IL COLUMNIST / NEL 2015 QUELLO CHE NON CI HA AMMAZZATI CI HA RESO PIU’ FORTI DANDOCI QUEGLI ANTICORPI CHE PRIMA CI RIFIUTAVAMO DI OSPITARE

(Luca Russo) – A fine anno, farsi delle domande è normale, trovarne le risposte non è così scontato. Ma ci si può provare. Calcisticamente parlando, l’interrogativo più ricorrente a Parma e dintorni credo che sia il seguente: cosa ci resterà di questo 2015 a dir poco lunatico? Tanta roba. Forse perfino troppa perché una realtà come la nostra riesca a contenerla e a metabolizzarla tutta. Roba in alcuni casi ‘buona’, in altri decisamente meno. La mente, senza ragionarci su a lungo, corre subito a quella del secondo tipo. Al susseguirsi di cessioni a cifre da svendita; al fallimento che ci ha privati del professionismo e scatenato conseguenze sociali sul territorio come minimo drammatiche; e alla ripartenza che avrebbe dovuto proiettarci nella categoria che ci eravamo ‘guadagnati’ sul campo, la B, e che invece, decisive in tal senso le perplessità e i timori a procedere di Corrado e Piazza, ci ha ulteriormente retrocessi, in D. Poi, però, il cuore, prendendo in contropiede la ragione, e nascondendole i risvolti negativi, le mostra il bicchiere mezzo pieno degli ultimi dodici disgraziati mesi.. .disgraziati a metà, per l’appunto. Perché un anno del genere tra un anno lo ricorderemo come una palestra. Che da ‘tifosi e basta’ ci ha trasformati in tifosi equipaggiati di spirito critico e voglia di domandarsi ‘ma come?’. Ci siamo allenati al peggio in termini di gestione societaria; abbiamo perfezionato la pazienza, essendo stati costretti ad averne tanta rispetto a stipendi saldati in ritardo, quattrini mai arrivati, bonifici sempre per strada e a data room portate a termine fuori tempo massimo; si è definita la muscolatura della mente, che in futuro difficilmente verrà prostituita in cambio di promesse troppo grandi per essere mantenute; e migliorata la reattività, perché d’ora in avanti ad ogni azione sospetta o potenzialmente dannosa nei confronti del core business delle nostre domeniche, corrisponderà una risposta uguale, categoricamente avversa e incredibilmente veloce. Ciò che non ci ha ammazzati, ci ha reso più forti. Cambiandoci. Ora siamo provvisti di anticorpi che prima ci rifiutavamo di ospitare. Serviranno a risparmiarci altri annii come quello che sta finendo. Funesto, ma volendo anche no. Perché abbiamo ritrovato la carica dei 10.000, alcune diapositive del Divino Parma che fu e, soprattutto, ‘ingaggiato’ una proprietà promotrice di un modello di gestione che tra qualche anno in tanti ci invidieranno. Altro che il fair play finanziario di cui molti parlano, ma che in pochi applicano con ortodossia. Una proprietà che ai proclami ad alto contenuto di decibel, preferisce i fatti: merce rara in un mondo che nel suo complesso è governato dalla logica dell’apparire, non da quella dell’essere e del fare. Ecco perché questo 2015 travestito un po’ da bancarotta, un po’ da reset, in fondo sarebbe il caso di ringraziarlo: ci ha rimessi al mondo con connotati migliori rispetto a quelli che avremmo preservato nell’ipotesi che il nostro salvataggio non fosse saltato per aria. E allora buon 2016 a tutti. A chi ha avuto il coraggio di andare controcorrente quando la corrente era realmente contraria e infame; a chi ha scelto invece di non sentire, non vedere e non dire, ma che intanto magari ha deciso di cambiare rotta (non è mai troppo tardi); a chi – con la complicità di qualcuno le cui impronte non sono state ancora rilevate dalla scientifica – ha sfigurato il volto della nostra squadra del cuore; a chi lo ha ricostruito senza ricorrere alla tecnica delle plastiche o dei lembi, ma a quella degli innesti, conferendogli un aspetto profondamente diverso dal passato: adesso abbiamo la faccia nobile e genuina del Parma dei Ceresini (auguri anche a loro, di cuore), non il viso eccessivamente aristocratico o furbo dei Parma che ne hanno raccolto l’eredità, ‘tradendola’ in molti casi. Insomma, felice anno nuovo sia ai buoni, che ci hanno ridato una vita; sia ai cattivi che, proprio facendo i cattivi, hanno spianato la strada al nuovo corso e dato un senso al detto per cui ‘non tutti i mali vengono per nuocere’. E buon 2016 anche a quei 10.000. Se siamo di nuovo qua, dentro la storia, e con diverse possibilità di scriverla a modo nostro, è anche e soprattutto merito vostro. Il Parma siete voi. Oggi più di ieri. E meno di domani. In alto i calici e brindiamo all’anno prossimo. Ché tanto già lo so… Luca Russo

6 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / NEL 2015 QUELLO CHE NON CI HA AMMAZZATI CI HA RESO PIU’ FORTI DANDOCI QUEGLI ANTICORPI CHE PRIMA CI RIFIUTAVAMO DI OSPITARE

  • 31 Dicembre 2015 in 19:10
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    Volevo fare i migliori auguri di Buon anno a Scala che è il simbolo di questo Parma, un simbolo unico nel modo di fare di proporsi e nel modo di parlarci.
    Da come ti entra nell’anima e nel cuore, da come ti ascolta, sai che una persona così non ti deluderà mai, ti aiuterà sempre, sembra un angelo mandato dal paradiso per aiutarci a vivere meglio, per aiutarci in questo mondo infestato dai demoni.
    Nella serietà che trasuda in lui, quasi in maniera industriale, mi fa ricordare tanto la figura del mio papà che purtroppo non c’è più. DUE GOCCE D’ACQUA, DUE DIAMANTI CRISTALLINI.
    Teniamocelo buono quest’angelo, lui ci terrà sotto le sue calde ali.
    BUON ANNO A TUTTI.

    • 1 Gennaio 2016 in 11:07
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      Teniamocelo buono finché non cammineremo con le nostre gambe…😉

  • 31 Dicembre 2015 in 19:12
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    Gli anticorpi ce li ha dati questa società.

  • 31 Dicembre 2015 in 21:30
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    Auguri di buon anno crociato a tutti!

  • 1 Gennaio 2016 in 00:43
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    Abbiamo bisogno di antiporchi

    • 1 Gennaio 2016 in 01:22
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      Soprattutto in vista del derby coi Cugini…:)

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