venerdì, Luglio 19, 2024
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IL COLUMNIST / QUELLE BELLE FAVOLE DI ALESSANDRIA E CALAIS…

(Luca Russo) – Mettete una squadra di calcio dilettantistica francese, composta da operai, magazzinieri, scaffalisti e impiegati. Versate un bel po’ di colpi di scena e partite risolte nei minuti di recupero, ai supplementari o ai rigori. Aggiungeteci la Coppa di Francia di quindici anni fa. Mescolate il tutto. E otterrete la sconfitta più bella e romantica nella storia dello sport. Stagione 99/2000: il Calais, formazione transalpina di quarta serie, fatta di gente comune che a calcio ci gioca solo per divertirsi e occupare il proprio tempo libero, si arrampica fino alla finale della coppa nazionale. Una scalata, del tutto inaspettata ma supponiamo assai desiderata, da far venire le IMG_0036vertigini a chiunque, figurarsi a dei lavoratori ai limiti del precariato che non hanno mai masticato il sapore di uno stadio maestoso e di certe notti da dentro o fuori. Prima di arrivare allo storico epilogo contro i campioni in carica del Nantes, i canarini si sbarazzano di una miriade di squadre di serie minori dai nomi impronunciabili, poi nell’ordine del Dunkerque (4-0), del Lille (1-1, vittoria ai c.d.r.), del Langon-Castets (3-0), del Cannes (1-1, di nuovo vittoria ai c.d.r.), dello Strasburgo (2-1) e del Bordeaux (3-1). La Francia tutta applaude e si commuove al cospetto delle gesta, eroiche sportivamente parlando, dei ragazzi, anzi degli uomini di mister Lozano. Trattenere il pianto è quasi impossibile. E questa è un favola troppo incredibile per essere solo raccontata, ma pure troppo bella per essere nascosta. Non capita spesso di vedere un gruppetto di calciatori poco più che amatoriali superare i propri limiti, collezionare uno scalpo eccellente dopo l’altro, mandare al tappeto formazioni di prima e seconda divisione e guadagnarsi un posto non da spettatori ma da attori IMG_0035protagonisti dell’atto conclusivo di una manifestazione del genere. E invece la sera del 7 maggio 2000 allo Stade de France, che nel 1998 aveva visto Zidane e soci laurearsi campioni del mondo a dispetto del Brasile di Ronaldo, alla presenza di ben 80.000 persone, delle quali la maggior parte sceglie di fare il tifo per Davide, mica per Golia, la Coppa di Francia se la contendono il Nantes, vincitore dell’edizione precedente, e il Calais. Già, proprio il Calais, partito a fari spenti, se non addirittura senza patente, e finito sulle bocche e nei cuori di tutto il popolo francese a suon di sorpassi epici e manovre strabilianti. Lo scontro tra i professionisti domiciliati in Ligue 1 e gli operai della porta accanto, che al mattino sgobbano in fabbrica e di sera IMG_0037s’allenano su un campetto spelacchiato, premia i primi e strozza le ambizioni dei secondi. I giallorossi passano in vantaggio con Jerome Dutitre, e l’incantesimo sembra destinato a durare senza sosta alcuna. Ma i gialloverdi, che quella coppa intendono difenderla con le unghie e con i denti, non ci stanno, si rimboccano le maniche, a inizio ripresa impattano con Sibierski e a un minuto dalla fine, grazie a un rigore più che dubbio concesso dall’insufficiente direttore di gara Claude Colombo, sempre con Sibierski trovano addirittura la rete del 2-1. È il gol che manda i titoli di coda sulla favola del Calais. Ma che non le impedisce di avere il lieto fine, i cui contorni sono racchiusi da un’unica ed emozionante immagine: Landreau, estremo difensore e capitano del Nantes, che solleva la coppa al cielo insieme a Becque, capitano del Calais. Per una volta e per una finale IMG_0028non c’è distinzione tra vinti e vincitori. Gli uni si confondono agli altri. Gli uni celebrano gli altri, e viceversa. Per una notte la disfatta, proprio perché giunta senza preavviso, immeritatamente e a un tiro di schioppo da un trionfo che avrebbe avuto del miracoloso, suscita lo stesso sentimento di ammirazione generato dalla gloria. Vince il Nantes, e questo ce lo dicono il match report della finale e l’albo d’oro della competizione, ma anche il Calais, lo