anche a quelle nazioni del Vecchio Continente che almeno calcisticamente possiamo definire in via di sviluppo o, peggio, non sviluppate affatto. Un intento nobile e allo stesso tempo romantico. Ma solo in apparenza. Perché la sostanza è diversa: in verità, dalla riforma del 2009, che ai tempi venne battezzata come estremamente democratica, l’unico a beneficiarne fu Platini, il quale, forte del consenso di quei club (specie dell’est) che da quella riforma supponevano di poter trarre qualche vantaggio (tipo l’accesso ai generosi premi UEFA), e proprio grazie ai loro voti, seppe guadagnarsi la riconferma al vertice del principale organo amministrativo, organizzativo e di controllo del calcio europeo. A riprova di ciò, va detto che dal 2009 ad oggi le formazioni campioni di paesi minori che son riuscite a superare la fase a gironi, si contano sulle dita di una mano, forse due. Dunque, se l’obiettivo era quello di dare anche a queste compagini la possibilità di competere per la vittoria finale, considerati i risultati, si può dire che la ristrutturazione della coppa dalle grandi orecchie non ha generato gli effetti desiderati né sortito le migliorie messe in preventivo. E allora si ripassa dal via: che senso hanno certe squadre scarsamente equipaggiate in un torneo che le costringe a fronteggiare corazzate così dotate da dar l’impressione di essere invincibili? Se la Champions League fosse ancora la Coppa dei Campioni nella sua veste originaria, e cioè quella manifestazione che metteva di fronte le squadre vincitrici dei rispettivi campionati nazionali, formazioni come il Malmoe, la Dinamo Zagabria, il Bate Borisov e il Maccabi Tel Aviv, tanto per fare i primi nomi che mi vengono in mente, un senso ce lo avrebbero anche, perché in quel caso piuttosto che essere esposte al fuoco simultaneo di Barcellona, Real Madrid, Chelsea e Manchester City, magari dovrebbero preoccuparsi solo degli agguati della metà di queste quattro squadre, essendo gli altri due posti attribuiti a compagini di paesi cosiddetti minori; e magari, con un pizzico di fortuna, fino ai quarti saprebbero pure arrivarci. Si prenda, ad esempio, la Coppa dei Campioni 1991/1992, una delle ultime giocate con la formula tradizionale: prima di incontrarsi in finale, Sampdoria e Barcellona dovettero vedersela rispettivamente con Stella Rossa, Anderlecht e Panathinaikos; e Sparta Praga, Benfica e Dinamo Kiev. Ovvero formazioni che, tolti i portoghesi e gli ucraini, oggi come oggi farebbero fatica a far bella figura perfino in Europa League. Il fatto è che la Champions League non è più la Coppa dei Campioni che noi ragazzini di venti anni fa imparammo ad ammirare e ad amare come se in giro a livello calcistico non ci fosse di meglio (il che peraltro era vero), ma una competizione che privilegia i paesi forti (effetto ranking) a danno di quelli deboli, che, sapendo di non poter vincerla, ovviamente la affrontano con poco mordente; e, soprattutto, una macchinetta sputa soldi, che determinati club, specie quelli meno benestanti, apprezzano non tanto per la ribalta e il prestigio che offre, quanto per le banconote che distribuisce (in termini di ricavi da premi UEFA, sponsor e market pool) manco si trattasse della BCE (che in verità dispensa più austerity che grana); e la vittoria finale, di conseguenza, diventa o è oggetto dei desideri solo delle società che possono permettersi di spendere e spandere. Quelle che non hanno tante risorse da investire, si accontentano di prendervi parte, ma lo fanno con intenzioni tutt’altro che bellicose. L’importante è battere cassa, mica impreziosire la bacheca. Ecco perché sono anni che i top club ne dominano la scena. Ed ecco perché le ultime vittorie di società non di primissimo livello risalgono agli anni novanta (Stella Rossa, Olympique Marsiglia, Ajax, Borussia Dortmund) e al 2004, stagione in cui il trofeo se lo giocarono due ‘cenerentole’ del panorama calcistico europeo, Porto e Monaco. Lo dico a malincuore: forse è veramente arrivato il momento di iniziare a concepire un qualcosa di simile ad una Superlega europea, perché le attuali condizioni della Champions League la rendono interessante ed attraente solo dagli ottavi/quarti di finale in poi. Del resto, se la Coppa delle Coppe l’hanno mandata (ingiustamente) in pensione e la Coppa Uefa è stata derubricata a torneo parrocchiale, in soffitta può finirci anche la cara e vecchia Coppa dalle grandi orecchie. E ve lo dice uno che invece farebbe carte false pur di riavere le coppe che esaltavano, a suon di gol, spettacolo e confronti equilibrati, i martedì, i mercoledì e i giovedì di una ventina di anni fa. Luca Russo

4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / MEGLIO UNA SUPERLEGA EUROPEA DELL’ATTUALE CHAMPIONS LEAGUE

  • 11 Dicembre 2015 in 10:13
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    La nostra Champion sarà alla fine del torneo quando incontreremo le vincenti degli altri gironi di D
    Società non facciamo scherzi da prete o da vescovo.
    Il prossimo anno vogliamo vincere il nostro girone di Lega Pro
    La lega Pro annno dopo anno succhia soldi ed entusiasmo.
    Facciamo uno squadrone e attiviamoci fin d’ ora per fare in modo che anche il prossimo anno le partite si possano vedere in Tv.
    Abbiamo tifosi in tutt’ Italia, NON POSSIAMO PERMETTRCI DI ESSERE ANONIMI noi che abbiamo la bacheca piena di trofei.

  • 11 Dicembre 2015 in 15:56
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    Su questo concordo. La Lega Pro è una palude mefitica che toglie forze, interesse, passione. Un purgatorio da cui fuggire nel più breve tempo possibile. Basta leggere anche oggi le notizie sconfortanti che arrivano da Foggia, Savona, Carrara per capire quanto il campionato di Lega Pro sia anche falsato da fallimenti, messa in mora, liquidazioni e penalizzazioni.

  • 11 Dicembre 2015 in 20:24
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    Concordo che la Champions abbia perso fascino, però in questa stagione il Gent ha eliminato il più quotato Valencia, il PSV (una grande che ritorna) ha buttato fuori lo United e il BATE stava per fregare la Roma (vedesi paratona di Szczesny nel secondo tempo).

    • 12 Dicembre 2015 in 16:21
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      Certo, ma l’appeal della massima competizione calcistica per club a livello europeo, è notevolmente calato. A ‘sto punto, io ritornerei alla vecchia formula…oppure via con la Superlega. Col meccanismo attuale, la Champions finirà con lo smarrire anche le sue ultime riserve di fascino.

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