sport e tutti quei francesi che, mettendo in aspettativa la propria fede calcistica, per qualche mese avevano sperato che la cavalcata dei signor nessuno potesse sfociare in un mare di champagne invece che in una valle di lacrime singhiozzanti. E questo ce lo rammentano le cronache, i ritagli di giornale e le foto sfocate del tempo. Con buona pace degli almanacchi, che elencano freddamente date, nomi e statistiche, ma non riescono a raccontarci storie ed emozioni. Non nel modo in IMG_0033cui vengono sceneggiate davanti ai nostri occhi e sul palcoscenico della nostra anima. Del Nantes vincitore della Coppa di Francia 2000 dubito che qualcuno possa trovare traccia negli appunti della propria memoria. Al contrario, quel Calais, così magico, leggero, incosciente, spensierato e sostanzialmente normale, son convinto che ancora oggi abbia una camera doppia uso singola perennemente prenotata nel cuore di ogni essere umano profondamente e sinceramente innamorato del pallone. Calcio e vicende di altri tempi. Ma non troppo, forse. Prendete l’Alessandria di Gregucci, prima nel girone A di Lega Pro con una lunghezza di vantaggio sul Cittadella e ben tre sul Bassano Virtus, e ciò che di buono sta combinando nella Coppa Italia 2015/2016: dopo aver eliminato l’Altovicentino nel primo turno, la Pro Vercelli nel secondo e la Juve Stabia nel terzo, al quarto ha fatto fuori il Palermo e ieri sera, nel primo ottavo di finale in cartellone, ha estromesso un’altra compagine della massima serie, il Genoa di Gasperini. In un modo peraltro non banale, quasi monumentale: i grigi vanno avanti con Marras a inizio ripresa, ma in pieno recupero subiscono il pari di Pavoletti. Alessandria all’angolo e Genoa vicino ai quarti? Macché! Nei supplementari, pur se in dieci uomini per effetto dell’infortunio occorso a Manfrin quando Gregucci ha ormai esaurito tutti i cambi, gli ospiti giocoforza smettono di seguire le logiche della tattica, si fanno guidare da quelle dell’istinto e della pancia e ritrovano l’insperato vantaggio con Bocalon, che insacca su invito al bacio di Marras. Grigi avanti, per la gioia dei loro 2000 e passa tifosi giunti dal Piemonte, e Grifone mestamente e sorprendentemente a casa. Va da sé che è ancora presto per paragonare questo Alessandria a quel Calais. Anche perché mentre i francesi erano dei dilettanti, gli alessandrini sono dei professionisti a tutti gli effetti, e dunque in un certo senso programmati e addestrati per sopravvivere a determinate pressioni. Ci toccherà attendere almeno le semifinali prima di provare a scovare delle analogie tra la fiaba dei topolini e quella dei canarini. Ma, insomma, tra il trailer dell’Alessandria e il colossal prodotto tre lustri fa dal Calais, un qualche punto di contatto inizia ad esserci. Auguriamo ai ragazzi di Gregucci di saper trasformare il loro attuale cortometraggio in una pellicola da oscar. Ne hanno bisogno in primo luogo loro stessi e in second’ordine noi che gli stadi li frequentiamo per passione: ci mancano le storie col lieto fine tipiche del calcio di una volta! Ridateci il Chievo, il Parma e il Foggia dei bei tempi andati, ché non se ne può più di queste metropoli che tutto vincono e nemmeno le briciole lasciano al calcio di provincia. Non si tratta di populismo o demagogia, vogliamo semplicemente ritornare a meravigliarci e a stupirci per il successo di chi proprio non ti aspettavi: osservare l’Inter rivincere uno scudetto non è romantico come vederlo fare al Torino o, per ritornare in tema, al Parma. A proposito: se agli uomini di Gregucci non dovesse riuscire l’impresa che abbiamo pronosticato, non sarebbe male se lo sceneggiatore oscuro della Coppa Italia la rimandasse di un solo anno, non di più, ma attribuendo al Parma neopromosso in Lega Pro la parte del Calais 99/2000. Con un’ultima pagina diversa da quella che quindici anni fa il suo collega d’oltralpe compose per i francesi. Del resto, noi siamo già stati favola. E se una favola ha avuto luogo, può capitare di nuovo. Poi forse non succede, per carità, ma se succede…sai che sballo? Luca Russo

12 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / QUELLE BELLE FAVOLE DI ALESSANDRIA E CALAIS…

  • Complimenti per l’articolo, mi ha tatto ricordare quella finale, ora l’Alessandria nei quarti incontrerà lo Spezia, per assurdo era meglio la Roma.
    Credo che ci sia solo una inesattezza nell’articolo, nella coppa italia non partecipano tutte le squadre di Lega Pro ma solo 27, le prime 9 dei tre gironi, il Parma se viene promosso non parteciperà alla coppa italia principale ma solo a quella di Lega Pro.
    Auguri di buone feste al Direttore, ai collaboratori ed ai lettori del sito.

    • Luca Russo

      La ringrazio sinceramente per i complimenti. La favola del Calais meritava di essere estratta dalla soffitta almeno per qualche ora.

      Conoscevo e conosco la formula della Coppa Italia, e infatti nella mia immaginazione lo sceneggiatore oscuro dovrebbe trovare un cavillo al quale aggrapparsi per rendere giustificabile la partecipazione del Parma alla prossima edizione della vera Coppa Italia. Insomma, se a suo tempo la Fiorentina è stata ripescata in B per non meglio precisati meriti sportivi, il Parma, per effetto di una specie di risarcimento per ciò che ha subito nell’ultimo anno, e non solo per demeriti propri, potrebbe essere iscritto alla manifestazione o ripescato al posto di una squadra che dovesse saltare per aria. Vuoi mai che i Crociati riescano e emulare la Danimarca campione d’Europa del 1992?

    • Luca Russo

      Ah, dimenticavo: auguri anche a lei e famiglia 🙂

  • Eliminate anche Roma e Fiorentina. Aldilà dei meriti delle piccole, è vergognoso l’atteggiamento con cui le grandi trattano la coppa nazionale. Per dire, in Inghilterra è sacra, viene cosiderata più della Champions, mentre qui da noi è poco più che un torneo amichevole.

    • Luca Russo

      Non ho visto la Fiorentina, la Roma invece sì. E secondo me non l’ha snobbata affatto. Al contrario…motivo per cui credo sia giusto dare allo Spezia ciò che è dello Spezia: il quarto di finale contro l’Alessandria se lo è meritato tutto.

  • von model

    poi nella perfida albione mi sembra hanno piu di una coppa omologata se non sbaglio c e la charity shields poi nella loro coppa mi sembra possono partecipare tutte le squadre anche quelle delle serie minori mi ricordo negli anni 70 e 80 le finali a wembley trasmesse da tmc

  • Il Linguista

    Bello bellissimo, ma non dimentichiamoci che noi nella nostra Coppa Italia quest’anno siamo stati la Roma o il Genoa di turno, la Correggese il Calais…

    • Luca Russo

      Beh, non me ne vogliano gli ideatori e gli organizzatori del torneo, ma la nostra Coppa Italia non era attraente come lo è, per la verità nemmeno tantissimo, quella vera. Le coppe di lega, ammesso che non si tratti della lega di maggior prestigio, nel nostro caso la Serie A, non le ho mai comprese fino in fondo.

      • Il Linguista

        Quello che intendevo è che in questo e nei prossimi anni più che il ruolo di sorpresa il Parma dovrà saper ben interpretare il ruolo di grande favorita, di squadra da battere, posizione spesso assai scomoda che quest’anno, per il momento, a parte lo scivolone in coppa, sta ben interpretando. Personalmente non condivido le tue perplessità sull’attrattività delle competizioni da te menzionate: è ovvio che ad ogni livello c’è una precisa gerarchia sugli obiettivi da raggoiungere – e sappiamo bene quale sia la priorità del Parma- ma io trovo che ogni competizione giocata al 100%, con onestà e voglia di vincere sappia dare adeguate soddisfazioni e diventare così spettacolare ed attraente. Ad ogni modo l’articolo è molto interessante, come la gran parte di quelli da te firmati, complimenti e auguri

        • Luca Russo

          Le mie perplessità sono relative soltanto a determinate manifestazioni, che trovo abbiano poco senso, come le coppe di categoria, per intenderci. A meno che non si tratti delle coppe di lega delle leghe maggiori, le considero una perdita di tempo. Ma è una questione di gusti.

          Non sono nemmeno tanto d’accordo sul ruolo che dovrà interpretare il Parma nelle prossime stagioni: capisco che la portata dei nostri investimenti sarà indubbiamente da squadra di primissima fascia, però secondo me in linea di massima è meglio scordarsi di ciò che eravamo, e cercare di calarci nella parte della sorpresa. Procedere a fari spenti ci permetterà di avere meno occhi e attenzioni addosso…abbiamo già visto quest’anno cosa significhi trovarsi di fronte degli avversari che aspettano te per fare la partita dell’anno…per un po’ è meglio essere una delle tante squadre. E non LA squadra.

        • Luca Russo

          Come sempre, nel periodo natalizio, mi dimentico degli auguri: auguri anche a te 😉

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